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Visualizza versione completa : SEZ.MEDICA, TERAPIA DEL DOLORE, INFO VARIE...



giannalinda
10-01-2009, 02:50 PM
ITALIA

NEURO UROLOGIA E MODULAZIONE SACRALE PUDENDALE (OSTARDO SPINELLI) da internet si trovano vari articoli anche...come per gli altri medici del resto si trovano varie info o qui sul forum da cerca forum...

DR OSTARDO - DR PESCE
DR CAPPELLANO - DR DEL POPOLO
DR SPINELLI - DSSA MALAGUTI E LE VARIE EQUIPE DEI MEDICI E EQUIPE INGEGNERISTICHE NEL CASO DI IMPIANTI MODULATIVI etc...

URODINAMICA E MODULAZIONE SACRALE

DR CARONE -DR PASTORELLO (torino, verona)
a dolo e padova medici neuro urologi e modulazione...HO CITATO ALCUNI CENTRI E NOMI

PER LA TERAPIA DEL DOLORE: DE BENEDITTIS MILANO, poi altri centri san daniele del friuli CUGINI, trieste, pordenone, verona, roma, firenze, milano, pavia, cagliari... VISITA, ESAMI STRUMENTALI, FARMACI, TERAPIE E COME STEP FINALE, INCASO DI FALLIMENTO DEL RESTO INTERVENTO CHIRURGICO,

IL DOLORE CRONICO E' IMPORTANTE DIMINUIRLO E AIUTARSI ATTRAVERSO ANCHE TERAPIE PSICOLOGICHE E TERAPIA DEL DOLORE (MIX FARMACI STEROIDI, OPPIACEI E ANTIINFIAMMATORI, NEUROLOGICI)...

CERCHIAMO DI AIUTARCI E PER GLI

INTERVENTI ESTERO, vedi Francia, Belgio ...es dr BECO BELGIO, STRASBURGO, AMERICA, SVIZZERA, GERMANIA... ( anto principale, ma io la aiuto in cio per prenotare o per info e altro sul belgio ed i costi...SE UNO VUOLE FARE DA SOLO, PUO FARE BENISSIMO DA SOLO...)...

OPPURE PER CHI VOLESSE ANCHE ANDARE A FARE DIAGNOSTICA ALL'ESTERO..BELGIO O ALTRE CITTA'...possiamo dare info cmq per la diasgnostica ottima fatta bene anche per chi non puo andare all'estero ci sono i medici sopracitati, italiani, che fanno bene la diagnostica e molti importanti sono le terapie farmacologiche abbinate, ad osteopatia - infiltrazioni ad es...
DR OSTARDO FINO A FEBBRAIO NON C'E VE LO RAMMENTO, VISTO CHE MOLTI MI HANNO SCRITTO NON SAPENDO CHE NON RIETRERA' PER FERIE E CONGRESSI MEDICI FINO AD ALLORA...

MIA MAIL xyz.it@virgilio.it - o scrivete da qui in caso di bisogno e con PAZIENZA PER QUELLO CHE POSSO FARE, faccio...GRAZIE![8)][:o)]
GRAZIE MARILUNA PER LE INFO:):):)
in breve ho messo un piccolo panorama, di promemoria per coloro che entrano e non sanno dove andare o cosa fare..una prima infarinatura...
spondilite anchilosante , artrite reumatoide dal 1994, problemi neuro urologici dal 1994, calcolosi renale 2008, vari interventi chirurgici dal 1996 vari e vari int nms vr e 2 nmp - ultima novembre 2008 pn; qualsiasi consiglio medico da me fornito fa vagliato con il proprio medico di base , mai fare di testa propria! grazie

giannalinda
10-01-2009, 04:16 PM
NUOVI RIFERIMENTI DSSA MALAGUTI:

Ciao Luciano,

come AVVISO PER TUTTI GLI UTENTI, ti devo avvisare che lo studio della Malaguti
si trasferisce da lunedì 12 gennaio in via Giovanni Boccaccio 29. Non
credo che abbiano un sito, non hanno neanche il telefono fisso. Per
appuntamenti e comunicazione si chiama Daniela Sorrentino al
3289858296 daniela.sri@libero.it
Chi mi manda queste notizie è una del forum che si cura dalla Malaguti,si chiama ********* è iscritta

GRAZIE LUCIANO PER QUESTE INFO E GRAZIE ALLA ISCRITTA AL FORUM...
HO VISTO ALTRI POST A CUI RISPONDERO' STASERA UN ABBRACCIO:)
spondilite anchilosante , artrite reumatoide dal 1994, problemi neuro urologici dal 1994, calcolosi renale 2008, vari interventi chirurgici dal 1996 vari e vari int nms vr e 2 nmp - ultima novembre 2008 pn; qualsiasi consiglio medico da me fornito fa vagliato con il proprio medico di base , mai fare di testa propria! grazie

giannalinda
10-01-2009, 10:15 PM
RIFERIMENTI DA MAIL PRIVATA DA UTENTE ISCRITTA, CHE NON SE LA SENTE DI SCRIVERE PERSONALMENTE E RINGRAZIO DA QUA PER I RIFERIMENTI:

Ho trovato una neurourologa a Torino del Centro del Prof Carone (Maria
Adelaide e CTO) che si chiama Dott.ssa Bertapelle (che visita tamita
ASL al
Maria Adelaide ma anche privatamente al Centro Sebastopoli di Corso
Sebastopoli 39/bis a Torino tel. 011 3181032 ), che scrive articoli e
lavora
in contatto con il dott. Cappellano.

mi ha proposto un ciclo di fisioterapia pelvica all'Unità spinale
del CTO TORINO
dalla fiosterpaista Elena Bertolucci ( tel.011 6937815)

sto facendo anche visite mensili dall'osteopata esperto in problemi
viscerali (si chama Prof Arfinengo del Centro ginnastico di Volpiano)...

spondilite anchilosante , artrite reumatoide dal 1994, problemi neuro urologici dal 1994, calcolosi renale 2008, vari interventi chirurgici dal 1996 vari e vari int nms vr e 2 nmp - ultima novembre 2008 pn; qualsiasi consiglio medico da me fornito fa vagliato con il proprio medico di base , mai fare di testa propria! grazie

giannalinda
12-01-2009, 10:00 PM
PER ADA NUOVA ISCRITTA BENVENUTA E CORAGGIO MAI MOLLARE!!!:)
:)Salve a tutti,
sono una ragazza che da più di due anni soffre di un forte dolore al nervo pudendo, sono seguita dal dr. Cappellano neurourologo a Sesto San Giovanni (Mi), il quale per questo problema mi ha proposto una serie di infiltrazioni di cortisone, dopodichè se non dovessi avere buoni risultati, vorrebbe passare alla neuromodulazione. Sono sfinita non solo dal dolore e dalla difficoltà di urinare, ma anche di girare dottori, senza avere nessun buon risultato accettabile; ho un bimbo di due anni, e non riesco a prendermi cura di lui senza chiedere aiuto a qualcuno a causa dei miei problemi di salute.
Potete aiutarmi? Qualcuno, si è già trovato nelle mie condizioni fisiche? Cosa ha fatto per stare meglio?
Vi ringrazio di cuore a nome mio e di mio figlio.
Ada;)
RISPOSTA:CARA ADA, per quel poco che so posso dirti che dr Cappellano è un ottimo medico e la tua difficoltà ad urinare, propende a provare terapie esterne in questo caso infitrazioni le stai già facendo? come va? in tal caso non ti ha fatto diagnostica al nervo pudendo dottore, non hai dolore dietro la coscia li passa sto nervetto:(...se si parlane con lui...MENTRE PER IL TUO PROBLEMA attualmente solitamente il medico fa una video urodinamica come esame diagnostico per valutare il problema e penso tu l'abbia fatta; e la tua difficoltà puo derivare da un malfunzionamento muscolo vescicale - il detrusore o altre problematiche connesse a questo muscolo; LE ARMI per combattere il problema sono farmaci,cortisone, terapie esterne fisioterapiche o elettrostimolazioni esterne...oppure per CERCARE DI SRADICARE IL PROBLEMA COMPLETAMENTE, la neuromodulazione se vai sul sito
ww.ginsnet.org troverai spiegazione adeguata della modulazione...se no cmq ti ripesco i post miei vecchi (oppure in alto a destra vai su cerca e scrivi neuromodulazione e troverai i miei post vecchi oppure me li chiedi da qua o in privato mandandomi una mail se vorrai; per scrivere A QUALSIASI UTENTE VAI SU UTENTI, CLICCHI SUL NOME E DA LI PUOI MANDARE LE MAIL...) E per rispondere ai vari post clicchi su rispondi...CHIARAMENTE LA MODULAZIONE E' UNA TECNICA CHE PUO FUNZIONARE O NO, MA CMQ SI PUO ANCHE TORNARE INDIETRO MAN MANO CHE SI FA PRIMA IL TEST DI PROVA ESTERNO E SE POI FUNZIONA L'INTERNO (ogni 10 anni si cambia in anestesia locale la batteria) CMQ NON E' UN INTERVENTO CHE TI ROVINA O FUNZIONA O RIMANI UGUALI, MA PER LA TUA PROBLEMATICA HANNO OTTIME STATISTICHE I VARI MEDICI del 60% 70% di riuscita...o cmq di miglioramento quasi totale (tutto cio è certificato)- IN BOCCA AL LUPO DI CUORE e se hai bisogno sono, siamo qua per quel poco che si puo, lo si FA CON IL CUORE E QUI CI SONO PERSONE SPLENDIDE ALL'INTERNO DELL'ASSOCIAZIONE!:)
------------------------------------------------------------------

PER CINDY 71: MAI MOLLARE ROCCIA:):):)

INTERVENTO DI NMS NEUROMODULAZIONE SACRALE O NM PUDENDALE (DIFFERENZA NELLA PRIMA SI PASSA ATTRAVERSO FORAME SACRALE, zona ossea e piu difficoltosa, nel PUDENDO ZONA MOLLE E QUINDI meno difficoltosa, MA SE IL CHIRURGO E' BRAVO A CALIBRARE E DARE ANESTESIA LOCALE IN BASE AL DOLORE, sopportabilissimo l'intervento- fatto da me molte volte e sia nms sia nmp, anche se CAPISCO CHE OGNUNO DI NOI E' FATTO A MODO SUO...

NMS PRIMA FASE:

SEMPRE SOTTO TAC GUIDATA E CENTRAMENTO RADIOLOGICO A LIVELLO DEL FORAME SACRALE PER CENTRALE IL PUNTO GIUSTO DOVE INSERIRE L'AGO ELETTRODO TRI O QUADRI POLARE, VIENE INSERITO QUESTO AGO ATTRAVERSO UNA MINIMISSIMA INCISIONE E COLLEGATO AD UN FILO ESTERNO, AD UNA MACHINETTA DI PROVA (TEST DI PROVA)...TUTTO IL FILO NON SI DEVE BAGNARE QUINDI CI SI LAVA A PEZZI, la macchinetta VIENE TARATA DAL CHIRURGO IN BASE ALLE ESIGENZE DI OGNI PAZIENTE e ci saranno controlli ravvicinati per valutare L'ESITO FINALE DEL TEST CHE VA DA UN MINIMO DI UNA SETTIMANA A 20 GG DI PROVA DI MEDIA, NEI CASI PARTICOLARI SI PROTRAE LA PROVA...

SE NON FUNZIONA SI ESPIANTA L'AGO ELETTRODO E Si decide con il chirurgo stesso il dafarsi della situazione

SECONDA FASE: SE FUNZIONA IL TEST (SALA OPERATORIA 30'non contando la preparazione posizione prona), si procede ALL'INTERVENTO DI INSERIMENTO INTERNO DELL'IPG VERO E PROPRIO come un pace maker all'incirca un po piu grandino ma non di molto; INTERVENTO 1 ORA, DUE ORE, PER I COLLEGAMENTI INTERNI DA FARE...dipende da ogni paziente la media è una 0ra e mezza...SI ESTRAE IL COLLEGAMENTO ESTERNO DELL'ELETTRODO TRI O QUADR. POL. IMPIANTATO NEL TEST, si incide in mezzo ai glutei verso la zona sacrale una minima incisione per fare passare IL FILO DI COLLEGAMENTO...IL CHIRURGO EFFETTUA UNA TASCA NEL GLUTEO A SX O DX, (questa tasca c'e chi la prepara gia nel test di prova e chi aspetta a vedere l'esito...dipende dal chirurgo stesso...) PUO ESSERE MEZZO ALTO O VERSO IL BASSO DEL GLUTEO DIPENDE DA UNA SCELTA BI UNIVOCA TRA CHIRURGO E PAZIENTE 3 CM TAGLIO e si inserisce internamente l'ipg e si richiude il tutto.

L'IMPIANTO IL GG DOPO DELL'INTERVENTO (DUE GG DI DEGENZA PER TEST PNE SACRALE SI CHIAMA IL TEST DI PROVA E 3,4 GG DI DEGENZA DOPO L'IMPIANTO DEFINITIVO DI MEDIA) viene TARATO E ACCESO DAL CHIRURGO STESSO che darà un manuale al paziente e spiegherà la modalità di utilizzo del relativo telecomando esterno...

DI MEDIA DURATA BATTERIA 10 ANNI CHE POI VIENE SOSTITUITA CON INCISIONE TASCA GLUTEA IN ANESTESIA LOCALE E CAMBIO BATTERIA..questa è' la procedura ( per altre info rimango a disposizione)

PER LA NMP TUTTO UGUALE SOLO CHE LA NMSACRALE E CODIFICATA, LA NMPUDENDO E' SPERIMENTALE FUNZIONA CON LO STESSO SISTEMA DELLA SACRALE SOLO CHE ELETTRODO PREVIO CENTRAMENDO RADIOLOGICO PUDENDO, EMG E PNMLT PRIMA DELL'INT., VIENE POSTO NEL NERVO PUDENDO SX O DX...;)

giannalinda
14-01-2009, 03:20 PM
l'OZONO TERAPIA è utile nelle riduzioni delle ernie, protusioni discali e nel migliorare lo stato tessutale in caso di nevralgia pudendale, nella fibriomialgia, artrite reumatoide e spondilite anchilosante... da vari articoli del neurology world press (rivista a livello mondiale)...;)[:o)]:)PERO'E' DA VAGLIARE ATTENTAMENTE QUESTA PRATICA, PERCHE' CHI AVESSE PROBLEMI RENALI, CARDIACI O DI IMPIANTI INTERNI, SO CHE PER ALCUNE PATOLOGIE NON E' POSSIBILE PRATICARLA, ma prima di iniziare nei centri appositi (tipo a verona esiste in provincia) fanno una VISITA BEN APPROFONDITA, perchè non è uno scherzo la terapia stessa, io l'ho fatta in passato e quindi bisogna informarsi bene...COME TUTTO CIO CHE VIENE FATTO DEL RESTO!!!:)

PER SISSY: SILVIA: PER LA NEVRALGIA PUDENDALE, SPERIAMO PRESTO POSSA ESSERE CONTEMPLATA COME PATOLOGIA RARA, CHI HA DELLE INFO IN MERITO MI FACCIA ANCHE SAPERE IN PRIVATO O DIRETTAMENTE POSTI QUI SOTTO DELLE NOVITA' E MI INFORMERO' ANCHE IO NEI PROSSIMI GG...
INTANTO POTETE ANDARE AL VS DISTRETTO, SPIEGARE LA VS PROBLEMATICA E SENTIRE LORO, MA FINCHE NON VIENE AVVIATA LA PROCEDURA DAL MINISTRO DELLA SALUTE, penso non si possa fare molto...ma INTANTO OTTENERE DELLE ESENZIONI PER DELLE PATOLOGIE CHE SONO LEGATE AL PUDENDO O PROVARE AD AVVIARE LA PRATICA DI INVALIDITA' CIVILE ANDANDO SEMPRE AL PROPRIO DISTRETTO E FACENDOSI DARE I FOGLI DA COMPILARE PER CHIEDERE UNA VISITA E VALUTAZIONEIN COMMISSIONE INVALIDI CIVILI...ED ISCRIZIONE COLLOCAMENTO MIRATO UNA VOLTA OTTENUTA INVALIDITA SOPRA AL 46% LEGGE 104/68, PER OTTENERE POSTO DI LAVORO CONGRUO ALLA PROPRIA SITUAZIONE FISICA...anche se ora come ora trovare lavoro è una impresa, io in prima persona sto cercando, MA AUGURO A CHI NON LO TROVA DI TROVARLO PRESTO IN TAL CASO;)

ELENCO DI ALCUNE MALATTIE GIA CONSIDERATE RARE, PER LE QUALI RECANDOSI NEI DISTRETTI DI APPARTENZA, SI PUO PROCEDERE IN MERITO, per valutazione ed ottenimento esenzione (a volte subito a volte con i vari ricorsi...): CISTITE INTERSTIZIALE; NEUROPATIE EREDITARIE ( PER IL PUDENDO ho chiesto a mio medico di base che si informi in merito E CERCO ANCHE IO DA INTERNET...), NEUROFIBROMATOSI, INCONTINENZA PIGMENTI

SPERIAMO CISTI DI TARLOV POSSA ESSERE CLASSIFICATA COME PATOLOGIA RARA ANCHE RISPETTO AGLI STUDI ODIERNI CHE STANNO EFFETTUANDO VARI SPECIALISTI, PER AVERE UN AIUTO ECONOMICO...:(
spondilite anchilosante , artrite reumatoide dal 1994, problemi neuro urologici dal 1994, calcolosi renale 2008, vari interventi chirurgici dal 1996 vari e vari int nms vr e 2 nmp - ultima novembre 2008 pn; problemi vascolari; qualsiasi consiglio medico da me fornito fa vagliato con il proprio medico di base , mai fare di testa propria! grazie

giannalinda
17-01-2009, 12:17 AM
BENE CHE SIANO TORNATI UTENTI CHE ERA UN PEZZO CHE NON SI COLLEGAVANO MAGARI...OTTIMO L'UNIONE FA LA FORZA!!!:)

traduzione molto interessante di un trattato ricevuto da pierorod utente forum........FACCIO UNA PROPOSTA, O UNA PERSONA MAGARI TRADUCE UN LINK IN LINGUA STRANIERA E SE LA POSTA CON LA TRADUZIONE, UTILE PER TUTTI OPPURE

RIMANGO DISPONIBILE A TRADURRE ED EVENTUALMENTE TROVO SEMPRE COMPAGNI DI VIAGGIO TRADUTTORI quali luciano, rita,anto ma la disturbiamo meno possibile perchè stra fa per noi e altri utenti.......

e in CASO DI ARTICOLI LUNGHI SAREBBE MEGLIO INVIARLI PRIVATAMENTE E DARE IL TEMPO IN PRIVATO DI TRADURLI E POI POSTARLI, E 'UNA CATTIVA IDEA? fatemi sapere grazie ciao buenas noches!!!:)

giannalinda
17-01-2009, 11:02 PM
per favore HELP ME LINDA AVREI BISOGNO PER CHI AVESSE UN PROBLEMA ANALOGO DAL 1992 SONO FORTEMENTE ANEMICA E NONOSTANTE TERAPIE DI FLEBO DI FERRO, ALIMENTAZIONE CON CIBI CHE LO CONTENGONO, ASSUNZIONE STABILE DI 4 CPR FERROGRAD AL GG, le analisi delsangue emoglobina, ferro, ferritina e transferrina, per tutto il ciclo curativo che applico sono veramente orrende sono sotto i tacchi di brutto...ACCETTO CONSIGLI GRAZIE DI CUORE!!!CHIEDO CONSIGLI PER ME...GRAZIE! ho fatto tutti gli esami possibilie immaginabili...non so cosa fare e se chiedere la sospensione dei farmaci da assumere perchè non mi fanno nulla, mentre fino a un anno fa, i farmaci tiravano su notevolmente i valori...

PER FAVORE CHI SAPESSE O TROVASSE ESTRATTI ANCHE ON LINE DR WISE PROTOCOLLO DI STANFORD, cerco anche io, POSTATE IN QUESTA SEZIONE IL LINK O ALTRO PER POTERLO COMPERARE SE NON COSTA ECCESSIVAMENTE e si trovano estratti gratuiti anche non in italiano, disponibile a tradurveli io stessa dandomi del tempo in tal caso..RICHIESTA DA UTENTE FORUM ORA VIA MAIL PRIVATA ,utente abbastanza nuovo che al momento non ha postato link...
spondilite anchilosante , artrite reumatoide dal 1994, problemi neuro urologici dal 1994, calcolosi renale 2008, vari interventi chirurgici dal 1996 vari e vari int nms vr e 2 nmp - ultima novembre 2008 pn; problemi vascolari; qualsiasi consiglio medico da me fornito fa vagliato con il proprio medico di base , mai fare di testa propria! grazie

Modificato da - giannalinda in data 14/01/2009 23:23:59
spondilite anchilosante , artrite reumatoide dal 1994, problemi neuro urologici dal 1994, calcolosi renale 2008, vari interventi chirurgici dal 1996 vari e vari int nms vr e 2 nmp - ultima novembre 2008 pn; problemi vascolari; qualsiasi consiglio medico da me fornito fa vagliato con il proprio medico di base , mai fare di testa propria! grazie

giannalinda
21-01-2009, 03:27 PM
INFORMAZIONI OTTENUTE IN PRIVATO da ******* utente forum: h
ho visto ieri un servizio su Discovery RealTime nel programma Malattie Impossibili.
E' una forma di distrofia reumatoide che colpisce i nervi (PATOLOGIA DIVERSA DALLA CLASSICA ARTRITE REUMATOIDE CHE COLPISCE SI I DISTRETTI NERVOSI, MA MAGGIORMENTE LE GRANDI OSSA, LE ARTICOLAZIONI IN SE'...), indistintamente tutti periferici pudendali o legamenti oppure settoriale colpisce un solo nervo e di solito, di entrambe le gambe o le zone interessate (raramente è unilaterale il tipo di malattia parzialmente reumatica e in parte nevralgica) ed inizialmente si avverte un semplice strappo muscolare che fa pensare ad un recupero veloce del fisico, ma col passare del tempo non essendo un semplice strappo m., porta all'immobilità , del paziente, per il dolore tremendo che ne deriva da tutto ciò.

Viene curata con farmaci antisepsi (CIOE' FARMACI UTLIZZATI PER LA CURA DELL'EPILESSIA O DELLA STESSA NEVRALGIA neuropatica e non )e questi farmaci vengono associati al calcio(vitamina d) e ai farmaci antireumatici tipo celebrex, methotrxate...Nel servizio parlava di un caso di una donna che ha scoperto questa patologia dopo 14 anni di sofferenze.
Ciao un abbraccio.

GRAZIE A CHI MI HA INVIATO QUESTE INFORMAZIONI e staremo a vedere come si evolve questa questione...ciao:) se la medicina progredisce nel capire le tante sfacettature del ns corpo e dei ns nervi, speriamo bene di poter guarire! tutti![:o)]:)

spondilite anchilosante , artrite reumatoide dal 1994, problemi neuro urologici dal 1994, calcolosi renale 2008, vari interventi chirurgici dal 1996 vari e vari int nms vr e 2 nmp - ultima novembre 2008 pn; problemi vascolari; qualsiasi consiglio medico da me fornito fa vagliato con il proprio medico di base , mai fare di testa propria! grazie

giannalinda
29-01-2009, 05:27 PM
:):):)
Cari amici, vi informo che dopo la chiusura del forum "Cisti di Tarlov" da parte dell'amministratore Annalisa
il forum è stato nuovamente aperto da Elsa, Maria Rosa e me.
L'indirizzo è il seguente:
www.Tarlov-Italia@yahoogroups.com" target="_blank">www.Tarlov-Italia@yahoogroups.com
per iscriversi basta mandare invece una mail al seguente indirizzo:
Tarlov-Italia-subscrive@yahoogroups.com

INFO ARRIVATE DA ANTO e chi le ha girate a lei e da RITA, mi raccomando riposto qua perchè cosi le info piu importanti sono unite
;););)

RICORDO FRANCIA BELGIO per neuro urologi interventisti sul pudendodopo aver provato tutte le terapie possibili e valutare bene e sta iniziando collaborazione vari medici italiani con quelli esteri...

OTTIMO CHE CI SIANO EVOLUZIONI SIA A LIVELLO DI INFO CHE A LIVELLO MEDICO...vi ricordo altri forum come quello www. blind pub per chi è ipo vedente o non vedente; forum reum amici, forum cistite interstiziale...come altri agganci...ciao:)[8)][:o)];)
[8)][:o)][:I]

PER CHI DOVESSE EFFETTUARE FISIOTERAPIA PAVIMENTO PELVICO...dite che siete dell'associazione ainpu pudendo forume e date riferimenti del sito in internet e questo medico molto molto bravo è amico del dr Ostardo di Pordenone evi tratterà bene sicuramente...

MODENA - Direttore Prof. Daniele Grassi (Urologo)

Medici addetti: Prof. Grassi e fisioterapista pavimento pelvico Dr.ssa Bortolami

Per prenotazione: 059.449191 fax 059.449537

Visite per disturbi pavimento pelvico dalle 9.00 alle 15.00, con intervalli di mezz’ora

:)[8D];)[:o)]

PER FAVORE, A TUTTI GLI UTENTI CHE SONO IN CURA DAL DOTT DEBENEDITTIS, per favore SCRIVETEMI IN PRIVATO OPPURE SCRIVETE QUI LE VS ESPERIENZE DI TERAPIE INFILTRAZIONI CHE STATE ESEGUENDO, COME PREFERITE VOI...con esito positivo o negativo che sia, per capire come sono le sue cure, in quanto delle persone mi hanno chiesto di sapere qualcosa di lui, per andare da lui, CAPENDO SE E' UN MEDICO VALIDO IN MATERIA INFILTRAZIONI PER CONOSCERE QUALCOSA DI PIU DA CHI STA ANDANDO DA LUI, PER CAPIRE SE PROVARE O ANDARE DA ALTRI MEDICI....grazie CHI VOLESSE ANDARE DA DR DEBENEDITTIS per favore contattatemi, SE VOLETE AVERE MAGGIORI INFO O TROVATE DA CERCA FORUM DR DEBENEDITTIS IL SUO SITO, MA SONO DISPONIBILE A DARVI INFO SMACK SMACK... grazie linda
xyz.it@virgilio.it

VI AGGIORNO CHE tranne due persone che hanno avuto con infiltrazioni eseguite dal dottore stesso, altri tre stanno meglio e fanno parte del forum, vi aggiornerò io e poi spero, saranno loro a scrivere di persona...grazieBUONA NOTTE E BUON WEEK END!!!
;)[:o)][8)]

ARTICOLO SU RIABILITAZIONE PERINEALE...
http://www.odv.bo.it/2005-3-4//informed-06.pdf:)

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giannalinda
29-01-2009, 05:27 PM
:):):)
Cari amici, vi informo che dopo la chiusura del forum "Cisti di Tarlov" da parte dell'amministratore Annalisa
il forum è stato nuovamente aperto da Elsa, Maria Rosa e me.
L'indirizzo è il seguente:
www.Tarlov-Italia@yahoogroups.com" target="_blank">www.Tarlov-Italia@yahoogroups.com
per iscriversi basta mandare invece una mail al seguente indirizzo:
Tarlov-Italia-subscrive@yahoogroups.com

INFO ARRIVATE DA ANTO e chi le ha girate a lei e da RITA, mi raccomando riposto qua perchè cosi le info piu importanti sono unite
;););)

RICORDO FRANCIA BELGIO per neuro urologi interventisti sul pudendodopo aver provato tutte le terapie possibili e valutare bene e sta iniziando collaborazione vari medici italiani con quelli esteri...

OTTIMO CHE CI SIANO EVOLUZIONI SIA A LIVELLO DI INFO CHE A LIVELLO MEDICO...vi ricordo altri forum come quello www. blind pub per chi è ipo vedente o non vedente; forum reum amici, forum cistite interstiziale...come altri agganci...ciao:)[8)][:o)];)
[8)][:o)][:I]

PER CHI DOVESSE EFFETTUARE FISIOTERAPIA PAVIMENTO PELVICO...dite che siete dell'associazione ainpu pudendo forume e date riferimenti del sito in internet e questo medico molto molto bravo è amico del dr Ostardo di Pordenone evi tratterà bene sicuramente...

MODENA - Direttore Prof. Daniele Grassi (Urologo)

Medici addetti: Prof. Grassi e fisioterapista pavimento pelvico Dr.ssa Bortolami

Per prenotazione: 059.449191 fax 059.449537

Visite per disturbi pavimento pelvico dalle 9.00 alle 15.00, con intervalli di mezz’ora

:)[8D];)[:o)]

PER FAVORE, A TUTTI GLI UTENTI CHE SONO IN CURA DAL DOTT DEBENEDITTIS, per favore SCRIVETEMI IN PRIVATO OPPURE SCRIVETE QUI LE VS ESPERIENZE DI TERAPIE INFILTRAZIONI CHE STATE ESEGUENDO, COME PREFERITE VOI...con esito positivo o negativo che sia, per capire come sono le sue cure, in quanto delle persone mi hanno chiesto di sapere qualcosa di lui, per andare da lui, CAPENDO SE E' UN MEDICO VALIDO IN MATERIA INFILTRAZIONI PER CONOSCERE QUALCOSA DI PIU DA CHI STA ANDANDO DA LUI, PER CAPIRE SE PROVARE O ANDARE DA ALTRI MEDICI....grazie CHI VOLESSE ANDARE DA DR DEBENEDITTIS per favore contattatemi, SE VOLETE AVERE MAGGIORI INFO O TROVATE DA CERCA FORUM DR DEBENEDITTIS IL SUO SITO, MA SONO DISPONIBILE A DARVI INFO SMACK SMACK... grazie linda
xyz.it@virgilio.it

VI AGGIORNO CHE tranne due persone che hanno avuto con infiltrazioni eseguite dal dottore stesso, altri tre stanno meglio e fanno parte del forum, vi aggiornerò io e poi spero, saranno loro a scrivere di persona...grazieBUONA NOTTE E BUON WEEK END!!!
;)[:o)][8)]

ARTICOLO SU RIABILITAZIONE PERINEALE...
http://www.odv.bo.it/2005-3-4//informed-06.pdf:)

spondilite anchilosante , artrite reumatoide dal 1994, problemi neuro urologici dal 1994, calcolosi renale 2008, vari interventi chirurgici dal 1996 vari e vari int nms vr e 2 nmp - ultima novembre 2008 pn; problemi vascolari; qualsiasi consiglio medico da me fornito fa vagliato con il proprio medico di base , mai fare di testa propria! grazie

giannalinda
19-02-2009, 12:19 AM
INFO INCONTINENZA DA
www. manuale di merck.it
per trovare info mediche, richiestemi in privato ...

Manuale Merck > Disordini genitourinari
17. DISORDINI GENITOURINARI

215. INCONTINENZA URINARIA
Perdita involontaria di urina.

INCONTINENZA STABILIZZATA
- dal link trovere l'articolo..domani ho dei documenti ricevuti da anto da iniziare a postare...i trattati...ciao e buona notte[:o)]

;)spondilite anchilosante , artrite reumatoide dal 1994, problemi neuro urologici dal 1994, calcolosi renale 2008, vari interventi chirurgici dal 1996 vari e vari int nms vr e 2 nmp - ultima novembre 2008 pn; problemi vascolari; fibromialgia 2009 ATTENZIONE!!! qualsiasi consiglio medico da me fornito Va vagliato con il proprio medico di base , mai fare di testa propria! grazie[/navy]

giannalinda
10-03-2009, 09:49 PM
INFO CELLULE STAMINALI...come inizio di scoperte per il futuro in molte patologie tra le quali anche la patologie neuro urologiche, artritiche, tumorali per citarne alcune...

Studi sulle staminali embrionaliCancro e cellule staminali
I limiti della ricerca in Italia
"Una decisione di importanza prioritaria per il futuro dell'umanità". Così Rita Levi Montalcini, Nobel per la medicina, ha commentato la decisione di ieri del presidente Usa Barack Obama di ripristinare i fondi per la sperimentazione sulle cellule staminali embrionali. Contrari i vescovi americani che, per bocca del cardinale di Filadelfia, Justin Rigali, dichiarano che tale "rappresenti una triste vittoria della politica sulla scienza e l'etica".
Staminali: che cosa sono
Le cellule staminali sono cellule il cui destino non è ancora "deciso". Sono infatti cellule primitive non specializzate dotate della singolare capacità di trasformarsi in qualunque altro tipo di cellula del corpo. Molti ricercatori sostengono che le cellule staminali potranno rivoluzionare la medicina, permettendo ai medici di riparare specifici tessuti o di riprodurre organi. Le possibili cure riguardano cuore, fegato, pelle, reni, occhi e cervello.
Tipologie
Le staminali si classificano a seconda della provenienza e si distinguono in cellule adulte o embrionali. Quelle adulte sono cellule non specializzate reperibili tra cellule specializzate di un tessuto specifico e sono prevalentemente multipotenti. Sono tuttora utilizzate in cure per oltre cento malattie e patologie. Quelle embrionali invece sono ottenute a mezzo di coltura e ricavate dalle cellule interne di una blastocisti, un embrione non ancora cresciuto sopra le 150 cellule. Tale embrione è ritenuto da alcuni un primitivo, o almeno potenziale, essere umano, la cui distruzione equivarrebbe all’uccisione di un essere umano già concepito.
Il dibattito
Proprio per la mancanza di certezze sul momento in cui possa individuarsi la nascita dell'”essere umano", da una parte c’è chi, come la Chiesa, è contrario all'utilizzo degli embrioni umani per fini di ricerca, e dall’altra chi, come gran parte della comunità scientifica, è disposto a mettere da parte le implicazioni di natura etica davanti alle potenzialità delle cellule embrionali.
La ricerca nel mondo
Gli atteggiamenti verso l'uso di cellule staminali a fini di ricerca o di cure mediche variano da un paese all'altro. In Germania, ad esempio, l'estrazione di cellule staminali da un embrione umano è considerata illegale. In Gran Bretagna, invece, è perfettamente legale, ma le leggi in materia sono rigorose: gli scienziati britannici possono utilizzare embrioni umani a fini di ricerca fino a quattordici giorni dopo la fecondazione dell'ovulo. In quel momento, l'embrione è un insieme di cellule, grande più o meno come un quarto della testa di uno spillo (0,2 mm).
La legislazione italiana
In Italia è vietata l'estrazione di cellule staminali a scopo di ricerca da un embrione umano, anche se resta formalmente permessa la ricerca su staminali create in altri paesi. Su questi temi la normativa di riferimento è la Legge 40 del 19 febbraio 2004 sulla fecondazione assistita, oggetto anche di un referendum abrogativo andato a vuoto per il mancato raggiungimento del quorum. La legge vieta qualsiasi sperimentazione sull'embrione umano, ne vieta la riproduzione, ogni forma di selezione "a scopo eugenetico" e gli interventi di clonazione.
29/01/2009
Sperimentazione su cellule staminali embrionali
Inizia negli Stati Uniti la prima sperimentazione su cellule staminali embrionali umane per testare una nuova terapia che potrà dare nuova speranza alle persone paralizzate. Oggi la Food and Drugs Administration - l'ente indipendente che regola farmaci e ricerca - ha annunciato che la Geron Corp ha dato garanzie sufficienti di sicurezza delle procedure e ha così ottenuto l'autorizzazione al trial. Indubbio è l'interesse scientifico della ricerca - migliaia di pazienti in tutto il mondo si sono sottoposti a terapie basate su cellule staminali adulte offrendo risultati controversi, ma per la prima volta sarà possibile osservare la capacità riproduttiva delle cellule embrionali. Ma è importante anche il segnale politico della decisione della Fda: l'arrivo alla Casa Bianca di Barack Obama sta rivoluzionando l'approccio pubblico alla ricerca in modo profondo. Il rifiuto dell'utilizzo di embrioni per la ricerca è infatti stato un caposaldo della politica dell'Amministrazione Bush, mentre Obama si è sempre detto disposto a rovesciare questa impostazione. Fortemente favorevole alla ricerca sulle staminali embrionali è del resto il suo consigliere scientifico Thomas P. Holdren.
Lo studio clinico di fase riguarderà una decina di pazienti con gravi lesioni del midollo spinale (che tuttavia devono essere recenti, riportate non più di due settimane prima): scopo della ricerca è garantire che non vi siano fenomeni di rigetto e che la terapia sia sicura, anche se i medici sperano che possano esservi fenomeni di rigenerazione del tessuto. Il trattamento, che è ancora a una fase sperimentale, dovrebbe far sì che le cellule iniettate stimolino la ricrescita dei nervi danneggiati. L'obiettivo ultimo è di ristabilire la regolare funzione del midollo spinale.
La Geron è interamente finanziata da fondi privati, per ora infatti non sono previsti finanziamenti pubblici in questo settore dopo il veto imposto da Bush nel 2006 nonostante il via libera del congresso, ma il fatto che non si sia opposta la Fda, che pur essendo un organismo indipendente risente evidentemente dell'aria che tira dalla Casa Bianca, dimostra che davvero qualcosa è cambiato.
Le cellule staminali embrionali sono in grado di differenziarsi per produrre tutte le cellule dei tessuti umani: una caratteristica che le rende uno strumento eccezionale per la ricerca medica. Le cellule staminali adulte infatti servono per il rinnovamento dei tessuti, ma solo del tipo nel quale si trovano; quelle embrionali (ricavate dal blastociste, ovvero l'embrione con 5-6 giorni di età) sono invece in grado di dare origine a 200 diversi tipi di cellule e per questo sono dette "pluripotenti". Il nodo etico della questione è che l'embrione dal quale vengono ottenute viene di norma distrutto: nella pratica, si utilizzano quelli ottenuti in soprannumero dalla fecondazione in vitro, non destinati cioè all'impianto nell'utero. Un'alternativa promettente è quella delle cellule staminali pluripotenti indotte (ips), ottenute grazie alla "riprogrammazione" del nucleo delle staminali adulte: rimangono tuttavia ancora incertezze sul loro sviluppo e per questo gli scienziati ritengono che la ricerca che utilizza quelle embrionali debba continuare.
Studio sulle cellule staminali del cancro
Svelata dagli scienziati del campus Ifom-Ieo di Milano la strada per eliminare le cellule staminali del cancro, le vere responsabili dell’inguaribilità della malattia. Sono gli stessi oncogeni, i geni che innescano il processo tumorale, che impediscono alle staminali di invecchiare, mantenendo intatta la loro capacità di formare nuovo tessuto, il tumore. In pratica le cellule madri del cancro si replicano più lentamente delle altre per avere il tempo di riparare i danni. E così facendo diventano virtualmente immortali.
La scoperta si è guadagnata le pagine della prestigiosa rivista Nature. "I farmaci attuali - spiegano, in una nota, gli oncologi che hanno lavorato al progetto - sono diretti contro le altre cellule tumorali, le figlie. Questa scoperta apre la via all’altra fase della cura, mirata a colpire le cellule staminali da cui originano, dunque le madri».«Già sapevamo che, a differenza delle normali cellule staminali dei tessuti che invecchiano e muoiono, le staminali del cancro sono immortali e mantengono indefinitamente la loro capacità d’automantenersi e di generare cellule tumorali. Ma - spiega Pelicci - non sapevamo perchè. Come fanno le staminali del cancro a evadere il processo fisiologico dell’invecchiamento e della morte alimentando all’infinito il tumore?». Il team ha infatti scoperto che «gli stessi geni responsabili di uno specifico tipo di tumore, nel caso dello studio della leucemia mieloide acuta, sono anche la causa diretta dell’immortalità delle cellule staminali. Questo effetto del tutto inatteso, perchè si sapeva che le cellule del nostro organismo si difendono dagli oncogeni attivando un processo d’invecchiamento precoce, la senescenza, o addirittura di morte, cioè l’apoptosi». Ma questa procedura di difesa, hanno osservato i ricercatori, non si attiva nelle cellule staminali. «Le cellule staminali, infatti, sopravvivono all’oncogene e non smettono di funzionare». «Le normali cellule staminali dei nostri tessuti - interviene Andrea Viale, uno degli autori della scoperta - accumulano nel tempo danni a carico del loro genoma, smettono di funzionare e quindi muoiono. Nel caso delle staminali del cancro, sono gli oncogeni a renderle invece immortali aumentando le loro capacità di riparo del danno genomico. In questo modo le cellule staminali leucemiche non invecchiano e continuano ad alimentare, indefinitamente, la leucemia». Gli scienziati hanno scoperto che gli oncogeni facilitano la riparazione del genoma, e quindi l’immortalità delle cellule staminali, provocando l’attivazione di un gene: il p21. Questo, proseguono, rallenta la proliferazione delle cellule staminali, lasciando loro più tempo per riparare il genoma danneggiato. In sostanza, le cellule staminali della leucemia non invecchiano perchè proliferano poco. Infatti,straordinariamente, quando l’èquipe di Pelicci ha tolto il gene p21 dalle leucemie, ha visto le cellule staminali proliferare di più, accumulare danni al genoma e quindi morire. E con loro anche la leucemia. Questi risultati forniscono una rappresentazione nuova dei tumori. Essi sono formati da rarissime cellule staminali - che proliferano poco - e da tante cellule figlie che, come già sapevamo, proliferano molto.
«Tutto questo - affermano i ricercatori italiani - ha una grande implicazione per il trattamento dei tumori: le terapie anti-tumorali disponibili, infatti, colpiscono principalmente le cellule proliferanti, e sono quindi poco, o per nulla, efficaci sulle cellule staminali del cancro. Occorre quindi trovare terapie che agiscano sulle staminali. E ora la strada è segnata».
Staminali in Italia, senza possibilità di ricerca chi ne paga le conseguenze? Negli States Obama ha stabilito che ci sarà bisogno di ricominciare a finanziare la ricerca sulle cellule staminali embrionali bloccata da Bush. E in Italia come procede? siamo sempre fermi dopo il referendum? Su cosa pagheremo le conseguenze di questa scelta? Relativamente alla Scienza, nella sua globalità, l'Italia è forse l'unica bestia al mondo che ha tante teste, con tanti distinti cervelli.! Nella negatività si è accodata all'America dei Bush, mentre nella positività non farà in tempo ad accodarsi all'America degli Obama, non per mancanza di “cervelli positivi”, ma per il freno interposto dai “cervelli negativi”.! Il classico “Mettere il bastone fra le ruote.!” Cellule staminali embrionali, divorzio, aborto, controllo delle nascite, testamento biologico, sono cinque temi alla cui “soluzione definitiva” bisogna attendere ancora mezzo millennio.! Galileo Galilei ne fa testo.! In Italia sulle staminali gli scienzati sono divisi in due. Per alcuni ricercatori la sperimentazione sulle staminali 'adulte' potrebbe dare risultati simili a quelli ottenuti con le embrionali, mentre altri sono convinti che, per essere sicuri di questa ipotesi, bisogna fare la sperimentazione anche sulle staminali embrionali in modo da avere un termine di paragone. Una decina sono i gruppi di ricerca in Italia impegnati nello studio sulle cellule staminali embrionali. Il divieto imposto dalla Legge 40, infatti, riguarderebbe solo la possibilità di estrarre le cellule dall'embrione. Ovviamente l'ostacolo viene aggirato con collaborazioni estere, che procurano l'embrione. Per i ricercatori italiani mantenere viva l'attenzione su questo tipo di ricerca è fondamentale.;);)[:o)]

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06/03/2009
Artrite reumatoide: uomini più fortunati
Una ricerca ben documentata spiega chiaramente che l'artrite reumatoide comporta maggior dolore, un numero più elevato di articolazioni interessate e più sintomi per le donne che per gli uomini. La ricerca QUEST-RA (Quantitative Standard Monitoring of Patients with Rheumatoid Arthritis) ha interessato circa 6 mila pazienti di 25 Paesi, analizzati attraverso visite mediche e questionari in 70 ospedali europei, studiando lo stato delle articolazioni, il dolore, l'affaticamento, la presenza di noduli ed erosioni, l'uso di farmaci. Ed i risultati, pubblicati su Arthritis Research and Therapy, sono esaurienti: le donne hanno un maggior numero di articolazioni compromesse dall'artrite rispetto agli uomini, la VES più alta, uno stato di salute generale peggiore, più dolore e più affaticamento. D'altra parte i due sessi sembrano uguali di fronte alla prevalenza di fattore reumatoide ed anzi gli uomini sembrano sviluppare un maggior numero di noduli. Uguale invece in entrambi i sessi la qualità e la quantità di farmaci impiegati.
23/12/2008
Artrite reumatoide, ricerca romana sui Linfociti T
I ricercatori dell'Istituto di Patologia Generale e Reumatologia dell'Università Cattolica di Roma hanno fatto una scoperta sull'artrite reumatoide, pubblicata sulla rivista scientifica Arthritis Research and Therapy. L'artrite reumatoide è una malattia autoimmunitaria causata da linfociti T i quali si attivano aggredendo, anzichè gli agenti patogeni esterni, la cartilagine e l'osso. Si è sperimentato, quindi, che somministrando un frammento di collagene cartilagineo composto da 13 aminoacidi, a topi malati, si attivano alcuni tipi di linfociti T specifici pronti ad attaccarlo: nei topi sani la popolazione di linfociti T è diversa dalla popolazione dei linfociti che causa la malattia.
Nei topi malati i linfociti T protettivi scompaiono e aumentano quelli dannosi. In questo modo si ipotizza di trovare una terapia più selettiva e prevedere le recidive.
www.ospedalebambinogesu.it
25/11/2008
Artrite reumatoide: nuovi studi per i pazienti refrattari
Crescono le possibilità di cura e diagnosi precoce per le malattie reumatiche. La buona notizia, riguardante un campo della medicina con ben 150 patologie diverse che sono la prima causa assoluta di disabilità, viene dall'American College of Rheumatology, massimo appuntamento specialistico mondiale, che si è appena tenuto a San Francisco. Molti gli studi presentati con una netta prevalenza di quelli dedicati all'artrite reumatoide, patologia su cui si concentra un forte business farmaceutico e che peraltro, secondo una ricerca della Mayo Clinic, del Minnesota, è in preoccupante aumento tra le americane: più 18% negli ultimi 20 anni. Tra gli avanzamenti scientifici di maggior interesse, quello determinato da uno studio statunitense-olandese che fornisce un'importante conferma del ruolo della genetica nella differente risposta alle cure dei malati d'artrite reumatoide. Ricercatori dell'ateneo olandese di Nijmegen, studiando una coorte di pazienti in cura con terapia "anti TNF" - farmaci biologici tra i più usati, inibitori d'uno dei fattori infiammatori coinvolti nella malattia - , hanno identificato 34 geni coinvolti nei meccanismi di risposta al farmaco. In particolare nei pazienti non responder c'è un gene da cui dipende la carente espressione di due componenti genetici, chiamati essoni. Lo studio è stato ripetuto col medesimo risultato al Feinstein Institute for Medical Research", di New York. È l'affascinante e promettente filone di ricerca del "micro Rna", misterioso meccanismo scoperto nel Rna e che, al contrario della funzione principale di questo, che è quella di produrre le proteine previste dal Dna, ha per bersaglio lo stesso Rna messaggero, bloccandone la trascrizione genetica. "Già da qualche anno si è vista l'interferenza del "micro Rna" in certi tumori e in malattie dismetaboliche", dice Mauro Galeazzi, direttore della Clinica Reumatologica all'ateneo di Siena, "ora emergono le prime evidenze del ruolo esercitato sui condrociti nell'artrosi, sul rimodellamento osseo nell'osteoporosi e perfino nell'eziologia della sclerodermia".E sul fronte terapie ci sono interessanti novità. Lo studio Reflex riguarda un farmaco biologico per l'artrite reumatoide in vendita in Italia da due anni, il rituximab, che, associato a metotressato quando non funzionano i farmaci di prima scelta, gli anti TNF, agisce sui linfociti B (la malattia è autoimmune) bloccando il processo di distruzione del tessuto articolare. I nuovi dati a 2 anni (studio iniziato sei anni fa anche in 18 centri italiani: 2578 pazienti), dimostrano che dopo tre cicli di cura raddoppiano i malati in remissione di malattia. Commenta Pier Carlo Sarzi Puttini, direttore della Reumatologia dell'ospedale Sacco, di Milano, che ha partecipato allo studio: "Si conferma la validità a lungo termine dell'unica alternativa possibile per quel 15-20% di pazienti che non risponde agli anti TNF". Altre speranze vengono dal tocilizumab, in arrivo nel 2009, anticorpo monoclonale umanizzato (agente sull'interleuchina 6, altro fattore di malattia), che dà remissione dell'artrite reumatoide in oltre il 50% dei pazienti che non si giovano della terapia anti TNF. (Studio Lithe su 4mila pazienti). "L'aumento di possibili cure dell'artrite reumatoide", dice Roberto Caporali, Clinica Reumatologica di Pavia, uno dei 17 centri italiani che sperimentano la molecola, "apre una nuova tendenza: diagnosi precoce, personalizzazione della cura".
Attenti però a colesterolo e fumo con l'artrite reumatoide: portano il rischio cardiovascolare a livello del diabete e il secondo peggiora la motorietà. Novità anche per artrosi e osteoporosi: il sovrappeso è correlato ad artrosi d'anca e ginocchio; sulle "ossa di vetro" il denosumab sembra ora più efficace del collaudato alendronato.
12/11/2008
Il reumatismo articolare acuto non va sottovalutato
Il reumatismo articolare acuto, conseguenza di un’infezione causata da streptococco del gruppo A, è caratterizzato da molteplici manifestazioni cliniche, tra le quali la più pericolosa è la cardiopatia reumatica. I progressi compiuti in ambito terapeutico e le migliori condizioni di vita nei paesi industrializzati hanno consentito un significativo ridimensionamento della diffusione del reumatismo articolare acuto, che rimane appannaggio dei paesi più poveri: Australia (tra le popolazioni aborigene), alcuni paesi del Sud America, Medio Oriente e Asia, dove la patologia e le sue conseguenze devastanti rappresentano ancora oggi un problema di grande attualità. Non bisogna dimenticare però che anche nei paesi industrializzati si registra una riacutizzazione della malattia come conseguenza dell’immigrazione dai paesi del terzo mondo.
“Per evitare i danni devastanti della cardiopatia reumatica” ha dichiarato il prof. Guido Valesini, Ordinario di Reumatologia dell’Università Sapienza di Roma, in occasione del Congresso Nazionale della SIR che si è svolto in questi giorni a Venezia “è importante una diagnosi precoce e accurata, che consenta un’efficace profilassi secondaria. A tale scopo è determinante comprendere in modo più chiaro quali siano i meccanismi patogenetici che correlano reumatismo articolare acuto e cardiopatia reumatica”.
È noto che gli anticorpi sviluppati contro antigeni dello streptococco del gruppo A sono in grado di reagire con strutture proprie dell’organismo, scatenando una reazione autoimmunitaria. Indagini sono in corso sull’identificazione delle proteine,
in particolare a livello delle valvole cardiache, coinvolte in queste reazioni crociate e che possono essere alla base dello sviluppo della cardiopatia. Un recente studio, nato da una collaborazione tra Italia e Yemen, su 140 pazienti ha dimostrato, per la prima volta, la presenza di anticorpi anti-cellule endoteliali in soggetti affetti da cardiopatia reumatica. Secondo i ricercatori, tali anticorpi, responsabili dello stress endoteliale caratteristico di alcune malattie reumatiche quali lupus eritematoso sistemico, vasculiti sistemiche e sclerodermia, potrebbero essere responsabili del danno iniziale a livello delle valvole cardiache nelle cardiopatie reumatiche.
11/11/2008
Aspetti genetici di alcune malattie reumatiche
Le nuove frontiere della reumatologia

Negli ultimi anni abbiamo assistito ad una sempre più approfondita indagine genetica delle diverse patologie, condizione che riguarda anche la reumatologia. Malattie complesse ed eterogenee come l’artrite reumatoide, l’artrite psoriasica, il lupus
eritematoso sistemico e la sclerodermia sono rimaste per lungo tempo senza una causa nota. Oggi, grazie a nuovi metodi d’indagine, si può dimostrare che l’alterazione di alcuni geni, principalmente coinvolti nel sistema immunitario, tende a favorire lo sviluppo di queste malattie in soggetti predisposti. Il sistema HLA (Human Leucocyte Antigens), tipico di ciascun individuo, se stimolato da fattori ambientali, può scatenare una reazione infiammatoria anomala di tipo autoimmunitario, volto verso cellule e tessuti dell’organismo stesso.Le strategie impiegate per identificare il contributo dei differenti geni comprendono i classici studi di associazione tra marcatori e malattie, ma anche studi su consanguinei per valutare se alterazioni a livello di specifiche regioni genomiche risultino condivise tra soggetti malati di una stessa famiglia. ]Grazie a questa strategia è stato identificare il ruolo dei polimorfismi del gene PTPN22 (Protein Tyrosine Phosphatase)nello sviluppo dell’artrite reumatoide e di altre malattie autoimmuni, che si collegono a patologie neuro urologiche renali anche e danno inizio al dolore cosidetto neuropatico. In occasione del 45° Congresso della Società Italiana di Reumatologia il professor Antonio Amoroso del Dipartimento di genetica all’Università di Torino ha fatto presente come “Le nuove frontiere che si sono aperte con lo studio del genoma umano e con la messa a punto di sempre più sofisticati metodi d’indagine, consentono oggi di decifrare quali geni contribuiscono alla suscettibilità di alcune malattie reumatiche. In termini più complessi, l’analisi di decine di migliaia di varianti polimorfiche sparpagliate per l’intero genoma ha permesso di compiere studi di associazione, confrontando migliaia di pazienti con migliaia di soggetti di controllo”.
10/11/2008
Le nuove frontiere dell'artrosi
Una lettura del professor Leonardo Punzi apre il 45° Congresso nazionale della SIR
Al 45° Congresso Nazionale della Società Italiana di Reumatologia, tenutosi il 15 ottobre al Lido di Venezia, il professor Leonardo Punzi Cattedra ed Unità Operativa all’Università di Padova ha tenuto la lettura inaugurale sul tema “Le nuove frontiere dell’artrosi”.
L'artrosi è una delle malattie croniche più diffuse e principale causa di disabilità negli anziani. Si calcola che nella forma sintomatica colpisca in Italia non meno di 4 milioni di persone, causando costi totali intorno ai 6,5 miliardi di euro. Un panorama preoccupante se si tiene conto che con il progressivo invecchiamento della popolazione queste cifre sono destinate ad aumentare.
“Nonostante la sua diffusione - ha detto il professor Punzi - l’artrosi è rimasta per molti anni una malattia sotto certi aspetti sconosciuta, soprattutto dal punto di vista patogenetico. Solo di recente si comincia a saperne di più. Viene confermata la responsabilità di fattori meccanici, che coinvolgendo parecchie reazioni biochimiche sarebbe meglio definire
biomeccanici. È ampiamente dimostrato che questi processi avvengono con gravità e tempi differenti da individuo a individuo, il che conferma una predisposizione genetica, dove più geni operano differentemente a seconda del sesso e della loro localizzazione. Tuttavia le forme ereditarie sono piuttosto rare”. Poiché nella maggior parte dei casi l’artrosi si manifesta quando i danni strutturali sono già in fase avanzata, la ricerca si sta concentrando su sostanze non invasive, capaci di individuare il male prima di una radiografia o di una risonanza magnetica. La terapia chirurgica, sia pure limitata a pochi soggetti, è senz’altro più risolutiva di quella farmacologia, quando questa non riesce più a contrastare la malattia. I farmaci più adoperati sono i condroprotettori e, per via infiltrativa locale, l’acido ialuronico. Per quanto concerne i nuovi trattamenti, sono in corso diversi trials con i farmaci ‘biologici’.
“Tutto fa sperare - ha concluso il professor Punzi - che anche per l’artrosi sia vicina una nuova era, sia nella diagnosi precoce che nella terapia”.[:o)]
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Vitamina D utile contro la Sclerosi Multipla
Se già si sapeva che la vitamina D è utile nella prevenzione di diverse malattie, tra le quali la temibile Sclerosi Multipla, una nuova ricerca pone l'evidenza su come questa possa agire su un gene ritenuto responsabile dello sviluppo della malattia.
Il team di ricercatori del Regno Unito insieme a scienziati canadesi, ha condotto uno studio in cui emerge come un’adeguata concentrazione di questa vitamina nell’organismo possa tenere sotto controllo il gene che farebbe scattare la malattia. Se assunta in dosi ottimali in gravidanza e nei primi anni di vita del bambino può prevenire la sclerosi multipla (o MS). Solo in Italia si conta che i malati siano oltre 54.000 e i casi sono in costante aumento.
I ricercatori mettono poi in evidenza come le popolazioni che vivono nelle regioni nordiche siano più esposti al rischio di contrarre la MS per via della scarsa o mancata esposizione al sole. Nello studio sono tuttavia state sottolineate le possibili cause genetiche e, mentre in genere una persona su mille è potenzialmente a rischio di sviluppare la malattia, prendendo in causa la possibilità legata al gene questa percentuale sale a 1 su 300.
I ricercatori hanno inoltre scoperto che le proteine attivate dalla vitamina D nel corpo si legano a una particolare sequenza di DNA, accanto al gene, alterandone la funzione.
La mancanza di vitamina D nelle persone che presentano una modificazione del gene pare possa alterare le funzioni della ghiandola Timo preposta alla produzione di anticorpi che attaccano virus e batteri. Questa compromessa capacità del Timo favorirebbe inoltre il diffondersi di cellule T nocive che portano a una perdita di mielina sulle fibre nervose.
Il direttore della ricerca, dottor Sreeram Ramagopalan, ha dichiarato: "Il nostro studio implica che l'assunzione di supplementi di vitamina D durante la gravidanza e nei primi anni di vita, può ridurre il rischio di sviluppare la malattia durante il resto della vita."
Testo tratto da ReteMalattieRare.it[8)];)07/02/09
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Recensione: lesioni del sistema nervoso
Per compiere passi avanti nella terapia delle lesioni del sistema nervoso è fondamentale integrare scienze di base e pratica clinica. Questo l'obiettivo di un volume speciale del "Brain Research Bullettin", alle stampe nel prossimo gennaio e pensato per facilitare l'applicazione clinica dei risultati ottenuti nello studio delle mielolesioni.
Curato dagli esperti della Sezione mielolesi dell'Irccs Fondazione Santa Lucia di Roma, il volume nasce per mettere a confronto le esperienze sviluppate a livello internazionale nei laboratori di ricerca con le problematiche cliniche affrontate nella gestione quotidiana del paziente, in particolare nei trattamenti riabilitativi attualmente praticabili.
Oltre a Marco Molinari, Giorgio Scivoletto e Juri Ivanenko della Fondazione Santa Lucia, al testo hanno partecipato alcuni fra i maggiori esperti internazionali americani ed europei: John Ditunno (Università Thomas Jefferson di Philadelphia), V. Reggie Edgerton (Università della California di Los Angeles), Volker Dietz (Università di Zurigo) e Stefan Hesse (Klinik Centrum di Berlino).
03/02/09;);)
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25/01/2009
Nuovo farmaco contro la sclerosi multipla?
Sperando che non sia solo una spudorata strategia di marketing, la casa farmaceutica tedesca Merck Serono ha annunciato di essere vicina alla commercializzazione di un medicinale contro la sclerosi multipla: gli studi fin qui condotti hanno infatti evidenziato che i pazienti trattati con la cladribina hanno il 60% di probabilità in meno di una ricaduta rispetto a coloro cui è stato somministrato un placebo.
Lo studio clinico - della durata di due anni - è stato condotto su 1.326 pazienti, divisi in tre gruppi: due sono stati trattati con differenti dosi del farmaco mentre il terzo ha ricevuto un placebo.
Ottimista la reazione degli specialisti, secondo i quali le percentuali proverebbero che la cladribina sarebbe due volte più efficace rispetto ai farmaci utilizzati attualmente; tuttavia la questione principale non è tanto ridurre l'incidenza delle ricadute, quanto rallentare il corso della malattia, aspetto sul quale non sono ancora stati diffusi dati certi.
La cladribrina viene già utilizzata come trattamento per la leucemia, ma solo per periodi limitati di tempo: occorrono però maggiori informazioni sui potenziali effetti collaterali legati ad un uso prolungato; quelli noti includono affaticamento, anemia e un maggior rischio di infezioni.
La casa farmaceutica ha già chiesto alle autorità sanitarie statunitensi ed europee di facilitare l'ingresso sul mercato del farmaco, che dovrebbe venire registrato entro la fine dell'anno.
[:o)][8)];)
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EFFETTI DELLA LIDOCAINA FEBBRAIO 2009
Effetti della lidocaina mediati dall'endotelina 1 sulla contrazione della muscolatura liscia nella trachea di ratto.
L'endotelina 1 (ET-1) è un peptide di 21-aminoacidi che induce la contrazione della muscolatura liscia delle vie aeree (ASM) attraverso l'attivazione di proteine G accoppiate ai recettori A (ETA) e B (ETB) per le endoteline, in tal modo aumentando la concentrazione intracellulare di calcio ([Ca 2 +]i). La lidocaina, al contrario, può causare un rilasciamento diretto della ASM diminuendo la [Ca 2 +]i. Questo studio ha esaminato gli effetti della lidocaina sulla contrazione muscolare indotta dall' ET-1 nella trachea di ratto. Metodi: Alcuni anelli tracheali (del diametro di 2-3 mm) sono stati escissi e collegati ad un trasduttore di forza immerso in una soluzione di Krebs-Henseliet. Sono state costruite le curve di risposta contrattile in funzione della concentrazione di Carbacolina (da 10 nM a 100 µM) così da determinare la massima contrattilità (Cmax). E' stata quindi studiata la risposta dell'ET-1 (da 3 a 200 nM) alla lidocaina (100 nm, 10 µM, e 1 mm) sia in presenza che in assenza di calcio extracellulare. Le risposte contrattili all'ET-1 sono presentate come percentuale di Cmax (Cmax%). I dati sono stati analizzati con l'analisi della varianza e col test di Student per dati non accoppiati corretto secondo Welsh.
Risultati: La contrazione indotta dall'ET-1 non è stata modificata dalle concentrazioni minori di lidocaina (100 nm e 1 µM), sia in presenza che in assenza di calcio extracellulare. Alla concentrazione di 1 mM, la lidocaina ha diminuito la risposta contrattile alle concentrazioni di 100 nM e 200 nM di ET-1, del 26% in presenza di calcio extracellulare e del 37 e del 44%, rispettivamente, in assenza di calcio.
Conclusioni: L'inibizione della contrazione della ASM indotta dall'ET-1 da parte della lidocaina (1 mM) non è legata esclusivamente al blocco dell'ingresso di calcio all'interno delle cellule.;);););)
spondilite anchilosante , artrite reumatoide dal 1994, problemi neuro urologici dal 1994, calcolosi renale 2008, vari interventi chirurgici dal 1996 vari e vari int nms vr e 2 nmp - ultima novembre 2008 pn; problemi vascolari; fibromialgia 2009 ATTENZIONE!!! qualsiasi consiglio medico da me fornito Va vagliato con il proprio medico di base , mai fare di testa propria! grazie

giannalinda
13-03-2009, 11:06 PM
NMS: Dr. GIUSEPPE BENEDETTO
Medico Chirurgo - Urologo - Andrologo
CURRICULUM VITAE
Nato a Gioia del Colle in provincia di Bari, il 04 novembre del 1972.
Consegue il Diploma di Maturità Classica presso il Liceo Classico “P.V.Marone” di Gioia del Colle (Bari). Si laurea in Medicina e Chirurgia con votazione di 110/110 e lode presso l’Università degli Studi di Bari nel 1998 discutendo una tesi sperimentale dal titolo “Ecografia tridimensionale della prostata” con il chiarissimo prof. F.P.Selvaggi, direttore della Cattedra di Urologia dell'Università di Bari e del Dipartimento di Scienze Chirurgiche della medesima Università, correlatore prof. A. Traficante.La sua tesi é stata pubblicata sulla rivista italiana :” Archivio Italiano di Urologia ed Andrologia” (vedi pubblicazioni).
Consegue l' abilitazione alla professione di medico-chirurgo nella prima sessione del 1999 con la massima votazione 110/110. Iscritto all’ordine dei Medici e Chirurghi della provincia di Bari al num 11634/BA. Consegue la Specializzazione in Urologia presso la Clinica Urologica dell'Università degli Studi di Padova diretta dal chiarissimo Prof. Francesco Pagano, il 16 dicembre 2003 con la massima votazione 70/70 e Lode e plauso discutendo una tesi sperimentale dal titolo “Ricerca ed analisi statistica dei fattori predittivi di successo di un test di neuromodulazione sacrale: nostra esperienza e risultati”- Consegue il master universitario di II livello in Andrologia diretto dal prof. Carlo Foresta presso l’ Università degli Studi di Padova, con il massimo dei voti.
Dal 01.01.2004 al 31.03.2004 ha frequentato, come specialista urologo, la Clinica Urologica di Padova in qualità di ASSISTENTE VOLONTARIO.
Ha eseguito a PADOVA come primo operatore:
- 150 uretrocistoscopie a scopo diagnostico;
- studi endourologici dell’apparato urinario e plurime sostituzioni di tutori ureterali interni tipo Double J e Mono J;
- 1000 studi videourodinamici completi;
- 50 test di neurostimolazione sacrale (PNE) test propedeutici ad impianto permanente di neurostimolatore sacrale per patologie disfunzionali del basso apparato urinario presso la Clinica di Padova.
- numerose ecografie urologiche e transrettali
- esami di radiologia urologia diagnostica dell’adulto e del bambino (uretrocistografie con fase menzionale, pielografie discendenti, uretrografia a pressione positiva, ureterogrammi).
Come primo operatore ha eseguito, a Padova, i seguenti interventi chirurgici:
- 30 interventi di legatura e sezione della vena gonadica sec. Palomo per varicocele;
- 35 interventi di circoncisione;
- 30 interventi di frenuloplastica;
- ESWL per calcolosi urinaria.
Come secondo operatore ha aiutato durante interventi chirurgici di:
- prostatectomia radicale retropubica anche con tecnica nerve sparino;
- cistectomia radicale e derivazione urinaria esterna continente e non;
- nefrectomia semplice, radicale, enucleoresezione renale, nefroureterectomie;
- impianto di neurostimolatore sacrale permanente;
- uretroplastiche tipo Duplay e con patch di mucosa buccale;
- sling pubo-uretrale, colposospensione anteriore sec. Burch, TVT e Reemex;
- correzione di incurvamenti penieni congeniti ed acquisiti;
- uretrofalloplastiche in esiti di eutrofia ed ambiguità dei genitali.

Dal 06/2001 al 12/2003 e’ stato CONSULENTE UROLOGO DELL’AMBULATORIO S.A.S.B.I. di Padova (Spina Bifida dell’Adulto) diretto dalla prof.ssa Drigo Paola. Per tre anni si è stato CO-RESPONSABILE della CAMPAGNA DI PREVENZIONE del tumore del testicolo tramite campagne di informazione settimanali nelle scuole superiori di Padova organizzate dalla Clinica Urologica di Padova. Attualmente è CONSULENTE UROLOGO delle seguenti riviste di salute online: www.medicitalia.it; www.farmasalute.it.; www.salus.it; www.dica33.it
E’ stato consulente urologo per la rivista settimanale “Vivere sani e belli”.
Ha partecipato come SPERIMENTATORE a numerosi protocolli scientifici di sperimentazione farmacologica di fase III, in ambito di UROLOGIA FUNZIONALE
SERVIZI DI GUARDIA MEDICA
- DAL GIUGNO 2001 FINO AL MARZO 2004 ha svolto servizio di guardia medica attiva presso Casa di Cura “DIAZ” in via Diaz, Padova
- DA NOVEMBRE 2001 A MARZO 2005 ha svolto servizio di guardia medica attiva presso Casa di Cura “MORGAGNI” in via Cavazzana, Padova
- DAL GIUGNO 2004 è stato assunto prima come contrattista libero-professionale e attualmente come dirigente medico di I livello a tempo determinato presso il Reparto di Urologia dell’Ospedale Civile S Bortolo, di Vicenza diretto dal Prof. Andrea Tasca.

A Vicenza ha eseguito i seguenti interventi (vedi casistiche allegate):

• 320 interventi di scleroembolizzazione sec. Tauber per varicocele;
• 50 interventi di eversione della tunica vaginale per idrocele o torsione del testicolo;
• 16 interventi di orchiectomia subcapsulare per tumore prostatico;
• 15 linfoadenectomie pelviche in corso di prostatectomie radicali;
• 200 interventi di circoncisione;
• 180 interventi di frenuloplastica;
• 14 interventi di orchifuniculectomia per tumore del testicolo;
• 170 rimozioni, sostituzioni e posizionamento di tutori ureterali (Double J, Mono J, Bracci);
• 1000 uretrocistoscopie diagnostiche;
• 100 uretrocistoscopie con biopsie vescicali con pinza;
• 36 resezione endoscopiche di neoformazioni vescicali (TURB);
• 12 uretrotomie endoscopiche a freddo per stenosi dell’uretra;
• 10 biopsie del pene per sospetto carcinoma;
• 17 ureteropieloscopie per calcolosi ureterale;
• 5 asportazione di condilomi acuminati;
• 3 resintesi della parete chirurgica per diastasi della ferita chirurgica;
• 6 courettage di ferita chirurgica in gangrena di Fournier;
• 3 asportazioni di caruncole uretrali;
• 1250 ESWL per calcolosi urinaria.

Presso l’U.O.di Urologia ha, inoltre, eseguito:

• 600 Studi uro e videourodinamici
• 400 Guardia medica e reperibilità presso l’U.O.Urologia
• 90 Biopsie prostatiche transrettali e transperineali
• 100 Uretrocistografie e Cistografie con fase minzionale, Nefrostografie,
Ureteropielografie ascendenti.

CORSI DI AGGIORNAMENTO:

• Nel 02/1999 ha partecipato a Bari al CORSO TEORICO-PRATICO di Ecografia ed ecocolordoppler in Nefrologia organizzato dall’Università di Bari, direttore Prof. Selvaggi;
• Nel 06/2000 ha partecipato al CORSO PRATICO di ECOGRAFIA ANDROLOGICA a Trieste organizzato dalla S.I.E.U.N. diretto dal Prof Carlo Trombetta (15-18 GIUGNO);
• Nel 10/2000 ha partecipato con votazione finale ottima al CORSO TEORICO- PRATICO su “Ecografia prostatica transrettale e biopsie prostatiche” organizzato dalla S.U.N. a Treviso, Ospedale Regionale Ca’ Fondello, diretto dal prof G. Anselmo;
• Nel 2000 ha seguito con profitto a Milano il CORSO TEORICO-PRATICO di aggiornamento sulla Neuromodulazione Sacrale organizzato dalla Medtronic Italia;
• Nel 2003 (Padova) Primo CORSO TEORICO-PRATICO DI PERFEZIONAMENTO IN CHIRURGIA URO-ONCOLOGICA, diretto dal Prof. F. Pagano (24-27 marzo 2003);
• Nel 2004 (Padova) FIRST INTERNATIONAL PRACTICAL-INTERACTIVE COURSE IN URODYNAMICS: THE GOOD URODYNAMICS PRACTICE, diretto dal Prof. F.Pagano (29 – 30 marzo 2004);
• Nel 2005-06 ha seguito il CORSO URO-ONCOLOGICO TEORICO-PRATICO EPROFEX frequentando dal 18 al 22 aprile 2005 la U.O. UROLOGIA presso la CLINICA HUMANITAS diretta dal prof. P.P GRAZIOTTI, a ROZZANO (MI);
• dal 14 a 19 marzo 2006 presso la CLINICA UROLOGICA dell’UNIVERSITA’ di Leuven (BRUXELLES) diretta dal prof. H. VON POPPEL, partecipando come secondo operatore a numerosi interventi;
• Nel 2006 (6-8 novembre) APPLIED URODYNAMIC COURSE: LIVE SURGERY AND CLINIC CASE, Bristol Urological Istitute, Bristol diretto dal professor Paul Abrams

E’ stato RELATORE in numerosi Congressi Nazionali e fa parte COME SOCIO ATTIVO DELLA SOCIETA' DI NEUROUROLOGIA ED URODINAMICA in italia;)

spondilite anchilosante , artrite reumatoide dal 1994, problemi neuro urologici dal 1994, calcolosi renale 2008, vari interventi chirurgici dal 1996 vari e vari int nms vr e 2 nmp - ultima novembre 2008 pn; problemi vascolari; fibromialgia 2009 ATTENZIONE!!! qualsiasi consiglio medico da me fornito Va vagliato con il proprio medico di base , mai fare di testa propria! grazie

giannalinda
14-03-2009, 11:24 PM
RICHIESTA IN PRIVATO PER TUTTI..sintesi SULLA FIBROMIALGIA

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La fibromialgia è una patologia dolorosa e invalidante, ma poco conosciuta dai medici italiani e diagnosticata con difficoltà o al contrario con troppa facilità. All'estero sono anni che viene studiata e molte sono le associazioni che si battono per trovare una cura risolutiva, cosa impossibile con i soli farmaci che possono dare sollievo temporaneo o parziale. Ma i fibromialgici di tutto il mondo coltivano la speranza che un giorno "la pillola magica" possa essere trovata. NON E' UNA MALATTIA ma una Sindrome dovuta ad una condizione psico-fisica che genera sintomi. Non è ovviamente di competenza reumatologica ma visti gli insuccessi nelle cure sperimentate, la complessità dei sintomi, le resistenze dei fibromialgici nel riconoscere i propri deficit nella dimensione psicologica ed il terrore di essere psichiatrizzati, non ultimo il rifiuto generalizzato di farsi carico di queste persone, alla fine si è deciso di "iscriverli d'ufficio" come pazienti reumatologici. A tale proposito va sottolineato come solo in reumatologia esistano le cosiddette MALATTIE SIERO-NEGATIVE e quindi quale migliore contenitore per una sindrome come la fibromialgia ! Conclusione di tutto ciò: sono considerati incurabili, però vanno bene come consumatori di farmaci e frequentatori di ambulatori ospedalieri per creare nuove dirigenze e nuovi posti di lavoro. Aiutano insomma a far crescere il budget della sanità pubblica. Ovviamente date queste premesse i risultati positivi non ci sono. Solo una bassa Percentuale di persone è affetta da fibromialgia, la maggior parte soffre di uno o più disturbi somatoformi (vedasi nota a piè di pagina), ma non è affatto facile distinguerli. Per questo adesso vengono utilizzate strumentazioni avanzate, anche perchè l'esame dei tender points appartiene alla preistoria medica in quanto non verificabile,soggettivo e quindi inattendibile. Questo è il principale ostacolo al riconoscimento della malattia ai fini previdenziali. In teoria ogni persona leggendo articoli medici o divulgativi circa i sintomi , può affermare di averli senza possibilità di verifica certa. La mancanza di riscontri oggettivi e misurabili che sono presenti in ogni malattia, fa si che la classe medica sia scettica nei confronti dei fibromialgici (a parte alcuni che illudono il paziente assecondandolo nella convinzione che ci sia un batterio o un virus che determina il dolore). Il fibromialgico in quanto perennemente sofferente non ha idea delle cause che determinano la fibromialgia, è convinto che ci sia qualcosa di specifico che non funziona a dovere e quindi che sia possibile curare con i farmaci i suoi disturbi. Insomma, la verità non è accettata da nessuna delle due parti, cioè ne il medico ne il
paziente inquadrano correttamente il problema.
Fisiopatologia
Il perenne stato d'allarme interiore dell' individuo innesca il disturbo dolorifico, poi da questo si ingenera una cattiva qualità del sonno, per approdare ad una sindrome depressiva che determina una o più alterazioni del sistema nervoso centrale e periferico. Non hanno una soglia dolorifica differente dalle altre persone, lo abbiamo verificato e chiesto a migliaia di fibromialgici. Il malfunzionamento è altrove, nelle reti neuronali cerebrali. Il funzionamento di queste reti oggi è visualizzabile in discreta parte, ed è simile a quello che si riscontra nella reazione da stress cronico che a differenza dello stress acuto, segue una logica diversa. La reazione d'emergenza da stress acuto tipicamente ha sempre una causa esterna identificabile e razionale. Nello stress cronico queste cause sono sfumate, coinvolgono la sfera intima dell'individuo, pertanto le tracce si confondono per i numerosi adattamenti a cui il sistema nervoso si presta. E' questo stress interiore cronico, con cui i fibromialgici convivono che poi finisce col determinare le alterazioni dei cosiddetti neurotrasmettitori cerebrali (serotonina-dopamina-noradrenalina-Gaba,etc) . Dalle alterazioni dei neurotrasmettitori nascono i sintomi che la persona riferisce. Sintomi, soltanto sintomi, nessun danno a tessuti ed organi, pertanto non si parla di possibile degenerazione nel tempo.
Clinica
All'inizio della sintomatologia i fibromialgici non hanno sintomi depressivi, ma piuttosto comportamenti e convincimenti (che nel tempo rinforzano) che li fanno sentire dei delusi cronici, vittime di ingiustizie da parte del prossimo. Questo è verissimo, le loro storie parlano spesso di un disagio affettivo nella famiglia di origine, di abbandoni ed incomprensioni nel lavoro e negli affetti.
Poi man mano che il sintomo dolore si fa sentire maggiormente, comincia la ricerca delle cause girando da un medico all'altro e si realizza uno stato depressivo o ciclotimico: periodi brevi di relativo benessere che si inframezzano agli stati dolorifici acuti.
Ecco perchè in tutto il mondo con questi pazienti da sempre si usano gli anti-depressivi. Ma gli antidepressivi (vecchi o nuovi che siano) agiscono soltanto sul tono dell'umore consentendo ai fibromialgici di sostenere scarsamente la condizione dolorifica, sono invece i sintomi che accompagnano il dolore a rinforzare la convinzione di essere dei malati d'organo . Nella totalità dei casi però non c'è nulla di alterato a livello organico, le analisi e gli accertamenti strumentali diagnostici a cui si sottopongono sono nella norma. Ma il dolore e la sofferenza psichica sono veri, l'intera vita relazionale ne risulta parzialmente compromessa.
Ultimamente avrete letto sul Corriere della Sera che la fibromialgia non è più una malattia invisibile, che ci sono ricerche fatte con le tecniche di neuro-imaging che dimostrerebbero peculiari alterazioni neuro-chimiche. Ma non è così, le alterazioni riscontrabili a livello cerebrale rilevate dalla Spect, dalla RMN Funzionale e da altre metodiche di imaging, sono in realtà gli effetti e non la causa della fibromialgia. Gli stress cronici provocano le stesse alterazioni anche in soggetti non fibromialgici. Quindi capirete che parlare di malattia nella fibromialgia è una forzatura, nessuna malattia extra-psichica sparisce e ricompare a seconda dei cambiamenti climatici o dello stato psicologico del soggetto. Ma i fibromialgici sostengono di non avere alcun deficit psicologico. Sono fermissimi nel ribadirlo. Al più parlano genericamente di stress. Ovviamente, hanno spostato sul corpo tutte le sofferenze psichiche per cui non percepiscono il proprio disagio psico-affettivo. A seconda delle condizioni esterne stanno bene o male fisicamente, un po come i metereopatici (che in massima parte sono dei depressi). Addirittura si è postulata l'esistenza di due tipi di fibromialgia: PRIMARIA e SECONDARIA. Ma questa pseudo-classificazione non è credibile, perchè NON c'è nessuna malattia dimostrabile, c'è una condizione esistenziale dovuta a problematiche che nulla hanno a che vedere con la fisiopatologia medica, associata o meno ad altre patologie d'organo vere e dimostrabili. Non è rintracciabile alcun agente eziologico definito ed univoco, non c'è nemmeno un marker biochimico, NULLA. Si tratta solo di un insieme di sintomi mutuati da altre malattie.
L'aspetto più eclatante della fibromialgia è il dolore, ma i malfunzionamenti cognitivi non sono da meno: deficit della memoria a breve ma non a lungo, difficoltà a trovare e mantenere la concentrazione, repentini cambi d'umore al variare del tempo etc.
Da recenti sondaggi risulta che il 40 percento dei malati dell'area psicologica soffre anche di fibromialgia, un dato che fa riflettere... La condizione fibromialgica da qualche anno è una "malattia" sempre più spesso diagnosticata, anche se il paziente compie una via crucis per avere la diagnosi giusta. Colpisce prevalentemente le donne nella quasi totalità dei casi, in particolare la fascia di età dai 20 ai 55 anni. Non ci sono farmaci per curare il fibromialgico, ne funzionano le cure orientali e/o massofisioterapiche (agopuntura, shiatzu, chiropratica, osteopatia,Tens), in compenso il "mercato" offre una miriade di preparati erboristici e le cure più strane, addirittura la chirurgia. Ovviamente quello che si legge sui siti web e relativi forum, sono tutte "verità aggiustate" perchè sono gli stessi fibromialgici a scrivere e gestire questi siti. Sono una serie di copia/incolla fatti da altri siti e banalità a tutto spiano: fare nuoto,ginnastica dolce,yoga,alimentarsi correttamente,non sforzarsi troppo. I consigli della nonna, in pratica. Ma ci trovate anche una miriade di documenti medici , le famose pubblicazioni scientifiche che da comunicazioni di interscambio nella comunità medico-scientifica, si sono trasformate negli ultimi 40 anni in verità assolute. La gran parte di queste pubblicazioni sono a loro volta dei copia-incolla fatti dagli addetti ai lavori, che ne sfornano centinaia al mese e che servono a ricevere fondi e fare carriera. In ambito medico si fa carriera non in base alla bontà e qualità del proprio lavoro, ma in relazione a quante pubblicazioni vengono scritte. Si arriva al paradosso che medici che non vedono mai un paziente in carne ed ossa, siano relatori nei congressi dove si dibatte di ricerca e nuove cure. Poi ci sono i cosiddetti fibromialgici di professione, persone che pur di non mettersi in discussione, ai rapporti personali reali preferiscono il mondo virtuale di internet (non potrebbe essere altrimenti avendo costoro problematiche irrisolte nella vita di relazione). Sono determinati a raggiungere l'unico obiettivo che realmente gli interessa: ottenere dai Governi che la fibromialgia abbia lo "status di malattia riconosciuta ai fini previdenziali", in pratica ottenere sussidi e benefici di legge (invalidità parziale, esenzioni, legge 104, etc). Su questa base sono nate le associazioni di fibromialgici.
Conosciamo la storia di molti di loro: persone che non riescono a trovare un identità solida al di fuori della dimensione fibromialgica. Taluni ci provano ad adattarsi alla vita quotidiana, ma poi finiscono sempre col tornare nel mondo virtuale, chattando e navigando su internet per moltissime ore al giorno. Sono attivissimi nel costruire siti web, materiale propagandistico, gadget da vendere per raccogliere fondi per la ricerca. Resta un mistero come queste persone stiano ore ed ore davanti ad un computer pur lamentando dolori diffusi, quando è risaputo che lavorare al pc sia quanto di più deleterio per l'apparato muscolo-scheletrico. Altra cosa non chiara è dove finiscono i soldi che vorrebbero raccogliere e da destinare alla ricerca. Ricerca di cosa non è dato saperlo vista l'evidenza di essere affetti da problematiche neuro-endocrine e psichiche che loro stessi rifiutano di ammettere. Sono le regole del circo mediatico: farsi sentire per essere riconosciuti e superare il dilemma esistenziale che riguarda ogni essere umano. Noi in quanto associazione la pensiamo diversamente: il fibromialgico deve promuovere lui stesso i cambiamenti del suo modo di concepire la vita ed i rapporti con le altre persone. Va certamente aiutato con supporto farmacologico e con terapie specifiche, ma deve essere motivato e collaborativo. Bisogna puntare a farlo divenire consapevole dei propri problemi relazionali. Solo così le cose cambiano ed il dolore può cessare, ed infatti scompare in chi affronta una terapia integrata. Se si punta al compatimento, alla pensione di invalidità ed alla manipolazione di parenti ed affetti, è un pò difficile immaginare di uscir fuori da questa spirale dolore-disagio-disadattamento.
I DISTURBI SOMATOFORMI
I disturbi somatoformi sono sei: disturbo di conversione, disturbo di somatizzazione, disturbo somatoforme indifferenziato, disturbo algico, ipocondria, disturbo di dismorfismo corporeo. Essi sono accomunati da lamentele circa il proprio stato fisico e da preoccupazione somatica, entrambe non attribuibili ad una causa fisiologica o ad un altro disturbo mentale. I soggetti che ne sono affetti spendono moltissimo tempo per visite ed esami in ambienti medici e psichiatrici, e spesso questo porta a diagnosi errate da entrambe le parti. Nei disturbi somatoformi la causa dei sintomi fisiologici, che, ricordiamo, non sono né simulati né sotto il controllo volontario della persona, è di natura psicologica.
Disturbo di conversione: nel disturbo di conversione il soggetto presenta diversi sintomi somatici, generalmente riguardanti funzioni motorie o sensoriali volontarie; essi compaiono improvvisamente durante un evento o situazione stressante, e consentono alla persona di uscirne o comunque di evitare attività particolari non gradite. Un altro vantaggio secondario è dato dal fatto che per mezzo dei sintomi la persona riesce a concentrare su di sé l'attenzione di cui ha estremo bisogno, sino a tiranneggiare gli affetti più vicini (genitori,coniuge,figli etc). Questa tirannia tramite il comportamento fobico o evitante, viene esercitata condizionando e le proprie e le altrui scelte, sia le più banali (vacanze, eventi sociali,lo shopping,le gite fuori porta), sia quelle fondamentali, specie dei figli (orari,frequentazioni,scelta degli studi,progetti di coppia).
Esistono diversi tipi di disturbo di conversione, classificati a seconda della sintomatologia:
- disturbo di conversione con sintomi di tipo motorio;
- disturbo di conversione con attacchi epilettiformi o convulsioni;
- disturbo di conversione con deficit sensitivi;
- disturbo di conversione con sintomi misti.
Questi sintomi sono tali da suggerire un danno neurologico, ma le indagini cliniche non evidenziano alcuna disfunzione o alterazione a carico degli organi o del sistema nervoso. I soggetti quindi sono fisiologicamente normali, ma possono manifestare gravi sintomi quali cecità, paralisi, anestesia, afonia, anosmia (vedi glossario). Un ulteriore sintomo, il quale suggerisce la genesi psicologica del disturbo, risiede nel comportamento dei soggetti nei confronti delle proprie manifestazioni somatiche: essi appaiono sereni e non preoccupati o ansiosi di liberarsene, e non mostrano di metterle in connessione con le circostanze stressanti in cui hanno avuto inizio. I sintomi di conversione si manifestano generalmente durante l'adolescenza o nella prima età adulta, e anche se un episodio può terminare improvvisamente, la probabilità che il sintomo ricompaia, nella forma precedente o in una forma diversa, è molto alta.
Disturbo di somatizzazione: alla base di questo disturbo si trova una lunga storia di lamentele fisiche ricorrenti, che portano il soggetto a chiedere l'intervento e il consiglio dei medici, ma per le quali non è mai stata trovata alcuna causa organica, e, nel caso in cui essa sia stata trovata, le lamentele fisiche o la menomazione lavorativa e sociale sono sproporzionate. Spesso stanno benissimo in vacanza e poi al rientro riaccusano i sintomi precedenti. I sintomi possono essere molteplici e differenti, come sintomi dolorosi alla testa, alla schiena, alle articolazioni, sintomi gastrointestinali, sintomi sessuali e sintomi pseudoneurologici. Nelle diverse culture le tipologie di sintomi possono variare: ad esempio, sensazioni di bruciore alle mani o formicolio sotto pelle sono più frequenti nelle popolazioni dell'Asia e dell'Africa che non in Nord America.
Disturbo isterico: qui la discriminante è rappresentata dalla differente partecipazione emotiva del soggetto al disturbo stesso.
Forme miste: le più frequenti, tra cui la fibromialgia, difficili da districare sia in ambito clinico medico che psicologico.

;) DIAGNOSI E SINTOMI:dolori muscolari senza causa (da più di tre mesi) - colon irritabile con distensione addominale
insonnia o sonno non riposante - stanchezza, facile affaticabilità
rigidità e impaccio nel movimento al mattino alzandosi dal letto
crampi (soprattutto notturni) - sensazioni (parestesie) come formicolii, stilettate, intorpidimento - mal di testa -mal di mani e/o piedi gonfi - dolori al volto (confusi con patologie articolazione mandibolare) - dolori al torace - forti dolori alle braccia, ai polsi ed alle mani - ansia, depressione - alterazioni dell'equilibrio (senso di instabilità, di 'sbandamento') - senso di confusione o di stordimento - secchezza degli occhi, della bocca, della pelle - visione sfocata - temperatura alterata oppure alterata percezione di caldo e freddo - intolleranza al freddo oppure al caldo umido o tutti e due - ipersensibilità della pelle, della vista, dell'olfatto, dell'udito - vestibolite (infiammazione cronica del vestibolo vulvare) - intolleranza ai segnali luminosi tipo: monitor del pc, televisione etc - ricerca di posti ombreggiati
il dolore non passa con gli antidolorifici - il dolore è diverso da quello a cui si era abituati, i cambiamenti di stagione e del tempo innescano i sintomi di stress emozionali innescano o peggiorano i sintomi - disturbi del sonno (risvegli) o insonnia - attacchi di panico - Spasmofilia - Cistite interstiziale e/o recidivante - prostatite abatterica
[8)]TERAPIA
La fisioterapia non da benefici - La chiropratica non da alcun risultato - La Tecar neppure - La pedana vibrante non serve
I farmaci danno risultati per qualche mese - Gli antidolorifici danno un minimo sollievo - Gli oppiacei non sono efficaci
Il cortisone è controindicato - La CRM non da risultati
La psicoterapia da sola non risulta efficace - Nessun farmaco è stato scoperto per eliminare il dolore fibromialgico

Protocollo di cura 2008-2009
La premessa è il voler guarire e mettersi in discussione. In quanto al Dolore, nella fibromialgia è di tipo Centrale cioè un dolore diverso da qualsiasi altro tipo conosciuto che non risponde agli antidolorifici, nemmeno alla morfina, i nostri medici di riferimento dopo anni di sperimentazione clinica hanno messo a punto una metodica di cura efficace: il trattamento DUALFM ® .
Si viene sottoposti 6-8 sedute di laserterapia con due laser che lavorano a diverse lunghezze d'onda e diversa potenza, i quali irradiano dall'esterno alcuni punti del corpo, con l'ausilio di un anestesia topica (in crema) per rendere maggiormente confortevole il trattamento a chi lo richiede. Le aree su cui il laser viene puntato, sono alcuni punti dei nervi periferici, cioè i famosi tender-points dove viene modificato dal laser il segnale nervoso a livello della placca neuro-muscolare. E si viene seguiti costantemente nel tempo via-internet per avere sempre sotto controllo la situazione clinica senza obbligare le persone a spendere altro danaro. * DUALFM ® laser di cui è in corso la richiesta di brevetto internazionale di apparecchiatura elettromedicale.

Risultati (aggiornato al 20 dicembre 2008): risoluzione dei sintomi principali 80% entro 120 giorni dall'inizio della cura
Follow-up a 24 mesi delle persone trattate:il 77% è esente da ricadute (in pratica a due anni di distanza più del 60 percento è libero da sintomi).
Gli altri Centri, pubblici o privati, non hanno percentuali da riportare, semplicemente perchè non hanno risultati nella cura della Fibromialgia. Sembra, a detta dei pazienti, che non abbiano la più pallida idea su come trattarla, a parte prescrivere antidepressivi, antiepilettici e farmaci per il dolore neuropatico (che è ampiamente risaputo non funzionano affatto nel dolore fibromialgico).
Come abbiamo più volte affermato,ci sarà un motivo se arrivano persone da tutta Europa, anche dalla Svizzera e dalla Germania......Alla fine arrivano tutti, scettici e non. Portando con sè grossi faldoni contenenti referti di analisi,ricoveri, e prescrizioni varie. E raccontano storie di ordinaria follia, o meglio di incompetenza e superficialità professionale.

TESTIMONIANZE
E' impossibile riportare tutti i casi brillantemente risolti dalle equipe segnalate. Sottolineiamo il fatto che gran parte del merito va attribuito ai pazienti, i quali hanno compreso e seguito i consigli e le cure. Si sono affidati con coraggio (visto che una delle stimmate della fibromialgia è proprio la diffidenza). Il risultato li ha premiati come è giusto che sia, liberandoli da questa "strana malattia" . Ci sono stati anche degli insuccessi, pochi, laddove le condizioni familiari e sociali o la personalità, erano impossibili da gestire. Non si può trapiantare il cervello ad una persona ne cancellare totalmente il suo vissuto. Il fibromialgico è tale perchè non accetta che le sue problematiche dipendano dagli stati emozionali, non riesce a capire come da una sofferenza interiore si possano sviluppare sintomi identici alle malattie ben conosciute. Non si può curare chi è convinto di essersi ammalato senza aver capito nulla di se.
[:o)]


L’ AASS ETICA è un Centro Medico Specialistico ed Aiuto Psicologico, nel quale professionisti esperti offrono un servizio qualificato, aperto a tutti e facilmente accessibile grazie a costi contenuti (ticket SSN) e ridotti tempi di attesa.Non viene trattata la fibromialgia
Servizi alla cittadinanza
Visite mediche pediatriche
Visite mediche ginecologiche
Visite mediche neuro-endocrinologiche
Psicoterapia (cura della Depressione,Disturbi d'Ansia,
Disturbo Ossessivo Compulsivo,
Disturbi del Sonno,Disturbi somatoformi)
Consulenze psico-pedagogiche
Sostegno alla genitorialità
Workshop esperienziali
Interventi di prevenzione in ambito scolastico
Itinerari educativi
Corsi di aggiornamento e riqualificazione professionale
Seminari di approfondimento su argomenti di psicologia [:o)]


;)

L' A.A.S.S. è un Associazione di persone e di ex-malati fibromialgici iscritta al Registro Regionale del Lazio dal 1992, Settore Socio-Sanitario.
Sede Legale: Via Val D'Ala 160, 00141 Roma
Codice Fiscale: 96206920587
Presidente: Sig.ra Marcella Rosatelli
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Prenotazione Visite Fibromialgia
Al numero telefonico +339 333 -9607540 ... risponde la segretaria delle equipe mediche .
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ATTIVITA’
1992 — 1996
L’Associazione ha costituito un network di strutture sanitarie che ne condividono il fine solidaristico, oltre ad aver attivato un proprio ambulatorio ( sito nel quartiere Montesacro ), presso il quale opera un gruppo formato da 23 medici specialistici dei maggiori Ospedali della capitale, in forma volontaria e gratuita.
Una vera task-force nel campo della prevenzione. Questo tipo di organizzazione permette all’Associazione di fornire direttamente alla popolazione prestazioni medico-specialistiche di alto profilo, sia in forma gratuita a tutti coloro che abbisognano di assistenza e non possono provvedervi per indigenza, sia agli associati iscritti ai quali le prestazioni vengono erogate alle stesse tariffe del Servizio Sanitario Nazionale, ma con carattere di maggior tempestività ed efficienza e maggior rispetto della dignità del singolo, indipendentemente dalla condizione sociale e nazionalità degli aventi bisogno. Per tale motivo vengono particolarmente curati ed intensificati i rapporti di interscambio con l’ambiente scientifico universitario nazionale ed internazionale. La composizione del Comitato Scientifico dell’Associazione è arricchita dalla presenza di autorevoli cattedratici dell’Università di Roma e della Università LUISS, ad ulteriore conferma di tale orientamento.
L’Associazione non ha connotazione politica o confessionale particolari. Unico elemento differenziante è la specifica attenzione per quelle di nazionalità straniera che incontrano come prevedibile, difficoltà adattative maggiori. Negli anni 1992-94 alcune iniziative hanno caratterizzato in tal senso la nostra attività, in particolare la campagna di prevenzione e cura dell’osteoporosi ( Progetto Orchidea ), durata 6 mesi ha fornito un valido aiuto a 1125 donne della città di Roma. Nel 1995 è stato accentuato l’impegno verso le donne extracomunitarie dedicando ampio spazio alla prevenzione del tumore alla mammella, garantendo un supporto sia medico che psicologico, oltre che informativo.
Nel 1996 attuate due campagne di prevenzione: la prima dedicata al depistage delle malattie a trasmissione sessuale, la seconda di prevenzione ed educazione per combattere l’obesità ed i disordini della sfera alimentare al fine di ridurre il rischio cardiovascolare. E’ stato inoltre attivato un progetto di ricerca e cura per le donne in menopausa in collaborazione con le Università La Sapienza e di Tor Vergata che interessa 1000 donne della Regione Lazio della durata di 4 anni. Nel 1997 viene espletata un attività informativa e divulgativa sanitaria calibrata sulle esigenze della popolazione delle Scuole medie superiori del Comune di Roma.
ATTIVITA’ 1997 — 2007
In questi anni l’attività medica assistenziale specialistica è stata interrotta perché l’impegno è stato profuso in un Progetto di lungo respiro in collegamento con altre Associazioni e realtà istituzionali: formare cittadini più capaci e competenti . Attivare iniziative di educazione alla salute in campo oncologico al fine di formare cittadini più capaci e competenti nel risolvere autonomamente alcuni problemi di difesa della propria salute. Quindi si è cercato di accrescere le capacità del cittadino:
· di auto-tutelare la propria salute rispetto ai rischi provenienti dalle sue abitudini personali;
· di auto-tutelare la propria salute rispetto ai rischi provenienti dal suo ambiente di vita e di lavoro;
· di ricorrere in modo pertinente e critico ai servizi tecnico-istituzionali;
Migliorare l’assistenza sanitaria integrata
Obiettivo: rendere Operativo un sistema territoriale di assistenza integrata ed orientata al paziente al fine di migliorare la qualità dell'intero percorso terapeutico, migliorarne l'accesso e attuare l'azione sinergica di linee guida condivise;
· assicurare l'adozione di protocolli diagnostico terapeutici, scientificamente validati;
· garantire un approccio multidisciplinare rapido;
· organizzare le informazioni per creare una storia clinica del paziente;
· ridurre i costi di un basso o inefficiente utilizzo delle risorse disponibili.
ATTIVITA’ 2007-2008
Viene ripresa (sul territorio) l’attività sanitaria assistenziale diretta (medicina specialistica ambulatoriale). Una particolare attenzione viene posta nei confronti della salute mentale e psichica. Motivazioni e scopi da raggiungere: La Carta di Ottawa (Canada 1986)
La Promozione della Salute, nata nell’ambito dell’approccio medico-epidemiologico alla salute pubblica, ha subito profonde evoluzioni durante la seconda metà del secolo appena trascorso: da un’attenzione alle problematiche ambientali e sanitarie collegate alla salute si è passati, nel corso degli anni ’50-’60, ad un’attenzione ai comportamenti individuali con interventi di tipo educativo che vedevano il singolo individuo come principale artefice della promozione della propria salute.A partire dagli anni ’70, poi, l’attenzione si è spostata da semplici modelli centrati sullo studio dei fattori comportamentali di rischio personali da contrastare per raggiungere obiettivi di salute, ad una visione più ampia e sempre più orientata anche sul versante sociale e di comunità. La promozione della salute, pur essendo un concetto teorizzato in varie epoche storiche, è stato codificato nel 1986 dalla "Carta di Ottawa per la promozione della salute", a distanza di più di vent'anni costituisce un importante quanto attuale documento di riferimento per lo sviluppo di politiche orientate alla salute. La Carta di Ottawa, sottoscritta dagli Stati appartenenti all’Organizzazione Mondiale della Sanità, definisce la promozione della salute come il processo che consente alle persone di esercitare un maggior controllo sulla propria salute e di migliorarla.
Questa definizione implica:
la creazione di ambienti che consentano di offrire un adeguato supporto alle persone per il perseguimento della salute negli ambienti di vita e di lavoro, attraverso condizioni di maggiore sicurezza e gratificazione il rafforzamento dell'azione delle comunità che devono essere adeguatamente sostenute per poter operare autonome scelte per quanto riguarda i problemi relativi alla salute dei cittadini che vi appartengono il ri-orientamento dei servizi sanitari nella logica di renderli più adeguati ad interagire con gli altri settori, in modo tale da svolgere un'azione comune per la salute della comunità di riferimento. La promozione della salute mira soprattutto a raggiungere l'eguaglianza nelle condizioni di salute. Il suo intervento si prefigge di ridurre le differenziazioni evidenti nell'attuale stratificazione sociale della salute, offrendo a tutti eguali opportunità e risorse per conseguire il massimo potenziale di salute possibile. Questo comprende: un saldo radicamento in un ambiente accogliente, l'accesso alle informazioni, le competenze necessarie alla vita, la possibilità di compiere scelte adeguate per quanto concerne la propria salute.
Non è possibile conquistare il massimo potenziale di salute se non si è in grado di controllare i fattori che la determinano.
La salute è un bene essenziale per lo sviluppo sociale, economico e personale, ed è aspetto fondamentale della qualità della vita. I fattori politici, economici, sociali, culturali, ambientali, comportamentali e biologici possono favorirla così come possono lederla. Anche gli individui e i gruppi possono diventare soggetti attivi nel perseguimento di uno stato di buona salute quando sono in grado di identificare e realizzare le proprie aspirazioni, di soddisfare i propri bisogni, di modificare l'ambiente o di adattarvisi. La promozione della salute non è responsabilità esclusiva del settore sanitario, dovendo coinvolgere anche i settori che influiscono sulla salute stessa con un approccio definito “intersettoriale” che preveda, cioè, l'intervento, la collaborazione e il coordinamento di settori diversi dalla sanità (istruzione, cultura, trasporti, agricoltura, turismo, ecc.) per realizzare iniziative in grado di migliorare lo stato di salute della popolazione. Essa porta il problema all'attenzione dei responsabili delle scelte in tutti i settori, a tutti i livelli, invitandoli alla piena consapevolezza delle conseguenze sul piano della salute di ogni loro decisione, e a una precisa assunzione di responsabilità in merito. La promozione della salute mentale è da considerarsi un ambito particolare della promozione della salute, più complesso di altri e di definizione ed individuazione meno immediata per numerosi motivi. Il costrutto “salute mentale” appare immediatamente complesso e controverso; numerose teorie psichiatriche e psicologiche tentano di definirlo, ma appare chiara la maggior difficoltà di effettuare una precisa demarcazione fra normalità e patologia in salute mentale, rispetto all’ambito della salute fisica. Inoltre la dimensione fortemente soggettiva della salute mentale, la forte correlazione fra il contesto familiare e sociale ed economico contribuiscono a creare questa complessità.In virtù di queste considerazioni sulla complessità della promozione della salute mentale, si evince come le indicazioni dell’OMS verso la necessità di un approccio multi- dimensionale che superi la semplice strategia dell’individuazione e della lotta ai fattori di rischio, per situarsi ad un livello di intervento che contempli una lettura più ampia del fenomeno, sia assolutamente imprescindibile in questo ambito. Quando non è possibile discernere con chiarezza l’origine di un disturbo, quando l’eziologia rimane nascosta tra le pieghe dei rapporti fra la sfera psichica, la sfera biologica e quella sociale dell’esistenza, anche le modalità messe in atto per prevenirne l’insorgenza non possono agire ad uno solo di questi livelli.


Domande frequenti
Ma allora la fibromialgia è una malattia reumatica si o no ?
Scusate se vi rispondiamo con un altra domanda: ma ancora credete alla Befana ? Ancora non vi è chiaro il meccanismo che determina ed innesca i dolori ?
Siete convenzionati con la Mutua ?
No.
Conoscete il nuovo farmaco per la fibromialgia,il milnacipram ?
Certamente, anche perchè si tratta di un farmaco che è in pratica è il Cymbalta® modificato in una sua parte molecolare. Ora come nel caso del Lyrica® tutti ne parleranno e lo useranno.In realtà e' una molecola del 1997 uscita in commercio con il nome di IXEL® per la cura della depressione moderata. Viene ora proposto per trattare il dolore fibromialgico.

E' un day-hospital ? Quanti giorni debbo fermarmi per fare gli esami ? Non è un day-hospital , verrete visitati in ambulatorio, quindi non c'è ricovero. Chi sono e cosa fanno i medici che mi visiteranno? Tutte le prime visite vengono effettuate dal Coordinatore delle due equipe mediche . In caso di necessità verrete visitati da uno degli altri medici specialisti (tutti medici ospedalieri o universitari). [8)];)
spondilite anchilosante , artrite reumatoide dal 1994, problemi neuro urologici dal 1994, calcolosi renale 2008, vari interventi chirurgici dal 1996 vari e vari int nms vr e 2 nmp - ultima novembre 2008 pn; problemi vascolari; fibromialgia 2009 ATTENZIONE!!! qualsiasi consiglio medico da me fornito Va vagliato con il proprio medico di base , mai fare di testa propria! grazie

giannalinda
18-03-2009, 10:03 PM
NEWS VARIE...

Cancro alla prostata, arriva la chirurgia ultrasoft
L'organo verrà rimosso con un'unica incisione dall'ombelico
oggi, 18 marzo 2009
Chirurgia sempre piu' 'soft' contro il cancro alla prostata. L'ospedale Sacco di Milano annuncia il primo intervento italiano di prostatectomia radicale (rimozione completa) da una singola porta ombelicale: l'organo malato viene estratto attraverso un'unica incisione di soli 25 millimetri all'ombelico, abbattendo al minimo i tempi di ricovero.
"La tecnica e' un'evoluzione della laparoscopia convenzionale -spiega in una nota Franco Gaboardi, direttore dell'Unita' di urologia dell'ospedale Sacco di Milano- resa possibile grazie a un'innovazione tecnologica chiamata Triport* che permette l'introduzione di tre strumenti chirurgici da un'unica incisione cutanea. E' intuitivo immaginare come, oltre all'indubbio vantaggio estetico, si riducono ancora il dolore post-operatorio, i tempi di ripresa e di conseguenza la degenza ospedaliera. Il paziente sottoposto a tale procedura puo' andare a casa tre giorni dopo un intervento che fino a pochi anni fa richiedeva molti giorni di ospedalizzazione - sottolinea l'esperto - ritrovandosi un'incisione ombelicale di 25 millimetri da cui viene estratta la prostata e un'incisione di 5 millimetri per il drenaggio", afferma. L'avvento di approcci chirurgici sempre meno invasivi come la laparoscopia, la chirurgia robotica e ora la 'single port', puntualizza Gaboardi, "ridurranno l'impatto psicologico di trattamenti demolitivi, purtroppo spesso necessari, contro patologie importanti come il cancro della prostata, della vescica, del rene" e contro "altre patologie chirurgiche", precisa l'urologo.;)

;)Allarme tubercolosi ossea in Sicilia. Già 30 i casi dall'inizio dell'anno - i Melinda Zacco- 6 marzo 2009
Tubercolosi ossea in aumento in Sicilia. Denominata anche tisi o in sigla TBC, è una malattia infettiva causata da micobatteri, in particolare dal Mycobacterium tuberculosis, chiamato anche Bacillo di Koch. L’Associazione Nazionale per le Infezioni Ossee lancia l’allarme per il serio incremento della malattia negli ultimi periodi. “Già dai congressi SIOT (Società Italiana Ortopedia e Traumatologia) gli addetti ai lavori – dice Girolamo Calsabianca, presidente ANIO - hanno lanciato l’allarme a causa del continuo e incontrollato flusso d’immigrati ritenuti i portatori principali del problema.Nei prossimi giorni la A.N.I.O.- O.N.L.U.S. formalizzerà un atto ufficiale al Ministro della Salute per attivare dei percorsi comuni d’informazione nel territorio offrendo la disponibilità della rete e accelerando i processi di tutela”. Circa 30 sono già i casi censiti dalla A.N.I.O.- O.N.L.U.S. dall’inizio dell’anno, finiti nella rete di assistenza dell’Associazione e orientati nell’immediato presso i centri altamente specializzati. “Mostriamo serie preoccupazioni – dice Calsabianca - per tutti coloro che continuano a girovagare per le strutture ospedaliere senza una corretta diagnosi e con terapie empiriche che mettono a serio rischio i soggetti sani”. Il numero verde 800 688 400 garantisce la linea diretta con i centri altamente specializzati in Italia.[8)]

;)Stop ai termometri al mercurio
Addio al vecchio termometro al mercurio.
Dal 3 aprile 2009 entra in vigore un Decreto Ministeriale che recepisce una normativa europea e che colpisce tutti gli strumenti di misurazione prodotti con il mercurio. L’obiettivo è evitare ulteriori danni ambientali causati dalla sostanza che ha già contribuito ad arrecare seri danni all’ambiente marino e un progressivo avvelenamento da mercurio in numerose specie ittiche.
Dunque addio al vecchio strumento di misurazione, i nuovi termometri saranno costruiti in altro modo. Se ne abbiamo ancora qualcuno in casa dovremo liberarcene (così come non dobbiamo separarci dai barometri a mercurio o altri sistemi di misurazione a mercurio costruiti più di 50 anni fa) ma attenzione a non gettarlo nella spazzatura perché, anche in questo caso, si contribuirebbe all’inquinamento ambientale: il mercurio è una sostanza tossica che non si degrada e contamina l’ambiente circostante: i vecchi strumenti dovranno essere, quindi, consegnati alle farmacie o gettati nelle piazzole ecologiche. Usiamo, dunque, ancora un po’ il vecchio caro termometro a mercurio ma dal prossimo mese in vendita non lo troveremo più e dovremo scegliere se usare uno tra i più avanzati sistemi di misurazione (digitale o a infrarossi) oppure optare per un “fratello” del termometro tradizionale che sostituisce al mercurio una lega di Gallio, Indio e Stagno del tutto naturale.
Ma finché il termometro a mercurio viene ancora utilizzato vale la pena sapere cosa fare nel caso in cui dovesse rompersi. Fortunatamente la quantità di mercurio presente nei termometri è relativamente bassa, e anche se viene ingerito, inalato e toccato non comporta un serio rischio per la salute dell’ambiente o per quella dei bambini, a meno che non siano allergici al mercurio e allora è il caso di chiamare il medico. Alcune precauzioni da adottare in caso di rottura dello strumento esistono, però, ed è bene conoscerle: non utilizzare scopa ed aspirapolvere per raccogliere i piccoli pezzi di vetro ma indossare guanti usa e getta e far scivolare il mercurio e il vetro su fogli di carta o usando del nastro biadesivo; non buttarlo nel lavandino o nella pattumiera ma chiuderlo in un contenitore non metallico e gettarlo in discarica o in farmacia; non lavare con detersivi tipo cloro o ammoniaca che, uniti al mercurio, possono sviluppare vapori tossici, aprire subito le finestre per areare gli ambienti.[8)];)

;) Vi presento l’endometriosidi Lisa Perni (Lisa72) postato alle 15:30 del 18 marzo 2009 -
Quello che SO DI ME è che soffro spesso di dolori mestruali,di un dolore al basso addome, di disturbi ciclici urinari o …
Come ho già avuto modo di scrivere la rete ha molti aspetti positivi e, tra questi, quello forse più importante è quello di utilità sociale: le iniziative a sostegno di qualche associazione impegnata nell’aiutare a vario titolo e in vari modi diversi soggetti possono diffondersi a macchia d’olio proprio per il carattere di immediatezza e universalità che ha la rete e, con lo stesso criterio, è facile imbattersi, soprattutto per caso, in una di queste iniziative e, come quando si apre una porta in una città nuova, scoprire un mondo inaspettato. INTERNET E’ ANCHE IL BENE - Diversi mesi fa sono capitata in questo blog “Canto XXXV-Inferno” e ho scoperto il mondo delle donne affette da Endometriosi attraverso le parole di Veronica Prampolini e delle donne che si confrontano con lei. A sostenere Veronica in questo suo impegno sociale c’è un’associazione di pazienti APE ONLUS che senza fini di lucro cerca di dare conforto e sostegno alle donne affette da endometriosi. Se siete stati al cinema in una delle sale cinematografiche della catena Warner Villagenella nella settimana dal 9 al 16 marzo dovreste aver visto un trailer “Quello che non so di me” che fa parte dell’omonima campagna promossa dal Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali grazie all’impegno ed alle sollecitazioni dell’Azienda Ospedaliera S. Andrea di Roma. Le donne affette da endometriosi in Italia sono 3 milioni. Nel mondo, 150 milioni. Ad oggi non si conoscono le cause e non esiste cura definitiva. Vorrei farvi raccontare da Veronica quello che non sappiamo dell’Endometriosi. E’ difficile spiegare in poche parole e, soprattutto, senza annoiare il lettore che tipo di malattia sia l’endometriosi. E’ una malattia sicuramente troppo diffusa e troppo poco conosciuta. Colpisce la donna in età fertile intaccandone la sua quotidianità e la sua femminilità. La diagnosi spesso giunge tardiva. I dottori stessi non sempre ne riconoscono i sintomi, confondendoli con colon irritabile o isteria psicologica. E’ una malattia subdola perché si annida tra i luoghi comuni: “è normale avere dolore durante il ciclo mestruale” e ancora: “devi cercare di stare tranquilla e rilassarti, quando meno te l’aspetti vedrai che riuscirai ad avere un bambino”. E mentre una donna cerca di stringere i denti ogni mese, l’endometriosi, ad ogni ciclo mestruale, si manifesta rovinando i nostri organi interni: intestino, vescica, tube, ureteri, utero, ovaie, reni. Quindi l’endometriosi è una malattia che causa dolore? Da qui il titolo del tuo libro Canto XXXV Inferno? Nel 30% dei casi l’endometriosi è asintomatica. Può sembrare un fatto positivo, in realtà in questo modo l’endometriosi riesce ad agire in silenzio e a causare gravi danni senza che la donna se ne accorga. Io rientro in questo 30%. Mi sono accorta di essere affetta da endometriosi perché dopo anni di tentativi e di visite in cui mi si diceva che non c’era nessun tipo di problema, continuavo a non riuscire a rimanere incinta. In Canto XXXV Inferno, racconto la mia esperienza personale cercando di dare voce soprattutto alle donne con endometriosi dolorosa e invalidante. Me le sono immaginate in un girone dantesco, piegate, inginocchiate e mortificate nella loro giovinezza.
Come è stato accolto questo libro tra le donne affette da Endometriosi? Con lacrime, dolore e condivisione. Fui la prima a stupirmi del riscontro che ebbe questo libro fin dai primi giorni che uscì. Non mi resi conto di aver raccontato con le mie parole anche la storia di tutte le altre donne che vivono con me giorni difficili. Il libro ben presto è diventato uno strumento per far conoscere l’endometriosi anche ai nostri familiari parenti e amici.
Grazie al blog nel quale raccolgo le testimonianze delle donne affette da endometriosi, abbiamo insieme conosciuto sentimenti come l’empatia e la condivisione. Ci siamo prese per mano virtualmente e non solo, e insieme, cerchiamo di sopportare il peso di questa malattia con il sorriso.
Ora a distanza di quasi due anni cosa è cambiato nel tuo rapporto con la malattia? Credo che se dovessi riscrivere oggi, Canto XXXV Inferno, forse non sarebbe tanto incentrato sulla mancata maternità. Per me endometriosi, è sì sterilità, ma è soprattutto malattia. La prima volta che il mio ginecologo pronunciò la parola “endometriosi” ebbi paura di non riuscire a memorizzarla nel tragitto ambulatorio-casa. Volevo assolutamente cercare informazioni su internet.
Trovai in rete un’associazione di pazienti affette da endometriosi.
Scrissi per ottenere conforto e rassicurazione. Non ebbi mai risposta. Poi il caso volle che un’altra associazione di pazienti, l’APE Onlus con sede nella mia stessa città, rispose immediatamente ad una mia mail e da quel momento per me vivere la malattia è stato meno difficile. Non ero più sola. Non ero più disinformata. Oggi il mio tempo libero è dedicato alle donne come me, perché non si sentano sole e abbandonate. Io non ebbi mai risposta ed è per questo che chi si rivolge a me, una risposta l’avrà sempre.
Progetti futuri?
Un secondo e ultimo libro dal titolo: “Condividendo. Lacrime e sorrisi nell’endometriosi.” Questa volta scritto con l’aiuto di persone “coinvolte nei fatti”: dottori, psicologhe, mariti, pazienti. Tanti punti di vista raccolti insieme. Tanti spunti per riflettere sulla malattia e per trovare la propria strada verso l’accettazione. Poi pian piano, senza con questo abbandonare il mio impegno e le mie donne, vorrei tornare alla mia vita di prima … vorrei provare a riscrivere dei nuovi sogni da realizzare e a dare un ritmo più lento e sereno alle mie giornate. Perché ora, so che posso farlo.;);)ARTICOLI DA VIRGILIO SALUTE...
spondilite anchilosante , artrite reumatoide dal 1994, problemi neuro urologici dal 1994, calcolosi renale 2008, vari int. chirurgici dal 1996 compresi interventi di nms ed nmp; problemi vascolari; fibromialgia 2009 ATTENZIONE!!! qualsiasi consiglio medico da me fornito Va vagliato con il proprio medico di base , mai fare di testa propria, grazie!

giannalinda
19-03-2009, 12:03 AM
DA DICA 33...RUBRICA MEDICA...

Nefrologia
Ultimo aggiornamento: 13/03/09

Nefropatia, giocare d’anticipo

In Italia si stimano oltre due milioni di persone che soffrono, spesso senza saperlo, di danni renali, danni che, quando aggravati, mettono a rischio di complicanze cardiovascolari, di dialisi, di trapianto. L’incidenza delle malattie renali aumenta con il crescere dell’età, ma anche per fattori di rischio come ipertensione, diabete, obesità, colesterolo alto e fumo, e la progressione è lenta e subdola per cui spesso la scoperta è a danno avanzato: prevenzione e diagnosi restano perciò fondamentali, a fronte di concreti progressi terapeutici. Queste le ragioni della Giornata mondiale del rene, il 12 marzo, e della Campagna di prevenzione promossa da SIN e SIR (Società Italiana di Nefrologia e Fondazione Italiana del Rene) con il sostegno di Amgen Dompé, con visite gratuite in 65 piazze italiane, Nefrologie aperte, screening in scuole superiori. “Il problema, nel mondo, è che le malattie renali sono sempre più frequenti, si pensi che nel 2010 si prevedono due milioni di pazienti in dialisi cronica, mentre la gente non è informata in materia, come ha mostrato anche un’indagine italiana d’inizio anno” commenta, alla presentazione della Giornata, Vittorio Andreucci, ordinario di Nefrologia dell’Università Federico II di Napoli e presidente FIR.
Pressione da controllare
In Italia ci sono 6.000 nuovi casi di dialisi all’anno, e rispetto alla valutazione di 200 nuovi casi per milione di persone (340 negli Stati Uniti) il dato dovrebbe essere più alto. C’ è anche il risvolto economico, dato che il trattamento sostitutivo dell’insufficienza renale arriva al 5% della spesa sanitaria nazionale. “La prevalenza italiana delle malattie renali è elevata: si calcola che circa il 10% della popolazione ne abbia una cronica, con perdita cioè di più di metà della funzione renale data dalla filtrazione di 60 ml/sangue al minuto contro i 120 normali (stadio 3 su cinque stadi di gravità, dei quali l’ultimo richiede dialisi o trapianto)” sottolinea Antonio Dal Canton, ordinario di Nefrologia dell’Università di Pavia e presidente SIN. Il tema di quest’anno della Giornata è “Tieni sotto controllo la pressione”: i reni infatti contengono gomitoli di capillari (i glomeruli) che filtrano il sangue e l’ipertensione danneggia i vasi, come avviene a livello cardio e cerebrovascolare; in senso opposto, i reni malati causano a loro volta ipertensione. Primi segni di potenziali problemi per i reni sono l’ipertensione, la perdita di proteine nelle urine (proteinuria) e il diabete, che però sovente non causano disturbi e restano inosservati, mentre si possono correggere e curare, prevenendo danni irreversibili. “La diagnosi precoce di nefropatia è essenziale perché interventi di prevenzione e terapia possono rallentare o arrestare la progressione” spiega Dal Canton. “Bastano semplici esami come creatinina e proteine nel sangue, e nelle urine, proteinuria, ematuria, peso specifico; importante naturalmente misurare periodicamente la pressione. I sintomi invece sono spesso generici, come stanchezza eccessiva, inappetenza, nausea, minzioni frequenti e soprattutto notturne, urine scure, edema alle gambe”.

No a obesità e fumo, meno sale
Le buone regole della prevenzione sono controllare la pressione, la colesterolemia e la glicemia, fare l’esame delle urine almeno annualmente, mantenere il peso ideale, non fumare, alimentarsi con poco sale, curarsi in particolare per ipertensione, aterosclerosi, diabete e obesità, consultare il medico se c’è familiarità per malattia renale o se ci sono sintomi sospetti come quelli citati. “I dati di 17.000 soggetti osservati dalla prima Campagna di prevenzione nel 2004” riprende Andreucci “ hanno indicato invece che il 20% era iperteso (pressione uguale o maggore di 140/90 mmHg) e che il 14% presentava proteinuria, in entrambi i casi senza saperlo. E che l’informazione sulle malattie renali sia scarsa lo attesta l’indagine Gfk Eurisko per Amgen Dompé, nella quale il 56% ha risposto erroneamente che danno sempre sintomi, il 49% di coloro che sapevano cosa fosse l’insufficenza renale (89% dei 1400 soggetti intervistati) ha detto che non si può fare nulla per prevenirla, il 19% ha affermato di averne sentito parlare dal medico contro il 70% dai media”. Da questo l’utilità della Giornata e della Campagna. Le iniziative per il 12 marzo sono il Progetto Camper insieme con la Croce Rossa in 65 città, con controllo gratuito di pressione ed esame urine; il Progetto Scuole medie superiori per gli stessi controlli tra gli studenti; le Nefrologie aperte sempre per esami e informazioni; la distribuzione (anche attraverso medici di famiglia) di 62.500 opuscoli dal titolo “conoscere i reni”. Informazioni sui siti SIN e FIR, cioè www.sin-italy.org e www.fondazioneitalianadelrene.org. Elettra Vecchia
Fonti
Conferenza stampa “Cura la salute dei tuoi reni”, Milano 2 marzo 2009.;););););)

[8)]Urologia
Ultimo aggiornamento: 25/06/08
Stili di vita salva-prostata

La progressiva identificazione di geni implicati nello sviluppo di malattie (ce ne sono anche di protettivi) potrebbe essere letta da alcuni in chiave di scarsa utilità della prevenzione, come alibi per non cambiare stili di vita poco sani. Invece è sempre più evidente che la genetica da sola non basta, conta l’interazione dell’ambiente e cioè dei fattori esterni, che decidono se si attiverà o disattiverà un determinato processo, o almeno sono in grado di modularlo. Una nuova dimostrazione esemplare nei risultati viene da una ricerca californiana, nella quale una decisa modifica dei comportamenti alimentari e d’altro tipo in uomini con tumore prostatico indolente a basso rischio ha prodotto gli attesi miglioramenti fisici e metabolici, ma ha anche mostrato di “spegnere” un folto gruppo di oncogeni e di accenderne altri invece benefici. In un’altra ricerca, sempre californiana, si sono viste le implicazioni delle stesse famiglie di geni dannosi e della restrizione energetica (in pratica una dieta ipocalorica) nella diversa resistenza di cellule sane o tumorali a stress ossidativo o chemioterapia.
Dieta, gestione dello stress, esercizio
L’epidemiologia ha già messo in luce che l’incidenza del cancro della prostata è molto inferiore nelle popolazioni con alimentazione povera di grassi e prevalentemente vegetale, così come alcuni studi hanno mostrato che misure dietetiche e comportamentali in uomini con il tumore in stadio precoce possono diminuire l’antigene prostatico PSA o rallentarne l’aumento, risultando potenzialmente terapeutiche. Un aspetto importante da chiarire anche perché, in molti malati con la forma indolente sottoposti a screening per il PSA a lungo termine, non si rileva lai progressione della malattia, tanto che non si ritiene necessario trattarli ed esporli così a effetti indesiderati. Lo studio GEMINAL (Gene Expression Modulation by Intervention with Nutrition and Lifestyle) ha voluto approfondire le conseguenze di modifiche intensive dello stile di vita rispetto all’espressione dei geni prostatici in uomini appunto con il tumore indolente a basso rischio, selezionati in modo da minimizzare la possibilità di malattia metastatica. I trenta partecipanti, età media 62 anni, che non avevano voluto sottoporsi nell’immediato a chirurgia o radioterapia od ormonoterapia, mentre erano sotto sorveglianza rispetto alla progressione del tumore, hanno partecipato a un programma completo che prevedeva cibi poveri di grassi (l’11,6% delle calorie totali), integrali e di base vegetali, tecniche di gestione dello stress, esercizio moderato in forma di cammino quotidiano (3,6 ore a settimana). Dopo tre mesi si sono andati a vedere gli effetti, analizzando anche materiale genetico (RNA) estratto dalle agobiopsie prostatiche.
Possibile nuova strategia per la chemio
Com’era nelle attese questo regime ha prodotto un significativo miglioramento di fattori negativi, cioè riduzione dell’indice di massa corporea, della pressione sistolica e diastolica, della lipidemia, della circonferenza vita; calo non significativo per la trigliceridemia e la proteina C-reattiva; diminuito significativamente anche il distress psicologico e migliorato il benessere psicologico legato alla qualità della vita. Non solo: si è dimostrata una sotto-regolazione di 453 geni coinvolti nella modulazione di processi critici per l’oncogenesi, implicati nel metabolismo, nel trasporto e nella fosforilazione di proteine. Per esempio oncogeni della famiglia RAS oppure, come visto in analoghi studi su obesi, geni legati all’IGF-1 (fattore di crescita insulino-simile), o geni del metabolismo dei carboidrati. Inoltre è risultata una sovra-regolazione, di carattere positivo, di altri 48 geni. Modulare l’espressione genica agendo sullo stile di vita sembra dunque possibile. A questo si ricollega la seconda ricerca californiana, per sondare l’ipotesi che una dieta meno calorica potesse proteggere cellule normali ma non cellule tumorali da un elevato stress ossidativo o dalla chemioterapia. In diversi animali, in mancanza di geni equivalenti agli oncogeni umani delle famiglie RAS e IGF1, si è vista un’associazione tra longevità e migliore resistenza allo stress; quest’ultima si è vista anche in esperimenti che valutavano l’effetto sull’organismo delle restrizioni caloriche. Gli autori statunitensi hanno verificato che le cellule “affamate” e sane erano fino a mille volte più protette, ma non quelle malate. Una possibile futura strategia potrebbe basarsi su nuove chemioterapie che generano alti livelli ossidativi in combinazione con la minore resistenza allo stress delle cellule cancerose determinata dalla dieta.
Elettra Vecchia
Fonti
Ornish Dean et al. Changes in prostate gene expression in men undergoing an intensive nutrition and lifestyle intervention. PNAS june 17, 2008; 105 (24): 8369-74
Raffaghello L et al. Starvation-dependent differential stress resistance protects normal but not cancer cells against high-dose chemotherapy. PNAS june 17, 2008; 105 (24): 8215-8220 ;)[:o)][8)]

[:o)] Urologia
Ultimo aggiornamento: 4/04/08
Incontinenza da definire la tipologia...
L'incontinenza urinaria è un disturbo piuttosto frequente nella popolazione femminile, che riguarda in funzione delle casistiche fino al 55% delle donne. Se l'esito è alla fine lo stesso, cioè l'emissione involontaria di urina, le cause sono diverse e, a seconda della causa è possibile attuare interventi efficaci. A oggi si conoscono diverse forme di incontinenza: da sforzo, da percezione continua dello stimolo, che tecnicamente si chiama anche mitto urgente, una forma mista, che comprende le due precedenti, l'incontinenza da superflusso, dovuta alla pressione dell'urina all'interno della vescica dopo che questa si è distesa al massimo della capacità e che di norma è dovuta alla presenza di un'ostruzione, per esempio il prolasso degli organi interni della pelvi. Infine vi è l'incontinenza funzionale, spesso dovuta a deficit cognitivi o a difficoltà motorie, ma che non è detto che si accompagni a problemi delle basse vie urinarie (è evidente che se una persona ha forti difficoltà a camminare è possibile che non riesca a trattenersi fino a raggiungere il bagno).
Anche un test semplice è utile
Anche senza ricorrere ai test urologici più complessi, anche la visita da parte del medico di medicina generale, ricorda un articolo della rivista statunitense JAMA, può arrivare a identificare correttamente la natura del disturbo. Per cominciare, aiuta molto la stessa epidemiologia: le più frequenti sono l'incontinenza da sforzo, il mitto urgente e quella mista; inoltre, nelle donne più giovani, dalla mezza età a scendere, la più frequente è la forma da sforzo, con circa i due terzi dei casi. Col crescere dell'età, invece, aumenta la frequenza del mitto urgente e nelle più anziane questa forma e quella mista costituiscono fino ai tre quarti dei casi diagnosticati. Detto questo, distinguere tra le due forme, anche prima della visita dello specialista è fattibile, anche attraverso alcune domande ben poste. Per esempio chiedere se le perdite si verificano quando si tossisce o si starnutisce, o quando si sollevano dei pesi. Una risposta affermativa è predittiva del fatto che si tratti di incontinenza da sforzo: così come è indicativa del mitto urgente la risposta affermativa alla domanda se le perdite sono precedute o accompagnate da uno stimolo particolarmente forte. Ovviamente sono stati sviluppati diversi questionari che consentono di distinguere anche situazioni meno nette. Un altro aspetto da valutare è la quantità delle perdite: nell'incontinenza da sforzo sono generalmente contenute, mentre sono più abbondanti nel mitto urgente; tuttavia è evidente che la quantità di urine perse durante un episodio di incontinenza dipende anche da altri fattori come la quantità di urina presente nella vescica. Peraltro, sulla base dei questionari è assai più facile individuare con certezza la presenza del mitto urgente, mentre per l'incontinenza da sforzo il valore è inferiore, soprattutto se si hanno risposte negative.
Attenzione nella terza età
Già più utile, in questi casi è attuare un semplice test che consiste nel far tossire la paziente o nel farle praticare la manovra di Valsalva, che consiste nell'espellere aria dai polmoni tenendo chiusi naso e bocca. In questo caso se il test è positivo, si ha la perdita, è molto probabile che vi sia un incontinenza da sforzo, resta però il fatto che un'eventuale assenza di perdite durante il test non la esclude. L'esame ginecologico standard, per il controllo della pelvi, e del tono dei muscoli del pavimento pelvico è senz'altro utile, soprattutto per verificare se l'incontinenza non possa essere dovuta a un prolasso. Massima attenzione, comunque, va posta quando si tratta di donne molto anziane e quando si sospetta che possa trattarsi di incontinenza da superflusso. Infatti, i trattamenti standard del mitto urgente possono essere controproducenti e condurre alla ritenzione.
Sveva Prati
Fonti
Holroyd-Leduc JM et al. What Type of Urinary Incontinence Does This Woman Have? JAMA. 2008;299(12):1446-1456.[:o)]

[B)] Urologia
Ultimo aggiornamento: 02/07/08
Screening per l’attesa
Le infezioni delle vie urinarie sono tra quelle più comuni: dalla cistite, alla meno frequente e più grave pielonefrite che coinvolge i reni fino alla batteriuria asintomatica cioè batteri nelle urine in assenza di sintomi. Quest’ultima, molto diffusa, è però un caso un po’ diverso in quanto può preoccupare a certi livelli e in determinate situazioni, per cui l’opportunità dello screening e del trattamento è da valutare a seconda dei soggetti. Sul monitoraggio della batteriuria asintomatica sono appena state emesse raccomandazioni statunitensi, che in sostanza dopo una sistematica analisi delle evidenze sui rischi e benefici riconfermano quelle precedenti del 2004. In assenza di nuovi dati che giustifichino modifiche, si riafferma prima di tutto la necessità dello screening precoce nelle donne in gravidanza, per le quali è documentata l’associazione con rischi quali una maggiore incidenza di pielonefrite e per i nascituri un basso peso alla nascita.
Rischio di basso peso alla nascita
L’esame per la batteriuria asintomatica si considera innanzitutto positivo per valori di microrganismi pari ad almeno 100.000 CFU (Unità Formanti Colonie) per millilitro, di una o più specie batteriche, una concentrazione da ritenere significativa. La presenza di batteri nelle vie urinarie, al limite risalenti ai reni (cosa non limitata alla pielonefrite, ma che può accadere anche nella cistite e nella batteriuria), è favorita da situazioni anatomico-fisiologiche e patologiche. La batteriuria asintomatica è più frequente nelle donne, nelle gravide, negli anziani, nei cateterizzati, negli incontinenti, nei diabetici, in malati di calcolosi o di tumori, in portatori di anomalie anatomiche. In particolare sono soggette le donne in gravidanza, nelle quali l’aumento di volume dell’utero e i cambiamenti ormonali riducono il tono muscolare dell’uretere e rallentano il deflusso delle urine; rischi collegati sono la gestosi che è un’ipertensione gravidica, il basso peso alla nascita del bambino e il parto prematuro. Nella batteriuria asintomatica sono assenti la febbre, che è invece comune nella pielonefrite, i disturbi minzionali come lo stimolo frequente talvolta con dolore addominale tipici della cistite, i leucociti e i nitriti nelle urine che invece sono presenti in entrambe. Quanto ai batteri coinvolti, nelle infezioni delle vie urinarie sono prevalenti le Enterobatteriacee e tra queste nettamente l’Escherichia coli, possono essere implicati anche altri germi come Proteus, Klebsiella, Pseudomonas, Stafilococchi. Tra l’altro la batteriuria non indica necessariamente un’infezione urinaria, il risultato di un’urinocoltura va valutato considerando anche la possibilità di una contaminazione batterica durante la raccolta del campione, ma in questo caso in genere sono in causa germi diversi.
Associazione con infezioni sintomatiche
Nelle gestanti viene quindi raccomandato per l’individuazione della batteriuria asintomatica di eseguire l’urinocoltura tra la dodicesima e la sedicesima settimana, oppure in occasione della prima visita ginecologica prenatale. Nelle donne non in gravidanza e negli uomini, invece, non c’è raccomandazione allo screening. Si afferma infatti che ci sono evidenze convincenti sul fatto che il riconoscimento della batteriuria asintomatica e il relativo trattamento con antibiotici riduca significativamente l’incidenza di infezioni urinarie sintomatiche nelle madri e di basso peso alla nascita nella prole. Al contrario, non ci sarebbero evidenze sufficienti al di fuori della gravidanze e nel sesso maschile, cioè non c’è miglioramento degli esiti clinici. E’ chiaro che i possibili rischi nel trattare con antibiotici consistono nell’esporre ai loro effetti indesiderati e nel favorire lo sviluppo di germi resistenti agli stessi farmaci, rischi ancora meno giustificabili nei soggetti in cui non c’è prospettiva di beneficio. Quanto ai malati di diabete, sono stati inclusi nella raccomandazione relativa alla popolazione generale, mentre non sono state considerate le evidenze per lo screening in specifici gruppi di pazienti ad alto rischio di infezioni urinarie severe (per esempio sottoposti a trapianto). Per i diabetici è stato ritenuto infatti che l’analisi delle strisce a immersione o l’esame microscopico diretto usati per lo screening a livello di medicina primaria abbiano scarso valore predittivo nell’individuare la batteriuria in soggetti asintomatici. L’urinocoltura è il gold standard per la batteriuria asintomatica, ma è costosa per il monitoraggio di routine nella popolazione a basso rischio di infezioni urinarie, mentre è l’esame preferibile nel caso delle gestanti dato che non ci sono altri test con sensibilità sufficientemente alta per questo sottogruppo di popolazione. Nelle donne in gravidanza resta però da stabilire la periodicità ottimale dell’esame, inoltre viene auspicata la messa a punto di test meno impegnativi e costosi dell’urinocoltura.
Elettra Vecchia
Fonti
USPSTF Reccomendations for Asymptomatic Bacteriuria Screening in Adults, Ann Intern Med 2008;149:43-7.;););););)
spondilite anchilosante , artrite reumatoide dal 1994, problemi neuro urologici dal 1994, calcolosi renale 2008, vari int. chirurgici dal 1996 compresi interventi di nms ed nmp; problemi vascolari; fibromialgia 2009 ATTENZIONE!!! qualsiasi consiglio medico da me fornito Va vagliato con il proprio medico di base , mai fare di testa propria, grazie!

giannalinda
30-03-2009, 10:02 PM
PER TUTTI COLORO che chiedono sulla modulazione se si hanno problemi di colon o stipsi...

Articolo Originale di Carlo Ratto


La neuromodulazione sacrale nel trattamento dell'incontinenza fecale: l'esperienza del GINS


Riassunto
La neuromodulazione sacrale é un'opzione terapeutica nell'incontinenza fecale. Gli 88 pazienti trattati ed arruolati nel Registro del Gruppo Italiano di Neuromodulazione Sacrale (GINS) sono stati valutati ad un follow up mediano di 12 mesi dall'impianto definitivo. Un miglioramento medio, statisticamente significativo, é stato osservato per quanto concerne lo score di classificazione dell'incontinenza fecale proposto dalla Cleveland Clinic, la qualità di vita e lo stato di salute. Risultati sovrapponibili si sono osservati anche nei 3 sottogruppi di pazienti con eziologia di neuropatia idiopatica, alterazione sfinteriale iatrogena e resezione rettale. I dati manometrici misurati nel follow up non sono risultati significativamente differenti rispetto alla condizione basale sia nella globalità dei casi trattati sia nei differenti sottogruppi di pazienti. In conclusione la neuromodulazione sacrale si conferma quale efficace trattamento dell'incontinenza fecale, specie in gruppi selezionati di pazienti; ulteriori approfondimenti saranno necessari per ulteriormente definire le indicazioni alla terapia.
Parole chiave: Neuromodulazione Sacrale, Incontinenza fecale, Neuropatia idiopatica, Lesione sfinteriale, Resezione rettale

Summary
Sacral neuromodulation is a therapeutic optino in fecal incontinence. Eighty eight patients treated and enrolled in the Registry of Italian Group for Sacral Neuromodulation (GINS) have been evaluated along a 12 months median follow up from the definitive implant. A statistically significant improvement has been observed concerning the Cleveland Clinic fecal incontinence score, as well as quality of life and health status. Similar results have been observed also in 3 subgroups of patients with etiology of idiopatic neuropathy, iatrogenic sphincter alterations, and rectal resection. Manometric data measured during follow up were not significantly different if compared with baseline condition both in the whole group and in the 3 subgroups. In conclusion, sacral neuromodulation is confirmed as an effective treatment of fecal incontinence, particularly in selected groups of patients; further studies are needed to better define the indications to the therapy.
Key words: Sacral Neuromodulation, Fecal Incontinence, Idiopatic Neuropathy, Sphincter Lesion,Rectal Resection.


INTRODUZIONE

L'incontinenza fecale (IF) é l'incapacità a controllare la fuoriuscita di feci (liquide, solide o gas) dall'ano. La prevalenza media stimata di questo disturbo nella popolazione generale é del 3.5% delle femmine e del 2.3% dei maschi [1], con un incremento corrispondente all'aumentare dell'età dei pazienti. Tuttavia, tali percentuali verosimilmente sottostimano il fenomeno a causa dell'imbarazzo personale con cui i pazienti affrontano l'IF [2]. L'IF determina rilevanti ripercussioni sociali per i pazienti, nonché elevati costi, diretti ed indiretti, sia per il paziente che per la società .

Le lesioni traumatiche sfinteriali, o la degenerazione idiopatica degli sfinteri, le lesioni spinali o altre patologie neurologiche sono state considerate le cause più frequenti di IF negli adulti. In particolare, le lesioni ostetriche lo sono nelle femmine: il 4-6% delle donne che hanno avuto un parto vaginale soffre di IF [3]. Un rilevante numero di pazienti presentano IF da neuropatia pelvica idiopatica o da lesione di nervi pelvici, iatrogena o secondaria ad altre patologie o disfunzioni pelviche. Queste condizioni cliniche potrebbero coinvolgere l'innervazione della regione anorettale, e specificamente i nervi sacrali ove le fibre nervose somatiche ed autonomiche (simpatiche e parasimpatiche) sono anatomicamente integrate [4].

Tradizionalmente, il trattamento dell'IF é inizialmente conservativa (dieta, farmaci antidiarroici, riabilitazione e biofeedback) [5-7]. Molti pazienti fanno uso esclusivamente di pannolini assorbenti o plugs anali. In passato, ma anche recentemente, tipi differenti di biomateriali sono stati iniettati in pazienti con disfunzioni dello sfintere interno e secondaria IF passiva [8, 9]. Una sfinteroplastica con "overlapping" é praticata elettivamente nelle lesioni dello sfintere esterno; sebbene i risultati a breve termine mostrano un miglioramento dell'IF nel 70-80% dei pazienti [10, 11], l'efficacia di questo trattamento sembra significativamente diminuita nel lungo tempo [12]. In casi con ampie o multiple lesioni sfinteriali possono essere indicati una graciloplastica dinamica o l'impianto di sfintere anale artificiale [13, 14]. La prima opzione sembra essere gravata da una minore incidenza di complicanze a lungo termine, con un'efficacia terapeutica significativamente maggiore della seconda. Il confezionamento di una enterostomia permanente rappresenta una soluzione estrema in condizioni gravi ed altrimenti intrattabili, o in pazienti che non possono essere trattati con le metodiche chirurgiche prima menzionate.

Più recentemente, nei casi di IF da causa prevalentemente neuropatica é stata impiegata la stimulazione elettrica dei nervi sacrali per "modulare" le loro specifiche funzioni attraverso impulsi elettrici addizionali diretti non solo alla muscolatura pelvica [15] ma anche alle strutture sensitive [16]. Questo approccio terapeutico é denominato neuromodulazione sacrale (NMS).

Le indicazioni alla NMS sono ancora eterogenee: un criterio generale é rappresentato dall'IF severa (almeno un episodio di perdita di feci solide o liquide per settimana) ed il fallimento di trattamenti conservativi. La presenza di deficit funzionali della muscolatura pelvica striata (senza lesioni sfinteriali) é stato il criterio di selezione principale negli studi iniziali [17]. Più recentemente sono state poste altre, più specifiche indicazioni quali l'IF da degenerazione sfinteriale idiopatica [7, 18], danni iatrogeni dello sfintere interno [19], lesioni spinali parziali [7, 20, 21], sclerodermia [22], lesioni limitate degli sfinteri interno e/o esterno [17, 23-25], prolasso rettale [19, 26] e resezione anteriore bassa del retto [27-31]. La selezione dei pazienti dovrebbe tenere in considerazione i risultati dei precedenti approcci conservative ed i dati degli esami strumentali (manometria anorettale, ecografia endoanale e studio elettrofisiologico). I pazienti selezionati dovrebbero essere candidati al "percutaneous nerve evaluation test (PNE test)" per valutare la risposta alla terapia, che rappresenta un momento determinante nella verifica diagnostica e terapeutica, propedeutica all'impianto definitivo di NMS.

MATERIALI E METODI

Tecnica d'impianto della NMS
La NMS presenta peculiari caratteristiche se comparata ad altre opzioni chirurgiche per IF. Il primo tempo, il PNE test, é da considerarsi sia una procedura diagnostica che un test di efficacia terapeutica. Il secondo tempo é l'impianto definitivo del sistema di NMS che può prendersi in considerazione solo se il PNE test ha prodotto un significativo miglioramento dell'IF.

PNE test
Il PNE test valuta la risposta alla stimolazione dei nervi sacrali durante la procedura di impianto dell'elettrodo; nel successivo periodo si verifica l'efficacia clinica sulle disfunzioni defecatorie. La risposta al PNE test, quando é positiva, ha un valore predittivo positivo del 100% nei confronti del risultato a lungo termine della NMS [7, 22, 25, 32, 33].

L'elettrodo tradizionalmente utilizzato nel PNE test é monopolare e temporaneo, limitato al periodo del test. I progressi nella tecnica di impianto consentono oggi di impiantare per il PNE test lo stesso elettrodo quadripolare definitivo. Dal momento che l'elettrostimolazione dei nervi sacrali produce contrazioni dei muscoli striati pelvici e molteplici possibili sensazioni nella pelvi, la procedura di PNE test é preferibilmente eseguita in anestesia locale. Con il paziente in posizione prona ed in condizioni di sterilità , si identificano sulla cute alcuni reperi delle ossa del bacino per indirizzare l'inserimento dell'ago-guida nei forami sacrali (S2, S3, or S4); S3 é il più utilizzato in quanto i nervi sacrali decorrono molto vicino al versante ventrale di questo forame. Il corretto posizionamento in S3 é confermata dalla elettrostimolazione dell'ago-guida, che determina una "risposta a soffietto" (contrazione e rilassamento dello sfintere esterno e degli elevatori dell'ano), ed una flessione plantare dell'alluce e/o delle dita del piede ipsilaterale al lato della stimolazione; inoltre una risposta sensitiva é prodotta a livello di vagina/scroto, perineo e regione perianale. La posizione dell'ago é poi controllata in fluoroscopia.

Allorquando si evidenzia una buona risposta alla stimolazione l'elettrodo si impianta sulla guida dell'ago e la sua posizione viene nuovamente controllata con elettrostimolazione e fluoroscopia. L'impianto viene ricoperto da una medicazione protettiva e l'elettrodo connesso ad un elettrostimolatore esterno adeguatamente programmato (durata d'impulso: 210 µs; frequenza: 25 Hz; ampiezza: da 1 a 10 V). La durata minima prevista per il PNE test é di 14 giorni. Durante questo periodo il paziente compila un diario delle normali defecazioni e minzioni e degli eventuali episodi di incontinenza fecale ed urinaria. Inoltre può essere sottoposto, al termine del PNE test, ad un questionario sulla qualità della vita e ad una manometria anorettale.

Al termine di questo periodo l'elettrodo, se temporaneo, viene rimosso. Nella valutazione dei risultati, se si é verificato una riduzione degli episodi di IF di almeno il 50% con un significativo miglioramento della qualità di vita, il paziente può essere candidato all'impianto permanente del sistema di NMS. In alcuni casi, possono essere impiantati due elettrodi per ottenere una più ampia, bilaterale, stimolazione dei nervi sacrali [7, 27, 34].

Impianto definitivo
La tecnica d'impianto definitivo é stata modificata nel tempo. Inizialmente era effettuata in anestesia generale, evitando l'uso di curarici per consentire ai muscoli striati di poter rispondere all'elettrostimolazione. Lo stesso forame sacrale utilizzato per il PNE test veniva nuovamente repertato con l'ago-guida. Quindi una lunga (10-12 cm) incisione cutanea mediana presacrale ed un ampio scollamento sottocutaneo davano accesso al forame sacrale per l'introduzione dell'elettrodo ed il suo fissaggio direttamente sul periostio sacrale. Successive modifiche hanno semplificato la tecnica di impianto dell'elettrodo, prima mediante una minima incisione in diretta corrispondenza del forame [35], poi con un sistema di inserzione percutanea [36, 37]. Entrambe queste procedure richiedono la sola anestesia locale, rendendo più semplice l'intera procedura e consentendo la cooperazione da parte del paziente nell'identificare le corrette risposte all'elettrostimolazione. L'elettrodo viene tunnellizzato nel sottocute fino a raggiungere una tasca (solitamente in regione glutea) confezionata per alloggiare l'elettrostimolatore.

L'elettrostimolatore definitivo viene programmato con parametri di stimolazione simili a quelli usati durante il PNE test, ma che possono successivamente essere modificati (con un apposito programmatore telemetrico) fino a raggiungere la migliore risposta clinica.

RISULTATI
Dal 1996 é attivo il Gruppo Italiano di Neuromodulazione Sacrale (GINS), che aggrega oggi 20 Centri nazionali che praticano questo tipo di trattamento; i dati relativi ai pazienti impiantati sono inclusi in un Registro. A dicembre 2005 risultavano registrati 88 pazienti (15 maschi, 17%; 73 femmine, 83%; età media 55 ± 12 anni, range: 23-81 anni) sottoposti ad impianto definitivo di NMS per IF. Il follow up mediano dall'impianto é stato di 12 mesi (range: 7-84 mesi), nel corso del quale un espianto si é reso necessario in 5 pazienti (5.7%).

L'indicazione alla NMS é stata posta sulla base dei risultati di un protocollo diagnostico condiviso dai Centri GINS che ha preso in considerazione pazienti con incontinenza fecale severa (valutata in base al numero di episodi settimanali di IF e dello score di IF proposto dalla Cleveland Clinic [38]), nei quali i trattamenti non chirurgici erano risultati inefficaci. Essi sono stati sottoposti a tests fisiopatologici (manometria anorettale, elettrofisiologia anorettale, eco endoanale), sono stati invitati a compilare un diario defecatorio/minzionale, un questionario sulla qualità di vita (proposto da Rockwood [39]) ed uno sullo stato di salute (SF-36 [40]). Degli 83 pazienti disponibili per la valutazione finale, con impianto funzionante, in 49 l'indicazione al trattamento era stata una neuropatia (idiopatica in 40; iatrogena in 9); in 19 una alterazione sfinteriale (in 17 iatrogena; in 2 malformativa congenita); in 11 l'IF secondaria a resezione del retto, in 2 l'IF secondaria a prolasso rettale. In 2 pazienti non era stato possibile definire l'eziopatogenesi dell'IF. Non in tutti i pazienti sono stati disponibili i dati completi relativi sia al momento dell'arruolamento nel Registro che all'ultimo follow up; lo erano in 66 pazienti per lo score di IF, in 32 pazienti per la manometria anorettale, in 34 pazienti per il questionario sulla qualità di vita ed in 33 per quello SF-36.

Nella globalità dei casi trattati, la NMS ha determinato una significativa riduzione dello score di IF della Cliveland Clinic, da un valore medio basale di 15.2 a quello di 6.6 (p<0.0001). Una riduzione analogamente significativa si é osservata anche in quei sottogruppi di pazienti identificati in base alla eziopatogenesi dell'IF e che presentavano una numerosità tale da permettere una valutazione statistica. In quelli con neuropatia idiopatica (33 pazienti valutati con lo score della Cleveland Clinic) i valori medi dello score passavano dal 15.5 basale all'8.1 nel follow up (p<0.0001), dopo alterazione sfinteriale iatrogena (13 pazienti valutabili) dal 19.4 basale al 5.2 nel follow up (p<0.0001), in quelli con IF dopo resezione rettale (8 pazienti valutabili) dal 16.1 basale al 5.5 nel follow up (p<0.0001).

Alla valutazione della qualità della vita, nella globalità dei casi (34 pazienti valutabili con il questionario di Rockwood), tutte e tre le sfere, fisica, psichica e sociale, sono risultate significativamente migliorate dopo NMS, come riportato nella Tabella 1. Un miglioramento analogamente significativo si é reso evidente nei pazienti con neuropatia idiopatica (17 pazienti valutabili) ed in quelli con IF secondaria a resezione rettale (6 pazienti valutabili), mentre in quelli con alterazione sfinteriale iatrogena (8 pazienti valutabili) il miglioramento é risultato statisticamente significativo solo nella sfera fisica e psichica (Tabella 1).

(Vedi Tabella 1)

La Tabella 1 riporta anche i risultati relativi alla valutazione dello stato di salute analizzato con l'SF-36. Nella globalità della casistica (33 pazienti valutabili) tutti gli ambiti di indagine sono risultati migliorati, sempre con una differenza statistica tranne che per quanto concerne il dolore fisico. Per i pazienti con neuropatia idiopatica (16 pazienti valutabili) miglioramenti significativi si sono evidenziati nel ruolo fisico, salute in generale, funzione sociale e salute mentale. Tra i pazienti con IF da alterazione iatrogena degli sfinteri (8 pazienti valutabili), pur migliorando tutti i campi d'indagine, una differenza statistica si é rilevata per quanto concerne il ruolo emozionale. La valutazione dell'SF-36 nei pazienti con IF dopo resezione rettale (6 pazienti valutabili) ha evidenziato significativi miglioramenti nella funzione fisica, nel ruolo fisico, nella vitalità , nella funzione sociale e nel ruolo emozionale.

La manometria anorettale non ha evidenziato, nella globalità dei casi trattati (32 pazienti valutabili), differenze statisticamente significative tra i valori medi basali e quelli misurati nel follow up: in particolare il tono basale é passato da 60.5 a 71.9 mmHg, quello di contrazione da 84.5 a 99.3 mmHg, la sensibilità soglia da 54.3 a 46.5 ml, la sensibilità urgency da 119.9 a 97.9 ml. Nei pazienti con neuropatia idiopatica i valori medi sono stati i seguenti: tono basale da 61.8 a 69.8 mmHg, tono di contrazione da 82.7 a 99.7 mmHg, sensibilità soglia da 51.5 a 40.4 ml, sensibilità urgency da 129.7 a 95.6 ml (p=0.022). Nei pazienti con alterazione sfinteriale iatrogena i dati manometrici sono stati: tono basale da 44.0 a 59.0 mmHg, tono di contrazione da 71.6 a 124.4 mmHg, sensibilità soglia da 63.8 a 65.2 ml, sensibilità urgency da 123.6 a 113.0 ml. Nei pazienti trattati per IF da resezione rettale la manometria ha evidenziato: tono basale da 77.4 a 82.3 mmHg, tono di contrazione da 98.0 a 86.8 mmHg, sensibilità soglia da 46.0 a 51.0 ml, sensibilità urgency da 85.0 a 95.0 ml.

DISCUSSIONE
A distanza di poco più di un decennio dalla sua applicazione clinica quale trattamento delle alterazioni della continenza, la NMS ha già acquisito un posto di rilievo tra le opzioni terapeutiche disponibili. Nonostante i buoni, talvolta eccellenti, risultati documentati dall'uso di questa procedura, non risultano a pieno chiariti i più fini meccanismi della sua azione. L'analisi dei dati rilevati in una popolazione di pazienti trattati, per quanto eterogenea, può risultare di interesse per individuare corrette indicazioni al trattamento con NMS. Il Registro cooperativo del GINS ha permesso tale tipo di valutazione. I risultati dell'applicazione della terapia hanno risentito, negli anni, degli inevitabili mutamenti verificatisi, nella tecnica d'impianto e nella selezione dei pazienti.

L'arruolamento nel Registro presenta tutti i limiti di una raccolta di dati provenienti da numerosi Centri, con una esperienza variabile, nonostante che procedure utilizzate per la valutazione dei pazienti trattati siano state analoghe. Purtroppo non per tutti i pazienti arruolati nel Registro sono risultati disponibili i dati sia basali che relativi al follow up. D'altra parte il pregio maggiore di questa valutazione é senza dubbio la possibilità di effettuarla su un numero rilevante di pazienti e, all'interno di essi, di poter individuare sottogruppi che, per la loro numerosità , possono consentire una specifica analisi dei risultati ottenuti.

Nella globalità dei pazienti trattati la NMS é risultata efficace nel ridurre significativamente l'IF, come testimoniato dal numero di episodi settimanali registrati dai pazienti e dalla variazione dello score desunto dal diario giornaliero compilato dai pazienti. Ciò ha determinato un impatto positivo sulla qualità di vita e sullo stato di salute, assolvendo quindi agli scopi terapeutici principali nei confronti dell'IF. Nello specifico, tutti gli ambiti (fisico, psichico e sociale) esaminati dal questionario di Rockwood e quasi tutti quelli indagati dall'SF-36 (funzione fisica, ruolo fisico, dolore fisico, salute in generale, vitalità , funzione sociale, ruolo emozionale, salute mentale) sono risultati significativamente migliorati. I dati del GINS sono sovrapponibili a quanto riportato da gran parte di altri Autori ed in studi multicentrici [7, 19, 24, 25, 29, 32, 41-47].

Da una revisione della Letteratura recentemente effettuata da Jarrett e coll. [48] si evince che nel 41-75% dei pazienti trattati la NMS ha determinato una continenza completa a feci solide e liquide, e che il 75-100% dei pazienti aveva ottenuto una riduzione di almeno il 50% del numero di episodi di incontinenza maggiore. In uno studio multicentrico europeo é stato documentato un controllo completo dell'incontinenza nel 37% dei 34 pazienti trattati, riacquisendo la capacità a posporre la defecazione ed una evacuazione completa [44]. In un gruppo di 16 nostri pazienti la NMS ha restituito una completa capacità discriminativa rettale e, nella maggior parte di essi, la sensazione di evacuazione completa [49].

A fronte dell'omogeneità dei risultati clinici, quelli strumentali, in particolare manometrici, non offrono dati sovrapponibili, ma talora sono addirittura in evidente contrasto. Ciò va in parte imputato alle differenze nella tecnica di esame adottata, ma, soprattutto, alle differenze fisiopatologiche dell'IF esistenti tra differenti pazienti. Anche nell'esperienza del GINS sono evidenti queste peculiarità . Rispetto alla condizione basale, l'applicazione della NMS non ha determinato differenze significative per quanto concerne sia il tono del canale anale (a riposo ed in contrazione) sia la sensibilità rettale (soglia e di urgency).

Nelle altre esperienze le differenze rilevate nelle pressioni del canale anale hanno raggiunto raramente una significatività statistica, mentre estremamente variabili sono state le variazioni della sensibilità rettale tra la condizione basale e quella post-NMS. Proprio questi ultimi rilievi inducono a sottolineare che nonostante i pazienti trattati possano essere accomunati da una comune buona risposta clinica alla NMS, tra essi esistono sostanziali differenze (ad esempio, canale anale iper-, normo-, ipotonico, o retto iper-, normo-, iposensibile) che si ripercuotono anche sulle differenti risposte manometricamente misurabili. Queste considerazioni, se da una parte non sono ancora di ausilio per una puntuale comprensione dei più fini meccanismi d'azione della NMS, dall'altra corroborano l'ipotesi che questa terapia agisce "modulando" gli impulsi elettrici diretti ai nervi sacrali e, da qui, sia alle strutture pelviche target dell'elettrostimolazione, sia ai centri nervosi superiori. Questa modalità d'azione consentirebbe, idealmente, di correggere anche alterazioni neuro-muscolari multifattoriali e molto differenti tra loro.

Tuttavia, al fine di meglio definire le indicazioni alla terapia, é doveroso indagare gli effetti della NMS su specifici gruppi di pazienti. Dall'analisi dei dati del Registro GINS si evidenziano 3 gruppi di pazienti trattati che, per la numerosità del campione, permettono di trarre uno specifico profilo dei risultati della terapia. I pazienti con IF da neuropatia idiopatica rappresentano la classica indicazione alla NMS nei confronti della quale hanno dimostrato i migliori risultati.

Nell'esperienza del GINS l'efficacia della terapia in questo sottogruppo di pazienti é confermata: sono state confermate significative riduzioni del numero medio di episodi di IF e dello score di valutazione dell'IF, nonché un significativo beneficio sul piano della qualità di vita e dello stato di salute (in molti domini). La riduzione significativa della sensibilità rettale di urgency misurata in questo gruppo di pazienti conferma il notevole impatto che la NMS esercita a livello delle strutture sensitive pelviche. Gli eccellenti risultati ottenuti nei pazienti con IF da neuropatia idiopatica confermano questa quale indicazione principe per l'impiego della NMS.

Di notevole interesse sono stati i risultati ottenuti nei pazienti trattati per IF secondaria ad alterazione sfinteriale iatrogena, comprensiva di danni da parto e di quelli occorsi durante interventi chirurgici anorettali. In questo sottogruppo di pazienti erano inclusi sia pazienti selezionati alla NMS per il fallimento di una sfinteroplastica con "overlapping" dello sfintere esterno, sia pazienti portatori della lesione dello sfintere esterno (con eventuale lesione associanta anche di quello interno) e per i quali la NMS era stato il trattamento di prima scelta.

Le potenzialità terapeutiche in questi pazienti sono state espresse dalla significativa riduzione dello score della Cleveland Clinic e dal miglioramento degli indici di qualità di vita e di quelli di stato di salute. Anche in questo gruppo di pazienti non si sono evidenziate differenze significative da un punto di vista statistico nei parametri manometrici rilevati, anche se risulta aumentato il tono del canale anale in contrazione. La sovrapponibilità dei valori della sensibilità rettale post-NMS rispetto a quelli basali (questi ultimi già nella norma perché verosimilmente non alterati dalla lesione sfinteriale) consentirebbe di ipotizzare che la NMS interverrebbe laddove uno dei meccanismi patogenetici dell'IF sia alterato, non essendo necessario "modulare" quelli che svolgono una funzione normale.

Una nuova interessante frontiera per la NMS é rappresentata dalla sua applicazione nei pazienti con IF secondaria a resezione rettale, frequentemente eseguita per l'exeresi di tumori rettali. Sempre più frequente é in questi pazienti il ricorso a resezioni ultrabasse ed all'associazione di radio- o radiochemioterapia neoadiuvante. A questi due elementi di rischio di IF (riduzione o asportazione completa dell'ampolla rettale, possibile lesione dello sfintere interno per l'uso di una suturatrice meccanica, danni iatrogeni della terapia radiante, in particolare sulle fibre nervose pelviche e sulle strutture sensitive periferiche anorettali) si aggiungono anche i potenziali danni, a vari livelli nel corso di intervento chirurgico, alle fibre nervose simpatiche (paraortocavali, del plesso ipogastrico superiore e dei nervi ipogastrici), a quelle parasimpatiche (le terminazioni S2, S3, S4) e, infine, quelle miste simpatico-parasimpatiche (plessi ipogastrici inferiori e fibre terminali agli organi pelvici). Nei pazienti trattati la NMS é risultata in grado di ridurre significativamente lo score dell'IF e migliorare sia la qualità di vita che i risultati di gran parte dei domini dell'SF-36, mentre di non univoca interpretazione sono i dati manometrici. In questi pazienti, pertanto, la NMS si propone come interessante opzione terapeutica.

In conclusione, la NMS può essere considerata un efficace approccio terapeutico in pazienti con IF, in particolare determinata da neuropatia idiopatica ma anche secondaria ad altre cause o condizioni patologiche. In particolare, appaiono interessanti i buoni risultati ottenuti in soggetti trattati per IF determinata da exeresi rettale e radiochemioterapia neoadiuvante, e rilevanti quelli osservati in pazienti con lesione di continuo dello sfintere esterno. In tutte queste condizioni positivo é stato l'impatto della terapia sulla qualità di vita e stato di salute dei pazienti, mentre meritevole di approfondimento é la valutazione dei dati manometrici. Da questa e da altre indagini potrà venire una migliore comprensione dei meccanismi d'azione ed una accurata selezione dei pazienti.

BIBLIOGRAFIA



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spondilite anchilosante , artrite reumatoide dal 1994, problemi neuro urologici dal 1994, calcolosi renale 2008, vari int. chirurgici dal 1996 compresi interventi di nms ed nmp; problemi vascolari; fibromialgia 2009 ATTENZIONE!!! qualsiasi consiglio medico da me fornito Va vagliato con il proprio medico di base , mai fare di testa propria, grazie!

giannalinda
03-04-2009, 11:53 PM
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spondilite anchilosante , artrite reumatoide dal 1994, problemi neuro urologici dal 1994, calcolosi renale 2008, vari int. chirurgici dal 1996 compresi interventi di nms ed nmp; problemi vascolari; fibromialgia 2009 ATTENZIONE!!! qualsiasi consiglio medico da me fornito Va vagliato con il proprio medico di base , mai fare di testa propria, grazie!

giannalinda
05-04-2009, 06:08 PM
da raiuno trasmissione mattutina sulla salute, dove trattano varie patologie mediche;

chi soffrisse di tumori vesciali, l'intervento dà ottimi risultati, è un intervento lungo ma ormai viene effettuato molto bene, in quanto la ricostruzione si si puo avviene parzialmente con materiale esterno e molto leggero duttile e parzialmente con delle parti umane del paziente stesso...PROF. CISTERNINO E SCAPAGNINI....il decorso post operatorio è di 6 mesi, ma dopo 20 gg c'è la piena autonomia funzionale del paziente stesso e l'intervento va eseguito in anestesia generale 5 h int.- e 15 gg di degenza ospedaliera perchè per 6 gg utlizzato il catetere poi lo si toglie e si controlla il paziente fino alla dimissione stessa...[8)]

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giannalinda
10-04-2009, 11:01 PM
successivamente in estate avrò i primi riscontri per neuromodulazione pudendale, qui posto altre statistiche seppur non recentissime su nms, visto che non potevo sbloccare l'altro post...

anno 2006-2007: Il ruolo della programmazione nella Neuromodulazione sacrale



Riassunto:
La neuromodulazione sacrale é ormai divenuta una opzione terapeutica per vari tipi di disturbi funzionali del basso tratto delle vie urinarie. Nonostante ciò, non é ancora completamente chiarita la variabilità individuale dei risultati. Abbiamo valutato in modo a prospettico il patterns dei parametri utilizzati nei pazienti sottoposti ad impianto di Interstim affetti da differenti tipi di disturbi funzionali del ciclo vescicale, nel tentativo di cercare di definire un algoritmo di parametri ideali per ogni tipo di disturbo. L'analisi statistica ha dimostrato una correlazione inversa tra il numero di programmazioni e l'efficacia della terapia e che la configurazione unipolare pare associata ad una maggiore efficacia e che nei pazienti con ritenzione si utilizza una ampiezza media più elevata. Ogni riprogrammazione appare essere indipendente dal tipo di patologia e dotata di una variabilità interindividuale assoluta.
The role of programming in sacral neuromodulation

Abstract:
Sacral Neuromodulation therapy is well established treatment for various types of voiding dysfunctions. There are no ideal parameters that could be recommended when applying this treatment nor there are clear guidance's on how the parameters should be selected or even adjusted for different patient populations. This was a prospective study that was on patients who underwent Interstim implantation for chronic voiding dysfunctions. The goal of the study was to identify an optimal parameter setting for each specific voiding disorder. We founded a significant inverse correlation between number of reprogramming and % of clinical improvement. The unipolar configuration showed a better correlation with a successful treatment in all the groups of patients. in conclusion each reprogramming is patient specific and indipendet regarding the voiding dysfunction. Key words: Sacral neuromodulation, reprogramming


Introduzione
La neuromodulazione sacrale é ormai divenuta una opzione terapeutica per vari tipi di disturbi funzionali del basso tratto delle vie urinarie. Da quando Tanagho e Schmidt per primi impiantarono cani paraplegici nei primi anni 80,(1) molti progressi sono stati fatti. La modulazione neurologica é evoluta dagli elettrodi anali (2), agli stimolatori intravaginali, alla stimolazione diretta delle radici anteriori dei nervi sacrali del midollo spinale proposta da Brindley (3) sino alla stimolazione percutanea della radice del terzo nervo sacrale (4). Durante questa evoluzione le tecniche si sono fatte sempre meno invasive.

D'altra parte enormi progressi sono stati fatti nell'affidabilità degli stimolatori rendendo i risultati più riproducibili. Nonostante ciò, non é ancora completamente chiarita la variabilità individuale dei risultati. Per cercare di dare una risposta a questa domanda a nostro avviso é fondamentale affrontare la questione per niente chiarita dalla attuale letteratura a riguardo dell'ottimale modulazione dei parametri degli stimolatori. Al momento non esistono parametri ideali per un certo tipo di paziente o di disturbo funzionale e non esistono indicazioni precise su come i parametri andrebbero modificati in corso di terapia qualora si avessero modifiche nei risultati ottenuti.

Lo scopo di questo studio é di valutare in maniera prospettica il patterns dei parametri utilizzati nei pazienti responders e non responders con differenti tipi di disturbo funzionale, nel tentativo di cercare di definire un algoritmo di parametri ideali per ogni tipo di disturbo.

Pazienti e MetodiLo studio é bicentrico, prospettico con 12 mesi di follow up medio (range 6-36 mesi) iniziato nel giugno 2002. 60 pazienti (49 donne, 11 maschi, età media 49+-15 anni, range 22-78 anni) sono stati sottoposti ad impianto percutaneo di elettrodo monolaterale permanente per la neuromodulazione sacrale. Le indicazioni per l'impianto sono state 3 tipi : detrusore iperattivo con o senza urge incontinence (UF):71.7% (43 pt); Cistite Interstiziale (CI) :8.3% (5 pt); Ritenzione cronica di urina non ostruttiva (RI):20.0% (12 pt). La procedura é stata effettuata in anestesia locale. 6 pazienti non hanno risposto al I tempo e non sono stati quindi sottoposto al II tempo (impianto IPG definitivo).

Ad ogni visita di follow up (3,6,12 mesi ed ogni 12 mesi successivamente) sono stati raccolti diari minzionali settimanali ed in base a quelli ed alla sensazione soggettiva di miglioramento i pazienti sono stati classificati come responder (miglioramento superiore al 50%) o non responders (miglioramento inferiore al 50%). Per ogni paziente é stato registrato il pattern di parametri di stimolazione per ogni visita di follow up: ampiezza di impulso (range 0-10.5 Volts), durata di impulso (60-270 microsecondi), frequenza di impulso(2.1-40 Hz), configurazione dell'elettrodo (unipolare o bipolare) e la modalità (ciclica o continua). Ad ogni visita veniva inoltre registrata la risposta sensitiva del paziente in termini di localizzazione dell'impulso (perineo, vagina/base del pene, retto); ed in termini di qualità dell'impulso (vibrazione, tatto, scorrimento, puntura).

Per eseguire i calcoli statistici le variabili continue sono state espresse come media +- deviazione standard, le variabile categoriche come una percentuale. I confronti fra le variabili nei gruppi di patologie differenti sono stati effettuati utilizzando analisi di varianza uninominale (ANOVA) con il test di Bonferroni, utilizzando come soglia di significatività statistica p < 0.05. La regressione univariata binaria logistica é stata utilizzata per valutare la relazione tra il successo della terapia e le covariabili, con significatività statistica per p < 0.2. Il programma utilizzato é l'SPSS 11.5 per sistema Windows.


RisultatiPiu'alto era il numero di programmazioni piu'alta era la probabilità di essere un non responder. Dopo minimo 1 - massimo 4 programmazioni la percentuale di responders era maggiore del 50%, dopo piu' di 5 programmazioni i responders scendevano a meno del 50% con una differenza statisticamente significativa. Un altro interessante risultato riguarda la polarità , la configurazione unipolare mostrerebbe una miglior correlazione con il gruppo dei responders.
La ampiezza media dell'impulso era 1.9 +- 1.1 per il gruppo UF, 1.8 +- 0.9 per il gruppo IC e 2.0 +- 1.0 per il gruppo RI. La durata media dell'impulso era rispettivamente 210.0 +- 23.8, 198.0 +- 16.4 e 216.0 +- 18.9. La configurazione unipolare (1 o piu'elettrodi negative, cassa IPG positiva) é stata la configurazione prevalente in ogni gruppo. I responders all'ultima programmazione erano l'87% dei pazienti. Abbiamo verificato una associazione statisticamente significativa ed inversamente proporzionale tra il numero delle programmazioni e la risposta clinica (p<0.01).

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giannalinda
10-04-2009, 11:09 PM
Francesco Cappellano

Specializzato in Urologia. Fellow of European Board of Urology.
Aiuto Urologo Policlinico Multimedica di Sesto San Giovanni (Mi), ove è Responsabile dell’ambulatorio di Urodinamica e Neurourologia.
Relatore ad invito presso le scuole di Specializzazione di Urologia di Pavia e di Fisiatria di Milano per lezioni sulla Neuromodulazione Sacrale.
Esperienza decennale nel campo della Neuromodulazione in Italia ( oltre 300 test percutanei e 50 impianti definitivi di stimolatori delle radici sacrali ). Dal 1994 inserito nel gruppo multicentrico internazionale Interstim per lo studio della Neuromodulazione nelle disfunzioni minzionali (MDT 103) finalizzato all’approvazione della metodica da parte dell’FDA americana. Segretario del Gruppo Italiano di Neuromodulazione Sacrale (GINS) dal 1998 al 2002 e dal 2003 a oggi.
Membro dell’Editorial Board della Rivista Urodinamica.
Membro del Consiglio Direttivo della Società Italiana di Urodinamica dal 1998.
Autore di oltre 200 pubblicazioni edite a stampa.
Vincitore di 3 Premi Siud per la migliore Comunicazione al Congresso Nazionale.

;);)XXXIII Congresso Nazionale
SIUD
21-23 maggio 2009
NAPOLI (pudendo, modulazione e dolore neuropatico cronico i temi ANDRANNO ANCHE altri medici quali dr Pesce, dr Cappellano,dr Pastorello, dr Del Popolo, dr Ostardo...poi farò avere abstract in merito);)

[8)]altri 5 congressi tra maggio e giugno importanti e con temi equivalenti a verona, anche qui potrò aggiornarvi maggiormente[:o)]
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giannalinda
11-04-2009, 11:29 PM
RICHIESTO IN PVT...STASERA H 22...

La neuromodulazione delle radici sacrali nella vescica iperattiva.
Iter clinico e selezione del paziente
E. OSTARDO (*) - E. GHIRARDI (**)
(*) U.O.C. di Urologia - Az. Osp. “Santa Maria degli Angeli” - Pordenone
(**) Corso di Laurea in TNFP - Università degli Studi - Udine
Urologia Erika Ghirardi

BIBLIOGRAFIA
1. 3rd International Consultation on Incontinence, 26-29 June
2004, Montecarlo (MC).


Dr. EDOARDO OSTARDO
Laboratorio di Urodinamica e Neuro-Urologia
Azienda Ospedaliera “S.ta Maria degli Angeli”
Via Montereale, 24 - 33170 Pordenone
E-mail: edoardo.ostardo@aopn.fvg.it

http://www.pelviperineologia.it/neuromodulazione/pdf/neuromodulazione_sacrale_vescica_iperattiva.pdf, in internet [:o)]

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giannalinda
12-04-2009, 12:17 AM
nuovi studi hanno evidenziato che abbinando la vitamina c ai farmaci neurologici, neuropatici, si assimilano meglio i farmaci stessi...da pillole urologia...;)

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giannalinda
12-04-2009, 10:28 PM
;)CONGRESSI NEI PROSSIMI MESI...oltre a quelli tra maggio giugno, su neruvo pudendo e modulazione sacrale e pudendale, a verona, napoli, poredenone...
:)Università Cattolica del Sacro Cuore
Roma,28-30 May,2009
“Auditorium” Istituti Biologici
Università Cattolica S. Cuore - 4th International Congress on
Endometriosis...relativo alla condizione della donna in caso di endometriosi, i successi ottenuti dalle cure nuove per questa patologia, l'osservazione ginceologica e la fertilità - sessualità, nell'impatto che si crea nella coppia in presenza di questa patologia...endometriosi e adenomiosi, chirurgia mini invasiva e terapai medica flessibile con la partecipazione DELL'ASSOCIAZIONE ITALIANA ENDOMETRIOSI E LA SOCIETA' MONDIALE endometriosi - ... Sebastiano Campo
http://www.centroitalianocongressi.it/files/programmi/PROGRAMMA_PRELIMINARE_%20IV_%20B.pdf

;)Azienda Ospedaliera "S.ta Maria degli Angeli" - Pordenone
DESCRIZIONE DEL SERVIZIO DI URODINAMICA
urodinamica@aopn.fvg.it
Il Laboratorio di Urodinamica è operativo nei giorni

martedì

giovedì

venerdì

dalle ore 8.30 alle ore 14.00, per visite e diagnostica invasiva (studi urodinamici, neuromodulazione tecniche video, ecc.) e nei giorni di

lunedì

mercoledì

con lo stesso orario per la diagnostica routinaria (uroflussometrie).
Per informazioni dirette presso il Laboratorio di Urodinamica è possibile telefonare tutti i giorni feriali dalle ore 8.30 alle ore 9.00 allo 0434399484
Per le prenotazioni telefoniche, rivolgersi alla Segreteria dell'Unità Operativa di Urologia allo 0434-399484 dal lunedì al venerdì dalle ore 14.00 alle ore 16.30.
Per le prenotazioni fatte di persona, la Segreteria è aperta dalle ore 8.30 alle ore 12.30 di tutti i giorni feriali.
La lista di attesa per uroflussometria è di 7 giorni, per visita medica specialistica e di 15 giorni, per studi urodinamici complessi è di circa 40 giorni.
I test di neuromodulazione (PNE) e le indagini ecografiche dinamiche vengono eseguite con cadenza mensile, previa prenotazione.
Oltre alla procedura di neuromodulazione eseguita in regime di ricovero ospedaliero presso l'Unità Operativa di Urologia, nel Laboratorio di Urodinamica sono disponibili:
elettroterapia pelvica (stimolazione elettrica funzionale)
jontoforesi vescicale
training riabilitativo per mielolesi o pazienti neurologici.

Presso il Laboratorio di Urodinamica vengono eseguite tutte le indagini strumentali per lo studio della fisiopatologia del basso apparato urinario e della statica pelvica nella donna.
E' attiva la metodica Video-Urodinamica sia con tecnica radiologica che ecografica. Accanto ai settori specialistici di patologie pertinenti all'Uro-Ginecologia ed alla Neuro-Urologia, è disponibile inoltre l'Ambulatorio Enuresi per i bambini affetti da questo disturbo.
Presso il Centro Ospedaliero di Pordenone è infine presente il Gruppo di Lavoro sulle Disfunzioni Perineo-Pelviche, con l'apporto clinico-strumentale degli Specialisti di varie discipline quali

Gastroenterologia,
NeurofisioPatologia,
Proctologia,
Fisiatria,
Ginecologia.

Sono strettamente collegati all'attività dei Laboratori di Urodinamica anche
l'Ambulatorio di Andrologia,
il Centro per l'Infertilità
l'Ambulatorio di Ecografia Urologica ed interventistica
l'Ambulatorio di Endoscopia.

Affiancano il medico responsabile del Laboratorio di Urodinamica, tre infermiere professionali altamente specializzate.
Tutte le procedure diagnostiche, oltre alle visite mediche Specialistiche, possono essere eseguite in regime privato.PER CIO, CMQ CHI E' DEL FORUM RIMANGO A DISPOSIZIONE PER CONTATTI CON DR E.Ostardo responsabile del servizio urodinamica[:o)]http://www.ginsnet.org/colzi.htm
PER IL TRIVENETO: http://www.clubtrivenetourodinamica.com/neuromodulazione.htm;)
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giannalinda
12-04-2009, 11:39 PM
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[:o)] Stipsi: non sempre e’ colpa della dieta
Il problema puo’ risiedere in un’ostruzione. La soluzione chirurgica e’ mini-invasiva, rapida e poco dolorosa

I disturbi intestinali, come la stipsi, peggiorano la qualità della vita più di quanto si immagini. Lo dicono i circa 4 milioni di italiani che ne soffrono (con un rapporto tra donne e uomini di 3 a 1). Il quadro emerge da un’indagine della Società italiana unitaria di colonproctologia: una donna su tre soffre di stipsi dall’infanzia e la maggioranza assoluta (58%) da più di un anno. Un problema che le persone considerano invalidante e deprimente e che condiziona pesantemente la loro vita sociale. Per cercare di risolverlo, il 95% delle intervistate fa uso di lassativi, quasi sempre senza il parere dell’esperto. E’ il pudore il vero ostacolo al contatto con l’interlocutore professionale: blocca l’85% delle donne. Che, invece, ne parlano tra loro.
Essere stitici significa non avvertire lo stimolo spontaneo della defecazione o essere costretti a fare grandi sforzi per evacuare feci dure in modo incompleto. Molto spesso la stitichezza si accompagna a dolori addominali.

Secondo gli esperti, sono 7 le norme da seguire per risolvere le forme più lievi di stitichezza:
1. mangiare tutti i giorni verdure, prediligendo l’assunzione di fibre;
2. bere molto, almeno 1,5 litri di acqua al giorno;
3. mangiare ad orari regolari, lentamente, masticando bene gli alimenti;
4. non reprimere mai il bisogno di andare al bagno. Abituarsi ad andare al bagno ad un orario regolare ed evitare gli sforzi eccessivi;
5. fare esercizio fisico moderato tutti i giorni;
6. evitare i lassativi irritanti;
7. consultare il medico specialista.

Non sempre, però, la stitichezza dipende dal tipo di dieta o dalle abitudini di vita. Il problema può risiedere nella ostruita defecazione, cioè nell’impossibilità di defecare in modo naturale a causa di un’ostruzione. Questa si verifica quando i tessuti interni del retto “prolassano”, cioè scendono rispetto alla loro posizione originaria, creando un ostacolo meccanico al passaggio delle feci. Di qui la frequenza ridotta delle evacuazioni, la necessità di aiutarsi manualmente o con clisteri, ma anche il bisogno di andare in bagno più volte al giorno perché l’intestino non riesce a svuotarsi completamente.
Tra le cure oggi disponibili per questi casi più gravi di stitichezza, si è dimostrato efficace un nuovo intervento: è una sorta di lifting della mucosa del canale anale prolassata, che viene riposizionata in modo tale da ripristinare il corretto funzionamento dei diversi organi del bacino, dal retto alla vagina. Si tratta di una procedura mini-invasiva, rapida e poco dolorosa: non prevede incisioni e ferite esterne, dura poco di più di mezz’ora e si può effettuare in anestesia locale. La convalescenza inferiore ad una settimana.DA PHARMA SALUTE 2009 - ;)
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CON LE PATOLOGIE DI NEVRALGIA AL PUDENDO O DOLORI REUMATOLOGICI O PROBLEMI CIRCOLATORI DERIVANTI DAI FARMACI, SPESSO SI HANNO PROBLEMI ALLE GAMBE COME CONSEGUENZA DI TUTTO CIO...

Gambe sane, belle, leggere
Migliorare il microcircolo, rinforzare i capillari, eliminare la ritenzione idrica: cominciamo fin da ora, i risultati non si faranno attendere!

Collant e stivali non sono una scusa valida per trascurare le gambe, che richiedono attenzioni e trattamenti mirati tutto l’anno. Ora però che sta arrivando la bella stagione, non perdiamo tempo e corriamo ai ripari!
Gli inestetismi che colpiscono i nostri arti inferiori sono, tipicamente, la cellulite, la ritenzione idrica, i capillari fragili e i gonfiori all’altezza delle caviglie. Tutta colpa della cattiva circolazione venosa. Come fare per migliorarne l’aspetto? Imparando a non rimanere ferme, in piedi o sedute per periodi troppo lunghi e abolendo le scarpe con i tacchi troppo alti. Fondamentale è poi seguire una dieta con tante fibre e agrumi, ricchi di vitamine e sostanze a effetto flebotonico. Sale, alcolici e caffè contribuiscono invece a sfiancare le pareti dei vasi, influendo negativamente sulla circolazione. In istituto si ottengono buoni effetti con i cicli di massaggi rassodanti e linfodrenanti e i bendaggi con sostanze amiche delle gambe, come ruscogenina, flavonoidi e caffeina, abbinati alla pressoterapia. Per mantenere le gambe toniche, infine, sono ideali il nuoto, la camminata a ritmo veloce, la danza o il training in palestra.
Le gambe sono uno dei più importanti biglietti di visita di una donna ma, oltre alla loro bellezza, è la loro salute ad essere ancor più preziosa. I problemi di circolazione non vanno trascurati perché, a lungo andare, possono degenerare in malattie più gravi; una di queste è l’insufficienza venosa cronica, una patologia che viene favorita dall’eccessiva sedentarietà. A rischio chi lavora ore e ore davanti al pc, ma anche coloro che stanno troppo tempo in piedi, come commesse e casalinghe. Cosa può succedere in tutti questi casi? Che il sangue, anziché procedere dal basso verso l’alto, tende a scendere e a ristagnare, causando gonfiori e tumefazioni molto gravi.
Per preservare la salute e il benessere delle nostre gambe, oltre ad adottare uno stile di vita sano, un accorgimento utile può essere quello di affidarci a prodotti specifici ad attività antiedemigena, antiinfiammatoria, vasoprotettiva, ristrutturante e idratante. Studi scientifici condotti in tutto il mondo hanno recentemente confermato la particolare efficacia della Cumarina, una molecola estratta da diverse piante del genere Melilotus dalle spiccate proprietà antinfiammatorie e vasoprotettrici, che facilita l’eliminazione di alcune sostanze responsabili del gonfiore. Un aiuto concreto arriva anche dalle calze elastiche a compressione graduata sui muscoli della gamba (decrescente dal basso verso l’alto: 100% alla caviglia, 77% al polpaccio e 40% alla coscia). Contro la fragilità capillare, ottimo ingrediente di ogni siero-emulsione specifica per le gambe è infine la Centella asiatica che, riattivando la produzione di collagene, irrobustisce le pareti capillari.
Questi trattamenti ad hoc, uniti a sport e alimentazione corretta, daranno ottimi risultati, estetici e non solo.
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[:I]La cistite interstiziale

La Cistite Interstiziale è una malattia cronica che interessa le basse vie urinarie (vescica e uretra): viene classificata come malattia rara (secondo l’Istituto Superiore di Sanità (CNMR) una malattia è definita rara quando ne è colpito 1 soggetto ogni 2.000 abitanti): in realtà, essa sembra essere sottostimata e, man mano che aumentano la conoscenza dei suoi aspetti caratteristici e gli strumenti di diagnosi, nonché la diffusione delle informazioni ad essa relative fra la popolazione e gli esponenti del settore medico, si scoprono sempre più casi di persone che ne sono affette. Si tratta per la maggior parte di donne, di età variabile (20-70 anni).
Il dottor E. Ostardo, dirigente urologo e responsabile di uno dei due centri accreditati friulani per la Cistite Interstiziale, collocato presso l’Azienda ospedaliera “S. Maria degli Angeli” di Pordenone, riferisce: “ Sono 18 i Pazienti - tutti di sesso femminile - che sono giunti alla mia attenzione nel corso del 2007 per Cistopatia interstiziale (o per sindromi correlate).
Fra questi, 6 soggetti provengono dal Veneto, escludendo dal conteggio i controlli di Pazienti già noti che sono ritornati per indagini, visite o terapie.”
I sintomi della C.I. sono estremamente variegati per qualità ed intensità, e questo rende ancora più difficile l’esecuzione di una diagnosi differenziale con altre patologie simili e sovrapponibili, ad esempio cistite cronica, endometriosi, sindromi neurologiche dell’apparato pelvico, e così via…
Tipicamente, essa si caratterizza per bruciore, uretrale o vescicale, o dolore localizzato al basso ventre, senso di urgenza e aumentata frequenza urinaria, per un periodo di tempo superiore ai tre mesi, in assenza di altre patologie (infezioni, tumori, ecc..).
La diagnosi è fondamentalmente di esclusione, e presuppone l’esecuzione di un complesso di indagini, che vanno dai semplici esami delle urine alla cistoscopia in anestesia con idrodistensione della vescica e biopsia detrusoriale (muscolare) profonda: il pannello complessivo di esami va poi interpretato in maniera rigorosamente integrata. E’ doveroso comunque sottolineare il fatto che, allo stato attuale, il campo di conoscenze relativo alla C.I. è in costante sviluppo ed evoluzione, e gruppi di ricercatori ed associazioni stanno definendo a livello mondiale nuovi protocolli diagnostici e terapeutici.
La causa di questa malattia è sconosciuta: si ipotizzano fattori eziologici genetici, allergici, infettivi (germi non rilevabili), neurologici,…; tuttavia, una delle ipotesi più accreditate sembra essere quella dell’autoimmunità: il professor N. Volpi, professore associato del Dipartimento di Biologia dell’Università di Modena & Reggio Emilia, spiega:"Come noto, le cause della cistite interstiziale (CI), una malattia cronica che pregiudica le
funzionalità della vescica urinaria, sono sconosciute [1]. In soggetti affetti da CI, sono stati trovati autoanticorpi diretti verso antigeni dell’epitelio vescicale [2], ma questi sembrano essere secondari alla patologia. Tuttavia, evidenze indirette sembrano rafforzare l’ipotesi di una possibile natura autoimmune della CI, come la forte preponderanza e l’associazione clinica fra questa patologia e altri ben noti disordini di origine autoimmune all’interno di gruppi di pazienti e famiglie (vedi Tabella) [2-5].
La maggore associazione è stata riscontrata fra CI e la Sindrome di Sjögren [2]. Sempre più maggiori evidenze suggeriscono un possibile ruolo di autoanticorpi verso il recettore muscarinico M3 evidenziato nella Sindrome di Sjögren [6]. Infatti, il recettore M3 è anche localizzato sulle cellule del muscolo detrusore della vescica e regola la contrazione colinergica della vescica urinaria e di altri tessuti muscolari lisci [2]. Alla luce quindi di sempre maggiori evidenze sperimentali, autoanticorpi diretti verso il recettore M3 potrebbero essere importanti sia nel precoce stadio non infiammatorio che nel successivo processo infiammatorio che caraterizza la CI”.
Tabella. Incidenza di patologie associate a CI in relazione con la popolazione generale [2].

Patologia Incidenza (in %)
Soggetti Popolazione generale
affetti da CI

Allergia 41-47 22,5
Sindrome
del Colon Irritabile 25,4 3-15
Fibromialgia 12,8 3,2
Asma 9,2 6,1
Lupus
Eritematoso Sistemico 1,7 0,05
Artrite Reumatoide 4-13 1
Sindrome di Sjögren 7,2 0,5
Sindrome "Sjögren-like" 19 Sconosciuta
In merito alla terapia, è purtroppo necessario dire che non esiste una cura risolutiva e definitiva: la C.I. è una patologia cronica con cui bisogna imparare a convivere. Tuttavia esistono numerose terapie palliative, conservative e antidolorifiche, normalmente usate in combinazione fra loro (e alle quali ogni soggetto può rispondere in maniera estremamente personale) che, unitamente a opportune modificazioni dello stile di vita, possono contribuire a ridurre l’entità della sintomatologia e a conferire ai malati una qualità di vita accettabile. La C.I. rimane ancora una patologia complessa e poco conosciuta, che incide pesantemente sulla vita delle persone, sul piano fisico e psicologico: fondamentali sono la rapidità della diagnosi (che predispone al successo delle terapie), che deve comunque essere fatta da un centro specializzato, e il fatto di non sottovalutare l’impatto che essa porta. L’associazione friulana che abbiamo creato in provincia di Udine, nel 2006, porta il singolare nome di “A testa in giù”, espressione che abbiamo scelto come simbolo di una filosofia di vita: la necessità, per chi è affetto da questa malattia subdola e dolorosa, che ferisce nel corpo e nell’anima, di imparare a guardare la realtà secondo una prospettiva diversa, per sopravvivere! Gli scopi che ci prefiggiamo sono principalmente quelli di sensibilizzare le strutture sanitarie e le istituzioni regionali, affinché siano riconosciuti ai malati i necessari benefici di legge e un’assistenza adeguata, ma riteniamo sia fondamentale anche favorire i contatti umani fra i pazienti e l’allacciamento di relazioni interpersonali...
Michela,Edda,Sonia
Bibliografia consulenza prof. Volpi:
1. Nordling J. et al. Primary evaluation of patients suspected of having interstitial cystitis (IC). Eur. Urol. 2004, 45, 662-669.
2. van de Merwe J.P. Interstitial cystitis and systemic autoimmune diseases. Nat. Clin. Pract. Urol. 2007, 4, 484-91.
3. van de Merwe J.P. Sjögren's syndrome in patients with interstitial cystitis. Preliminary results in 100 patients. Int. J. Urol. 2003, 10 (Suppl), S69.
4. Alagiri M. et al. Interstitial cystitis: unexplained associations with other chronic disease and pain syndromes. Urology 1997, 49 (5A Suppl), S52-S57.
5. Peeker R. et al. Intercurrent autoimmune conditions in classic and non-ulcer interstitial cystitis. Scand. J. Urol. Nephrol. 2003, 37, 60-63.
6. Fox R.l. et al. Use of muscarinic agonists in the treatment of Sjögren's syndrome. Clin. Immunol. 2001, 101, 249-263.

Recapiti:

Associazione “A testa in giù” – Gruppo Friulano Cistite Interstiziale
Sede: Via Nievo 51 - 33019 Tricesimo (Udine)
Presidente Sig.a Michela Cont tel 340 5203085
Vicepresidente Sig.a Edda Scarmignan tel 338 9570708
Segretario Sig.a Sonia Chittaro tel 340 9056017
Dott. Edoardo Ostardo - U.O. Urologia Az.Osp. “S. Maria degli Angeli”, Pordenone
Tel. 0434 399172
Prof. Nicola Volpi – Dip. Biochimica “Università degli Studi di Modena e R.E.”, Modena
Tel. 059 2055543
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spondilite anchilosante , artrite reumatoide dal 1994, problemi neuro urologici dal 1994, calcolosi renale 2008, vari int. chirurgici dal 1996 compresi interventi di nms ed nmp; problemi vascolari; fibromialgia 2009 ATTENZIONE!!! qualsiasi consiglio medico da me fornito Va vagliato con il proprio medico di base , mai fare di testa propria, grazie!

giannalinda
13-04-2009, 07:12 PM
CONSIGLI PER CHI SOFFRE DI CISTITE INTERSTIZIALE:
Alcuni consigli utili:
- Bere molta acqua (e quindi urinare molto) è un modo per "lavare" spesso la vescica, allontanando eventuali batteri patogeni prima che possano dar luogo all'infezione
- Non trattenersi dall'urinare quando si ha necessità, è un altro modo per evitare il ristagno di urina nella vescica; infatti, le cistiti sono frequenti in chi ha problemi a svuotare completamente la vescica, per esempio donne in gravidanza o anziani con ipertrofia prostatica
- Non utilizzare indumenti con fibre sintetiche, tessuti colorati, detergenti irritanti o profumati, che possono irritare le mucose. Indossare vestiti comodi e che lasciano libero il corpo può contribuire ad alleviare la condizione delle persone affette da cistite interstiziale
- Curare particolarmente l'igiene intima (di entrambi i partner), perché la cistite non è trasmessa per via sessuale, ma i rapporti possono causare abrasioni e irritazioni, provocando sintomi simili a quelli della cistite, e facilitare l'infezione vera e propria. L'utilizzo di farmaci antispastici o antidolorifici prima dell'attività sessuale e l'uso di lubrificanti durante il rapporto possono ridurre il disagio. Evitare invece il diaframma perché esercita pressione sulla vescica
- Provare alcuni esercizi leggere se i disturbi lo permettono come Aerobica a basso impatto, Camminare, Yoga, Tai Chi, Nuoto, corsa, bicicletta, ecc.
- Combattere lo stress con semplici tecniche di rilassamento

Grazie e a presto. Lo staff di www.testsalute.it
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Per l'invalidità il discorso è ancora più complesso: si tratta di invalidità in generale o per le cisti di Tarlov ?
Francamente è un problema di non facile soluzione poiché le Commissioni Medico-Legali che valutano le richieste di invalidità spessissimo non sono molto competenti su patologie rare o poco frequenti. Se ci sono controversie allora credo sia meglio affidarsi ad uno Specialista di Medicina Legale , E RIVOLGERSI PER INFO AL DISTRETTO DI BASE DI APPARTENENZA e farsi spiegare dove rivolgersi o all'Inps stesso; e comunque lo Specialista di riferimento , anche a me capita di farlo, di dover svolgere una specie di tema sulla patologia in questione o una relazione esauriente sullo stato di malattia di quella persona - PER FARSI CHE RICHIEDENDO L'INVALIDITA' CIVILE, andando al distretto, CON QUESTA RELAZIONE E TUTTE LE CARTELLE CLINICHE E STORIE DI UN PAZIENTE, POSSA ESSERE OTTENUTA L'INVALIDITA' MINIMA PER UN DISCORSO LAVORATIVO 46% legge 68/104 oppure oltre al 75% per assegni mensili d'invalidità o al 100% pensione mensile d'invalidità...Cari saluti E. Ostardo, a presto Gianna!Buona Pasqua a tutto il forum e buona Pasquetta......RICHIESTO IN PVT DA ME al dr, VISTO LE DOMANDE CHE MI SONO STATE POSTE IERI E OGGI, per il discorso ho male e non riesco a lavorare...[8)]spero le info possano esservi utili...[:0]
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;)Neurourologo
Dolore pelvico cronico: conoscerlo e curarlo…..

Milioni di uomini e donne soffrono di dolore pelvico o disfunzioni pelviche.
Questi disturbi, raggruppati sotto la definizione di “sindromi da dolore pelvico cronico (CPPS)” comprendono dolore rettale, genitale o addominale cui possono essere associati urgenza e frequenza minzionale cosi come un senso di disagio durante e dopo i rapporti sessuali.
E’ come avere un continuo mal di testa…. nella pelvi , con tutti i disturbi neurovegetativi e relazionali associati, esattamente come una cefalea.
Si è cercato di inquadrare singolarmente i diversi aspetti del dolore pelvico cronico, associandoli al sesso maschile e femminile e al distretto anatomico di pertinenza.
Le definizioni tradizionali con cui il dolore pelvico cronico (CPP) è stato riportato nel corso degli anni sono le seguenti:

Maschio

Prostatite
I Prostatite batterica acuta
II Prostatite batterica cronica
IIIa CPPS prostatite abatterica infiammatoria
IIIb CPPS prostatite abatterica non infiammatoria
IV Prostatite asintomatica infiammatoria
Orchialgia ( dolore testicolare mono o bilaterale )
Proctalgia fugax ( dolore rettale di breve durata a risoluzione spontanea )
Femmina

Vulvodinia o vestibulite vulvare ( dolore vaginale con impossibilità ad avere rapporti sessuali )
Sindrome uretrale ( urgenza minzionale , frequenza minzionale , bruciore uretrale )
Maschio e femmina

Cistite interstiziale
Sindrome dell’elevatore dell’ano
Neuropatia periferica del pudendo
Sindrome da intrappolamento del nervo pudendo
Nella maggior parte dei casi il CPP è di difficile inquadramento e necessita di una valutazione multispecialistica ( neurourologo, uroginecologo, coloproctologo, neurofisiologo, fisiatra e psicologo) visto l’interessamento oltre che degli organi pelvici anche dell’apparato muscolo scheletrico e del compartimento neurologico e psichiatrico .

Nuove figure professionali sono emerse negli ultimi decenni per inquadrare e curare queste patologie: il neurourologo e l’uroginecologo , che vanno ad affiancarsi ai terapisti del dolore ( questi ultimi però interessati più al dolore neoplastico e dei malati terminali ) .
Infatti nuove conoscenze di fisiopatologia ( PET, Risonanza magnetica funzionale, mappature cerebrali con dipoli ) e terapie rivoluzionarie ( neuromodulazione delle radici sacrali e del pudendo , infiltrazioni antalgiche dei nervi sotto monitoraggio elettrofisiologico , infiltrazioni con tossina botulinica ) hanno permesso di curare oltre il 70% dei disturbi minzionali ed il dolore pelvico risollevando questi pazienti da condizioni psicologiche e di qualità di vita veramente scadenti.

Si è trovata finalmente una risposta organica a problemi etichettati come “ psicologici “ o ancor peggio psichiatrici con terapie “para” chirurgiche che si affiancano e superano quelle farmacologiche e riabilitative .
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trattamento con botulino al NIGUARDA MILANO E VERONA OSPEDALE BGO TRENTO...MA BISOGNA EFFETTUARE ATTENTA VALUTAZIONE MEDICA DA UN UROLOGO, CHE STUDI ANCHE LA NEURO UROLOGIA, PER ARRIVARE A QUESTA PRASSI CHE PUO' ESSERE DANNOSA, SE MAL ESEGUITA, PER I NERVI STESSI...

spondilite anchilosante , artrite reumatoide dal 1994, problemi neuro urologici dal 1994, calcolosi renale 2008, vari int. chirurgici dal 1996 compresi interventi di nms ed nmp; problemi vascolari; fibromialgia 2009 ATTENZIONE!!! qualsiasi consiglio medico da me fornito Va vagliato con il proprio medico di base , mai fare di testa propria, grazie!

giannalinda
14-04-2009, 11:10 PM
news & eventi
Resoconto del Convegno "La Terapia Conservativa dei Disturbi Funzionali del Pavimento Pelvico"
pubblicata il 4 Marzo 2008
Di seguito pubblichiamo il resoconto del convegno "La Terapia Conservativa dei Disturbi Funzionali del Pavimento Pelvico" che si è tenuto presso la Casa di Cura “Madre Fortunata Toniolo” Sabato 6 Ottobre 2007.

RESOCONTO
Il giorno 6 Ottobre 2007 si è tenuto , presso la Casa di Cura Villa Toniolo , un Meeting dal titolo
“ La Terapia dei Disturbi Funzionali del Pavimento Pelvico “.

Coordinatori dell’incontro la dott.ssa Beatrice Salvioli , coloproctologa , la dott.ssa Roberta Stagnozzi , ginecologa , e il dott. Giancarlo Vignoli , urologo.
La patologia funzionale del pavimento pelvico è un argomento emergente ,ma di grande attualità, per la prevalenza dei disturbi che la caratterizzano.Aspetto peculiare di questa sub-specialità è la multidisciplinarietà: urologi, ginecologi, coloproctologi , fisiatri e neurologi lavorano in team per una migliore definizione dei problemi clinici ed un approccio terapeutico mirato.Di seguito riportiamo i concetti più significativi emersi durante l’incontro.

L’Incontinenza da Sforzo nella donna
L’incontinenza urinaria da sforzo (IUS) consiste nella perdita involontaria di urina in occasione di un aumento della pressione endoaddominale (sforzo fisico, colpo di tosse, starnuto ecc…) che porta la pressione intravescicale a superare le resistenze uretrali in assenza di attività del detrusore. Nelle pazienti adulte ambulatoriali, tra le forme d’incontinenza urinaria, quella da sforzo è la più frequente (50-70% dei casi). Riconosce come causa una lesione dei supporti uretro-vescicali o un’insufficienza intrinseca dello sfintere uretrale con riduzione della pressione di chiusura dell’uretra. I potenziali fattori rischio sono rappresentati principalmente dal parto e dalla menopausa ma anche dall’età, gravidanza, obesità, lavori pesanti, tosse cronica.
L’importanza clinica dell’incontinenza urinaria da sforzo è legata all’impatto che questa svolge sulla qualità della vita della donna, inficiando la sfera occupazionale, sociale, sessuale, domestica, fisica ecc… L’iter diagnostico prevede uno studio generale della paziente ed uno più specifico sui fattori di rischio, un diario minzionale, esami di laboratorio, una valutazione clinica e indagini urodinamiche. Il trattamento è, in assenza di un grave grado di prolasso urogenitale, dapprima conservativo (Riabilitazione del Pavimento Pelvico) e, in assenza di miglioramenti, chirurgico.

La Riabilitazione nell’Incontinenza da Sforzo
La Riabilitazione Perineale rappresenta un trattamento conservativo dell’incontinenza urinaria da sforzo (IUS). Le principali tecniche riabilitative consistono nella Chinesiterapia pelvi-perineale, nel Biofeedback, nella Elettrostimolazione Funzionale impiegate singolarmente o in associazione tra loro. Più recentemente e con promettenti risultati si sta diffondendo anche la stimolazione magnetica che viene applicata attraverso una sedia dove la paziente viene fatta accomodare. Importante è anche il ruolo preventivo della Rieducazione Perineale soprattutto nelle puerpere e prima e dopo chirurgia pelvica. La finalità del trattamento riabilitativo perineale è di aumentare la consapevolezza di questa regione anatomica, la forza e la performance muscolare, correggere un’eventuale lieve alterazione della statica pelvica, migliorare il riflesso di chiusura perineale allo sforzo. I risultati positivi in termini di guarigioni e/o miglioramenti vanno da un 28 ad un 80% circa dei casi. L’assenza di rischi o effetti collaterali di tale trattamento, i buoni risultati rendono la Rieducazione del Pavimento Pelvico il trattamento di prima istanza, in assenza di grave prolasso genitale, della IUS.

La vescica iperattiva e farmaci
Secondo l’International Continence Society per vescica iperattiva si intende un quadro clinico caratterizzato da urgenza minzionale con o senza incontinenza , frequenza diurna e nicturia in assenza di specifiche patologie , infettive o tumorali. I sintomi sono indicativi in genere di una iperattività del detrusore , ma possono dipendere anche da altri quadri disfunzionali. In pratica 1/3 dei pazienti lamenta solo una sintomatologia irritativa ,1/3 ha incontinenza ,e 1/3 ha un quadro misto. La prevalenza della vescica iperattiva è del 17% e tende ad aumentare con l’età
Gli anticolinergici sono la terapia di elezione del disturbo. I farmaci, che non sono privi di effetti collaterali, vanno somministrati secondo schemi ben precisi che tengano conto delle abitudini di vita e delle commorbidità dei pazienti al punto che non è improprio parlare di una vera e propria “strategia degli anticolinergici”.

Pseudodissinergia sfinterica.
Per pseudissinergia sfinterica si intende un quadro disfunzionale della minzione caratterizzato da un incompleto rilasciamento sfinteriale in assenza di specifiche alterazioni neurologiche.
Quadro molto comune in urologia pediatrica , dove è conosciuto come sindrome di Hinmann, è stato recentemente rivalutato nell’adulto come possibile cause della “sindrome uretrale “ nella donna e della “prostatodinia” nell’uomo. La diagnosi, non sempre agevole, è ovviamente di esclusione di patologie più frequenti ,ma il suo riconoscimento precoce evita, il più delle volte, interventi inappropriati sia in ambito urologico che ginecologico.

Incontinenza dopo prostatectomia radicale
L’incontinenza non è un evento inusuale dopo prostatectomia. La sua prevalenza dipende dal tipo di intervento (prostatectomia radicale vs TURP), dalla definizione che si dà di incontinenza, dai criteri di quantificazione della stessa e naturalmente dalla distanza dall’intervento. Esiste una significativa differenza tra il giudizio del medico e quello del paziente. La valutazione soggettiva del paziente è in genere peggiorativa rispetto ai dati obiettivi del medico di 10-15 punti percentuale. Dopo prostatectomia radicale l’incontinenza ha una prevalenza molto ampia che varia dal 5 al 60 % a seconda degli Autori, mentre dopo TURP è molto più ridotta non superando il 10%. Dopo entrambi gli interventi, il problema tende a risolversi spontaneamente. Piuttosto discussi sono, in letteratura, i meccanismi che condizionano l’incontinenza dopo prostatectomia radicale; se si tratti cioè di un problema sfinteriale o di un problema detrusoriale, anche perchè, spesso, i due meccanismi coesistono. L’incontinenza dopo TURP, viceversa, è nella maggior parte dei casi la conseguenza di una pre-esistente anomalia vescico-sfinterica. Il trattamento conservativo comprende 4 tipi di approccio, usati singolarmente o in associazione:
1. Regolamentazione delle abitudini di vita
2. Esercizi di Kegel con o senza biofeedback
3. Stimolazione elettrica
4. Stimolazione magnetica extracorporea
Recentemente è stato riportato che la riabilitazione associata a duloxetina, che, come inibitore della ricaptazione di serotonina e noradrenalina, è “neuromodulatore“ farmacologico, hanno un effetto complementare sull’incontinenza, garantendo un più rapido ritorno alla normalità rispetto ai soli esercizi di Kegel.
Nuove terapie nella pseudodissinergia del pavimento pelvico
La tossina botulinica di tipo A (Botox), ampiamente utilizzata in ambito cosmetico-dermatologico per la risoluzione delle rughe, ha recentemente trovato interessanti applicazioni anche in ambito uro-ginecologico per il trattamento dell’iperattività idiopatica e neurogena del detrusore e nelle forme di pseudodissinergia sfinterica. La tossina, iniettata a livello del detrusore o dello sfintere paralizza il muscolo temporaneamente interferendo con la liberazione di aceticolina. La manovra non ha praticamente effetti collaterali, dà eccellenti risultati e dura per almeno sei mesi.... Anche la Magnetoterapia è stata impiegata per risolvere gli spasmi sfinteriali. Il principio su cui si fonda è che un campo magnetico riallinea gli ioni nell’area in cui viene applicato, cioè il pavimento pelvico e questo, in qualche modo, normalizza la funzione di muscoli e nervi. Sia Botox che Magnetoterapia sono trattamenti efficaci e non invasivi della pseudodissinergia sfinterica. Il “gold standard”, comunque, è rappresentato dalla neuromodulazione dei dermatomeri sacrali o del nervo pudendo nella sua emergenza dal canale di Alcock. Anche se è una terapia tutt'ora sperimentale ci vorrà tempo perchè venga codificata a livello medico come terapia medica codificata per utilizzo terapeutico, per tutti, attualmente c' è una selezione di chi può arrivare a cio , se la terapia può aiutare, in base ai disturbi stessi (mia amica dottoressa elena, mi conferma ciò..lavora in bgo trento, dove si occupano di ciò...), PUO' ESSERE UTILIZZATA SIA NELL'UOMO E SIA PER LA DONNA, MA DA MANI ESPERTE E DOPO ATTENTA VISITA E ADEGUATI ESAMI DA EFFETTUARSI...

Stipsi ed Incontinenza Fecale
I disordini dell’evacuazione costituiscono un problema diffuso fra le donne. La stipsi espulsiva è un disturbo caratterizzato da sintomi caratteristici (e.g. senso di evacuazione incompleta, eccessivo ponzamento, digitazione) che devono essere attentamente valutati per indirizzare a terapie mediche/chirurgiche specifiche. In alcuni casi la stipsi è associata ad incontinenza fecale che è la perdita involontaria di feci e/o gas. La patogenesi dell’incontinenza fecale è multifattoriale, ma spesso è riconducibile ad un danno ostetrico con lacerazione della muscolatura perineale. La diagnosi dei disturbi funzionali del pavimento pelvico è clinica e strumentale (e.g. esami radiologici, endosonografici, manometrici) e la scelta terapeutica si deve basare non solo sui dati morfologici e funzionali, ma sulla severità del sintomo e del suo impatto sulla qualità di vita.
La terapia conservativa dei disturbi evacuativa dipende innanzitutto dalla caratterizzazione e definizione del tipo disturbo presentato dal paziente, potendo così personalizzare il trattamento. Fra i primi interventi vi sono: la modificazione di abitudini di vita, l’utilizzo di alcuni farmaci, fibre o probiotici e l’utilizzo della riabilitazione del pavimento pelvico. I dati della letteratura sono variabili e mostrano risultati positivi nel 60-100% dei pazienti. Il vantaggio di questa metodica è che essendo priva di effetti collaterali rappresenta la prima scelta di trattamento per questo tipo di pazienti e non compromettendo l’esito di un eventuale intervento chirurgico successivo.
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http://www.giancarlo-comeri.com/Patologie/botulino_in_urologia.pdf;)

spondilite anchilosante , artrite reumatoide dal 1994, problemi neuro urologici dal 1994, calcolosi renale 2008, vari int. chirurgici dal 1996 compresi interventi di nms ed nmp; problemi vascolari; fibromialgia 2009 ATTENZIONE!!! qualsiasi consiglio medico da me fornito Va vagliato con il proprio medico di base , mai fare di testa propria, grazie!

giannalinda
14-04-2009, 11:17 PM
DA DICA 33...
Urologia
Ultimo aggiornamento: 09/04/09

Robot promosso per il Ca prostatico

Il cancro della prostata resta uno tra i più comuni nell’ambito dei tumori solidi, solo in Italia ci sono circa 25.000 nuovi casi all’anno; negli Stati Uniti circa 219.000. Con la diagnosi precoce, e il diffondersi del test del PSA (antigene prostatico specifico), è però aumentata anche l’incidenza dei casi di malattia localizzata, in stadio iniziale, nei quali il trattamento risulta più appropriato. Sono casi sempre più frequenti e sempre più diagnosticati in uomini ancora giovani, nei quali assumono quindi particolare importanza funzionalità quali la continenza e la sessualità. Anche per questo è cresciuto l’interesse per lo sviluppo di approcci chirurgici minimamente invasivi, che superino alcuni limiti dell’intervento tradizionale, che mantengano cioè la qualità terapeutica ma riducano al tempo stesso l’impatto sulla qualità di vita. E’ il caso della chirurgia robotica, che nell’esperienza dell’Istituto Europeo di Oncologia (IEO) di Milano ha mostrato alcune caratteristiche vantaggiose, come documentato in uno studio in pubblicazione sul British Journal of Urology. Ridotti sanguinamento, ricovero, dolore
L’intervento standard per i tumori localizzati della prostata è la prostatectomia radicale retropubica in aperto (RRP), che è però ancora associata a una certa morbilità soprattutto in termini di sanguinamento, incontinenza e disfunzione erettile. Da tempo è possibile operare anche in laparoscopia, ma il metodo non si è diffuso per la procedura difficoltosa. Una nuova possibilità, sviluppata da pochi anni, è appunto la prostatectomia radicale robot-assistita (RARP), intervento minimamente invasivo in cui la macchina aiuta il chirurgo a operare. Nello studio dello IEO, centro nel quale si è avviata la chirurgia robotica per il tumore della prostata nel novembre 2006, si sono confrontati i risultati ottenuti fino a dicembre 2007 con questo approccio in 120 pazienti, rispetto a quello tradizionale in aperto eseguito in altri 240 tra il 2004 e il 2007. I partecipanti, d’età tra 46 e 77 anni, sono stati controllati a 3, 6 e 12 mesi dall’intervento, per gli esiti oncologici, perioperatori (durata dell’operazione, sanguinamento, durata del ricovero e della cateterizzazione) e funzionali (continenza, funzione sessuale). I risultati, rispetto alla presenza del tumore, sono apparsi non significativamente diversi nei due gruppi. Riguardo agli esiti perioperatori si sono invece evidenziati per il sistema RARP un’emorragia intraoperatoria significativamente inferiore, con riduzione della perdita di sangue da 800 a 200 cc che rendeva evitabile nella maggior parte dei casi la trasfusione; un dolore post-operatorio minimo; un ricovero ospedaliero ridotto da sei giorni e tre; un’anticipazione di almeno un giorno (da sette a sei) per la rimozione del catetere vescicale; infine la cicatrice diventava presto quasi invisibile. Unico svantaggio della RARP, la maggiore durata operatoria.

Maggiore recupero di continenza e sessualità
Quanto agli esiti funzionali, con la chirurgia robot-assistita si è avuto un recupero della continenza urinaria nel 70% dei casi a tre mesi dall’intervento, e vicina al 100% dopo un anno (contro il 63 e l’88%, rispettivamente, della chirurgia tradizionale); la potenza sessuale è apparsa recuperata al 31% a tre mesi e al 61% a un anno (a fronte del 18 e del 41% della chirurgia tradizionale, e considerando i pazienti sotto i 65 anni nel 73% si è ripristinata la funzione erettile a un anno con la RARP contro il 48% della RRP. Nel complesso quindi i risultati a breve termine supportano i vantaggi dell’approccio robot-assistito e i dati analoghi di altri studi. Secondo gli autori la RARP diventerà probabilmente la tecnica d’elezione per i tumori della prostata in stadio iniziale. Lo IEO è il centro italiano che ha effettuato il maggior numero d’interventi robot-assistiti (e uno dei pochi dove lo si fa con il SSN), cioè 827, dei quali oltre 300 in urologia; in autunno prevede d’inaugurare una Scuola di Chirurgia robotica e pochi giorni fa ha siglato un accordo con l’Ospedale della Florida a Orlando per attività congiunte sotto la guida di Vipul Patel, che ha trattato con chirurgia robotica il maggior numero al mondo di casi di tumore della prostata (circa 3000).

Elettra Vecchia

Fonti
comunicato stampa IEO, 7 aprile 2009

Raffaghello L et al. Starvation-dependent differential stress resistance protects normal but not cancer cells against high-dose chemotherapy. PNAS june 17, 2008; 105 (24): 8215-8220
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spondilite anchilosante , artrite reumatoide dal 1994, problemi neuro urologici dal 1994, calcolosi renale 2008, vari int. chirurgici dal 1996 compresi interventi di nms ed nmp; problemi vascolari; fibromialgia 2009 ATTENZIONE!!! qualsiasi consiglio medico da me fornito Va vagliato con il proprio medico di base , mai fare di testa propria, grazie!

giannalinda
17-04-2009, 12:04 AM
riscoperta l'importanza, della musicoterapia abbinata alla fisioterapia dolce e alla psicoterapia, per ridurre l'input al cervello, che mette in moto il MECCANISMO DEL DOLORE CRONICO...da ok salute.it

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giannalinda
17-04-2009, 10:47 PM
http://www.prevenzioneprostata.com/prostatite.html;)
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;) MinForma > Urologia:
Ruolo della riabiliazione del pavimento pelvico nella disfunzione erettile
I muscoli del pavimento pelvico giocano un ruolo molto importate nell’attività sessuale.
La contrazione dei muscoli bulbocavernosi e ischiocavernosi produce un aumento delle pressioni intracavernose influenzando la rigidità peniena.
Tale approccio usato in uomini senza anomalie urogenitali, malattie neurologiche, pregressi interventi di chirurgia demolitiva pelvica, ha riscosso notevoli risultati sia in temini di rigidità che di durata dell’erezione.
Lo schema terapeutico prevede degli esercizi giornalieri da fare per trenta minuti due volte al giorno per un periodo di circa 3 mesi, associato a un cambiamento dello stile di vita, in particolare riducendo fumo e alcol, praticando un’attività fisica regolare, una dieta equilibrata e un controllo pressorio.
Tale approccio può considerarsi come la prima scelta nel trattamento della disfunzione erettile.
Articolo tratto da http://www.prevenzioneprostata.com su gentile concessione del Dr. Giuseppe Quarto.
Dr. Giuseppe Quarto
Specializzato in:
- Urologia
Perfezionato in:
- Andrologia
Articolo pubblicato lunedì 31 marzo 2008
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[8)] MinForma > Urologia:
Cistoscopia

Descrizione
Procedura
Descrizione
La cistoscopia, o cistouretroscopia, è una procedura diagnostica, effettuata solitamente da un urologo, che permette la visualizzazione della parte interna delle base vie urinarie (uretra, prostata, collo della vescica e vescica). La cistoscopia è indicata per la diagnosi delle malattie delle base vie urinarie e della prostata.
Durante questa procedura un cistoscopio (un sottile strumento a forma di tubo con al suo interno un’ ottica collegata ad una telecamera ed a una fonte luminosa) è inserito nella vescica tramite l’ uretra (il condotto che trasporta l'urina).
cistoscopio rigido
La cistoscopia può essere usata per valutare e diagnosticare le seguenti patologie:
Tumore della vescica
Sangue nell'urina (ematuria)
Dolore pelvico cronico
Infezioni dell'apparato urinario recidivanti
Cistite interstiziale
Minzione dolorosa
Ritenzione urinaria (dovuta ,per esempio,alla prostata ingrandita [IPB], restringimento dell' uretra [stenosi])
Incontinenza urinaria o vescica iperattiva
Calcolosi urinaria

Inoltre l’ urologo utilizza la cistoscopia per valutare anomalie del rivestimento dell'apparato urinario quali :
Diverticoli (estroflessioni della mucosa)
Uretere ectopico (dislocato)
Fistola (comunicazione anomala tra la vescica e altri organi)
Trabecolazioni (ipertrofia del tessuto muscolare)
Tumori
Ureterocele (dilatazione dell'estremità inferiore del uretere)

Procedura

La cistoscopia può essere effettuata in ambulatorio in anestesia locale o in una sala operatoria col paziente sedato, in anestesia regionale o generale. Prima di essere sottoposti ad una cistoscopia, i pazienti devono comunicare se assumono farmaci anticoagulanti(per esempio aspirina, antinfiammatori o warfarin [Coumadin®]).
I pazienti devono digiunare a partire da almeno 4 ore prima della procedura se andranno sottoposti ad anestesia regionale o generale. Per l’ anestesia locale un comune anestetico (per esempio, lidocaina)viene iniettato nell’ uretra prima della procedura.
Durante la cistoscopia, il cistoscopio, flessibile o rigido, è inserito lentamente nella vescica attraverso l’ uretra. Una telecamera può essere collegata al cistoscopio al fine di trasmettere le immagini su un monitor. L’ urologo esamina l’ uretra ed introduce un liquido sterile (per esempio acqua distillata) nella vescica per migliorare la visione. Mentre la vescica si riempie, il paziente può avvertire uno fastidioso stimolo di urinare.
L’ urologo può introdurre alcuni strumenti supplementari attraverso il cistoscopio per effettuare procedure quali rimozione di calcoli, biopsie della vescica,resezioni di un tumore e cauterizzazioni (applicazione di una piccola carica elettrica per bloccare una emorragia).
In alcuni casi, l’ urologo utilizza un altro strumento denominato ureteroscopio, molto simile al cistoscopio, per visualizzare l’ uretere (il condotto che trasporta l'urina dal rene alla vescica). Questa procedura, che è denominata ureteroscopia, può essere eseguita per diagnosticare e trattare i calcoli delle alte vie urinarie. L’ ureteroscopia è effettuato solitamente sotto anestesia regionale o generale.
La cistoscopia ha solitamente una durata di alcuni minuti. Il tempo di esecuzione della metodica può prolungarsi se si eseguono altre procedure quali la rimozione di un calcolo o un prelievo bioptico. Dopo la procedura può essere posizionato un catetere vescicale.

Gli effetti collaterali più comuni sono una sensazione di bruciore durante la minzione e il sangue nelle urine (ematuria) che possono durare da poche ore ad alcuni giorni. Se viene impiegata una anestesia locale i pazienti possono andare a casa subito dopo la procedura, in caso di anestesia regionale o generale è necessario un periodo di osservazione (solitamente 1 - 4 ore).

Le complicanze sono raramente serie e possono includere le seguenti: Reazione avversa all’ anestesia
Emorragia
Formazione di tessuto cicatriziale che può provocare il restringimento dell’ uretra (stenosi)
Infezione (febbre, brividi, dolore severo, vomito)
Rottura o perforazione dell’ uretra, della vescica o dell’ uretere
Dolore o rigonfiamento testicolare (indice di infezione)
Ritenzione urinaria (impossibilità ad urinare), solitamente come conseguenza di una eccessiva distensione della vescica o dell'anestesia
Articolo tratto da http://www.studiourologicogallo.it su gentile concessione del Dr. Luigi Gallo
Dr. Luigi Gallo
Specializzato in:
- Urologia
Perfezionato in:
- AndrologiaArticolo pubblicato domenica 1 febbraio 2009

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giannalinda
18-04-2009, 10:55 PM
un ottimo sito dove si possono trovare ottimi consigli , e anche a livello medico articoli da postare qui poi, chi vuole in questa szione, www.starbene.it; ve lo consiglio ciao;)

;) nuovo test allergie tutte, anche via ssn SI CHIAMA ISAC E SU UN BIOCHIP VENGONO POSTE 103 MOLECOLE PROTEICHE E DA QUI ENTRANDO IN CONTATTO CON UNA GOCCIA DEL PAZIENTE, SI DETERMINANO LE EVENTUALI ALLERGIE; LO FANNO A ROMA ALL'ISTITUTO DERMOPATICO DELL'IMMACOLATA; E AL BAMBIN GESU' DI ROMA, ALL'OSPEDALE MAYER DI FIRENZE E AL GASLINI DI GENOVA[8)]- MOLTO SPESSO le allergie determinano problemi anche con i farmaci stessi poi che si devono prendere...

[8)] PER LA CLAMYDIA E LA SALPINGITE, UTILI LAVAGGI CON ACQUA TERMALE, IN VENDITA nelle bottiglie in farmacia, per le notevoli proprietà di quest'acqua.

[8)] completamento ai bagni e irrigazioni vaginali, l'aerosol vaginale, nato da poco a livello farmaceutico.

[B)] i salutari bagni nelle acque salsobromoiodiche, giovano anche alla donna in ità di climaterio - www.termemiliaromagna.it

:) quando fate la doccia, mettete due cucchiai di bicarbonato in doccia, entrate tappate la doccia e immergetevi dentro sedendovi, nel piatto doccia e fate scendere un po di acqua tiepida, prendete l'acqua e la usate per massaggiarvi la pelle; oppure nel bagno mettete bicarbonato dentro la vasca e per chi avesse le piantine di menta fate un decotto di acqua e foglie di menta ( che potete preparare, nelle bottiglie dell'acqua vuote e conservare 4 gg in frigoriferlo) e poi mettete bicarbonato e un quarto di bottiglia da un litro e mezzo nella doccia o nella vasca, aiuta per la distensione dei nervi e a ridurre il dolore cronico da beneficio per qualche ora (piuttosto di niente...), ho provato stasera e funziona! io ho la doccia e ho un cuscino vecchio col buco di quelli gonfiabili da mare che utilizzo per sedermi in doccia, non avendo la vasca.;););)
spondilite anchilosante , artrite reumatoide dal 1994, problemi neuro urologici dal 1994, calcolosi renale 2008, vari int. chirurgici dal 1996 compresi interventi di nms ed nmp; problemi vascolari; fibromialgia 2009 ATTENZIONE!!! qualsiasi consiglio medico da me fornito Va vagliato con il proprio medico di base , mai fare di testa propria, grazie!

polly
19-04-2009, 03:52 PM
Ciao a tutti posto info sul ferro sperando possa essere di aiuto.

ANALISI CRITICA DELLA SOMMINISTRAZIONE FARMACOLOGICA
DEL FERRO NEGLI ATLETI
Gian Martino Benzi - Adriana Ceci

Articolo tratto da:
SdS - RIVISTA DI CULTURA SPORTIVA - SCUOLA DELLO SPORT – CONI (Anno XVII - n° 43 - 1998)

1 - Cinetica distributiva del ferro nell’uomo
1.1. Il ferro attivo ha una particolare distribuzione cellulare che ne permette la distinzione in varie categorie:
- come “ferro funzionale”:
• nei globuli rossi sotto forma di emoglobina, ossia di una proteina in cui il ferro bivalente è stabilmente inserito e capace di legare reversibilmente l’ossigeno molecolare e, quindi, di trasportarlo nei siti organici di utilizzo;
• nei muscoli scheletrici e nel cuore sotto forma di mioglobina, ossia di una proteina simile all’emoglobina, ma che ha un’affinità per l’ossigeno 6 volte maggiore di quella dell’emoglobina;
• negli enzimi emici (ad es., catalasi, perossidasi, citocromi) e nelle flavo-proteine (ad es., xantina ossidasi, succinato deidrogenasi, NADH-citocromo ossidasi) che sono dei catalizzatori in quanto, senza subire modifiche permanenti, consentono in piccolissime quantità la trasformazione chimica di grandi quantità di substrati;
- come “ferro di trasporto”:
• nel plasma sanguigno sotto forma di transferrina, ossia di una globulina trasportatrice del ferro nel sangue poiché lega il ferro introdotto farmacologicamente per via venosa od assorbito nutrizionalmente o farmacologicamente dalla mucosa intestinale (ossidato a ferro trivalente) per distribuirlo come “ferro di deposito” o come “ferro funzionale” (ridotto a ferro bivalente);
- come “ferro di deposito”:
• nel sistema reticolo-endoteliale o sistema reticolo-istiocitario (presente per lo più nel fegato, nella milza e nel midollo osseo) ove il ferro è immagazzinato sotto forma sia di ferritina (proteina idrosolubile presente nelle cellule in forma diffusa oppure concentrata nei sideromi), sia di emosiderina (proteina cellulare giallo-brunastra, insolubile in acqua).
1.2. Rispetto alla semplice sideremia (poco significativa determinazione quantitativa del ferro nel sangue) si deve rilevare la fondamentale importanza diagnostica della determinazione sia del “ferro attivo” che della “capacità di fissazione del ferro, indice della capacità totale della transferrina di legare il ferro o TIBC =Total Iron Binding Capacity (valore normale: 48-66 #956;mol ferro/litro, oppure 270/370 #956;mol ferro/dl) che aumenta nella carenza di ferro, mentre diminuisce nelle infezioni, nei tumori, nella carenza di transferrina, ecc.
E’ pure importante il valore della capacità latente di fissazione, LIBC = Latent Iron Binding Capacity, ossa della capacità libera, non satura, della transferrina di legare il ferro; tale capacità latente aumenta nelle carenze di ferro, ma diminuisce nei casi di sovraccarico scompensato di ferro, nell’emosiderosi, nelle anomalie di sintesi dell’emoglobina, ecc.
La quantità totale di ferro presente nei calciatori si può stimare in circa 4-5 g/soggetto.
2 - Assorbimento ed eliminazione del ferro
2.1. Il ferro viene rifornito con l’alimentazione essendo contenuto in misura variabile nelle frattaglie (fegato, milza, reni), nelle carni, nelle uova, nei cefalopodi (polpi, calamari), nel lievito di birra, nelle verdure (spinaci, cardi), nei legumi (fave, lenticchie), nel cioccolato, nella frutta secca (mandorle, pinoli, fichi), ecc.
A seconda dell’acidità gastrica, il ferro viene variamente assorbito anche grazie ad un sistema di trasporto unidirezionale sito nella mucosa del duodeno e del digiuno (intestino #56256;#56518; sangue della vena porta).
Nei soggetti normali il 5-10% e nei soggetti ferro-carenti il 20-30% del ferro ingerito viene assimilato come ferro trivalente (Fe 3+) ed in forma di complessi, anche se il ferro in forma bivalente (Fe2+) risulta meglio assorbibile, per cui la contemporanea ingestione di riducenti (ad es., vitamina C) favorisce l’assorbimento del ferro stesso.
2.2. Una volta passato nel circolo sanguigno, il ferro si lega alla transferrina (valore normale nel siero: 2-4 g/litro, pari a circa lo 0.1% del ferro) e trasferito come “ferro funzionale” sia negli enzimi e nella mioglobina (circa 10-16% del ferro totale) che nell’emoglobina (circa il 58-68% del ferro totale) e, se non risulta immediatamente necessario, viene accumulato come “ferro di deposito” nel sistema reticolo-endoteliale, legato in particolare a ferritina ed emosiderina (circa il 18-22% del ferro totale).
2.3. Molto importante è il trasporto del ferro nei globuli rossi in fase di maturazione mediante passaggio del ferro stesso a mezzo della transferrina ai recettori specifici sulla membrana eritrocitaria. Una volta legato a tali recettori, il ferro non è facilmente staccabile dalla membrana dei globuli rossi e passa negli eritrociti ove, mediante l’intervento della ferritina, partecipa alla sintesi dell’emoglobina.
La ferritina si trova anche nel siero (30-120 ng/ml nei maschi; 30-260 ng/ml nelle femmine) con tendenza alla diminuzione nell’anemia ferropriva ed all’aumento nell’emocromatosi, nelle affezioni epatiche, nei tumori, ecc. Poiché la ferritina è in parziale equilibrio con quella tessutale, si può effettuare la determinazione diagnostica del rapporto “ferritina/recettore solubile della transferrina” che tende ad aumentare nel caso di una stimolazione endogena od esogena della formazione dei globuli rossi.
2.4. Il ferro che viene liberato dalla distruzione giornaliera dei globuli rossi viene quasi integralmente ricuperato e reincorporato nell’emoglobina.
La maggior parte dell’eliminazione del ferro avviene sia attraverso la desquamazione di cellule contenenti il ferro (cute, mucose intestinali e genito-urinarie), sia mediante il sudore, l’urina, le feci e la bile.
2.5. La perdita media di ferro in soggetti maschi adulti si aggira su 0.5-1 mg/die (pari a circa 9-18 #956;mol ferro/die) che nei calciatori sottoposti a significativi allenamenti e prestazioni può salire sino a 1.5-2 mg/die (pari a circa 27-36 #956;mol ferro/die) data una certa maggior perdita del ferro per la profusa sudorazione, per lo sfaldamento cellulare della cute e per la reiterata pressione sul microcircolo plantare dovuta all’intenso contatto ed impatto del piede sul terreno di gioco.
Considerato che in condizioni normali l’assorbimento del ferro è di circa il 5-10% di quello rifornito con l’alimentazione, si può valutare che il fabbisogno alimentare di ferro di un calciatore sia di circa 5-15 mg/die che può essere di norma rifornito dalla tipica alimentazione mediterranea. Inoltre va rilevato che, qualora nel calciatore si instauri la tendenza ad aumentare le perdite di ferro, la percentuale di assorbimento del ferro tende ad incrementare per cui, in presenza di una corretta alimentazione, si instaura un meccanismo autoregolativo di compensazione.
2.6. Il metabolismo del ferro è sinteticamente espresso nello schema della figura 1.
3 - Basi diagnostiche della carenza di ferro e dell’anemia ferropriva
3.1. Va enfatizzato che, in generale, la carenza di ferro o l’anemia sono più un sintomo che una malattia, per cui diventa essenziale il riconoscimento delle cause da correggere con interventi specifici e non con acritiche somministrazioni di preparati a base di ferro.
D’altra parte, la normale produzione di globuli rossi richiede la presenza di un’adeguata e costante disponibilità non solo di ferro, ma anche di varie
vitamine (tra le quali, la cianocobalamina e gli acidi folici) e di alcuni oligoelementi (quali il rame, lo zinco, il cobalto).
3.2. Ai fini diagnostici sono molto importanti le variazioni longitudinali dei parametri clinicoematologici che si verificano nello stesso soggetto, sia in tempi medio-lunghi (alcuni mesi) che in tempi brevi (alcune settimane). In un atleta si può, cioè, verificare un evento patologico e/o farmacologico che porta ad una notevole variazione dei suoi valori ematologici i quali, tuttavia, possono restare entro quelli che sono considerati i piuttosto ampi “limiti della norma” che caratterizzano la popolazione in genere.
Questo si applica bene, ad esempio, alle variazioni del valore dei globuli rossi, dei reticolociti, dell’emoglobina e dell’ematocrito (che rappresenta la percentuale complessiva del volume dei globuli rossi nel sangue e che viene espresso come valore percentuale). Nella popolazione che non attua sistematicamente una attività motoria il valore dell’ematocrito, ad esempio, oscilla all’incirca fra il 37 ed il 49 % nei maschi ed il 36 ed il 46 % nelle femmine, anche se su questi valori non vi è un completo accordo in campo medico. Nei soggetti che praticano sistematicamente un efficace allenamento motorio, specie se comprende anche esercitazioni di resistenza, tali valori sono mediamente più bassi (circa 36-44 %, nei maschi).
In un calciatore, ad esempio, si può instaurare una situazione patologica e/o farmacologica che porti ad una notevole variazione dei suoi valori di ematocrito: questi possono restare entro i citati ampi limiti della norma. Tuttavia, una variazione di oltre 3 oppure 4 punti percentuali rispetto ai valori consuetudinari del soggetto richiede sia una accurata riconferma laboratoristica del dato che un accurato controllo clinico perché rappresenta un campanello di allarme circa l’instaurarsi dell’evento patologico o farmacologico di cui sopra.
Quindi, quello che conta ai fini diagnostici è la variazione nel tempo dei valori clinico-laboratoristici relativi al singolo calciatore in esame.
L’allenamento, specialmente se include esercitazioni di resistenza, tende a diminuire significativamente i valori dell’ematocrito.
Va infine sottolineata l’importanza della determinazione integrata anche del numero dei reticolociti e della concentrazione di emoglobina. Infatti, quando ci si riferisce alle variazioni patologiche della crasi rossa i valori vengono espressi sia in concentrazione di emoglobina (sottolineando così la carenza del veicolo di ossigeno) che con il valore di ematocrito (sottolineando così l’aumento della viscosità e del rischio trombosico, trombo-embolico, ecc.).
Anche nel caso del doping del sangue, attuato nel tentativo dì migliorare le prestazioni, si devono considerare sia il trasporto di ossigeno (il cui incremento può essere vantaggioso) che la viscosità ematica (il cui aumento è pericoloso). Tuttavia l’incremento del potere aerobico massimale per grammo di incremento di emoglobina rimane invariato sino a concentrazione di emoblobina di circa 20 g/dl, mentre l’aumento dell’ematocrito (con elevazione accentuata e pericolosa della viscosità) incide sul trasporto di ossigeno per valori di ematocrito maggiori del 50 %. Dato che il rischio reale per l’atleta è rappresentato dall’aumento abnorme della viscosità, in questo caso l’attenzione diagnostica si riferisce all’ematocrito piuttosto che all’emoglobina.
3.3. La variazione nel tempo di un singolo parametro ematologico non può essere considerata sufficiente per formulare la diagnosi di carenza di ferro e/o di anemia ferropriva.
Ad esempio, i bassi valori di ferritina (indice di una diminuzione delle riserve tessutali di ferro) associati alla normalità di altri parametri ematologici possono rappresentare il primo segnale dell’instaurarsi di una carenza di ferro. In tal caso, i valori della concentrazione di emoglobina, la concentrazione emoglobinica media ed il contenuto emoglobinico medio presenteranno una progressiva riduzione. Se la carenza di ferro persiste, il quadro ematologico sarà poi caratterizzato sia dalla presenza di eritrociti piccoli (microcitosi), poveri di emoglobina (ipocromia), con forme anomale (poichilocitosi) e dimensioni variabili (anisocitosi), sia da incremento della transferrina e da diminuzione della ferritina.
I bassi valori di ferritina non giustificano invece la diagnosi di carenza di ferro o di anemia sideropenica se l’ematocrito si mantiene normale o tende ad aumentare e, nel contempo, la concentrazione dell’emoglobina, il numero dei globuli rossi, la concentrazione emoglobinica media ed il contenuto emoglobinico medio sono normali o tendono ad aumentare mentre, nel contempo, sono assenti i fenomeni di microcitosi, anisocitosi, poichilocitosi, ecc.
In tal caso, la persistenza dì bassi valori di ferritina deve essere prontamente e molto accuratamente indagata poiché può essere dovuta a (1) cause primitive, quali alcune forme patologiche di policitemia (ad es., da alterazioni polmonari, da ipossia renale, da tumori renali produttivi); oppure a (2) cause secondarie, quali le forme indotte dalla aumentata produzione endogena di eritropoietina (ad es., da tumori renali), oppure le forme indotte dalla somministrazione, in tempi brevi, di farmaci stimolanti l’eritropoiesi (ad es., eritropoietina, somatotropina, steroidi anabolizzanti, ecc.). Al contrario, in caso di protratta somministrazione di ferro e di tali sostanze per tempi lunghi, si può notare la normalità oppure l’aumento dei valori di ferritina.
Data la loro importanza diagnostica ai fini della conservazione dello stato di salute degli atleti e della loro storia anamnestica, le relative indagini clinico-laboratoristiche sono d’obbligo, analogamente alla loro inclusione nella cartella clinica degli stessi. In tal modo, indipendentemente dalla società in cui temporaneamente l'atleta militerà, sarà sempre possibile una critica ricostruzione dell’evoluzione dello stato clinico-ematologico del calciatore e dei trattamenti prescritti.
4 - Basi fisiopatologiche del trattamento con ferro
4.1. La carenza di ferro porta, inizialmente, ad una diminuzione dei depositi organici e origina una serie di disturbi, mal definiti e soggettivi, quali astenia, anoressia, vertigini, palpitazioni ecc., in assenza di alterazioni ematologiche, a prescindere da una certa diminuzione della ferritinemia.
Se perdura il deficit di ferro, le alterazioni ematologiche si concretizzano nel quadro della anemia sideropenica (detta anche anemia ferropriva, oppure anemia da carenza di ferro) caratterizzata sia dalla presenza di eritrociti piccoli (microcitosi), poveri di emoglobina (ipocromia), con forme anomale
(poichilocitosi) e dimensioni variabili (anisocitosi), sia da incremento della transferrina e da diminuzione della ferritina. In tale forma patologica, la somministrazione farmacologica di ferro rappresenta il trattamento terapeutico di elezione.
4.2. Nel caso di alterata utilizzazione del ferro assorbito a livello intestinale si può concretizzare la anemia sideroacrestica, caratterizzata dalla comparsa nel midollo osseo di sideroblasti anulari, ossia di eritroblasti contenenti granuli di ferritina libera oppure ispessiti ed inclusi in vacuoli (siderosomi) a forma di anello intorno al nucleo.
Questo tipo di anemia è per lo più sostenuta da una carenza di vitamina B6 e, in tal caso, non risponde alla somministrazione farmacologica di ferro che rappresenta un trattamento improprio.
4.3. Molti atleti sono sottoposti a trattamenti ripetuti e sistemici non tanto con corticosteroidi (ad es., desametasone, betametasone, cortisone, corticosterone) quanto, più frequentemente, con farmaci anti-infiammatori non-steroidei o FANS (ad es., diclofenac, ketoprofene, tolmetin, indometacina) i quali riducono il processo infiammatorio osteo-mio-articolare inibendo la sintesi delle prostaglandine le quali, tuttavia, hanno fisiologicamente un notevole effetto gastroprotettivo.
I trattamenti ripetuti con i corticosteroidi (ad es., con il Bentelan) e, soprattutto, con i FANS (ad es., con il Voltaren) comportano un forte rischio di insorgenza di lesioni gastroenteriche, la cui facile subcronicizzazione o cronicizzazione può indurre reiterati fatti microemorragici concretizzantesi con quadri anemici.
In tal caso risulta indispensabile un accurato esame del tubo digerente (osservazioni radiologiche, ricerca del sangue occulto nelle feci, valutazioni funzionali, ecc.), mentre è assolutamente errato un trattamento “alla cieca” con ferro, poiché potrebbe non essere in linea con il quadro diagnostico e produrre gli effetti collaterali legati alla somministrazione di preparazioni orali di ferro, dati i loro ben noti effetti lesivi gastroenterici che si sovrappongono a quelli analoghi indotti dai citati antiinfiammatori (trattamento dannoso).
4.4. Anche se meno frequentemente che negli atleti che praticano attività di fondo, nei calciatori che sono sottoposti anche ad efficaci esercitazioni di endurance si può instaurare la pseudoanemia da diluizione. Questa condizione è dovuta alla diluizione di un normale od aumentato numero di globuli rossi in un maggior volume di massa liquida plasmatica e rappresenta l’espressione di un buon adattamento (sostenuto dal sistema renina-angiotensina) ad un efficace allenamento.
Durante la prestazione, l’aumento della massa liquida plasmatica è molto utile all’atleta in quanto incrementa il rendimento meccanico della pompa cardiaca (con maggiore espulsione di sangue dal cuore), assicura una bassa viscosità ematica (con più facile scorrimento del sangue nei capillari) e condiziona una buona regolazione termica (con rapida messa a disposizione di un congruo volume di acqua da utilizzare per disperdere calore mediante evaporazione sulla cute).
Pertanto, la pseudoanemia da diluizione non richiede assolutamente alcuna somministrazione farmacologica di ferro che, in questo caso, sarebbe un trattamento improprio.
4.5. L’uso dei preparati di ferro può essere attuato nei casi di dopaggio con eritropoietina, con somatotropina o con steroidi anabolizzanti (co-trattamento dopante).
E’ noto che l’isolamento ed il clonaggio del gene per l’eritropoietina umana hanno permesso di ottenere il medicamento mediante processi di ingegneria genetica e, quindi, di realizzare il trattamento specifico di ammalati anemici con insufficienza renale e sottoposti ad emodialisi, nei quali induce un significativo incremento nel numero dei globuli rossi, unitamente ad altre positive modificazioni psicofisiche.
La somministrazione di eritropoietina a scopo di doping rappresenta il proseguimento della pratica dopante dell’emotrasfusione e si basa sull’ipotesi che, incrementando il numero di globuli rossi e la quantità di emoglobina, si aumenterebbe il rifornimento dell’ossigeno ai muscoli e, quindi, la resistenza alla prestazione.
L’azione diretta dell’eritropoietina si esercita sulla produzione di globuli rossi (quindi sulla massa eritrocitaria) più che sulla sintesi dell’emoglobina, tanto che si può, eventualmente, rilevare una produzioni di reticolociti ed eritrociti ipocromici.
In condizioni di forte stimolazione da somministrazione di eritropoietina, diventa necessario fare sintetizzare l’emoglobina negli atleti ad un ritmo molto più elevato che di norma e ciò necessita di un adeguato rifornimento di ferro per mantenere l’efficienza eritropoietica. Analoga situazione si può determinare con uso dopante di somatotropina o di steroidi anabolizzanti (ad es., clostebolo, fluossimesterone, metandienone, nandrolone, ossandrolone, stanazololo, testosterone) i quali tendono a migliorare la funzionalità eritropoietica anche se in tempi più lunghi rispetto a quelli che caratterizzano la risposta all’eritropoietina.
Pertanto, la somministrazione di preparati di ferro, specialmente in atleti che non presentano una conclamata carenza di ferro oppure il quadro dell’anemia sideropenica, porta a formulare l’ipotesi di un possibile co-trattamento dopante, ad esempio, da anabolizzanti, somatotropina, eritropoietina, ecc.
4.6. Una forma particolare di anemia ipocromica (bassa concentrazione globulare di emoglobina) e microcitica (globuli rossi piccoli) è la talassemia la quale si caratterizza per un disturbo nella formazione dell’emoglobina, dovuto alla disomogeneamente ridotta capacità di sintesi delle catene polipeptidiche strutturalmente normali (#945;, #946;, #947;, #948;).
La talassemia major o anemia di Cooley è caratterizzata dall’inibizione della sintesi delle catene #946; con sovrapproduzione di emoglobina fetale (HbF = catene #945;2#947;2), mentre la talassemia minor è caratterizzata da un minore interessamento delle catene #946;, con sovrapproduzione di emoglobina HbA2 (catene #945;2 #948; 2).
L’anemia talassemica è caratterizzata da microcitosi ed ipocromia come quella ferropriva, ma, oltre alle numerosissime altre differenze ematologiche, ne
differisce in quanto risulta insensibile alla somministrazione di preparati di ferro poiché è un disturbo congenito legato alla struttura dell’emoglobina (#946; -talassemia allo stato omozigote od eterozigote).
Inoltre, nel soggetto talassemico la vita media dei globuli rossi risulta molto diminuita per cui la più frequente emocateresi condiziona la possibilità di un aumento nel sangue sia del ferro che della bilirubina. Pertanto, la talassemia non richiede alcuna somministrazione farmacologica di ferro che, in questo caso, sarebbe un trattamento improprio.
Poiché è molto improbabile che un soggetto talassemico possa esercitare un’attività sportiva professionale, quanto sopra vale, in linea generale, per i portatori sani di (#946; - talassemia i quali, pur non esprimendo clinicamente il quadro patologico, ne hanno alcune stigmate genetiche.
4.7. Nel complesso, l’uso farmacologica del ferro nei calciatori può essere considerato:
• trattamento terapeutico =
- anemia sideropenica;
• trattamento improprio =
- anemia sideroacrestica;
- pseudoanemia da diluizione;
- talassemia;
- bassa concentrazione del ferro nei depositi associata a normalità di altri parametri ematici;
• trattamento dannoso =
- anemia da agenti lesivi il tubo gastro-enterico: FANS, corticosteroidi;
• co-trattamento dopante =
- nel doping da stimolanti l’eritropoiesi (steroidi anabolizzanti, somatotropina, eritropoetina).
Va sottolineato che sia i trattamenti impropri che i co-trattamenti dopanti devono in ogni caso essere considerati “potenzialmente dannosi” per quanto è indicato nel paragrafo 6 (Effetti collaterali e tossici del trattamento con ferro).
5 - Somministrazione farmacologica del ferro
5.1. lI ferro rappresenta la terapia di elezione dell’anemia sideropenica in cui vengono di preferenza usati i sali ferrosi anziché quelli ferrici in quanto i primi sono più facilmente assorbiti. Nella terapia della anemia sideropenica risulta indispensabile stabilire il dosaggio ottimale per ogni singolo soggetto dato che, in condizioni di stimolazione della sintesi dei globuli rossi, l’emoglobina può essere formata, ad esempio, al ritmo di 3 g/die/litro di sangue.
Poiché la concentrazione di ferro nell’emoglobina è dello 0.34 %, considerando che il calciatore anemico abbia un volume ematico di circa 5.5 litri, sono necessari 56 mg/die di ferro per mantenere l’efficienza eritropoietica. Quindi, nei caso di un trattamento farmacologico orale con solfato ferroso, se il soggetto anemico assorbe il 25 % del solfato ferroso stesso, bisogna somministrarne 225 mg/die per mantenere il ritmo della sintesi emoglobinica.
Si deve comunque tenere conto che, nel tempo, la sintesi dell’emoglobina non
si stabilizza ai citati livelli e che l’assorbimento difficilmente si mantiene al di sopra del 20 % della dose di ferro somministrata.
5.2. Dopo circa una settimana di trattamento marziale dell’anemia sideropenica, la risposta ematologica si evidenzia con un aumento del numero dei reticolociti che raggiunge il massimo in seconda settimana, per poi tornare alla norma entro la terza settimana. Dopo la prima settimana comincia ad aumentare il ritmo della sintesi dell’emoglobina, con un ripristino dei valori normali entro 4-8 settimane.
L’insuccesso della terapia marziale può dipendere da: (1) erronea diagnosi di anemia ferropriva; (2) microemorragie cronicizzate di consistenza superiore al ritmo della sintesi emoglobinica; (3) ridotta percentuale di assorbimento intestinale del ferro somministrato; (4) coesistenza di infezioni, infiammazioni, uremia, neoplasie, ecc., inibenti l’utilizzazione del ferro assorbito; (5) mancata osservanza dello schema terapeutico.
5.3. Per quanto riguarda la percentuale di assorbimento dei preparati di ferro per uso orale, si può formulare la seguente classifica: solfato ferroso = glicinsolfato ferroso > glutamato ferroso = gluconato ferroso > tartrato ferroso = citrato ferroso = pirofosfato ferroso > colinisocitrato ferrico = solfato ferrico = citrato ferrico > versenato ferrico.
Il preparato più usato per via orale risulta essere il solfato ferroso.
5.4.Esiste anche la possibilità di trattare i soggetti affetti da anemia sideropenica con preparati di ferro per uso parenterale, quali ferrodestrano, ossido di ferro saccarato, destriferone e complesso ferro-sorbitolo-acido citrico. Il trattamento parenterale (per lo più per via endovenosa) deve essere riservato oculatamente solo ai casi di malassorbimento intestinale o di gravi alterazioni del tubo gastroenterico.
6 - Effetti collaterali e tossici indotti dal trattamento con ferro
6.1. Con frequenza variabile, già durante la somministrazione di dosi terapeutiche di ferro, si può verificare l’insorgenza di più o meno accentuati disturbi gastrointestinali (nausea, vomita, diarrea, dolori addominali, ecc.).
Questi effetti collaterali sono dovuti soprattutto all’azione lesiva del ferro sullo stato morfo-funzionale del tubo gastroenterico.
6.2.Più raramente, anche se in forma molta più grave, può insorgere la tossicosi acuta da dosi inappropriate e/o in eccesso di ferro che causano emoconcentrazione, leucocitosi, acidosi metabolica, insufficienza epatica, ecc., ed alterazioni a carico del tubo digerente (ulcerazioni, erosioni emorragiche), del fegato (necrosi epatocellulare) e del rene (congestione vascolare, degenerazione tubulare).
Clinicamente nella tossicosi acuta da ferro si osserva una fase iniziale caratterizzata da nausea, vomita, diarrea e dolori addominali, cui fanno seguita agitazione psicomotoria, pallore, sonnolenza, segni di collasso cardiovascolare e diarrea nerastra o francamente emorragica. Se non compaiono complicanze
più gravi, subentra un miglioramento del quadro clinico che non è da considerarsi definitivo dal momento che possono ripresentarsi i segni del collasso cardiovascolare, accompagnati anche da fatti convulsivi. Infine, a distanza di settimane o mesi dalla remissione del quadro tossicologico, possono insorgere manifestazioni da ostruzione intestinale dovuta alla stenosi cicatriziale prodotta dalle lesioni dello stomaco e/o dell’intestino.
6.3. Il sovraccarico di ferro da trattamento farmacologico protratto nel tempo può determinare un eccesso di deposito dello stessa (emosiderosi) soprattutto in alcuni organi ed apparati (ad es., tubo gastroenterico, fegato, milza, pancreas) a causa della incapacità del sistema reticolo-endoteliale di far fronte all’incrementato apporto esogeno di ferro. Se non si evita il prolungato uso delle preparazioni di ferro (orali e/o sistemiche) si possano instaurare i tipici quadri di insufficienza funzionale degli organi interessati. Tipici, ad esempio, i segni di insufficienza epatica evidenziati anche in laboratorio da alterazioni di GOT, GPT, GDH, LDH, LAP, gammaGT, fosfatasi alcalina. Per il tubo gastroenterico, inoltre, la lesività delle protratte somministrazioni orali di ferro può determinare dei gravi danneggiamenti morfo-funzionali a sviluppo tardivo rispetto al trattamento od alla sua sospensione.
7 - Conclusioni
7.1. L’uso delle preparazioni di ferro, specie se attuata in maniera continuativa, non è scevro da effetti collaterali e tossici che possono essere potenziati dalla contemporanea somministrazione di altri medicamenti (FANS, corticosteroidi). Pertanto la terapia marziale va riservata ai pochi casi di accertata presenza di una carenza di ferro oppure di anemia sideropenica.
Per i soggetti che assumono la dieta mediterranea le generiche ed inconsistenti asserzioni di “ferro basso”, “mancanza di ferro”, ecc., devono essere sostituite da una accurata indagine diagnostica che ne accerti le eventuali cause reali.
Ciò anche perché l’assunzione suppletiva di ferro da parte di atleti che non presentano una carenza di ferro od una anemia sideropenica non solo deve essere considerata impropria e potenzialmente o francamente dannosa, ma potrebbe anche sollevare il sospetto di un co-trattamento attuato in contemporanea con la somministrazione di farmaci dopanti che siano in grado di stimolare l’eritropoiesi (anabolizzanti, somatotropina, eritropoietina, ecc.) e che, quindi, richiedano un incremento rapido delle disponibilità di ferro.
7.2. Sia per ragioni deontologiche, sia per la tutela della stato di salute attuale e futura dell’atleta, sia per fugare ogni dubbio di doping, la diagnosi clinico-ematologica, il tipo di preparazione di ferro usata, le dosi impiegate ed il ritmo di assunzione devono essere accuratamente e continuativamente incluse nella cartella clinica dell’atleta stesso.
Alcuni atleti migrano frequentemente da una società all’altra, specialmente se il loro livello professionale è molta elevato e quotato. In queste migrazioni, per la tutela del loro stato di salute e della loro professionalità si deve esigere che, pur nel pieno rispetto della privacy, siano disponibili a chi ne ha la responsabilità primaria tutti i dati fisiologici, fisiopatologici o patologici che
caratterizzano il singolo atleta, con particolare riferimento ai trattamenti farmacologici (tipo di preparazione farmaceutica, dosaggio giornaliero, durata del trattamento, effetti collaterali, ecc.).
Un grosso abbraccio e forza. :):)[:X][:X]

Rosa
19-04-2009, 05:33 PM
per giannalinda
ti consiglio di fare indagini sulla ciliachia bacioni:)

giannalinda
19-04-2009, 05:36 PM
ciao rosa , grazie già fatte e sono celiaca, dq10 positivo dal dna; e tu benvenuta, hai bisogno??? se vuoi presentarti nell sezione home page forum, mi presento...insieme cerchiamo di aiutarci!!! ciao stella, grazie!!!:)grazie polly, molto interessante!!! PYLATES E YOGA PER ARRIVARE AD AIUTARSI PER SOPPORTARE IL DOLORE, CAMBIANDO INTERNAMENTE IL PROPRIO SPIRITO, IMPARANDO A RILASSARSI, nuove scoperte in campo fisiokinesiterapico...;)
spondilite anchilosante , artrite reumatoide dal 1994, problemi neuro urologici dal 1994, calcolosi renale 2008, vari int. chirurgici dal 1996 compresi interventi di nms ed nmp; problemi vascolari; fibromialgia e celiaca, dal 2009 ATTENZIONE!!! qualsiasi consiglio medico da me fornito Va vagliato con il proprio medico di base , mai fare di testa propria, grazie!

giannalinda
20-04-2009, 07:29 PM
DA DICA 33- Sanità
Ultimo aggiornamento: 09/04/09

Una mappa per spegnere il dolore

Mettersi nei panni di chi soffre, non è solo un modo di dire, ma ciò che letteralmente è stato fatto per realizzare un’indagine che ha mappato le strutture che in Italia si occupano di terapia del dolore. Gli operatori coinvolti nel lavoro, hanno, infatti, contattato direttamente i centralini di tutte le Aziende ospedaliere pubbliche e private convenzionate con il Servizio sanitario nazionale, in cui è presente una struttura che si occupi di terapia del dolore, come normali cittadini in cerca di informazioni e chiarimenti. L’iniziativa, presentata in un tour che toccherà molte città italiane, è stata promossa dall’Associazione NOPAIN, che da alcuni anni si adopera per creare e diffondere una cultura sulla terapia del dolore, ancora poco articolata e disomogenea sul territorio italiano.

Non sono cure palliative
“In genere si considera il dolore come sintomo di una malattia – spiega Paolo Notaro, presidente di NOPAIN – ma il dolore cronico è una sindrome vera e propria, che colpisce il 20-25% della popolazione italiana, e il 55% nella fascia di età oltre i 65 anni. A volte la malattia sottostante passa, ma il dolore resta, e resta senza una diagnosi”. Sul tema, in effetti, esiste una confusione culturale di fondo, innanzitutto sulla definizione e organizzazione delle strutture che erogano terapie del dolore troppo spesso associate alla gestione di malati terminali o non guaribili. Inoltre, si associa la prescrizione di farmaci analgesici maggiori (morfina, fentanyl, buprenorfina) a un ambito specialistico o di cure palliative quando invece, come sostiene Notaro, ogni medico dovrebbe avere la possibilità di prescriverli. “Ancora oggi – spiega Roberto Carlo Rossi, vicepresidente dell'Ordine dei Medici e Odontoiatri di Milano - quando un paziente riceve la prescrizione di un oppiaceo pensa di essere affetto da un male incurabile". La distinzione tra terapia del dolore e cure palliative è invece fondamentale, queste ultime sono un paradigma di assistenza molto complesso di pazienti che hanno esigenze ben diverse da chi invece ha la possibilità di avere una vita normale, resa impossibile da un dolore costante, a volte senza nemmeno una diagnosi esatta. Questa confusione non è solo formale, ma rispecchia una dimensione organizzativa inadeguata su tutto il territorio italiano, rilevata dall’indagine, pubblicata in un libro bianco dal titolo “Dolore cronico, dolore inutile”.

Troppo poche e poco organizzate
Nell’indagine, sono state identificate 184 strutture che si occupano di terapia del dolore, distribuite in 20 regioni e le domande sono state poste agli operatori dei centralini generali, seguendo un questionario con domande a risposta chiusa, semplice o multipla, per acquisire informazioni sulla struttura di terapia del dolore dell’ospedale. Il dato su scala nazionale indica che su 1570 strutture di ricovero, solo 184 (11,7%) comprendono una struttura di terapia del dolore, vale a dire 0,66 strutture per 250 mila residenti. Delle 158 strutture complessivamente analizzate, 53 sono di III livello (il più avanzato), ma di queste solo 10 raggiungono un punteggio massimo secondo standard di classificazione, 35 di II livello e 70 di I livello, il più elementare. Inoltre, è stata riscontrata disomogeneità nella denominazione: si parla di terapia del dolore, terapia antalgica, cure palliative, medicina del dolore, algologia, medicina del benessere. In alcuni centri non viene nemmeno data una denominazione e le prestazioni algologiche sono legate alla funzione di consulenza di singoli specialisti. “Non c’è una terminologia unica – commenta Notaro – e questo rende l’orientamento difficile perché l’utente non sa a chi deve rivolgersi”. Inoltre, esiste anche una difficoltà di accesso misurabile nel tempo speso per recuperare il numero di telefono e il sito web, operazioni non semplici già nelle regioni più organizzate. Infine, nonostante il recente snellimento legislativo, le prescrizioni restano poco agevoli: "Le complesse modalità prescrittive, ancora oggi vigenti nel nostro ordinamento - conclude Rossi - non fanno che rafforzare questa convinzione e questa cultura distorta. Trattare questi pazienti si può e si deve e va formata una nuova generazione di professionisti in grado di portare queste cure sul territorio e di farle diventare sempre più armamentario terapeutico comune nell'arsenale clinico di ogni medico".

Simona Zazzetta;)
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Neurologia
Ultimo aggiornamento: 17/04/09

Cannabinoidi neuroprotettivi

Tralasciando le questioni etiche sull’uso clinico della Cannabis sativa, è evidente l’interesse del mondo scientifico per i principi attivi presenti nella pianta e i loro effetti sul sistema nervoso. In particolare, per i possibili scopi terapeutici in patologie neurologiche come la sclerosi multipla, o per le lesioni provocate da traumi cranici o del midollo spinale, anche se non sono ancora chiari i meccanismi con cui viene svolta l’azione neuroprotettiva. Alcuni chiarimenti sono emersi da una ricerca, ben lontana da uno studio clinico su pazienti, condotto in Italia, presso l’IRCCS Fondazione Santa Lucia di Roma in collaborazione con l’Università di Teramo, i cui risultati sono stati pubblicati dal Journal of Neuroscience.

Produzione propria
Gli endocannabinoidi, molecole lipidiche con ruolo di mediatori isolate nel cervello dei mammiferi, sono stati più volte messi in relazione alla regolazione dell’apoptosi cellulare, ai processi infiammatori e alle patologie neurodegenrative. Come gli analoghi di origine vegetale, quelli prodotti dall’organismo agiscono prevalentemente su due recettori specifici: recettori cannabinoidi di tipo 1 e di tipo 2 (CB1R e CB2R). Anche per questi ultimi non c’è una totale chiarezza sulla loro attività, per esempio è ben noto che il CB1R venga ampiamente espresso nel cervello mentre solo recentemente è stata osservata la presenza del CB2R in cellule nervose. Inoltre, si è sempre pensato che la maggior parte degli effetti degli endocannabinoidi nel sistema nervoso centrale fosse legata all’attivazione del CB1R, mentre il CB2R fosse limitato ad azioni antinfiammatorie. A queste evidenze si è aggiunta l’osservazione che il CB2R non è funzionalmente attivo in condizioni fisiologiche. I ricercatori italiani hanno studiato su modelli animali i due recettori confermando i precedenti risultati ma notando che se si verificava una lesione neuronale, l’espressione del CB2R aumentava in almeno metà dei neuroni lesionati. Inoltre, mentre la modulazione con agonisti (cannabinoidi) o antagonisti (che agiscono in senso inverso) del CB1R non sortiva alcun effetto sulla perdita di neuroni dopo la lesione, che morivano per apoptosi, la modulazione del CB2R era efficace nel migliorare la sopravvivenza della cellula.

Apoptosi fermata
In particolare, gli agonisti del CB2R incrementavano il numero di neuroni sopravvissuti, l’azione degli antagonisti tendeva a ridurlo. Gli autori hanno così ipotizzato nelle loro conclusioni che l’espressione e l’attivazione del CB2R nei neuroni lesionati rappresenti un’attività neuroprotettiva dal momento che la loro stimolazione riduce la morte cellulare per apoptosi. E’ la prima volta che questo meccanismo viene messo in luce, finora documentato solo in vitro ed è anche la prima dimostrazione che effettivamente la stimolazione selettiva di questo recettore mediante cannabinoidi, permette di bloccare i processi degenerativi delle cellule neuronali innescati da una lesione cerebrale o midollare, migliorando in modo significativo il recupero neurologico. Risultati che gli stessi autori invitano a considerare come preliminari di una ricerca farmacologia tuttora in corso e che in questo studio trova un’ulteriore passaggio in avanti.

Simona Zazzetta

Fonti
Viscomi MT et al. Selective CB2 Receptor Agonism Protects Central Neurons from Remote Axotomy-Induced Apoptosis through the PI3K/Akt Pathway. The Journal of Neuroscience, April 8, 2009. 29(14):4564–4570
;);););)
spondilite anchilosante , artrite reumatoide dal 1994, problemi neuro urologici dal 1994, calcolosi renale 2008, vari int. chirurgici dal 1996 compresi interventi di nms ed nmp; problemi vascolari; fibromialgia e celiaca, dal 2009 ATTENZIONE!!! qualsiasi consiglio medico da me fornito Va vagliato con il proprio medico di base , mai fare di testa propria, grazie!

paola57
22-04-2009, 11:10 AM
Citazione:Messaggio di giannalinda

ITALIA

NEURO UROLOGIA E MODULAZIONE SACRALE PUDENDALE (OSTARDO SPINELLI)da internet si trovano vari articoli anche...come per gli altri medici del resto si trovano varie info o qui sul forum da cerca forum...

DR OSTARDO - DR PESCE
DR CAPPELLANO
DR SPINELLI - DSSA MALAGUTI

URODINAMICA E MODULAZIONE SACRALE

DR CARONE -DR PASTORELLO (torino, verona)
a dolo e padova medici neuro urologi e modulazione...HO CITATO ALCUNI CENTRI E NOMI

PER LA TERAPIA DEL DOLORE: DE BENEDITTIS MILANO, poi altri centri san daniele del friuli CUGINI, trieste, pordenone, verona, roma, firenze, milano, pavia, cagliari... VISITA, ESAMI STRUMENTALI, FARMACI, TERAPIE E COME STEP FINALE, INCASO DI FALLIMENTO DEL RESTO INTERVENTO CHIRURGICO,

IL DOLORE CRONICO E' IMPORTANTE DIMINUIRLO E AIUTARSI ATTRAVERSO ANCHE TERAPIE PSICOLOGICHE E TERAPIA DEL DOLORE (MIX FARMACI STEROIDI, OPPIACEI E ANTIINFIAMMATORI, NEUROLOGICI)...

CERCHIAMO DI AIUTARCI E PER GLI

INTERVENTI ESTERO, vedi Francia, Belgio ...es dr BECO BELGIO, STRASBURGO, AMERICA, SVIZZERA, GERMANIA... ( anto principale, ma io la aiuto in cio per prenotare o per info e altro sul belgio ed i costi...SE UNO VUOLE FARE DA SOLO, PUO FARE BENISSIMO DA SOLO...)...

OPPURE PER CHI VOLESSE ANCHE ANDARE A FARE DIAGNOSTICA ALL'ESTERO..BELGIO O ALTRE CITTA'...possiamo dare info cmq per la diasgnostica ottima fatta bene anche per chi non puo andare all'estero ci sono i medici sopracitati, italiani, che fanno bene la diagnostica e molti importanti sono le terapie farmacologiche abbinate, ad osteopatia - infiltrazioni ad es...
DR OSTARDO FINO A FEBBRAIO NON C'E VE LO RAMMENTO, VISTO CHE MOLTI MI HANNO SCRITTO NON SAPENDO CHE NON RIETRERA' PER FERIE E CONGRESSI MEDICI FINO AD ALLORA...

MIA MAIL xyz.it@virgilio.it - o scrivete da qui in caso di bisogno e con PAZIENZA PER QUELLO CHE POSSO FARE, faccio...GRAZIE![8)][:o)]
GRAZIE MARILUNA PER LE INFO:):):)
in breve ho messo un piccolo panorama, di promemoria per coloro che entrano e non sanno dove andare o cosa fare..una prima infarinatura...
spondilite anchilosante , artrite reumatoide dal 1994, problemi neuro urologici dal 1994, calcolosi renale 2008, vari interventi chirurgici dal 1996 vari e vari int nms vr e 2 nmp - ultima novembre 2008 pn; qualsiasi consiglio medico da me fornito fa vagliato con il proprio medico di base , mai fare di testa propria! grazie

giannalinda
22-04-2009, 12:47 PM
hai bisogno, paola? ciao;);)

spondilite anchilosante , artrite reumatoide dal 1994, problemi neuro urologici dal 1994, calcolosi renale 2008, vari int. chirurgici dal 1996 compresi interventi di nms ed nmp; problemi vascolari; fibromialgia e celiaca, dal 2009 ATTENZIONE!!! qualsiasi consiglio medico da me fornito Va vagliato con il proprio medico di base , mai fare di testa propria, grazie!

giannalinda
23-04-2009, 04:42 PM
SPINAL CORD SIMULATION...

L'Elettrostimolazione del midollo spinale (SCS)
Cos’è la Stimolazione del midollo spinale?
La Stimolazione del midollo spinale è un trattamento analgesico non farmacologico che consiste nel veicolare corrente elettrica su alcune fibre nervose del midollo spinale per interrompere la conduzione degli stimoli responsabili del dolore.

Quando è indicata la Stimolazione del midollo spinale?
La Stimolazione del midollo spinale è indicata quando alla visita è emerso che il paziente è affetto da una delle seguenti sindromi dolorose:

radicolopatia cervicobrachiale o lombosacrale cronica (anche dopo interverventi di discectomia)
neuropatia periferica
complex regional pain syndrome
angina pectoris (la Stimolazione del midollo spinale elimina il dolore da angina pectoris perché migliora il flusso sanguigno nelle coronarie)
arteriopatie degli arti inferiori (la Stimolazione del midollo spinale elimina il dolore nelle arteriopatie periferiche perché migliora il flusso sanguigno nelle piccole arterie) non adeguatamente controllate dalla terapia farmacologica che non basta a dominare il dolore, non è tollerata (per effetti collaterali) o non è gestibile (per insufficiente compliance del paziente). La procedura è indicata se non vi sono gli estremi per un intervento che elimini la causa della malattia.
In cosa consiste la stimolazione del midollo spinale?
La Stimolazione del midollo spinale prevede due procedure separate da un intervallo di circa 4 settimane.

Primo Tempo. Il Primo Tempo consiste nell’impianto dell’elettrocatetere collegato ad un elettrostimolatore esterno da usare per un periodo di prova di 4 settimane. Il periodo di prova ha lo scopo d’accertare l’efficacia della cura. S’inizia la procedura inserendo in una vena un ago-cannula collegato ad un’infusione salina ed eseguendo l’anestesia locale nella zona dell’intervento. Quindi s’inserisce uno speciale ago nello spazio peridurale (il piccolo spazio situato all’esterno della dura madre che, a sua volta, è il principale involucro del midollo spinale). Raggiunta con l’ago la sede voluta, s’inserisce attraverso esso l’elettrocatetere (una specie di filo) pilotandolo sotto visione radiologica nella sede voluta. Raggiunta quella sede s’invia attraverso l’elettrocatetere una corrente elettrica che provoca una sensazione di formicolio non dolorosa su una sede corporea. Tale formicolio dev’essere nella sede del dolore: per accertarsene, si chiede al paziente dove lo sente. Egli deve dare risposte come: “sento il formicolio nella parte posteriore della coscia”…. Si tenga presente che egli deve dire dove sente il formicolio con le parole e non indicare la sede col dito, perché, per non inquinare il campo operatorio, non deve toccare quella sede. A questo punto si pratica una piccola incisione nella pelle per collegare l’elettrocatetere ad una speciale estensione che è fatta scorrere sotto la pelle fino al fianco da dove emerge per connettersi all’ettrostimolatore temporaneo (un apparecchio grande come un telefonino che il paziente porta a cintura durante il periodo dell’elettrostimolazione di prova).
Secondo Tempo. Se durante l’elettrostimolazione di prova il paziente ha ottenuto almeno il 50% di riduzione del dolore, si procede al Secondo Tempo che è l’impianto sottocutaneo dell’elettrostimolatore definitivo). Anche questa volta, s’inizia la procedura inserendo in una vena un ago-cannula collegato ad un’infusione salina ed eseguendo l’anestesia locale nella zona dell’intervento. Questo consiste nella riapertura della ferita praticata durante il Primo Tempo per estrarre la connesione fra l’elettrocatetere e l’estensione temporanea e la sua sostituzione con una nuova estensione (definitiva) che è fatta scorrere sotto la pelle fino alla regione (l’addome appena sotto l’ultima costola o il torace appena sotto la clavicola) dove, con una piccola incisione cutanea s’inserisce l’elettrostimolatore definitivo (un apparecchio circa delle dimensioni di un accendisigari).
Si sente dolore durante l’intervento?
Non si sente alcun dolore perché la procedura è eseguita in anestesia locale.

Quanto dura l’intervento?
Il Primo Tempo dura in genere 30-60 minuti. La sua durata è condizionata dal tempo necessario a collocare l’elettrocatetere nella sede ottimale per ottenere sotto lo stimolo elettrico il formicolio esattamente nella sede corporea dov’è avvertito il dolore. Il Secondo Tempo è più breve: circa 30 minuti.

Cosa succede subito dopo l’intervento?
Al termine dell’intervento il paziente è sveglio, senza dolore, con una medicazione che dal dorso gira sul fianco sino alla sede da cui emerge l’estensione temporanea collegata all’elettrostimolatore esterno. Dopo 15-30 minuti egli viene portato a letto e dopo 1-2 ore può alzarsi, camminare, bere e mangiare. Il giorno dell’intervento e quello successivo gli sarà somministrata una terapia antibiotica. Può esservi un modesto dolore postoperatorio, facilmente controllato dalla somministrazione di un blando analgesico. A volte può esservi un piccolo ematoma nein corrispondenza della sede del raccordo fra elettrocatetere ed estensione temporanea o della sede dov’è stato impianto lo stimolatore definitivo. Normalmente, il paziente viene dimesso il giorno successivo all’intervento, dopo che è stato istruito adeguatamente all’uso dell’elettrostimolatore temporaneo.

Cosa si sente dopo l’intervento?
Subito dopo la procedura, acceso l’elettrostimolatore temporaneo, il paziente avverte una sensazione di formicolio su una parte del corpo (che dev’essere quella dove aveva il dolore): tale sensazione dovrebbe sostituirsi al dolore.

Dopo la Stimolazione del midollo spinale il dolore può tornare di nuovo?
Il risultato della Stimolazione del midollo spinale si mantiene stabile nel tempo a condizione che il paziente continui ad avvertire la parestesia nelle sedi giuste. Purtroppo, può accadere che l’elettrocatetere si sposti anche di poco dalla sede dov’è stato collocato e in questo caso può non essere più in grado di provocare le parestesie nella sede del dolore: se questo accade il dolore può ritornare. Per ottenere nuovamente le parestesie nella sede voluta e riavere il controllo del dolore è allora necessario riprogrammare l’elettrostimolatore (con una specie di telecomando simile a quello del televisore): qualche volta, però, la riprogrammazione non basta e in questi casi si deve riposizionare l’elettrocatetere ripetendo una procedura analoga a quella che s’è descritta come Primo Tempo.

Sostituzione del neurostimolatore
L’elettrostimolatore sottocutaneo è dotato di una batteria che si consuma progressivamente e la cui durata è tanto maggiore quanto minori sono l’intensità di corrente necessaria a provocare le parestesie ed il tempo di utilizzo. In ogni caso, a distanza di 1-5 anni l’elettrostimolatore s’esaurisce e dovrà essere sostituito con una procedura che consiste nel riaprire l’incisione cutanea nella sede dov’è impiantato l’elettrostimolatore definitivo, nell’estrarre quest ultimo e nel sostituirlo con uno nuovo.

Rischi della Stimolazione del midollo spinale
Come ogni intervento chirurgico, anche se correttamente eseguito, l’impianto dell’elettrocatetere e dello stimolatore possono essere responsabili di rarissime complicanze. Queste consistono in:

modesto ematoma nella sede d’impinato del raccordo fra l’elettrocatetere e l’estensione diretta all’elettrostimolatore o nella sede d’impianto dell’elettrostimolatore stesso. E’ lunica complicanza che si presenta con una certa frequenza (2-3% dei casi). L’ematoma si riassorbe in qualche giorno senza ulteriori problemi.
infezione nella sede d’impianto della connessione o dell’elettrostimolatore.
emorragia nello spazio peridurale. E’ una complicanza grave ma è del tutto eccezionale (pochi casi segnalati nella letteratura medica) e può verificarsi soltanto se il paziente ha gravi disturbi della coagulazione (per escluderli si eseguono gli esami di pre-operatori);
infezione nello spazio peridurale. Evenienza grave ma eccezionale.
Benefici della Stimolazione del midollo spinale
Nei casi in cui è indicata, la Stimolazione del midollo spinale elimina il dolore anche quando la terapia farmacologica non è sufficiente o non è tollerata.

Alternative allaStimolazione midollare
Le alternative alla Stimolazione midollare sono la prosecuzione della terapia farmacologica o l’esecuzione di altri interventi.

Rischio del non trattamento
Mancato controllo del dolore, nonostante l’assunzione dei farmaci.


OSPEDALI PRINCIPALI DOVE EFFETTUANO QUESTA STIMOLAZIONE GENOVA, VERONA, MILANO, PORDENONE, ROMA...IO conosco equipe pn dr Ostardo, Melatini...vr, dott Pastorelllo, dr Serra...e PER CONTRASTARE LE NEVRALGIE PUDENDALI, NEVRALGIE MISTE, QUESTA STIMOLAZIONE, CON LA NMPL OLTRE ALLA NMS, STANNO PREDENDO PIEDE E GLI STUDI, PROCEDONO...;)

spondilite anchilosante , artrite reumatoide dal 1994, problemi neuro urologici dal 1994, calcolosi renale 2008, vari int. chirurgici dal 1996 compresi interventi di nms ed nmp; problemi vascolari; fibromialgia e celiaca, dal 2009 ATTENZIONE!!! qualsiasi consiglio medico da me fornito Va vagliato con il proprio medico di base , mai fare di testa propria, grazie!

giannalinda
23-04-2009, 09:24 PM
QUANDO SI E' IN PROSSIMITA DI EFFETTUARE UNA EMG, NON FARE SFORZI DUE TRE GG PRIMA E CHI SOFFRE DI NEVRALGIA PUDENDALE, EFFETTUARE SPORT COME IL NUOTO O IN ASSENZA DI GRAVITA'; PRIVILEGIARE IL NUOTO, MA NON RANA, COME STILE!!!;);)

VORREI RINGRAZIARE TUTTI I MEDICI, CHE OGNI GIORNO, STUDIANO E CERCANO DI AIUTARCI NELLA PATOLOGIA E SPERANDO CHE CI SIANO SEMPRE MAGGIORI POSSIBILITA' DI GUARIGIONE, SENZA OBBLIGATORIAMENTE DOVER OPERARSI, IN QUANTO IL DETTO, CHE OPERANDOSI SI RISOLVE TUTTO, NON VALE PER TUTTI...ciao smack smack

spondilite anchilosante , artrite reumatoide dal 1994, problemi neuro urologici dal 1994, calcolosi renale 2008, vari int. chirurgici dal 1996 compresi interventi di nms ed nmp; problemi vascolari; fibromialgia e celiaca, dal 2009 ATTENZIONE!!! qualsiasi consiglio medico da me fornito Va vagliato con il proprio medico di base , mai fare di testa propria, grazie!

giannalinda
25-04-2009, 02:49 PM
visto che si dice o si pensa che solo all'estero sappiano lavorare, vorrei far presente CHE IERI SERA FINO ALLE 23.30 ULTIMA MAIL RICEVUTA IN RISPOSTA ALLE MIE RICHIESTE O PRENOTAZIONI, PER FORUM O DI PRESA IN CARICO PER I PAZIENTI DEL FORUM, i medici sono quelli che già conoscete E POSSIAMO DIRE CHE UNA MAGGIORE COOPERAZIONE ITALIA ESTERO, CI VORREBBE, MA SAPPIAMO ANCHE VEDERE IL POSITIVO E MICA TUTTI I MEDICI LA SERA SI METTONO AL TELEFONO O VIA MAIL PER RISPONDERE, PROPORRE O ALTRO,

E AVVISO CHE LE INFILTRAZIONI DI BOTULINO PRESTO non saranno effettuate solo a Roma ma anche al nord, la tempistica non la conosco ancora, ma provvederò ad aggiornarvi e anche per le INFILTRAZIONI CON UTILIZZO D'EPARINA, la stessa modalità...ciao e buona festa a tutti voi!!! coraggio mai mollare!!!;);)

[:o)]IL TEMPO INFLUISCE IN PERCENTUALE SUPERIORE AL 40, NEL CREARE MAGGIORI PROBLEMATICHE ED AVERE PIU' DOLORE MISTO, REUMATICO, ARTICOLARE, NEUROPATICO IN GENERALE; QUANDO FA BRUTTO PER GIORNI E CON I CAMBIAMENTI TROPPO REPENTINI...da www. informa salute.it, del 24/03/09;);)[8)]

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giannalinda
26-04-2009, 11:02 PM
PER FAVORE, QUANO SI PRENDONO DEGLI ACCORDI IN PRIVATO, CERCATE DI FARMI AVERE LE RISPOSTE O CIO CHE VI CHIEDO, PER NON ARRIVARE A DISTURBARE I MEDICI, DURANTE LE FESTE O LE DOMENICHE, PER QUANTO ESSI SIANO SEMPRE ESTREMAMENTE DISPONIBILI, NON VOGLIO ESAGERARE CON LORO, GRAZIE E RIMANGO A DISPOSIIZONE PER CIO CHE SERVE, CON AFFETTO ESTIMA DI TUTTI VOI LINDA, GRAZIE!!!

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giannalinda
28-04-2009, 12:26 AM
non centra nulla, ma è di attualità...PER IL VIRUS IN ATTO...

Febbre suina, crescono paura e contagi. Le risposte alle domande sul virusSi manifesta con tutti i sintomi di una comune influenza ma può essere mortale. Ecco come individuarla, curarla e prevenirlaPubblicato il 27/04/09 in Cronaca|TAG: febbre suina


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Influenza suina, il Messico si ferma
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MESSICO - Oltre 100 vittime, più di 1600 contagiati.
STATI UNITI - Venti casi di contagio, dichiarato lo "stato d'emergenza sanitaria".
CANADA - Sei casi accertati: gente di ritorno dal Messico
NUOVA ZELANDA - Venticinque persone provenienti dal Messico in quarantena: 10 persone presentano i sintomi dell'influenza.
AUSTRALIA - Due persone di ritorno dal Messico presentano sintomi dell'influenza e sono state ricoverate in ospedale.
ISRAELE - Un caso ma dubbio.
SPAGNA, un caso accertato
FRANCIA e GRAN BRETAGNA - Casi sospetti
ITALIA - Un caso sospetto
COLOMBIA - Controlli serrati
BRASILE - Un caso sospetto

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Mentre si aggrava il bilancio delle vittime dell'influenza contratta dai suini in Messico e dopo i casi accertati negli Stati Uniti e Canada, cresce la paura del contagio anche in Italia.

Desta preoccupazione la valutazione dell'Organizzazione Mondiale per la Sanità (Oms) che ritiene ''piuttosto probabile che l'attuale epidemia di influenza suina possa mutare in una forma ancora più pericolosa'', dal momento che con tutta probabilità il virus si sta trasformando e di conseguenza ''può diventare molto pericoloso per la popolazione''. Ma sia Coldiretti che la Conferderazione Italiana Agricoltori (Cia) tranquillizzano la popolazione: "Non c`è alcun pericolo, gli allevamenti e tutta la filiera danno garanzie di sicurezza alimentare e di qualità. I controlli sono rigorosi e funzionano".

Per evitare inutili allarmismi e capire meglio le caratteristiche del virus, ecco alcune informazioni fornite dagli esperti e le risposte alle domande più frequanti

I SINTOMI: I sintomi dell'influenza da suino avvertiti dall'uomo risultano essere del tutto simili a quelli di una influenza "stagionale". Febbre alta, tosse, letargia e mancanza di appetito. Alcune persone colpite dal virus hanno anche riferito di mal di gola, nausea, vomito e diarrea.

COME AVVIENE IL CONTAGIO? Non è possibile ammalarsi di influenza da suini mangiando carne di maiale o prodotti derivanti da carne suina (per evitare qualsiasi rischio è preferibile, comunque, cucinare la carne ad almeno 70 gradi). Il virus H1N1 si può trasmettere attraverso due distinti canali: a) attraverso il contatto diretto con gli animali infetti o con materiale (feci o altro) di provenienza da animali infetti; b) l'attuale mutazione del virus H1N1 permette alla malattia di trasmettersi da uomo a uomo attraverso i normali canali seguiti da altre malattie analoghe (influenza, raffreddore, ecc. ecc.), quindi anche per via aerea (starnuti, saliva ecc. ecc.) o attraverso il contatto fisico. Particolarmente pericolosi sono gli ambienti affollati (stadi, chiese, stazioni, metropolitane, ecc. ecc.).

LA SCALA DI ALLERTA: delle 6 fasi di allerta previste nella scala di riferimento internazionale, quella indicata finora è la 3, che corrisponde a casi di trasmissione del virus da uomo a uomo nulli o molto limitati. Le fasi 1 e 2 corrispondono, rispettivamente, alla fase interpandemica (basso o leggero rischio di casi nell'uomo). Con la terza fase scatta l'allerta pandemia. La fase successiva, la quarta, si riferisce a un aumento evidente di trasmissione del virus da uomo a uomo, con la comparsa di un virus mutato capace di infettare l'uomo. La quinta fase corrisponde ad un aumento significativo di infezioni da uomo a uomo e la fase sei è la pandemia vera e propria, con una sostenuta trasmissione del virus da uomo a uomo.

VACCINO E FARMACI: gli esperti sono già al lavoro. Il primo passo è conoscere tutte le caratteristiche del virus. Le sta analizzando da ieri il Centro Novartis Vaccines and Diagnostics di Siena diretto da Rino Rappuoli, che garantisce di poter produrre i primi milioni di dosi in meno di sei mesi. Secondo l'Oms non tutti i farmaci antivirali oggi disponibili sono efficaci contro il nuovo virus. Secondo quanto finora è noto del virus, questo è sensibile all'oseltamivirus, mentre è resistente all'amatadina e alla rimantidina.

SORVEGLIANZA CONTINUA: è la chiave per riconoscere in tempo l'arrivo della pandemia. L'Oms ha una rete di oltre 120 centri nazionali di riferimento in oltre 90 Paesi e ognuno di essi controlla l'andamento dell'influenza e isola i virus responsabili. Non appena viene identificato un virus insolito, questo viene immediatamente segnalato al programma globale dell'Oms sull'influenza.

CIBO SICURO: secondo Coldiretti è necessario estendere immediatamente l'obbligo di indicare in etichetta la provenienza anche per la carne di maiale al pari di quanto è stato già fatto per quella di pollo e per quella bovina dopo le emergenze aviaria e mucca pazza.

COME COMPORTARSI NEI PAESI A RISCHIO: coprirsi la bocca con una mascherina, lavarsi bene le mani, frequentare il meno possibile luoghi molto affollati, prendere la buona abitudine di coprirsi la bocca e il naso con un fazzoletto di carta quando si starnutisce o si tossisce. In caso di sintomi della malattia, rivolgersi subito alle autorità ed evitare di lavarsi le mani con il sapone in luoghi pubblici, frequentati cioè da altra gente. Per il resto adottare le normali norme igieniche. Chi è stato in Messico e nelle altre zone colpite dal virus o chi ci deve andare dovrà prestare particolare attenzione a eventuali sintomi, possibilmente senza lasciarsi prendere dal panico.


n° verde 1500 per necessità e andate al PRONTO SOCCORSO SE AVETE SINTOMI CHE DURANO OLTRE UN GG E MEZZO E FORTI, NON CREIAMO ALLARMISMO PERO'...ciao;)

spondilite anchilosante , artrite reumatoide dal 1994, problemi neuro urologici dal 1994, calcolosi renale 2008, vari int. chirurgici dal 1996 compresi interventi di nms ed nmp; problemi vascolari; fibromialgia e celiaca, dal 2009 ATTENZIONE!!! qualsiasi consiglio medico da me fornito Va vagliato con il proprio medico di base , mai fare di testa propria, grazie!

giannalinda
29-04-2009, 10:32 PM
da salute mondadori...


INTERVENTO DALL'OMBELICO, PER CISTIFELLEA, PROSTATA, IN FUTURO ANCHE PER LA VESCICA ED I RENI; EMBRIONIC NATURAL ORIFICE TRANSUMBILICAL ENDOSCOPIC SURGERY ospedale San Gerardo a Monza; Sacco a Milano e Clinica Humanitas a Rozzano, Milano.Dipartimento di Chirurgia ed Urologia -

La nuova tecnica chirurgica da noi inventata, utilizzata per il fegato (cistifellea), per i calcoli ed il tumore alla prostata, attualmente (la stiamo studiando giornalmente, per poterla utilizzare sempre con maggiore frequenza, per altre patologie...), permette di togliere gli organi malati attraverso l'ombelico e da esso ricostruire interamente gli organi stessi.

All'ombelico, incisione, va aggiunto forellino di cinque millimetri a livello del pube per il temporaneo drenaggio, post operatorio.

La nuova tecnica non lascia segni, quindi il dolore post-operatorio è meno pesante per il paziente e la ripresa è più rapida; cicatrice invisibile e l'intervento dura 40 minuti per il più leggero a 3 ore per il più complicato e si viene dimessi o il gg dopo, per gli interventi leggeri o dopo due tre gg max, nel caso di interventi lunghi e di drenaggi da tenere su più a lungo, nel post-operatorio stesso.

Attualmente trattiamo le persone magre, non obese e che non abbiano subito precedenti interventi all'addome o allo stomaco stesso...ma stiamo studiando maggiormente il campo di azione! questa azione si CHIAMA E-NOTES, MA SE NON SI PUO' UTILIZZARE PER IMPEDIMENTI IN SALA OPERATORIA, SI PROCEDE ALLA CLASSICA LAPAROSCOPIA, CHE GIA' CONOSCIAMO!!!;)[:o)][8)]

spondilite anchilosante , artrite reumatoide dal 1994, problemi neuro urologici dal 1994, calcolosi renale 2008, vari int. chirurgici dal 1996 compresi interventi di nms ed nmp; problemi vascolari; fibromialgia e celiaca, dal 2009 ATTENZIONE!!! qualsiasi consiglio medico da me fornito Va vagliato con il proprio medico di base , mai fare di testa propria, grazie!

giannalinda
29-04-2009, 10:45 PM
da farma salute, come aiutare una persona con malattia????

Come si affrontano le difficoltà gravi in famiglia? Mi pare onesto RIFLETTERE SU QUESTO ARGOMENTO SCOMODO, ANCHE SE TUTTO VA BENE. Prendiamo l'esempio DI UNA MALATTIA SERICA CHE COLPISCE UNO DEI MEMBRI FAMIGLIARI.

QUESTA PERSONA SAPRA' DI ESSERE MALATA IN MODO PIU O MENO GRAVE - oggi i medici sono obbligati alla chiarezza e le informazioni sullo stato di salute devono essere FORNITE DETTAGLIATAMENTE. e' PROBABILE QUINDI CHE IL paziente reagisca con DEPRESSIONE O ANGOSCIA. In questi casi la FAMIGLIA, SE RIESCE A FARE QUADRATO INTORNO AL MALATO, E'MEGLIO DELLO PSICOLOGO!!!

SENTIRE L'AFFETTO E LA PARTECIPAZIONE DEL GRUPPO DI PERSONE CHE PIU' SI AMANO, SARA' IL SOSTEGNO MIGLIORE, UN PUNTO FERMO DI FRONTE A UN FUTURO NUVOLOSO E INCERTO. CHI STA VICINO ALLA PERSONA COLPITA, DOVRA' LAVORARE SU SE STESSO E VINCERE LO SCORAGGIAMENTO E LA PAURA e programmare il suo tempo con attenzione e NON AVERE PAURA!!![:o)][:o)][:o)]
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;) PATOLOGIE GASTROINTESTINALI, CHE POSSONO INFLUIRE SUI NERVI E SULLE PATOLOGIE RENALI, VESCICALI, alla lunga...DA MEDICINA 33

Gastroenterologia
Ultimo aggiornamento: 24/04/09

Nasce il NERD network

Consentire un aggiornamento costante e una migliore gestione del paziente. Questi gli obiettivi del NERD (Non Erosive Reflux Disease) network, un progetto coordinato da Michele Cicala, dell’Università Campus Biomedico di Roma e da Fabio Pace, gastroenterologo all'Ospedale Sacco di Milano. “Con il network – ha annunciato Cicala – rispondiamo all’esigenza sentita in tutto il mondo di condividere l’energia e l’esperienza dei centri di eccellenza per capire meglio l’impatto individuale e sociale della malattia da reflusso non erosiva, i meccanismi che determinano l’ipersensibilità dell’esofago, il contributo della patologia gastroesofagea nella genesi dei sintomi respiratori, cardiaci o otorinolaringoiatrici e, soprattutto, gestire meglio i pazienti. L’iniziativa è stata presentata a Roma nel corso di una conferenza stampa lo scorso 17 aprile.

Ne soffrono due italiani su 10
Il professor Cicala ha fornito un quadro della malattia. “Due italiani su 10 soffrono di reflusso gastroesofageo, accusando forte bruciore e rigurgito con sintomi che a volte possono essere così severi da andare a peggiorare sensibilmente la qualità della vita. Spesso i pazienti – ha spiegato Cicala – arrivano a cancellare parti della propria vita sociale per paura dei sintomi, oppure rimangono svegli notti intere in conseguenza dei fastidi provocati dalla malattia, con il risultato di uno scadimento del rendimento sul posto di lavoro”. L’iniziativa si avvale di uno spazio su internet raggiungibile all’indirizzo www.nerd-network.net presso il quale 25 medici specializzati nella patologia avranno la possibilità di scambiarsi informazioni ed essere aggiornati quasi in tempo reale sugli aggiornamenti disponibili nel trattamento del NERD. I medici, selezionati nei principali centri italiani di gastroenterologia, costituiranno il NEP (Nerd Expert Panel) che, attraverso un preciso percorso formativo, si rivolge agli specialisti afferenti alle strutture d'eccellenza rappresentate dai 25 membri del comitato stesso. Oltre agli specialisti, potranno usufruire del lavoro del NEP anche i medici di medicina generale con un progetto di formazione a distanza che dia loro la possibilità di sviluppare ulteriori strumenti di cura, avere a disposizione informazioni utili, interagire con un network d'eccellenza, migliorare l'appropriatezza diagnostica e terapeutica e quindi gestire meglio la patologia.

Diffusione sottovalutata
“Il NERD – hanno spiegato gli esperti – è una patologia, che per diffusione supera di gran lunga altre malattie comuni come diabete, ipertensione e ipercolesterolemia, che però hanno normalmente più risonanza fra la popolazione. Basti pensare che oltre il 70% dei circa 24 milioni di italiani con reflusso, soffre di NERD”. “Si tratta di numeri da tenere in giusta considerazione – ha aggiunto Fabio Pace – considerando che il 20 per cento dei pazienti con NERD sviluppa nel tempo la forma erosiva con possibili complicanze ulteriori che possono arrivare allo stadio di esofago di Barrett o all’innesco di forme tumorali esofagee. L’assenza di lesioni macroscopiche in passato ha indotto a pensare che la NERD fosse una manifestazione con segni meno severi della malattia da reflusso, sia da un punto di vista clinico sia da quello dell’impatto sulla qualità della vita, facendo così presupporre la necessità di un approccio terapeutico meno aggressivo rispetto a quello utilizzato nel trattamento dell’esofagite”.

Gianluca Casponi

Fonti
Conferenza stampa di presentazione del NERD network; Roma, 17 aprile 2009;)

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giannalinda
29-04-2009, 11:31 PM
DA DICA 33 - Neurologia
Ultimo aggiornamento: 17/04/09

Cannabinoidi neuroprotettivi

Tralasciando le questioni etiche sull’uso clinico della Cannabis sativa, è evidente l’interesse del mondo scientifico per i principi attivi presenti nella pianta e i loro effetti sul sistema nervoso. In particolare, per i possibili scopi terapeutici in patologie neurologiche come la sclerosi multipla, o per le lesioni provocate da traumi cranici o del midollo spinale, anche se non sono ancora chiari i meccanismi con cui viene svolta l’azione neuroprotettiva. Alcuni chiarimenti sono emersi da una ricerca, ben lontana da uno studio clinico su pazienti, condotto in Italia, presso l’IRCCS Fondazione Santa Lucia di Roma in collaborazione con l’Università di Teramo, i cui risultati sono stati pubblicati dal Journal of Neuroscience.

Produzione propria
Gli endocannabinoidi, molecole lipidiche con ruolo di mediatori isolate nel cervello dei mammiferi, sono stati più volte messi in relazione alla regolazione dell’apoptosi cellulare, ai processi infiammatori e alle patologie neurodegenrative. Come gli analoghi di origine vegetale, quelli prodotti dall’organismo agiscono prevalentemente su due recettori specifici: recettori cannabinoidi di tipo 1 e di tipo 2 (CB1R e CB2R). Anche per questi ultimi non c’è una totale chiarezza sulla loro attività, per esempio è ben noto che il CB1R venga ampiamente espresso nel cervello mentre solo recentemente è stata osservata la presenza del CB2R in cellule nervose. Inoltre, si è sempre pensato che la maggior parte degli effetti degli endocannabinoidi nel sistema nervoso centrale fosse legata all’attivazione del CB1R, mentre il CB2R fosse limitato ad azioni antinfiammatorie. A queste evidenze si è aggiunta l’osservazione che il CB2R non è funzionalmente attivo in condizioni fisiologiche. I ricercatori italiani hanno studiato su modelli animali i due recettori confermando i precedenti risultati ma notando che se si verificava una lesione neuronale, l’espressione del CB2R aumentava in almeno metà dei neuroni lesionati. Inoltre, mentre la modulazione con agonisti (cannabinoidi) o antagonisti (che agiscono in senso inverso) del CB1R non sortiva alcun effetto sulla perdita di neuroni dopo la lesione, che morivano per apoptosi, la modulazione del CB2R era efficace nel migliorare la sopravvivenza della cellula.

Apoptosi fermata
In particolare, gli agonisti del CB2R incrementavano il numero di neuroni sopravvissuti, l’azione degli antagonisti tendeva a ridurlo. Gli autori hanno così ipotizzato nelle loro conclusioni che l’espressione e l’attivazione del CB2R nei neuroni lesionati rappresenti un’attività neuroprotettiva dal momento che la loro stimolazione riduce la morte cellulare per apoptosi. E’ la prima volta che questo meccanismo viene messo in luce, finora documentato solo in vitro ed è anche la prima dimostrazione che effettivamente la stimolazione selettiva di questo recettore mediante cannabinoidi, permette di bloccare i processi degenerativi delle cellule neuronali innescati da una lesione cerebrale o midollare, migliorando in modo significativo il recupero neurologico. Risultati che gli stessi autori invitano a considerare come preliminari di una ricerca farmacologia tuttora in corso e che in questo studio trova un’ulteriore passaggio in avanti.

Simona Zazzetta

Fonti
Viscomi MT et al. Selective CB2 Receptor Agonism Protects Central Neurons from Remote Axotomy-Induced Apoptosis through the PI3K/Akt Pathway. The Journal of Neuroscience, April 8, 2009. 29(14):4564–4570;)




spondilite anchilosante , artrite reumatoide dal 1994, problemi neuro urologici dal 1994, calcolosi renale 2008, vari int. chirurgici dal 1996 compresi interventi di nms ed nmp; problemi vascolari; fibromialgia e celiaca, dal 2009 ATTENZIONE!!! qualsiasi consiglio medico da me fornito Va vagliato con il proprio medico di base , mai fare di testa propria, grazie!

giannalinda
03-05-2009, 02:54 PM
camera iperbarica???

purtroppo in america è successo che questa procedura ha creato morti, per la terapia, ma fortunatamente, non in tutti i centri ospedalieri dove applicano l'iperbarica ci sono problemi...ottima nei problemi di pelle ad esempio o nelle patologie artritiche, multiple come fibromialgia o artrite reumatoide deformante...a verona, villafranca, centro molto qualificato...news da medica informa di aprile 2009

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giannalinda
04-05-2009, 11:03 PM
Inserito il - 29/07/2008 : 10:50:13
--------------------------------------------------------------------------------DA FORUM SALUTE E DICE DI SAPERNE SUL NERVO PUDENDO E PER CHI AVESSE BISOGNO O PER FKT POSTURALE O PER ALTRE PATOLOGIE PUDENDO, etc...NEI CONTATTI, POTETE RICHIEDERE QUALSIASI INFORMAZIONE, ABBIATE BISOGNO...

Io come prima cosa le consiglio di continuare a fare la panca ad inversione pure ad agosto per continuare a mantenere la decompressione vertebrale. Se riesce associ pure dello stretching del rachide in maniera graduale.
Per quanto riguarda il problema di stare molte ore seduta le consiglio di provare ad indossare un bustino gonfiabile che le dovrebbe attenuare i dolori.
Infine le dico di aspettare quello che dice il neurochirurgo, solo lui sa bene che tipo di esame le serve in questo momento, quindi abbia pazienza.
In bocca al lupo e mi tenga aggiornato.

Per informazione sulle cisti di tarlov :
In breve tali cisti - in diversi casi multiple - sono formazioni/escrescenze dell’aracnoide, piene di liquido cerebro-spinale, localizzate soprattutto sulle radici posteriori dei nervi – in particolare a livello del sacro – e talvolta su quelle anteriori. Alcune cisti crescono intorno alle radici nervose incorporandole, altre non contengono radici.

Il dolore può essere causato dalla pressione che esercitano sul nervo adiacente o anche dalla forza idrostatica del liquido cerebro-spinale. Le pulsazioni del liquor esercitano una pressione sui nervi contenuti nella cisti, o sulla parete aracnoidea, provocando l’aumento di volume della cisti e/o danneggiando il nervo e le sue derivazioni.

La severità dei sintomi, che variano da caso a caso, in genere è progressiva e può andare dal dolore più o meno localizzato (alla radice del nervo, ai glutei, agli arti inferiori talvolta con estensione antero-laterale, all’addome), al malfunzionamento degli organi e delle funzioni di cui il nervo coinvolto è responsabile. Uno dei casi di patologia correlata, per esempio, è la neuropatia del pudendo con tutto ciò che ne consegue.


Dott. Marco Musorrofiti
collabora presso
Centro di Riabilitazione e Fisioterapia CORPO53
Firenze - Roma - Napoli
http://www.corpo53.it
Cell.: 3384171276



spondilite anchilosante , artrite reumatoide dal 1994, problemi neuro urologici dal 1994, calcolosi renale 2008, vari int. chirurgici dal 1996 compresi interventi di nms ed nmp; problemi vascolari; fibromialgia e celiaca, dal 2009 ATTENZIONE!!! qualsiasi consiglio medico da me fornito Va vagliato con il proprio medico di base , mai fare di testa propria, grazie!

giannalinda
06-05-2009, 11:57 PM
CANCRO E INNOVAZIONI da Panorama maggio 2009;

oggi è più facile e più rapido ottenere la firma genetica di ogni tumore e quindi facendo una diagnosi più precoce, si hanno maggiori possibilità di curarsi meglio , più velocemente e di abbattere e sconfiggere questa problematica molto importante e grossa!!!!

mammografia e tc polmoni meglio fare questi controlli e controllare la prostata per l'uomo è fondamentale!!! -l'uso di farmaci come Herceptin, imatinib (Glivec), Gust, Rituximab, sono farmaci di prima classe nelle patlogie in questione.

CELLULE STAMINALI, PREZIOSE PER BAMBINI, ADULTI E PER I TUMORI STESSI!!! SI STANNO STUDIANDO SEMPRE PIU CURE ATTRAVERSO DI ESSE E CHE RISULTEREBBERO ESSERE MOLTO EFFICACI anche per queste patologie.

www.airc.it, 10/05, compera una azalea per donare alla ricerca contro i tumori, grazie!

---------------------------------------------------------------------------------------------------

ORZO E PIZZA, FANNO BENE ALL'ORGANISMO ; IL PRIMO COME AIUTO PER L'INTESTINO ASSIEME AL FARRO E ALTRI INGREDIENTI NATURALI, COME I CEREALI, PER PULIZIA E LEGGEREZZA INTESTINALE; la SECONDA, come aiuto energetico E NELLA DIETA MEDITERRANEA, UNA VOLTA LA SETTIMANAA, CON LE VERDURE, FA BENE PER L'INVECCHIAMENTO E LA RIPRODUZIONE CELLULARE...scoperte scientifiche americane in merito.;);)

spondilite anchilosante , artrite reumatoide dal 1994, problemi neuro urologici dal 1994, calcolosi renale 2008, vari int. chirurgici dal 1996 compresi interventi di nms ed nmp; problemi vascolari; fibromialgia e celiaca, dal 2009 ATTENZIONE!!! qualsiasi consiglio medico da me fornito Va vagliato con il proprio medico di base , mai fare di testa propria, grazie!

giannalinda
06-05-2009, 11:57 PM
CANCRO E INNOVAZIONI da Panorama maggio 2009;

oggi è più facile e più rapido ottenere la firma genetica di ogni tumore e quindi facendo una diagnosi più precoce, si hanno maggiori possibilità di curarsi meglio , più velocemente e di abbattere e sconfiggere questa problematica molto importante e grossa!!!!

mammografia e tc polmoni meglio fare questi controlli e controllare la prostata per l'uomo è fondamentale!!! -l'uso di farmaci come Herceptin, imatinib (Glivec), Gust, Rituximab, sono farmaci di prima classe nelle patlogie in questione.

CELLULE STAMINALI, PREZIOSE PER BAMBINI, ADULTI E PER I TUMORI STESSI!!! SI STANNO STUDIANDO SEMPRE PIU CURE ATTRAVERSO DI ESSE E CHE RISULTEREBBERO ESSERE MOLTO EFFICACI anche per queste patologie.

www.airc.it, 10/05, compera una azalea per donare alla ricerca contro i tumori, grazie!

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ORZO E PIZZA, FANNO BENE ALL'ORGANISMO ; IL PRIMO COME AIUTO PER L'INTESTINO ASSIEME AL FARRO E ALTRI INGREDIENTI NATURALI, COME I CEREALI, PER PULIZIA E LEGGEREZZA INTESTINALE; la SECONDA, come aiuto energetico E NELLA DIETA MEDITERRANEA, UNA VOLTA LA SETTIMANAA, CON LE VERDURE, FA BENE PER L'INVECCHIAMENTO E LA RIPRODUZIONE CELLULARE...scoperte scientifiche americane in merito.;);)

spondilite anchilosante , artrite reumatoide dal 1994, problemi neuro urologici dal 1994, calcolosi renale 2008, vari int. chirurgici dal 1996 compresi interventi di nms ed nmp; problemi vascolari; fibromialgia e celiaca, dal 2009 ATTENZIONE!!! qualsiasi consiglio medico da me fornito Va vagliato con il proprio medico di base , mai fare di testa propria, grazie!

giannalinda
08-05-2009, 03:31 PM
litio e remeron Rose utilizzo da ieri, nuovi antidepressivi e controllo della pressione, per pressione alta e dovro fare test da sforzo ed esami vari e la combinazione di questi farmaci nuovi in commercio, da pochi mesi, fanno bene anche al dolore neuropatico, da abbinare al Laroxil o Lyrica, in base alle problematiche...

;)Gli antidepressivi


Che cosa sono
Sono farmaci che innalzano il tono dell’umore; quando si è depressi, infatti, l’umore è molto “basso”, si tende a vedere tutto nero, non si riescono più a provare sentimenti di gioia e piacere, si è indifferenti a tutto ciò che accade intorno. Gli antidepressivi correggono questo squilibrio riportando l’umore al suo stato normale: non si creda quindi che abbiano un effetto euforizzante o che siano capaci di regalare una felicità artificiale, funzionano solo nei pazienti veramente depressi. I principi attivi con effetto antidepressivo sono decisamente molti, ma si possono dividere in 4 classi principali, di ciascuna si citano solo le molecole più note.
Triciclici: imipramina, amitriptilina, desipramina, nortriptilina, clomipramina, maprotilina, trimipramina.
Inibitori delle monoamino-ossidasi (IMAO): farmaci storici ormai in disuso
Inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI): fluoxetina, citalopram, paroxetina, sertralina, fluvoxamina.
Atipici: oxitriptano, mianserina, trazodone, nefazodone, mirtazapina, venlafaxina, reboxetina.

Come funzionano
Le cause della depressione non sono ancora note ma si sa che a questa malattia è associato lo scarso funzionamento di alcuni neurotrasmettitori cerebrali (molecole che inviano i segnali), in particolare dopamina, noradrenalina e serotonina. I farmaci antidepressivi, con meccanismi diversi da classe a classe, aumentano la quantità di neurotrasmettitori disponibili a livello cerebrale, in modo da rinforzarne e prolungarne l’azione. Tuttavia questa è solo una spiegazione parziale: è noto infatti che la completa azione antidepressiva compare circa un mese dopo l’inizio della cura, mentre l’effetto biochimico sui neurotrasmettitori è immediato. L’efficacia dei farmaci antidepressivi, quindi, si esplica anche attraverso altre “strade” ancora da scoprire, questa è l’unica ipotesi che può giustificare i tempi di latenza.
Per comprendere i meccanismi d’azione occore una breve premessa sulla neurotrasmissione: nel cervello i segnali viaggiano da una cellula (neurone) all’altra tramite i neurotrasmettitori. Per mandare un messaggio un neurone libera la sua scorta di dopamina (per esempio), immediatamente il neurone vicino capta il segnale e lo trasmette a sua volta. Il tempo necessario è infinitamente piccolo, subito dopo la dopamina deve essere inattivata: una parte viene distrutta da enzimi specifici, una parte viene recuperata dal neurone che l’aveva rilasciata (in questo modo la ricicla).
Gli antidepressivi triciclici inibiscono la ricaptazione della noradrenalina e, in parte, anche della serotonina. In questo modo le molecole restano più a lungo a contatto con i neuroni e continuano ad inviare i loro segnali.
Gli IMAO bloccano gli enzimi (MAO) che dovrebbero degradare i neurotrasmettitori; cambia il metodo ma il risultato è lo stesso dei triciclici. Le MAO però, non sono presenti solo a livello cerebrale e svolgono importanti funzioni in tutto l’organismo, perciò l’uso di questi farmaci non selettivi è stato abbandonato, per gli eccessivi effetti secondari.
Gli SSRI sono i farmaci più recenti, come dice il nome agiscono in maniera selettiva solo sulla serotonina e questo fa sì che inducano minori effetti collaterali.
Esistono poi i farmaci atipici, in quanto diversi tra loro e da tutti gli altri antidepressivi, sia per struttura chimica che per meccanismo d’azione. La venlafaxina blocca la ricaptazione di serotonina e, con potenza 5 volte inferiore, quella della noradrenalina. Il trazodone è un antagonista molto debole della ricatturazione della serotonina, mentre mostra anche azione agonista sui recettori serotoninergici 5-HT1.

Quando e come si usano
Nella maggior parte dei casi gli antidepressivi si assumono per via orale, raramente e solo i triciclici si possono anche iniettare, sempre su prescrizione medica. Questi farmaci non sono esenti da importanti effetti collaterali e controindicazioni, inoltre il trattamento può durare diversi mesi o anni, percui il paziente deve essere attentamente seguito dal medico. L’insorgenza dell’effetto terapeutico è piuttosto lenta, richiede da 2 a 4 settimane; successivamente se la sintomatologia si stabilizza il medico può ridurre progressivamente le dosi, fino alla sospensione del farmaco. Indipendentemente dal principio attivo utilizzato, chi inizia una terapia con un antidepressivo deve assumerlo quotidianamente e non sospenderlo mai di colpo. Gli IMAO sono quasi definitivamente scomparsi perché, come si vedrà in seguito, sono poco maneggevoli; i triciclici sono ancora i farmaci di prima scelta nella depressione maggiore, mentre nelle forme meno gravi la terapia può iniziare con un SSRI o con un antidepressivo atipico.

Effetti collaterali
Confusione mentale, problemi di memoria e di concentrazione sono piuttosto comuni con tutti gli antidepressivi, ma possono essere interpretati come parte della sindrome depressiva, specie nei pazienti anziani.
Triciclici: sedazione marcata, ipotensione ortostatica, sonnolenza, astenia, ansia, agitazione, stato confusionale, secchezza del cavo orale, vertigini, stitichezza, ritenzione urinaria, tachicardia, aritmie, visione indistinta, difficoltà di accomodazione visiva, tremori, aumento di peso, rischio di convulsioni tonico-cloniche, ginecomastia, galattorrea, alterazioni della libido, iperidrosi. Tanti effetti indesiderati derivano dalla scarsa specificità d’azione di questa classe di farmaci che possiede anche una consistente attività antistaminica e anticolinergica (antimuscarinica).
IMAO: sedazione o eccitazione, ipotensione posturale, incremento di peso, tremori, insonnia, iperidrosi, vertigini, mal di testa, blocco dell’eiaculazione, debolezza, secchezza del cavo orale, stipsi, visione confusa.
SSRI: nausea, vomito, mal di testa, disfunzioni sessuali, impossibilità ad eiaculare.
Trazodone: sedazione, ipotensione, priapismo, tachiaritmie ventricolari.

Interazioni
Fenitoina, acido acetilsalicilico, scopolamina, fenotiazine, neurolettici, metilfenidato e alcuni steroidi (inclusi i contraccettivi orali) sono tutti farmaci che potenziano l’effetto degli antidepressivi triciclici. In caso di contemporanea assunzione di uno di questi principi attivi la dose di triciclici andrà ridotta per evitare fenomeni di tossicità. Al contrario i barbiturici, gli antiepilettici e il fumo di sigaretta ne diminuiscono l’efficacia. I triciclici a loro volta potenziano gli effetti anticolinergici dei farmaci antipsicotici e antiparkinson. La fluoxetina innalza le concentrazioni ematiche dei triciclici a livelli tossici, il rischio è particolarmente elevato perché i valori si mantengono elevati anche per alcuni giorni dopo la sospensione della fluoxetina.
L’uso di MAO inibitori non selettivi, associato a farmaci (levodopa) simili alle catecolamine o a cibi contenenti tiramina (formaggi stagionati) può provocare gravi crisi ipertensive.

Avvertenze
Tutti i farmaci antidepressivi amplificano l’effetto sedativo dei tranquillanti e delle bevande alcoliche: queste associazioni andrebbero evitate.
Intossicazione acuta in seguito a overdose è possibile sia con i triciclici sia con gli IMAO, l’avvelenamento è potenzialmente letale e deve essere trattato urgentemente in ospedale.
A causa del rischio di interazioni tossiche, nei pazienti in terapia con un IMAO il passaggio ad un qualsiasi altro farmaco antidepressivo (anche un altro IMAO) deve avvenire dopo una sospensione del trattamento di almeno 2 settimane.

Controindicazioni
Per la loro capacità di indurre tachicardia e aritmie i triciclici sono controindicati in pazienti con cardiopatie, alterazioni della conduzione cardiaca o in terapia con farmaci che deprimono l’attività cardiaca. Devono essere somministrati con cautela negli uomini affetti da ipertrofia prostatica e nei pazienti con ipertensione oculare o glaucoma.
Gli inibitori delle MAO sono controindicaticati nei casi di insufficienza epatica.
Particolare attenzione nella scelta del farmaco va posta nei pazienti in terapia con un antipertensivo: molti farmaci antidepressivi, infatti, possono indurre ipotensione che, in questi casi, risulterebbe potenziata.

Elisa Lucchesini;);)




spondilite anchilosante , artrite reumatoide dal 1994, problemi neuro urologici dal 1994, calcolosi renale 2008, vari int. chirurgici dal 1996 compresi interventi di nms ed nmp; problemi vascolari; fibromialgia e celiaca, dal 2009 ATTENZIONE!!! qualsiasi consiglio medico da me fornito Va vagliato con il proprio medico di base , mai fare di testa propria, grazie!

giannalinda
08-05-2009, 03:31 PM
litio e remeron Rose utilizzo da ieri, nuovi antidepressivi e controllo della pressione, per pressione alta e dovro fare test da sforzo ed esami vari e la combinazione di questi farmaci nuovi in commercio, da pochi mesi, fanno bene anche al dolore neuropatico, da abbinare al Laroxil o Lyrica, in base alle problematiche...

;)Gli antidepressivi


Che cosa sono
Sono farmaci che innalzano il tono dell’umore; quando si è depressi, infatti, l’umore è molto “basso”, si tende a vedere tutto nero, non si riescono più a provare sentimenti di gioia e piacere, si è indifferenti a tutto ciò che accade intorno. Gli antidepressivi correggono questo squilibrio riportando l’umore al suo stato normale: non si creda quindi che abbiano un effetto euforizzante o che siano capaci di regalare una felicità artificiale, funzionano solo nei pazienti veramente depressi. I principi attivi con effetto antidepressivo sono decisamente molti, ma si possono dividere in 4 classi principali, di ciascuna si citano solo le molecole più note.
Triciclici: imipramina, amitriptilina, desipramina, nortriptilina, clomipramina, maprotilina, trimipramina.
Inibitori delle monoamino-ossidasi (IMAO): farmaci storici ormai in disuso
Inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI): fluoxetina, citalopram, paroxetina, sertralina, fluvoxamina.
Atipici: oxitriptano, mianserina, trazodone, nefazodone, mirtazapina, venlafaxina, reboxetina.

Come funzionano
Le cause della depressione non sono ancora note ma si sa che a questa malattia è associato lo scarso funzionamento di alcuni neurotrasmettitori cerebrali (molecole che inviano i segnali), in particolare dopamina, noradrenalina e serotonina. I farmaci antidepressivi, con meccanismi diversi da classe a classe, aumentano la quantità di neurotrasmettitori disponibili a livello cerebrale, in modo da rinforzarne e prolungarne l’azione. Tuttavia questa è solo una spiegazione parziale: è noto infatti che la completa azione antidepressiva compare circa un mese dopo l’inizio della cura, mentre l’effetto biochimico sui neurotrasmettitori è immediato. L’efficacia dei farmaci antidepressivi, quindi, si esplica anche attraverso altre “strade” ancora da scoprire, questa è l’unica ipotesi che può giustificare i tempi di latenza.
Per comprendere i meccanismi d’azione occore una breve premessa sulla neurotrasmissione: nel cervello i segnali viaggiano da una cellula (neurone) all’altra tramite i neurotrasmettitori. Per mandare un messaggio un neurone libera la sua scorta di dopamina (per esempio), immediatamente il neurone vicino capta il segnale e lo trasmette a sua volta. Il tempo necessario è infinitamente piccolo, subito dopo la dopamina deve essere inattivata: una parte viene distrutta da enzimi specifici, una parte viene recuperata dal neurone che l’aveva rilasciata (in questo modo la ricicla).
Gli antidepressivi triciclici inibiscono la ricaptazione della noradrenalina e, in parte, anche della serotonina. In questo modo le molecole restano più a lungo a contatto con i neuroni e continuano ad inviare i loro segnali.
Gli IMAO bloccano gli enzimi (MAO) che dovrebbero degradare i neurotrasmettitori; cambia il metodo ma il risultato è lo stesso dei triciclici. Le MAO però, non sono presenti solo a livello cerebrale e svolgono importanti funzioni in tutto l’organismo, perciò l’uso di questi farmaci non selettivi è stato abbandonato, per gli eccessivi effetti secondari.
Gli SSRI sono i farmaci più recenti, come dice il nome agiscono in maniera selettiva solo sulla serotonina e questo fa sì che inducano minori effetti collaterali.
Esistono poi i farmaci atipici, in quanto diversi tra loro e da tutti gli altri antidepressivi, sia per struttura chimica che per meccanismo d’azione. La venlafaxina blocca la ricaptazione di serotonina e, con potenza 5 volte inferiore, quella della noradrenalina. Il trazodone è un antagonista molto debole della ricatturazione della serotonina, mentre mostra anche azione agonista sui recettori serotoninergici 5-HT1.

Quando e come si usano
Nella maggior parte dei casi gli antidepressivi si assumono per via orale, raramente e solo i triciclici si possono anche iniettare, sempre su prescrizione medica. Questi farmaci non sono esenti da importanti effetti collaterali e controindicazioni, inoltre il trattamento può durare diversi mesi o anni, percui il paziente deve essere attentamente seguito dal medico. L’insorgenza dell’effetto terapeutico è piuttosto lenta, richiede da 2 a 4 settimane; successivamente se la sintomatologia si stabilizza il medico può ridurre progressivamente le dosi, fino alla sospensione del farmaco. Indipendentemente dal principio attivo utilizzato, chi inizia una terapia con un antidepressivo deve assumerlo quotidianamente e non sospenderlo mai di colpo. Gli IMAO sono quasi definitivamente scomparsi perché, come si vedrà in seguito, sono poco maneggevoli; i triciclici sono ancora i farmaci di prima scelta nella depressione maggiore, mentre nelle forme meno gravi la terapia può iniziare con un SSRI o con un antidepressivo atipico.

Effetti collaterali
Confusione mentale, problemi di memoria e di concentrazione sono piuttosto comuni con tutti gli antidepressivi, ma possono essere interpretati come parte della sindrome depressiva, specie nei pazienti anziani.
Triciclici: sedazione marcata, ipotensione ortostatica, sonnolenza, astenia, ansia, agitazione, stato confusionale, secchezza del cavo orale, vertigini, stitichezza, ritenzione urinaria, tachicardia, aritmie, visione indistinta, difficoltà di accomodazione visiva, tremori, aumento di peso, rischio di convulsioni tonico-cloniche, ginecomastia, galattorrea, alterazioni della libido, iperidrosi. Tanti effetti indesiderati derivano dalla scarsa specificità d’azione di questa classe di farmaci che possiede anche una consistente attività antistaminica e anticolinergica (antimuscarinica).
IMAO: sedazione o eccitazione, ipotensione posturale, incremento di peso, tremori, insonnia, iperidrosi, vertigini, mal di testa, blocco dell’eiaculazione, debolezza, secchezza del cavo orale, stipsi, visione confusa.
SSRI: nausea, vomito, mal di testa, disfunzioni sessuali, impossibilità ad eiaculare.
Trazodone: sedazione, ipotensione, priapismo, tachiaritmie ventricolari.

Interazioni
Fenitoina, acido acetilsalicilico, scopolamina, fenotiazine, neurolettici, metilfenidato e alcuni steroidi (inclusi i contraccettivi orali) sono tutti farmaci che potenziano l’effetto degli antidepressivi triciclici. In caso di contemporanea assunzione di uno di questi principi attivi la dose di triciclici andrà ridotta per evitare fenomeni di tossicità. Al contrario i barbiturici, gli antiepilettici e il fumo di sigaretta ne diminuiscono l’efficacia. I triciclici a loro volta potenziano gli effetti anticolinergici dei farmaci antipsicotici e antiparkinson. La fluoxetina innalza le concentrazioni ematiche dei triciclici a livelli tossici, il rischio è particolarmente elevato perché i valori si mantengono elevati anche per alcuni giorni dopo la sospensione della fluoxetina.
L’uso di MAO inibitori non selettivi, associato a farmaci (levodopa) simili alle catecolamine o a cibi contenenti tiramina (formaggi stagionati) può provocare gravi crisi ipertensive.

Avvertenze
Tutti i farmaci antidepressivi amplificano l’effetto sedativo dei tranquillanti e delle bevande alcoliche: queste associazioni andrebbero evitate.
Intossicazione acuta in seguito a overdose è possibile sia con i triciclici sia con gli IMAO, l’avvelenamento è potenzialmente letale e deve essere trattato urgentemente in ospedale.
A causa del rischio di interazioni tossiche, nei pazienti in terapia con un IMAO il passaggio ad un qualsiasi altro farmaco antidepressivo (anche un altro IMAO) deve avvenire dopo una sospensione del trattamento di almeno 2 settimane.

Controindicazioni
Per la loro capacità di indurre tachicardia e aritmie i triciclici sono controindicati in pazienti con cardiopatie, alterazioni della conduzione cardiaca o in terapia con farmaci che deprimono l’attività cardiaca. Devono essere somministrati con cautela negli uomini affetti da ipertrofia prostatica e nei pazienti con ipertensione oculare o glaucoma.
Gli inibitori delle MAO sono controindicaticati nei casi di insufficienza epatica.
Particolare attenzione nella scelta del farmaco va posta nei pazienti in terapia con un antipertensivo: molti farmaci antidepressivi, infatti, possono indurre ipotensione che, in questi casi, risulterebbe potenziata.

Elisa Lucchesini;);)




spondilite anchilosante , artrite reumatoide dal 1994, problemi neuro urologici dal 1994, calcolosi renale 2008, vari int. chirurgici dal 1996 compresi interventi di nms ed nmp; problemi vascolari; fibromialgia e celiaca, dal 2009 ATTENZIONE!!! qualsiasi consiglio medico da me fornito Va vagliato con il proprio medico di base , mai fare di testa propria, grazie!

giannalinda
11-05-2009, 07:23 PM
SCLEROSI COLLO VESCICALE


può dare infertilità e sterilità...e si può operare a cielo aperto nell'intervento chirurgico e al laser, e se no curare con i farmaci ...sconsigliato l'intervento nella maggioranza dei casi!...

Urologia - Volume 66, N. 2, 1999
© 1999 Editoriale Urologia, Treviso

Incidenza di stenosi uretrale e sclerosi del collo vescicale a seguito di adenomectomia prostatica sovrapubica
Incidence of urethral stenosis and bladder neck contracture after sovrapubic prostatic adenomectomy

M. LAUDI, R. CEVOLI, E. PUGNO

U.O. di Urologia - Ospedale Mauriziano "Umberto I" - Torino

47° Convegno SUNI - Treviso, 24-26 settembre 1998 - Tavola Rotonda su: "Le stenosi post-operatorie dal calice superiore all’uretra: terapie a confronto" - Relazione.

Riassunto – Le stenosi uretrali e la sclerosi del collo vescicale rappresentano possibili complicanze del trattamento chirurgico ed endoscopico dell’IPB. Gli Autori riportano il loro contributo casistico relativo a 543 adenomectomie prostatiche sovrapubiche eseguite dal 1992 al 1997, valutando alcuni fattori di rischio per la comparsa di complicanze stenotiche uretrali e di sclerosi del collo vescicale l’età dei pazienti, il calibro del catetere impiegato nel decorso post-operatorio, la tensione del palloncino emostatico del catetere e la tecnica di emostasi del collo vescicale. L’incidenza di stenosi uretrali è stata del 10,12% (55 pazienti); quella della sclerosi del collo vescicale del 5,89% (32 pazienti). In base alla personale esperienza il calibro del catetere ha influenzato in maniera statisticamente significativa la comparsa di stenosi uretrali, la tensione del palloncino emostatico e la modalità di emostasi del collo vescicale l’incidenza di sclerosi del collo vescicale. Parole chiave: adenomectomia prostatica sovrapubica - stenosi uretrali - sclerosi del collo vescicale - fattori di rischio.

Abstract – Urethral stenosis and bladder neck contracture may be complications of surgical and endoscopic treatment of BPH. The authors present the results of 543 sovrapubic prostatic adenomectomies carried out from 1992 to 1997, evaluating some risk factors for urethral stenosis and bladder neck contracture: age of patients, size of catheter used after surgery, pressure of the hemostatic balloon catheter, bladder neck hemostasis technique. The incidence of urethral stenosis was 10.12% (55 patients), that of bladder neck contracture was 5.89% (32 patients). Results show correlations between catheter diameter and urethral stenosis and between pressure of the hemostatic catheter balloon, bladder neck hemostasis technique and incidence of bladder neck contracture. Key words: sovrapubic prostatic adenomectomy - urethral stenosis - bladder neck contracture - risk factors.

;)http://www.odv.bo.it/2003-2//saggio-01.php (questo laser lo utilizzano anche per la sclerosi del collo vescicale)...;)




spondilite anchilosante , artrite reumatoide dal 1994, problemi neuro urologici dal 1994, calcolosi renale 2008, vari int. chirurgici dal 1996 compresi interventi di nms ed nmp; problemi vascolari; fibromialgia e celiaca, dal 2009 ATTENZIONE!!! qualsiasi consiglio medico da me fornito Va vagliato con il proprio medico di base , mai fare di testa propria, grazie!

giannalinda
11-05-2009, 07:23 PM
SCLEROSI COLLO VESCICALE


può dare infertilità e sterilità...e si può operare a cielo aperto nell'intervento chirurgico e al laser, e se no curare con i farmaci ...sconsigliato l'intervento nella maggioranza dei casi!...

Urologia - Volume 66, N. 2, 1999
© 1999 Editoriale Urologia, Treviso

Incidenza di stenosi uretrale e sclerosi del collo vescicale a seguito di adenomectomia prostatica sovrapubica
Incidence of urethral stenosis and bladder neck contracture after sovrapubic prostatic adenomectomy

M. LAUDI, R. CEVOLI, E. PUGNO

U.O. di Urologia - Ospedale Mauriziano "Umberto I" - Torino

47° Convegno SUNI - Treviso, 24-26 settembre 1998 - Tavola Rotonda su: "Le stenosi post-operatorie dal calice superiore all’uretra: terapie a confronto" - Relazione.

Riassunto – Le stenosi uretrali e la sclerosi del collo vescicale rappresentano possibili complicanze del trattamento chirurgico ed endoscopico dell’IPB. Gli Autori riportano il loro contributo casistico relativo a 543 adenomectomie prostatiche sovrapubiche eseguite dal 1992 al 1997, valutando alcuni fattori di rischio per la comparsa di complicanze stenotiche uretrali e di sclerosi del collo vescicale l’età dei pazienti, il calibro del catetere impiegato nel decorso post-operatorio, la tensione del palloncino emostatico del catetere e la tecnica di emostasi del collo vescicale. L’incidenza di stenosi uretrali è stata del 10,12% (55 pazienti); quella della sclerosi del collo vescicale del 5,89% (32 pazienti). In base alla personale esperienza il calibro del catetere ha influenzato in maniera statisticamente significativa la comparsa di stenosi uretrali, la tensione del palloncino emostatico e la modalità di emostasi del collo vescicale l’incidenza di sclerosi del collo vescicale. Parole chiave: adenomectomia prostatica sovrapubica - stenosi uretrali - sclerosi del collo vescicale - fattori di rischio.

Abstract – Urethral stenosis and bladder neck contracture may be complications of surgical and endoscopic treatment of BPH. The authors present the results of 543 sovrapubic prostatic adenomectomies carried out from 1992 to 1997, evaluating some risk factors for urethral stenosis and bladder neck contracture: age of patients, size of catheter used after surgery, pressure of the hemostatic balloon catheter, bladder neck hemostasis technique. The incidence of urethral stenosis was 10.12% (55 patients), that of bladder neck contracture was 5.89% (32 patients). Results show correlations between catheter diameter and urethral stenosis and between pressure of the hemostatic catheter balloon, bladder neck hemostasis technique and incidence of bladder neck contracture. Key words: sovrapubic prostatic adenomectomy - urethral stenosis - bladder neck contracture - risk factors.

;)http://www.odv.bo.it/2003-2//saggio-01.php (questo laser lo utilizzano anche per la sclerosi del collo vescicale)...;)




spondilite anchilosante , artrite reumatoide dal 1994, problemi neuro urologici dal 1994, calcolosi renale 2008, vari int. chirurgici dal 1996 compresi interventi di nms ed nmp; problemi vascolari; fibromialgia e celiaca, dal 2009 ATTENZIONE!!! qualsiasi consiglio medico da me fornito Va vagliato con il proprio medico di base , mai fare di testa propria, grazie!

giannalinda
15-05-2009, 06:25 PM
[8)]INCONTINENZA URINARIA NELL'UOMO...

Riempimento della vescica
È la fase di deposito dell’urina. L’urina prodotta dai reni imbocca un condotto chiamato uretereche la convoglia ai “piani inferiori”, verso la vescica. Questo organo, che è in pratica una sacca vuota costituita,
in maggior parte, da tessuto muscolare, si dimostra assai permissivo, grazie all’elasticità della sua parete. La vescica è in grado infatti di adattarsi al riempimento continuo e progressivo da parte dell’urina.
Pian piano, la vescica si espande mantenendo al suo interno una pressione sempre molto bassa.
Contemporaneamente, una barriera cerca di opporsi come una diga alla spinta crescente dell’urina, che si va accumulando in vescica. Questa barriera è costituita dall’uretra, il canale che si estende dalla base della vescica all’esterno e che è, nel suo tratto superiore, avvolto dalla prostata.
Un anello muscolare, lo sfintere, avvolge l’uretra.
Contraendosi, lo sfintere comprime il canale, lo chiude ed impedisce la fuoriuscita indesiderata di urina.
Mentre il serbatoio rappresentato dalla vescica fa il pieno di urina, la contrazione di questo muscolo, costituito dallo sfintere, aiutato dalla contrazione dei muscoli vicini del pavimento pelvico, aumenta gradualmente per controbilanciare, come un posto di blocco, proprio la spinta crescente dell’urina, che si va accumulando in vescica.
La fase della minzione
È l’atto di urinare. Quando la vescica non ce la fa più ad incamerare altro liquido vengono stimolati alcuni interruttori nervosi collocati nello spessore della parete della vescica. Il messaggio giunge al cervello, interpretato come desiderio e stimolo di fare pipì.
È giunto il momento di urinare!
È però sempre possibile scegliere il momento ed il luogo giusto!
All’inizio della minzione, lo sfintere dell’uretra si rilassa e con esso i muscoli vicini del pavimento pelvico, che sostengono il contenuto della cavità addominale, abbracciando anch’essi come una guarnizione parte della vescica e l’uretra. Il muscolo vescicale, chiamato detrusore, si contrae e l’urina, che non trova più ostacoli, comincia ad uscire. Al termine della minzione, tutti gli attori di questa sofisticata funzione, che ci appare così naturale, tornano al punto di partenza. I muscoli del pavimento pelvico si contraggono e riacquistano tono. Si chiude il punto di passaggio tra la vescica e l’uretra chiamato collo vescicale.
La pressione all’interno della vescica ritorna molto bassa. Così la raccolta dell’urina ha nuovamente
inizio e la tenuta ridiventa stagna.

Alcuni esercizi semplificati per il pavimento pelvico
Il pavimento pelvico è l’insieme dei muscoli che chiudono dal basso il bacino, sostenendo i visceri contenuti nell’addome, compresi la vescica e l’intestino. Questi muscoli collaborano nel mantenere la continenza per le urine e per le feci. La contrazione di questi muscoli chiude il canale che porta l’urina dalla vescica all’esterno attraverso il pene (uretra) e chiude l’ano.
La rieducazione del pavimento pelvico può essere effettuata in Centri specialistici che il suo medico può indicarle.Nell’attesa o nella impossibilità ad essere inviato presso uno di questi Centri, può almeno iniziare a fare alcuni semplici esercizi. Innanzitutto è bene che sappia riconoscere nel suo corpo questi muscoli: in posizione semisdraiata appoggi due dita sulla regione che va dai testicoli all’ano e provi a contrarre i muscoli del pavimento pelvico come per trattenere la pipì o come per far “rientrare” la base del pene. Se effettua il movimento corretto sentirà la contrazione dei muscoli sotto le dita e vedrà un piccolo movimento verso l’interno della base del pene.
Quando è sicuro del movimento, provi a rifarlo senza il controllo delle dita e della vista, cioè provi a “sentire” il movimento di contrazione e a sentire la differenza tra contrarre e rilasciare completamente questi muscoli.
Ora che sa quali sono i muscoli da contrarre, cerchi di contrarli per qualche secondo badando a non trattenere il fiato. Il ritmo del respiro deve continuare regolarmente. Non “spinga” verso il basso durante la contrazione del pavimento pelvico, immagini di “alleggerirlo” e di “attirare” il pene e i testicoli verso l’interno, sempre però continuando a respirare.
Faccia attenzione che tutti gli altri muscoli del corpo devono rimanere rilassati.
Non cerchi di “aiutare” la contrazione del pavimento pelvico stringendo i glutei, o facendo rientrare l’addome, o chiudendo le gambe.

Ora che sa fare il movimento corretto, lo faccia nelle posizioni e con le modalità che elenchiamo:
1) In posizione semiseduta
• Contragga i muscoli del pavimento pelvico per 1-2 secondi mentre espira (cioè in quella fase del respiro in cui si lascia uscire l’aria), poi rilasci bene e completamente per 4-5 secondi. Ripeta 5 volte.
• Contragga i muscoli del pavimento pelvico per 5 secondi (senza trattenere il fiato), poi rilasci completamente per 10 secondi. Ripeta 5 volte.

2) In posizione seduta, su una sedia oppure sul water, leggermente inclinato in avanti (fig. 2), ripeta gli esercizi del punto precedente.

3) In piedi, con le anche leggermente piegate, e le mani appoggiate in avanti a un tavolo (fig. 3) ripeta gli esercizi dei punti precedenti.

Ripeta l’intera serie di esercizi 3 volte al giorno.

Si ricordi che il numero degli esercizi cambia in base alla condizione di allenamento dei suoi muscoli: se dopo alcuni esercizi non “sente” più la contrazione, interrompa e riprenda dopo qualche minuto di pausa; se invece esegue gli esercizi con facilità, ne aumenti gradualmente il numero. Cerchi di usare questa sua nuova capacità di usare i muscoli per prevenire le perdite di urina, nell'attesa di rivolgersi a un Centro specializzato per la riabilitazione dell'incontinenza.

;););););););););)

Ma ... come funziona la vescica?
Riempimento della vescica E’ la fase di deposito dell’urina. L’urina prodotta dai reni imbocca un condotto chiamato uretere che la convoglia ai “piani inferiori”, verso la vescica.
Questo organo, che è in pratica una sacca vuota costituita, in maggior parte, da tessuto muscolare, si dimostra assai permissivo, grazie all’elasticità della sua parete.
La vescica è in grado infatti di adattarsi al riempimento continuo e progressivo da parte dell’urina.
Pian piano, la vescica si espande mantenendo al suo interno una pressione sempre molto bassa.
Contemporaneamente, una barriera cerca di opporsi come una diga alla spinta crescente dell’urina, che si va accumulando in vescica.
Questa barriera è costituita dall’uretra, il canale che si estende dalla base della vescica all’esterno.
Un anello muscolare, lo sfintere, avvolge l’uretra. Contraendosi, lo sfintere comprime il canale, lo chiude ed impedisce la fuoriuscita indesiderata d’urina. Mentre il serbatoio rappresentato dalla vescica fa il pieno d’urina, la contrazione di questo muscolo costituito dallo sfintere, aiutato dalla contrazione dei muscoli vicini del pavimento pelvico, aumenta gradualmente per controbilanciare, come un posto di blocco, proprio la spinta crescente dell’urina, che si va accumulando in vescica.
La fase della minzione
E’ l’atto di urinare. Quando la vescica non ce la fa più ad incamerare altro liquido vengono stimolati alcuni interruttori nervosi collocati nello spessore della parete della vescica. Il messaggio giunge al cervello, interpretato come desiderio e stimolo di fare pipì. E’ giunto il momento di urinare!
E’ però sempre possibile scegliere il momento ed il luogo giusto!
All’inizio della minzione, lo sfintere dell’uretra si rilassa e con esso i muscoli vicini del pavimento pelvico che sostengono il contenuto della cavità addominale, abbracciando anch’essi come una guarnizione parte della vescica e l’uretra. Il muscolo vescicale, chiamato detrusore, si contrae e l’urina, che non trova più ostacoli, comincia ad uscire. Al termine della minzione, tutti gli attori di questa sofisticata funzione, che ci appare così naturale, tornano al punto di partenza. I muscoli del pavimento pelvico si contraggono e riacquistano tono. Si chiude il punto di passaggio tra la vescica e l’uretra chiamato collo vescicale.
La pressione all’interno della vescica ritorna molto bassa. Così la raccolta dell’urina ha nuovamente inizio e la tenuta ridiventa stagna.
Ma..... quali sono le cause principali di incontinenza e le condizioni che la favoriscono?
Parto vaginale: Contribuisce ad indebolire notevolmente il pavimento pelvico. Durante l’espulsione del bambino, infatti, i muscoli che circondano l’uretra e lo sfintere possono sfiancarsi perdendo tono e forza contrattile. Il parto può provocare inoltre stiramento e compressione di alcuni nervi, causando danni funzionali che non sempre sono poi recuperati in modo completo.
Traumi del perineo ed operazioni chirurgiche: Possono lesionare i muscoli del pavimento pelvico (del perineo) o dello sfintere uretrale.
Stitichezza: La distensione dei muscoli del pavimento pelvico, indotta dallo sforzo per la defecazione, contribuisce ad indebolire i muscoli stessi.
Obesità: Il peso in eccesso grava sul pavimento pelvico, ostacolandone un buon funzionamento.
Infezioni urinarie: Possono irritare la vescica e provocare contrazioni involontarie, spasmi, della muscolatura della vescica.
Menopausa: Con la riduzione degli ormoni estrogeni, i muscoli che circondano uretra e vescica perdono tono e diminuisce l’effetto sigillante della mucosa, lo strato più interno che chiude il condotto uretrale.
Invecchiamento: Il nostro corpo subisce molti cambiamenti con il progredire dell’età. Anche la vescica può modificare parte della struttura che compone le sue pareti. Questi fenomeni possono essere causa di un cattivo funzionamento della vescica con incontinenza, specie in età avanzata, ed in particolar modo quando siano presenti handicap fisici e neurologici.
Fumo:Concorre alla perdita di tonicità dei muscoli del perineo, predispone alle bronchiti ed alla tosse, che aggrava l’incontinenza da sforzo.
Consumo eccessivo di tè e caffé: Le sostanze con effetto diuretico, aumentano, anche rapidamente, la quantità di urina nella vescica incrementando così la pressione contro lo sfintere uretrale.
Sport: L’esercizio aumenta, con lo sforzo dei muscoli addominali, la pressione su vescica e uretra.
Per controbilanciare questi effetti, meglio associare un’attività che “alleni“ e rinforzi anche i muscoli del pavimento pelvico e del perineo (come avviene in certe danze orientali!).
Prolasso genitale: Gli organi contenuti nel bacino femminile (vescica con l’uretra, utero e retto) sono sostenuti dalla muscolatura e dai legamenti del pavimento pelvico, ma possono discendere, come delle ernie, con le pareti della vagina. Questa situazione, che può essere presente, in varia misura, nelle pazienti con incontinenza da sforzo rende conto della possibilità di disturbi della sfera sessuale ed intestinale, contemporaneamente presenti in molte donne incontinenti.
Vescica iperattiva: Esistono delle situazioni in cui il riempimento della vescica non avviene in modo graduale, ma è interrotto da capricciose contrazioni con spasmi della muscolatura vescicale. Non sempre è possibile capire perché sia presente questa attività eccessiva della vescica in molte donne con incontinenza, associata ad un frequente ed impellente desiderio di urinare.

Questo libretto non può esaurire tutti gli aspetti dell’incontinenza urinaria femminile e tutte le tue domande.

:):):):)

L’incontinenza urinaria, come ogni patologia ad ampia diffusione, comporta dei costi significativi per la società.
Calcolare questi ultimi in modo preciso è un esercizio impossibile, ma è possibile stimarne l’ordine di grandezza attraverso i principi di analisi dell’economia sanitaria, ad esempio l’approccio del “cost of illness”, ovvero una metodica di analisi economica nata per confrontare i costi e i benefici delle possibili
alternativenelle politiche sanitarie pubbliche, per aiutare a definire le priorità di intervento.
Riflettendo sugli elementi che compongono il costo sociale dell’incontinenza, si possono identificare i costi direttied indiretti.
I primi, sono quelli correlati alla diagnosi e trattamento della patologia: i costi per la fase diagnostica, i farmaci, la riabilitazione e le terapie ambulatoriali od ospedaliere, la chirurgia, gli ausili.
Alcuni studi hanno provato a quantificare questi costi, identificando sia in Europa (uno studio del 2005) che in USA (uno studio del 2004) un costo approssimativo medio di circa, rispettivamente, 528€ e 480€ per
paziente/anno.
Tra i costi indiretti, di ancor più difficile identificazione e stima, si possono collocare i costi consequenziali, cioè quelli delle patologie che si sviluppano quale conseguenza dell’incontinenza, ad esempio le lesioni cutanee, le infezioni delle basse vie urinarie, le fratture da caduta (l’incontinenza per vescica iper- attiva, che constringe persone già fragili a “corse” verso il bagno, di giorno come di notte, è una delle cause più frequenti di fratture al femore o al bacino a seguito di cadute).
Un altro elemento di costo indiretto è la perdita di produttività, intesa come la perdita di capacità lavorativa dei soggetti incontinenti a cui si aggiunge la capacità lavorativa investita per prestare loro assistenza.
Tra i due studi sopra citati, solo quello statunitense ha stimato in modo significativo i costi indiretti, identificando un valore indicativo medio di altri 337€, per un totale (costi diretti ed indiretti) stimato in 820€.
Occorre tener presente che i valori identificati dai due studi si riferivano, rispettivamente, all’anno 2000 (Europa) e al 1995 (USA), ed andrebbero rivalutati.
Inoltre, nessuno studio ha finora provato a valorizzare il valore-costo della sofferenza e del disagio sociale, che come detto nel capitolo precedente relativo all’impatto sulla Qualità di Vita, è di grande rilevanza e manca completamente dai valori sopra riportati, che verosimilmente rappresentano una stima per difetto dei costi reali.
Da ultimo, è evidente come le cifre sopra esposte siano delle stime, per quanto frutto di studi statisticamente solidi e metodologicamente rigorosi. Fatte tutte queste considerazioni precauzionali, se proviamo a proiettare i valori identificati dallo studio Europeo sui dati di prevalenza dell’incontinenza urinaria in Europa nel 2000 (30 milioni di soggetti stimati), il costo sociale della patologia in Europa era stimabile nel 2000 in circa 16 miliardi di Euro l’anno (solo costi diretti).
Se proiettiamo invece i dati dello studio statunitense, comprensivo della stima almeno dei costi consequenziali (ma non del costo della ridotta Qualità di Vita) sui dati di prevalenza (17 milioni di persone) dell’incontinenza negli Stati Uniti nel 2000, si ottiene una stima di 14 miliardi di Euro.
È interessante confrontare questo importo con la stima del 1995 dei costi sociali annui negli USA, in miliardi di Euro, di altre patologie: 6,4 per il cancro al seno, 7,7 per i disturbi alimentari, 11,3 per l’influenza, 12,6 per l’artrite, 18,2 per l’ictus, 19,3 per il fumo.
Applicando il costo-stima europeo alla popolazione incontinente italiana (4 milioni di persone), si ottiene una stima di oltre 2 miliardi di Euro l’anno. Stime di questo tipo collocano senza dubbio l’incontinenza urinaria tra le patologie sociali più gravi, e maggiormente degne di attenzione.
La consapevolezza che tali costi possono essere significativamente contenuti attraverso la prevenzione, il trattamento basato sulla multidisciplinarietà ed una adeguata qualità della risposta assistenziale, porta ad attribuire un’elevata priorità alle politiche sanitarie di intervento per questa patologia.

[:o)][8)][:o)][:o)]

http://www.contenuti-web.com/progetti/progetti_allegato_754265588.pdf

http://www.contenuti-web.com/allegati/progetti_allegato2_754265588.pdf


spondilite anchilosante , artrite reumatoide dal 1994, problemi neuro urologici dal 1994, calcolosi renale 2008, vari int. chirurgici dal 1996 compresi interventi di nms ed nmp; problemi vascolari; fibromialgia e celiaca, dal 2009 ATTENZIONE!!! qualsiasi consiglio medico da me fornito Va vagliato con il proprio medico di base , mai fare di testa propria, grazie!

giannalinda
15-05-2009, 06:25 PM
[8)]INCONTINENZA URINARIA NELL'UOMO...

Riempimento della vescica
È la fase di deposito dell’urina. L’urina prodotta dai reni imbocca un condotto chiamato uretereche la convoglia ai “piani inferiori”, verso la vescica. Questo organo, che è in pratica una sacca vuota costituita,
in maggior parte, da tessuto muscolare, si dimostra assai permissivo, grazie all’elasticità della sua parete. La vescica è in grado infatti di adattarsi al riempimento continuo e progressivo da parte dell’urina.
Pian piano, la vescica si espande mantenendo al suo interno una pressione sempre molto bassa.
Contemporaneamente, una barriera cerca di opporsi come una diga alla spinta crescente dell’urina, che si va accumulando in vescica. Questa barriera è costituita dall’uretra, il canale che si estende dalla base della vescica all’esterno e che è, nel suo tratto superiore, avvolto dalla prostata.
Un anello muscolare, lo sfintere, avvolge l’uretra.
Contraendosi, lo sfintere comprime il canale, lo chiude ed impedisce la fuoriuscita indesiderata di urina.
Mentre il serbatoio rappresentato dalla vescica fa il pieno di urina, la contrazione di questo muscolo, costituito dallo sfintere, aiutato dalla contrazione dei muscoli vicini del pavimento pelvico, aumenta gradualmente per controbilanciare, come un posto di blocco, proprio la spinta crescente dell’urina, che si va accumulando in vescica.
La fase della minzione
È l’atto di urinare. Quando la vescica non ce la fa più ad incamerare altro liquido vengono stimolati alcuni interruttori nervosi collocati nello spessore della parete della vescica. Il messaggio giunge al cervello, interpretato come desiderio e stimolo di fare pipì.
È giunto il momento di urinare!
È però sempre possibile scegliere il momento ed il luogo giusto!
All’inizio della minzione, lo sfintere dell’uretra si rilassa e con esso i muscoli vicini del pavimento pelvico, che sostengono il contenuto della cavità addominale, abbracciando anch’essi come una guarnizione parte della vescica e l’uretra. Il muscolo vescicale, chiamato detrusore, si contrae e l’urina, che non trova più ostacoli, comincia ad uscire. Al termine della minzione, tutti gli attori di questa sofisticata funzione, che ci appare così naturale, tornano al punto di partenza. I muscoli del pavimento pelvico si contraggono e riacquistano tono. Si chiude il punto di passaggio tra la vescica e l’uretra chiamato collo vescicale.
La pressione all’interno della vescica ritorna molto bassa. Così la raccolta dell’urina ha nuovamente
inizio e la tenuta ridiventa stagna.

Alcuni esercizi semplificati per il pavimento pelvico
Il pavimento pelvico è l’insieme dei muscoli che chiudono dal basso il bacino, sostenendo i visceri contenuti nell’addome, compresi la vescica e l’intestino. Questi muscoli collaborano nel mantenere la continenza per le urine e per le feci. La contrazione di questi muscoli chiude il canale che porta l’urina dalla vescica all’esterno attraverso il pene (uretra) e chiude l’ano.
La rieducazione del pavimento pelvico può essere effettuata in Centri specialistici che il suo medico può indicarle.Nell’attesa o nella impossibilità ad essere inviato presso uno di questi Centri, può almeno iniziare a fare alcuni semplici esercizi. Innanzitutto è bene che sappia riconoscere nel suo corpo questi muscoli: in posizione semisdraiata appoggi due dita sulla regione che va dai testicoli all’ano e provi a contrarre i muscoli del pavimento pelvico come per trattenere la pipì o come per far “rientrare” la base del pene. Se effettua il movimento corretto sentirà la contrazione dei muscoli sotto le dita e vedrà un piccolo movimento verso l’interno della base del pene.
Quando è sicuro del movimento, provi a rifarlo senza il controllo delle dita e della vista, cioè provi a “sentire” il movimento di contrazione e a sentire la differenza tra contrarre e rilasciare completamente questi muscoli.
Ora che sa quali sono i muscoli da contrarre, cerchi di contrarli per qualche secondo badando a non trattenere il fiato. Il ritmo del respiro deve continuare regolarmente. Non “spinga” verso il basso durante la contrazione del pavimento pelvico, immagini di “alleggerirlo” e di “attirare” il pene e i testicoli verso l’interno, sempre però continuando a respirare.
Faccia attenzione che tutti gli altri muscoli del corpo devono rimanere rilassati.
Non cerchi di “aiutare” la contrazione del pavimento pelvico stringendo i glutei, o facendo rientrare l’addome, o chiudendo le gambe.

Ora che sa fare il movimento corretto, lo faccia nelle posizioni e con le modalità che elenchiamo:
1) In posizione semiseduta
• Contragga i muscoli del pavimento pelvico per 1-2 secondi mentre espira (cioè in quella fase del respiro in cui si lascia uscire l’aria), poi rilasci bene e completamente per 4-5 secondi. Ripeta 5 volte.
• Contragga i muscoli del pavimento pelvico per 5 secondi (senza trattenere il fiato), poi rilasci completamente per 10 secondi. Ripeta 5 volte.

2) In posizione seduta, su una sedia oppure sul water, leggermente inclinato in avanti (fig. 2), ripeta gli esercizi del punto precedente.

3) In piedi, con le anche leggermente piegate, e le mani appoggiate in avanti a un tavolo (fig. 3) ripeta gli esercizi dei punti precedenti.

Ripeta l’intera serie di esercizi 3 volte al giorno.

Si ricordi che il numero degli esercizi cambia in base alla condizione di allenamento dei suoi muscoli: se dopo alcuni esercizi non “sente” più la contrazione, interrompa e riprenda dopo qualche minuto di pausa; se invece esegue gli esercizi con facilità, ne aumenti gradualmente il numero. Cerchi di usare questa sua nuova capacità di usare i muscoli per prevenire le perdite di urina, nell'attesa di rivolgersi a un Centro specializzato per la riabilitazione dell'incontinenza.

;););););););););)

Ma ... come funziona la vescica?
Riempimento della vescica E’ la fase di deposito dell’urina. L’urina prodotta dai reni imbocca un condotto chiamato uretere che la convoglia ai “piani inferiori”, verso la vescica.
Questo organo, che è in pratica una sacca vuota costituita, in maggior parte, da tessuto muscolare, si dimostra assai permissivo, grazie all’elasticità della sua parete.
La vescica è in grado infatti di adattarsi al riempimento continuo e progressivo da parte dell’urina.
Pian piano, la vescica si espande mantenendo al suo interno una pressione sempre molto bassa.
Contemporaneamente, una barriera cerca di opporsi come una diga alla spinta crescente dell’urina, che si va accumulando in vescica.
Questa barriera è costituita dall’uretra, il canale che si estende dalla base della vescica all’esterno.
Un anello muscolare, lo sfintere, avvolge l’uretra. Contraendosi, lo sfintere comprime il canale, lo chiude ed impedisce la fuoriuscita indesiderata d’urina. Mentre il serbatoio rappresentato dalla vescica fa il pieno d’urina, la contrazione di questo muscolo costituito dallo sfintere, aiutato dalla contrazione dei muscoli vicini del pavimento pelvico, aumenta gradualmente per controbilanciare, come un posto di blocco, proprio la spinta crescente dell’urina, che si va accumulando in vescica.
La fase della minzione
E’ l’atto di urinare. Quando la vescica non ce la fa più ad incamerare altro liquido vengono stimolati alcuni interruttori nervosi collocati nello spessore della parete della vescica. Il messaggio giunge al cervello, interpretato come desiderio e stimolo di fare pipì. E’ giunto il momento di urinare!
E’ però sempre possibile scegliere il momento ed il luogo giusto!
All’inizio della minzione, lo sfintere dell’uretra si rilassa e con esso i muscoli vicini del pavimento pelvico che sostengono il contenuto della cavità addominale, abbracciando anch’essi come una guarnizione parte della vescica e l’uretra. Il muscolo vescicale, chiamato detrusore, si contrae e l’urina, che non trova più ostacoli, comincia ad uscire. Al termine della minzione, tutti gli attori di questa sofisticata funzione, che ci appare così naturale, tornano al punto di partenza. I muscoli del pavimento pelvico si contraggono e riacquistano tono. Si chiude il punto di passaggio tra la vescica e l’uretra chiamato collo vescicale.
La pressione all’interno della vescica ritorna molto bassa. Così la raccolta dell’urina ha nuovamente inizio e la tenuta ridiventa stagna.
Ma..... quali sono le cause principali di incontinenza e le condizioni che la favoriscono?
Parto vaginale: Contribuisce ad indebolire notevolmente il pavimento pelvico. Durante l’espulsione del bambino, infatti, i muscoli che circondano l’uretra e lo sfintere possono sfiancarsi perdendo tono e forza contrattile. Il parto può provocare inoltre stiramento e compressione di alcuni nervi, causando danni funzionali che non sempre sono poi recuperati in modo completo.
Traumi del perineo ed operazioni chirurgiche: Possono lesionare i muscoli del pavimento pelvico (del perineo) o dello sfintere uretrale.
Stitichezza: La distensione dei muscoli del pavimento pelvico, indotta dallo sforzo per la defecazione, contribuisce ad indebolire i muscoli stessi.
Obesità: Il peso in eccesso grava sul pavimento pelvico, ostacolandone un buon funzionamento.
Infezioni urinarie: Possono irritare la vescica e provocare contrazioni involontarie, spasmi, della muscolatura della vescica.
Menopausa: Con la riduzione degli ormoni estrogeni, i muscoli che circondano uretra e vescica perdono tono e diminuisce l’effetto sigillante della mucosa, lo strato più interno che chiude il condotto uretrale.
Invecchiamento: Il nostro corpo subisce molti cambiamenti con il progredire dell’età. Anche la vescica può modificare parte della struttura che compone le sue pareti. Questi fenomeni possono essere causa di un cattivo funzionamento della vescica con incontinenza, specie in età avanzata, ed in particolar modo quando siano presenti handicap fisici e neurologici.
Fumo:Concorre alla perdita di tonicità dei muscoli del perineo, predispone alle bronchiti ed alla tosse, che aggrava l’incontinenza da sforzo.
Consumo eccessivo di tè e caffé: Le sostanze con effetto diuretico, aumentano, anche rapidamente, la quantità di urina nella vescica incrementando così la pressione contro lo sfintere uretrale.
Sport: L’esercizio aumenta, con lo sforzo dei muscoli addominali, la pressione su vescica e uretra.
Per controbilanciare questi effetti, meglio associare un’attività che “alleni“ e rinforzi anche i muscoli del pavimento pelvico e del perineo (come avviene in certe danze orientali!).
Prolasso genitale: Gli organi contenuti nel bacino femminile (vescica con l’uretra, utero e retto) sono sostenuti dalla muscolatura e dai legamenti del pavimento pelvico, ma possono discendere, come delle ernie, con le pareti della vagina. Questa situazione, che può essere presente, in varia misura, nelle pazienti con incontinenza da sforzo rende conto della possibilità di disturbi della sfera sessuale ed intestinale, contemporaneamente presenti in molte donne incontinenti.
Vescica iperattiva: Esistono delle situazioni in cui il riempimento della vescica non avviene in modo graduale, ma è interrotto da capricciose contrazioni con spasmi della muscolatura vescicale. Non sempre è possibile capire perché sia presente questa attività eccessiva della vescica in molte donne con incontinenza, associata ad un frequente ed impellente desiderio di urinare.

Questo libretto non può esaurire tutti gli aspetti dell’incontinenza urinaria femminile e tutte le tue domande.

:):):):)

L’incontinenza urinaria, come ogni patologia ad ampia diffusione, comporta dei costi significativi per la società.
Calcolare questi ultimi in modo preciso è un esercizio impossibile, ma è possibile stimarne l’ordine di grandezza attraverso i principi di analisi dell’economia sanitaria, ad esempio l’approccio del “cost of illness”, ovvero una metodica di analisi economica nata per confrontare i costi e i benefici delle possibili
alternativenelle politiche sanitarie pubbliche, per aiutare a definire le priorità di intervento.
Riflettendo sugli elementi che compongono il costo sociale dell’incontinenza, si possono identificare i costi direttied indiretti.
I primi, sono quelli correlati alla diagnosi e trattamento della patologia: i costi per la fase diagnostica, i farmaci, la riabilitazione e le terapie ambulatoriali od ospedaliere, la chirurgia, gli ausili.
Alcuni studi hanno provato a quantificare questi costi, identificando sia in Europa (uno studio del 2005) che in USA (uno studio del 2004) un costo approssimativo medio di circa, rispettivamente, 528€ e 480€ per
paziente/anno.
Tra i costi indiretti, di ancor più difficile identificazione e stima, si possono collocare i costi consequenziali, cioè quelli delle patologie che si sviluppano quale conseguenza dell’incontinenza, ad esempio le lesioni cutanee, le infezioni delle basse vie urinarie, le fratture da caduta (l’incontinenza per vescica iper- attiva, che constringe persone già fragili a “corse” verso il bagno, di giorno come di notte, è una delle cause più frequenti di fratture al femore o al bacino a seguito di cadute).
Un altro elemento di costo indiretto è la perdita di produttività, intesa come la perdita di capacità lavorativa dei soggetti incontinenti a cui si aggiunge la capacità lavorativa investita per prestare loro assistenza.
Tra i due studi sopra citati, solo quello statunitense ha stimato in modo significativo i costi indiretti, identificando un valore indicativo medio di altri 337€, per un totale (costi diretti ed indiretti) stimato in 820€.
Occorre tener presente che i valori identificati dai due studi si riferivano, rispettivamente, all’anno 2000 (Europa) e al 1995 (USA), ed andrebbero rivalutati.
Inoltre, nessuno studio ha finora provato a valorizzare il valore-costo della sofferenza e del disagio sociale, che come detto nel capitolo precedente relativo all’impatto sulla Qualità di Vita, è di grande rilevanza e manca completamente dai valori sopra riportati, che verosimilmente rappresentano una stima per difetto dei costi reali.
Da ultimo, è evidente come le cifre sopra esposte siano delle stime, per quanto frutto di studi statisticamente solidi e metodologicamente rigorosi. Fatte tutte queste considerazioni precauzionali, se proviamo a proiettare i valori identificati dallo studio Europeo sui dati di prevalenza dell’incontinenza urinaria in Europa nel 2000 (30 milioni di soggetti stimati), il costo sociale della patologia in Europa era stimabile nel 2000 in circa 16 miliardi di Euro l’anno (solo costi diretti).
Se proiettiamo invece i dati dello studio statunitense, comprensivo della stima almeno dei costi consequenziali (ma non del costo della ridotta Qualità di Vita) sui dati di prevalenza (17 milioni di persone) dell’incontinenza negli Stati Uniti nel 2000, si ottiene una stima di 14 miliardi di Euro.
È interessante confrontare questo importo con la stima del 1995 dei costi sociali annui negli USA, in miliardi di Euro, di altre patologie: 6,4 per il cancro al seno, 7,7 per i disturbi alimentari, 11,3 per l’influenza, 12,6 per l’artrite, 18,2 per l’ictus, 19,3 per il fumo.
Applicando il costo-stima europeo alla popolazione incontinente italiana (4 milioni di persone), si ottiene una stima di oltre 2 miliardi di Euro l’anno. Stime di questo tipo collocano senza dubbio l’incontinenza urinaria tra le patologie sociali più gravi, e maggiormente degne di attenzione.
La consapevolezza che tali costi possono essere significativamente contenuti attraverso la prevenzione, il trattamento basato sulla multidisciplinarietà ed una adeguata qualità della risposta assistenziale, porta ad attribuire un’elevata priorità alle politiche sanitarie di intervento per questa patologia.

[:o)][8)][:o)][:o)]

http://www.contenuti-web.com/progetti/progetti_allegato_754265588.pdf

http://www.contenuti-web.com/allegati/progetti_allegato2_754265588.pdf


spondilite anchilosante , artrite reumatoide dal 1994, problemi neuro urologici dal 1994, calcolosi renale 2008, vari int. chirurgici dal 1996 compresi interventi di nms ed nmp; problemi vascolari; fibromialgia e celiaca, dal 2009 ATTENZIONE!!! qualsiasi consiglio medico da me fornito Va vagliato con il proprio medico di base , mai fare di testa propria, grazie!

giannalinda
18-05-2009, 02:07 PM
da uno mattina, programma di rai uno domenicale, la TERAPIA GENICA IN VIA SPERIMENTALE SUGLI ANIMALI, STA AVENDO UNA OTTIMA PERCENTUALE DI SUCCESSO E TRA DUE ANNI ENTRERA' IN SPERIMENTAZIONE SULL'UOMO PER VARI TIPI DI TUOMORI, TRA I QUALI T. RENALE, VESCICALE E PROSTATICO...;)

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giannalinda
22-05-2009, 07:15 PM
volevo dirvi per chi è di verona o dintorni o avesse bisogno, come urologi oltre ospedale di Negrar, a verona conosco molto bene dott Del Rio -Silvestro, dott. Gulino, molto umani e competenti...

SIA PER BRUCIORI, SIA PER CISTITI E PROBLEMI VESCICALI GENERALIZZATI, SIA PER DONNE E ANCHE PER L'UOMO CON I PROBLEMI PROSTATICI O BRUCIORI... CONSIGLIO MEDICO DAGLI UROLOGI SUCCITATI...UTICRAN MONO : è un integratore a base alimentare di Cranberry - principio vegetale dotato di effetti in grado di favorire le fisiologiche funzioni dell'apparato urinario maschile e femminile; perchè ANCHE FAVORISCE LA MINOR INSORGENZA DELLA STITICHEZZA, CHE INCIDE MOLTO NELL'APPARATO URINARIO STESSO ...O VALUTARE PRODOTTI SIMILI A CIO...COME IL MIRTILLO ROSSO - HO VISTO MOLTO SPESSO CHE COMPERARE PIU CONFEZIONI DALLE FARMACIE ON LINE SI RISPARMIA MOLTO OPPURE AFFIDANDOSI AI FARMACI GENERICI!!!

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giannalinda
28-05-2009, 06:44 PM
CHIRURGIA RICOSTRUTTIVA VESCICALE, OTTIMA UNIVERSITA' PER QUESTE PROBLEMATICHE IN ABRUZZO...


Università degli Studi “G. Dannunzio” Clinica Urologia - Chieti

Via dei Vestini – 66100 Chieti
Direttore: Prof. Raffaele Tenaglia

Medici addetti: Dr.ssa Romina Iantorno, Dott. Pasquale Criniti, Dott. Antonio Como, Dr.ssa Francesca Russi, Dott. Walter Fusco, Dott. Francesco Berardinelli, Dr.ssa Maria Raffaella Olivieri, Dott. Vincenzo Maria Altieri, Dott. Ezio Di Pierro, Dott. Giuseppe Coschignano. Dott. Franco D’Alleva (ginecologo), Dott. Miranda Di Matteo (Ass. Sanitaria), Dr.ssa Manuela Mucci (ginecologa), Dott. Giuseppe Ricciardulli (ginecologo), Dott. Marco Liberati (ginecologo), Dr.ssa Grazia Camastra (ginecologa).
I.P.: Francesco D’Angelo, Pia Ponzetti, Maurizio Canta, Valentina Graziani, Gianluca Orsini, Ezio Marzola.
Tel. Clinica Urologica: 347.4424483 0871.358253 Fax: 0871.552080 e-mail: r.tenaglia@unich.it

Visite: martedì e venerdì, ore 9/12 giorni lavorativi.
Prestazioni: visite specialistiche ambulatoriali, uroflussometria, urodinamica invasiva, test neuro-fisiologici, ecografia ad domino-pelvica, ecografia pelvi-perineale nella donna, endoscopia urinaria, riabilitazione del piano perineale, trattamenti chirurgici.

Ospedale Civile Avezzano SS. Nicola e Filippo –l’Aquila

Università degli Studi di L’Aquila
Ambulatori Ginecologia e Ostetricia 5° Piano
Località Tre Conche - 67051 Avezzano (AQ)
Direttore: Prof Gaspare Carta
Medici addetti: Dr.ssa S. Paleri (Ginecologa), Dr.ssa C. Simeone (Ginecologa), Dott. Tatangelo
Tel.: 0863.499210 (lunedì al venerdì).
Prestazioni: Visite specialistiche ambulatoriali, uroflussimetria, urodinamica, ecografia addomino-pelvica, trattamenti chirurgici della IUS e del prolasso genitale mediante protesi tension free (TVT-O, TOT, PROLIFT, APOGEE, PERIGEE), terapie mediche e riabilitative del piano perineale.


USL/3 – Lanciano – Vasto (CH)

U.O. Complessa di Urologia – P. O. “Renzetti” – Lanciano Chieti

Via Don Minzioni – 66043 Lanciano (CH)
Direttore: Dr. Carlo Manieri
Medico addetto: Dr. Antonino Marinaro
Tel.: 0872.706377 – 0872.706631 e-mail: urologialanciano@virgilio.it

Giorni disponibili per le visite della “Giornata”: giovedì 28 giugno ore 15/18 e lunedì 2 luglio ore 9/12.

Prestazioni: prima visita di screening. Eventuali esami specifici (uroflussometria ed esame urodinamico) saranno programmati successivamente.

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giannalinda
02-06-2009, 11:25 PM
Nefrologia
Ultimo aggiornamento: 29/05/09

Metabolismo alterato dal rene
Scoprire di avere un’insufficienza renale, è un’evenienza che spesso si verifica con troppo ritardo rispetto all’insorgenza della patologia e, in certi casi, il passo successivo è già l’inizio della dialisi. Una delle difficoltà principali nella diagnosi è la mancanza di sintomi nella fase precoce che si può protrarre fino alle fasi più avanzate quando il danno d’organo, e non solo di quello, è già avanzato. E questo spiega la diffusione di patologie correlate, spiega perché quasi il 23% dei neuropatici è diabetico, perché il 28,5% è iperteso, perché il 15,3% soffre di patologie cardiache e l’11% di patologie vascolari. Spiega anche perché la mortalità cardiovascolare aumenta di 3-4 volte nei pazienti con danno moderato ma fino a 20-500 volte in quelli già in dialisi. I dati sono stati presentati al Congresso Mondiale di Nefrologia tenutosi a Milano.

E l’emoglobina va giù
L’attenzione degli esperti si è concentrata molto sulla diagnosi precoce, la cui importanza è molto stressata per altre patologie, forse meno per l’insufficienza renale che trascurata diventa cronica (CKD – chronic kidney disease). Molte malattie renali, come per esempio le nefriti croniche, hanno pochissimi sintomi e possono passare inosservate: tracce di sangue o di proteine nelle urine possono essere presenti anche senza segni clinici evidenti o preoccupanti. Un segno importante e non trascurabile di CKD è l’anemia: compare dal momento che i reni danneggiati non producono sufficiente eritropoietina, l’ormone che stimola la produzione di globuli rossi, ed è spesso poso diagnosticata e quindi poco trattata. Alcuni studi documentano che l’anemia si sviluppa presto con la CKD, che la maggioranza dei pazienti è anemica quando viene visitato per la prima volta da un neurologo e, infine, che, in Europa, solo il 20-40% dei pazienti neuropatici raggiunge i livelli di emoglobina indicati dalle linee guida internazionali. Si tratta di pazienti con un rischio maggiore di patologie e mortalità cardiovascolari e i dati recenti indicano che i decessi avvengono prima dell’ingresso in dialisi proprio per queste cause. Si tratta, quindi, di un sintomo che oltre a indicare la malattia, va anche trattato correggendo i valori della concentrazione di emoglobina vanno riportati a livelli indicati dalle linee guida, ora aggiornati 10-12g/dl. Il trattamento consiste nella somministrazione di farmaci che stimolano l’eritropoiesi (ESA - Erythropoiesis Stimulating Agents), con periodicità variabile ma tale da mantenere sempre elevato il livello di emoglobina, è stato infatti osservato che al di là delle oscillazioni dei valori, i rischi maggiori sono associati ai livelli più bassi del parametro i rischi minori al livello più alto mantenuto.

Troppo ormone che libera il calcio
Un altro aspetto critico della CKD, sollevato dai medici, è la comparsa di iperparatiroidismo secondario nei pazienti già entrati in dialisi: l’aumentata secrezione dell’ormone paratiroideo può portare a patologie dell’osso, a dolore osseo e fratture, a calcificazione dei tessuti molli e cardiovascolari e a iperplasia della ghiandola paratiroidea. In questi casi la patologia renale riduce la capacità di eliminare fosforo e di produrre vitamina D attiva (la cui azione aumenta l’assorbimento intestinale di fosforo e calcio), con la conseguenza di un calo dei livelli di calcio nel sangue. Per un meccanismo di autoregolazione, le paratiroidi aumentano la produzione di ormone per risollevare la concentrazione di calcio inducendone il rilascio da parte delle ossa. Nel tempo si verificano danni alle ossa e ai tessuti molli con un aumento del rischio cardiovascolare. Gli studi epidemiologici indicano che il 26% dei pazienti neuropatici in dialisi presentano questa complicanza, misurabile con il livello di ormone paratiroideo nel sangue che secondo le linee guida KDOQI (Kidney Disease Outcomes Quality Initiative), supera i 300 picogr/ml. In questi soggetti la terapia consiste nella somministrazione di vitamina D per abbassare i livelli dell’ormone, e con leganti del fosforo per abbassarne la concentrazione. Approcci innovativi propongono l’uso di agenti calciomimetici vale a dire che legano i recettori del calcio sulle ghiandole paratiroidee amplificandone la regolazione. Al di là del danno renale, eventualmente risolvibile con il trapianto d’rogano, resta necessario il controllo delle complicanze metaboliche che la CKD comporta, proprio per ridurre i rischi e la mortalità non direttamente legati alla funzione renale compromessa.

Simona Zazzetta

Fonti
World Congress of Nephrology 2009 – Milano, 22-26 maggio 2009

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giannalinda
08-06-2009, 07:45 PM
http://www.abcsalute.it/index.php PER TROVARI VARI ARTICOLI, ANCHE LEGATI AI RENI, AL PUDENDO, OSTEOPATIA, PER POTER SCRIVERE AGLI ESPERTI, MOLTO INTERESSANTE....

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giannalinda
15-06-2009, 03:36 PM
Celiachia On Line - CHI HA PROBLEMI DI CELIACHIA O ALTRE PATOLOGIE INTESTINALI, TUTTO CIO' POTREBBE GRAVARE PER LA NASCITA DI UNA NEVRALGIA PUDENDALE, quindi effettuate gli esami appositi e accertatevi di non avere patologie gastrointestinali...

Mangiare il gelato senza glutine a Rimini

Posted: 13 Jun 2009 01:48 PM PDT



Dall’ultimo post sull’argomento sono cambiate alcune cose, dunque aggiorno per non creare spiacevoli inconvenienti.

Attualmente a Rimini esiste una sola gelateria che produce gelato artigianale senza glutine: la Piazzetta (via Saffi a Rimini). E’ certificata dall’Associazione Celiachia, quindi sicura (così si spera!). Il celiaco può scegliere fra 4 gusti (crema, nocciola, cioccolato e panna), oppure optare per un ghiacciolo. Naturalmente sono disponibili i coni senza glutine. Il proprietario mi ha detto che si stanno organizzando per offrire una scelta più ampia e in più yogourt gelato e granite. E’ possibile anche ordinare torte gelato e semifreddi. Io ho fatto preparare la torta per il battesimo dei miei gemelli e non era niente male.

Se hai voglia di fare un po’ di strada in macchina puoi sempre recarti a Crocetta di Longiano, dove La Scintilla offre un gelato sublime che ti ripaga delle fatiche del trasferimento.

Il Bio Delirio in (via Marecchiese a Rimini) assicura a tutti i celiaci di fare gelati senza glutine, ma non ha alcuna certificazione. Il gelato è buono, io non sono mai stata male, ma non me la sento di consigliarlo…

Il Bio’s Cafè (via Bramante a Rimini) ha cambiato gestione e i nuovi proprietari non hanno proprio le idee chiare sul glutine… quindi meglio evitare!

A Riccione poi ci sono le gelaterie Kono (viale Dante) e Slurp (viale Gramsci), ma io non le ho ancora provate…

Buona estate gluten free!!

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giannalinda
15-06-2009, 03:50 PM
Medicine alternative
Ultimo aggiornamento: 12/06/09

La natura a sostegno delle donne

Ricorrere alla fitoterapia per trattare alcuni disturbi si direbbe un ritorno al passato e ai rimedi della nonna. Ma la fitoterapia è ben altro, e ci tengono a sottolinearlo gli esperti in materia: “Anche se tradizione e innovazione possono sembrare un ossimoro – sostiene Giovanni Appendino, direttore responsabile della rivista scientifica Fitoterapia - la fitoterapia non è archeologia farmacologica, ma usa strumenti e tecnologie moderne per venire incontro a un bisogno antico dell’uomo, quello di star bene”. Molte puntualizzazioni e precisazioni sono state proposte a un incontro voluto da Indena, azienda che sviluppa e produce principi attivi vegetali.

Attività sinergica del fitocomplesso
“La tecnologia moderna – ribadisce Appendino - permette di sviluppare prodotti a base di piante in cui sono eliminati o concentrati determinati composti per avere un’amplificazione dell’attività o la riduzione della tossicità, come pure la comparsa di proprietà nuove, peraltro non descritte dalla medicina tradizionale”. A differenza dei farmaci di sintesi che sono costituiti da un singolo principio attivo, l’attività degli estratti di piante è riconducibile a una miscela di composti che agiscono in sinergia fra di loro (fitocomplesso) e su più di un bersaglio. Attività biologica, effetti, efficacia e sicurezza sono oggi, verificate, misurate e garantite sulla base prove scientifiche, secondo la evidence based medicine, anche se alcune emergono ancora soltanto in vitro e non sono state verificate in studi clinici. In particolare, alcune piante offrono risposte interessanti ai disturbi della salute femminile, non drammaticamente invalidanti ma di certo fastidiosi e legati alle fasi biologiche della donna. “Molti studi clinici confermano l’efficacia di soia e trifoglio nella menopausa o di agnocasto nella sindrome premestruale” afferma Roberto Della Loggia, professore ordinario di Fitoterapia presso la Facoltà di Farmacia dell’Università di Trieste. Un altro esempio segnalato dall’esperto è dato dalle procianidine contenute nel mirtillo americano (Vaccinium macrocarpon) che bloccano l’adesione dei batteri alla mucosa della vescica fermando le cistiti ricorrenti. Anche i disturbi del sonno legati al ciclo mensile si possono risolvere con la fitoterapia, per esempio, assumendo la valeriana, che contiene acido valerenico, ma preferibilmente in forma di tintura madre per assicurarsi il dosaggio corretto.

Toccasana attorno al ciclo
Il Levistico (sedano di monte), viene invece usato per ridurre i gonfiori di polsi e caviglie che spesso precedono il flusso mestruale, grazie alla butilftalide: “Ha un’azione diuretica - prosegue Della Loggia - grazie all’effetto irritante della butilftalide, che provoca sul tessuto renale aumentandone il flusso di sangue, ragion per cui va usato saltuariamente e non è adatto per trattare l’ipertensione”. Se invece le gambe sono pesanti e compaiono vene varicose, disturbi dovuti all’insufficienza venosa, la fitoterpaia propone il mirtillo nero (Vaccinium myrtillus) che contiene gli antociani e l’ippocastano (Aesculum hippocastanum), dai cui semi si estrae l’escina. Entrambi hanno un’azione protettiva e tonificante sulle pareti dei capillari. I disturbi vaginali, in genere irritazioni di varia origine sono affidati alla camomilla (Chamomilla recutita), che, grazie ai derivati dell’apigenina, ha un effetto anti-infiammatorio potente sulle irritazioni vaginali, oltre che uno disinfettantante blando, che non altera la flora locale. Per disturbi più specifici, come il prurito e il bruciore associati alle vulvovaginiti atrofiche, infettive e nelle vaginosi, ha dimostrato efficacia clinica nella riduzione dei sintomi, l’estratto del pepe di Sichuan (Zanthoxylum alatum). Infine, va in aiuto della donna, nel periodo di allattamento, l’estratto di cardo mariano (Silybum marianum) che contiene silimarina, una miscela di flavanolignani composta prevalentemente da silibina, silidianina e silicristina ottenuti dai frutti di cardo. La sua assunzione aumenta la quantità di latte materno prodotto, ed è stato osservato che, in vivo, la silimarina mima il meccanismo fisiologico basato sulla prolattina, promotore della produzione di latte da parte della ghiandola mammaria.

Simona Zazzetta

Fonti
Media tutorial Indena: “La fitoterapia nella salute della donna”. Milano, 9 giugno 2009


L'ANTISTAMINICO, SI CHIAMA ATARAX 25 MG DUE AL GG ABBINATA AD UNA COMPRESSA DI CYMBALTA; TERAPIA elaborata da equipe pn dr Ostardo, CHE SALUTO E RINGRAZIO, VI FARO' SAPERE DA MIA AMICA CHE LA STA PROVANDO, PER RIDURRE DOLORE CRONICO NEUROPATICO, GIA' SOLO CON IL CYMBALTA HA AVUTO UN MIGLIORAMENTO NELLA RIDUZIONE DEL DOLORE...GG ANCORA A 8, 9 MA ALCUNI GIORNI, VA A 3, 4 DI DOLORE PER 4/5 GG E POI TORNA A DUE GG DI DOLORI FORTI...QUINDI STAREMO A VEDERE, SE ANCHE QUESTA PUO' ESSERE UN AIUTO PER CHI SOFFRE DI DOLORE CRONICO...

IN RIFERIMENTO PRECISAZIONI AVUTE DA DOTTORE STESSO CHE E' UNA PERSONA ECCEZIONALE A LIVELLO UMANO E DI COMPETENZA..."cara Gianna,

sul problema della stipsi così come per quello della ritenzione urinaria, in alcuni casi è bene fare un test di personalità.
Effettivamente alcuni aspetti psichici e somatiformi possono essere alla base della patologia.
In genere però la manometria ano-rettale, la defecografia, l’ecografia sfinterica, gli studi neurofisiopatologici ed altre indagini evidenziano sempre gli aspetti disfunzionali in gioco.
Per quanto mi riguarda il test di personalità lo eseguo molto di rado (meno di un caso all’anno) avendo io una impostazione medica e specialistica di tipo funzionalista ed organicista. Le patologie psichiche le intuisco e le dirotto allo psichiatra o allo psicologo medico senza far perdere molto tempo al paziente e dando consigli semplici e di semplice attuazione in merito allo stile di vita, alle abitudini ed agli ausilii farmacologici.
Lavoro anche però per conto dei 2 Proctologi e del Gastroenterologo del mio Ospedale per la NMS quando loro decidono di provare questa strada prima di asportare in toto o quasi il grosso intestino (colon).

A proposito di terapia: l’anti-istaminico non è una terapia sperimentale. Il farmaco è effettivamente in commercio ed è prescrivibile. Forse l’indicazione alla sua assunzione sembra essere “poco ortodossa” ma la verità è da ricercare nei meccanismi della neuroflogosi che si estende attraverso le terminazioni nervose e con la mediazione di molte sostanze chimiche endogene fra cui l’istamina.
Questo va detto, perché LA TERAPIA E' DIMOSTRATA SCIENTIFICAMENTE: la medicina è anche un arte ed il medico sa maneggiare le sostanze medicinali per vari scopi. Sennò, perché mai tutti i tuoi amici del forum farebbero uso di antidepressivi se questi non avessero gioco nella modulazione “farmacologica” del dolore.
Sarebbero tutti depressi ? Certo che sì ma solo in conseguenza dei gravi problemi relazionali, lavorativi, affettivi, sociali ecc. generati dal circolo vizioso del dolore che si struttura dentro l’organismo come una malattia indipendente.Cari saluti ;)"

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giannalinda
16-06-2009, 02:28 PM
preparazione per test URODINAMICO, VIDEO-URODINAMICO (meno strutture nei quali effettuano questo tipo di diagnostica): L'esame non è doloroso e richiede la preparazione intestinale da effettuarsi la sera prima con un MICROCLISMA (peretta) DI PULIZIA. La sera prima dovrà essere assunta , a stomaco pieno, una compressa di DISINFETTANTE DELLE VIE URINARIE (ad esempio levofloxacina 250 mg per gli adulti, cotrimoxazolo per i bambini) ed un'altra compressa la mattina prima dell'esame dopo colazione (della stessa compressa). Per la visita medica e l'esame uRODINAMICO DOVRà RICORDARSI DI PRESENTARSI A VESCICA confortevolmente piena (DEVE CIOE' AVERE UN normale desiderio di urinare). Durante la visita medica potranno essere eseguiti dei semplici test urodinamici non invasivi.
L'esame Urodinamico verrà invece eseguito introducendo in vescica un piccolissimo tubicino ( un cateterino per bambini) - che produce tutt'al più un lieve e transitorio fastidio - ed una piccola sonda nell'ano (come una supposta).
L'esame quindi verrà quindi condotto introducendo in vescica dell'acqua sterile per valutare il funzionamendo dell'organo alla fine del riempimento il Medico Le dirà di urinare in un apposito recipiente, lasciandoLa da solo/a. Solitamente l'esame viene condotto in piedi nei maschi e da seduti nelle femmine e nei disabili. Tutto ciò può durare da mezz'ora ad una ora.

Esami particolari come la VIDEOURODINAMICA vengono condotti in maniera un po' diversa , effettuando una SPECIE DI CINEMATOGRAFIA DELLA FUNZIONE VESCICALE CON L'AUSILIO DI BASSE DOSI DI RAGGI (NON IN CASO DI GRAVIDANZA). GLI ALTRI TEST URODINAMICI SONO DELLE VARIANTI TECNICHE DI QUANDO SOPRA INDICATO E VENGONO ESEGUITI DA DISTESI ( nelle donne).

COMPLICANZE

Nelle ore succesive all'esame potrà lamentare una modesta sensazione di disagio all'uretra, dei lievi bruciori durante la minzione e MOLTO RARAMENTE delle tracce di sangue nelle urine ciò è normale ed è dovuto a i cateterini impiegati per l'esame stesso. Se i DISTURBI dovessero perdurare per PIU' DI DUE GG, PUO' ESSERE UTILE INFOMRARE IL PROPRIO MEDICO!

OGNI OSPEDALE HA LE SUE METODOLOGIE DI ESECUZIONE PREPARATORIA A QUESTI ESAMI E QUINDI INFORMARSI PRIMA, DI EFFETTUARE TALE DIAGNOSTICA MOLTO IMPORTANTE , CHE E' MOLTO SPESSO CORRELATA ALLA VISITA MANUALE interna ed esterna....MA OGNI OSPEDALE E' A SE' NEL PRENDERE LE VARIE DECISIONI, A LIVELLO DI EQUIPE MEDICA - DIAGNOSTICA!


informativa unità operativa urologia pn - linda pasetto

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giannalinda
20-06-2009, 12:26 AM
Riabilitazione Pavimento Pelvico
RESPONSABILE NAZIONALE:
Bortolami Arianna
Via Luxardo, 36 - Padova
cell: 347 4272657
arianna.brt@tiscalinet.it

SEGRETARIO:
Agù Enrica
kika.fisio@libero.it
Ambulatorio di riabilitazione dell'incontinenza e delle disfunzioni
perineali
Ospedale Martini ASLTO1
tel.011.70952527


CONSIGLIERI: Bellipanni Maria Rosaria (Sicilia), Borgogni Chiara (Toscana), Calamassi Tiziana (Toscana), Lanzoni Rosanna (Toscana), Pellegrino Leonardo (Sicilia), Pitzalis Marcella (Toscana)



SCOPI


La Riabilitazione del Pavimento Pelvico è una proposta terapeutica indirizzata a sintomi relativi ad incontinenza urinaria e fecale, ritenzione urinaria e fecale, prolasso, sindrome del dolore pelvico cronico.
Negli ultimi anni questo ambito di intervento riabilitativo è stato soggetto ad una importante e positiva evoluzione: infatti a tutt’oggi le più importanti Società e Associazioni del Settore, Nazionali ed Internazionali, riconoscono questa opzione terapeutica come efficace, nonché come intervento di primo livello nell’approccio per alcune disfunzioni (es.: incontinenza urinaria da sforzo). Ciò è avvenuto anche grazie alla produzione della letteratura scientifica che ha dimostrato l’efficacia dell’approccio terapeutico di cui sopra. Anche da parte delle altre discipline (clinica, diagnostica, chirurgica, ecc), è cresciuto l’interesse per le disfunzioni del pavimento pelvico, determinando così un importante progresso nella considerazione, individuazione e gestione di sintomi spesso condizionanti in modo negativo la qualità di vita del soggetto. L’intervento quindi di prevenzione, cura e riabilitazione del paziente con disfunzione del pavimento pelvico richiede un approccio multidisciplinare e la conseguente relazione interdisciplinare indica l’importanza di conoscere e trasmettere da parte dei diversi operatori, i confini e le competenze della propria Professione.
Alla luce di quanto fino ad ora citato, alcuni Fisioterapisti hanno costituito il Gruppo di Interesse Specialistico dedicato alla Riabilitazione del Pavimento Pelvico.
L’iter per costituire il Gruppo è durato circa un anno e mezzo, e, previo parere positivo dell’Ufficio di Presidenza, in data 23 ottobre 2006 si è svolto a Modena l’Assemblea Nazionale di Fondazione del GIS. E’ stato quindi deciso il nome del Gruppo, costituito il Comitato Esecutivo Nazionale ed individuati gli obiettivi.



OBIETTIVI


1. Promuovere la diffusione della Riabilitazione del Pavimento Pelvico nell’ambito della salute per le sue indicazioni e modalità di applicazione, secondo l’Evidence Based Rehabilitation;

2. Favorire la formazione del Fisioterapista nel settore della Riabilitazione del Pavimento Pelvico in ambito universitario e post formazione di base;

3. Individuare e promuovere il ruolo del Fisioterapista, anche identificando gli elementi di interprofessionalità con le altre figure sanitarie (urologo, ginecolocologo, proctologo, fisiatra, infermiere professionale, ostetrica, ecc);

4. Incoraggiare la ricerca scientifica e la realizzazione di linee guida nell’ambito della riabilitazione del pavimento pelvico;

5. Raggiungere il riconoscimento a livello internazionale dello status di full member presso l’International Organization of Physical Therapists in Women’s Health (IOPTWH), attraverso l’acquisizione degli standards formativi.

Il Gis Riabilitazione del Pavimento Pelvico si augura inoltre di incontrare il desiderio e l’esigenza di altri Colleghi che si occupano di disfunzione del pavimento pelvico, realizzando così una produttiva collaborazione.
www.aifi.it
sito fisioterapisti italiani pavimento pelvico:);)[:o)]


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giannalinda
22-06-2009, 11:57 PM
http://www.attilionicastro.it/immagini/contattoconvoi.pdf


www.attilionicastro.it, SITO INTERNET link relativo a problemi renali e di stomie...libro aperto in collaborazione con altri medici e consigli vari...


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giannalinda
24-06-2009, 01:53 AM
Nutrizione
Ultimo aggiornamento: 08/05/09

Salutari chicchi di caffè

Valutare i rapporti tra alimentazione e malattie croniche degenerative è oggetto di interesse crescente, ma non certo semplice. A volerne fare un messaggio univoco che abbia un valore anche a livello di salute pubblica, non ci si può basare su aneddotica o su un’osservazione generalizzata: serve una sintesi condivisa che dia indicazioni chiare e fattibili. Ne sono convinti gli esperti dell’istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione (INRAN) che hanno presentato i risultati di numerose ricerche e revisioni della letteratura sul ruolo del caffè nella salute, con particolare riferimento ai tumori.

Una miscela di sostanze preziose
Che si tratti di un ruolo positivo, con effetti a volte neutri è storia recente: il caffè è stato per lungo tempo additato come bevanda da evitare, in parecchie circostanze dalla gravidanza ai problemi cardiocircolatori, a causa della caffeina, alcaloide psicoattivo stimolante del sistema nervoso centrale. Studi più recenti hanno valutato con uno sguardo nuovo questa sostanza e preso in considerazione le molte altre sostanze presenti nel caffè: teofillina (l’altra metilxantina), vitamina E, niacina, composti fenolici, magnesio, potassio, melanoidine, diterpeni. L’attività biologica supposta di questo pool di sostanze potrebbero promuovere il caffè a functional food, vale a dire alimento in grado di esercitare un azione positiva sull’organismo. Per ora alcune di queste azioni protettive sono state rilevate, quanto meno a livello epidemiologico. E’ stata, infatti, evidenziata una forte correlazione in termini di prevenzione e protezione tra consumo moderato di caffè e diabete, malattia di Parkinson e ridotto rischio di mortalità. Recenti lavori condotti presso l’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri hanno potuto stabilire una correlazione vantaggiosa rispetto al rischio di tumori che interessano l’apparato gastrointestinale e l’endometrio.

Riduzione del rischio tumori
Le metanalisi realizzate per valutare il rischio relativo nei bevitori di caffè, rispetto alle quantità inferiori di caffè bevute, hanno rilevato per il tumore del cavo orale, della faringe e dell’esofago una riduzione a 0,6 se le tazze al giorno consumate sono tre. Per il tumore allo stomaco sembra non esserci nessuna correlazione, nel bene e nel male; per il tumore del colon-retto c’è, anche se debole, un effetto protettivo (0,91) che tende a scomparire considerando solo il tumore al retto (0,98) mentre rimane tale per il tumore al colon (0,90) e aumenta nella popolazione femminile (0,79). Il rischio relativo di tumore del colon-retto, rispetto a chi non beve caffè, è stato valutato in 30 studi di caso-controllo, ed è risultato ridotto a 0,72. L’effetto protettivo è stato rilevato anche rispetto al tumore epatico: 0,59 per i bevitori rispetto ai non bevitori (0,70 per bevitori moderati, 0,45 per i forti bevitori). A rinforzare l’associazione causale c’è anche la dimostrazione che il consumo di caffè è inversamente associato al rischio di cirrosi epatica, in studi che hanno trovato una relazione inversa tra il consumo ed elevati livelli di transaminasi. E’ stato inoltre evidenziato che il caffè ha effetti favorevoli sul metabolismo degli estrogeni, sui livelli di insulina e sui fattori di crescita legati all’insulina. Evidenze che hanno fatto ipotizzare un’attività biologica anche rispetto al rischio di tumore dell’endometrio di cui diabete e elevati livelli di estrogeni sono fattori favorenti. Uno studio caso-controllo di 450 casi e 900 controlli ha evidenziato nelle forti consumatrici di caffè un rischio relativo dimezzato (0,50). Il caffè è una parte integrante della dieta e delle abitudini di molte persone, scoprirne a valutarne gli effetti, in modo scientifico esattamente come si è fatto e si continua a fare per altri alimenti e bevande, offrirà strumenti utili per i singoli cittadini ma anche per la salute pubblica.

Simona Zazzetta

Fonti
Conferenza stampa, Milano, 16 giugno 2009

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Trasfusioni
Ultimo aggiornamento: 12/06/09

Per poter diventare donatori

“Servirebbe un milione di donatori in più per scongiurare le emergenze sangue che spesso ci troviamo a fronteggiare in Italia”. A sottolinearlo in occasione della prossima Giornata Mondiale della donazione di sangue è Carlo Casartelli, presidente onorario di Avis Milano, che auspica 2,5 milioni di volontari contro gli 1,5 attuali. Solo così si avrebbero “scorte sufficienti per vivere bene” sottolinea l’esperto. “Potremmo stare tranquilli durante i periodi difficili come quello estivo – aggiunge – e raggiungere l’autosufficienza anche sul fronte della produzione di emoderivati, per la quale oggi siamo costretti a comprare sul mercato internazionale il 40% dei componenti”. In attesa di raggiungere questo traguardo è bene però ricordare che non tutti possono diventare donatori: esistono alcuni requisiti fondamentali e precise cause di inidoneità (temporanee o permanenti) che non possono e non devono essere trascurate.

I requisiti fondamentali
Per poter diventare donatori volontari di sangue e/o emoderivati si devono tassativamente possedere questi 5 requisiti fondamentali (secondo D.M.S. 15 gennaio 1991):

Età = 18 anni e < 65 anni. I nuovi donatori, invece, oltre alla maggiore età, non devono aver compiuto i 60 anni d'età.
Pressione arteriosa massima compresa tra 110 mmHg e 180 mmHg; pressione arteriosa minima compresa tra 50 mmHg e 100 mmHg.
Frequenza del polso compresa tra 50 battiti al minuto e 100 battiti al minuto (ritmico). Sia per il polso, sia per la pressione, però, il medico che raccoglie la donazione (art.15) può consentire delle deroghe, ma solo dopo un'attenta valutazione del soggetto.
Il peso corporeo non deve essere inferiore a 50 Kg.
Il livello di emoglobina non deve essere inferiore a 12,5 g/dl (HT=38%) nelle donne e a 13,5 g/dl (HT=41%) negli uomini.
A ogni donazione possono essere prelevati al massimo 450 ml (più o meno il 10%) di sangue intero. Per quanto riguarda la frequenza, esistono limiti precisi per la popolazione maschile e per le donne in postmenopausa e per le donne in età fertile. Nel primo caso, si devono attendere almeno 90 giorni tra una donazione e l'altra, mentre le donne in età fertile possono fare solo 2 donazioni all'anno.

Inidoneità permanente
Esistono alcune patologie, dipendenze e disturbi che, malgrado la presenza di tutti i requisiti sopra descritti, rendono il candidato assolutamente e sempre inadatto a donare sangue. L'elenco delle invalidità è il seguente:

Asma e broncopneumopatie croniche
Epilessia
Diabete insulino-dipendente
Malattie neurologiche
Malattie croniche dell’intestino
Malattie autoimmuni
Alcolismo cronico
Coronaropatie, aritmie gravi, patologie valvolari
Nefropatie croniche
Neoplasie
Soggetti che fanno uso di stupefacenti
Soggetti positivi per epatite B o C
Soggetti con infezione da HIV e loro partner
Malattie veneree
Soggetti che fanno uso di sostanze dopanti
Inidoneità temporanea
In alcuni casi è impossibile donare sangue per un periodo di tempo, che varia a seconda della causa di inidoneità.

Vaccinazione antinfluenzale 48 ore
Assunzione di farmaci antinfiammatori 7 giorni
Febbre; Herpes; assunzione di antibiotici, antistaminici, cortisone; otturazioni ed estrazioni dentali 15 giorni
Soggiorni in zone endemiche per il virus West Nile (Egitto e Stati Uniti); vaccinazioni contro rosolia, parotite, morbillo, febbre gialla 30 giorni
Soggiorno in aree tropicali 90 giorni
Interventi chirurgici maggiori, endoscopici e di implantologia dentale; agopuntura, tatuaggi e piercing, trasfusioni di emoderivati; rapporti sessuali occasionali, nuovo partner, partner multipli 120 giorni
Gravidanza, aborto 365 giorni
Le vaccinazioni che non influenzano la donazione
A differenza delle profilassi e dei disturbi sopra descritti, ci sono alcune vaccinazioni che non influiscono sulla possibilità di donare sangue e emocomponenti. L'elenco comprende: la vaccinazione anti-epatite, anti-influenza, anti-tetano, anti-poliomielite, anti-febbre gialla delle montagne rocciose, anti-tifo e/o paratifo, la vaccinazione anti-pertosse, anti-difterite, anti-colera e anti-peste. Non sono causa di inidoneità (né temporanea, né permanente) anche la immunoprofilassi passiva (con somministrazione di immunoglobuline specifiche, verificandone sempre la causa, che potrebbe invece richiedere una sospensione) e l'assunzione di aspirina e/o antinfiammatori in genere (se l'assunzione, però, è avvenuta nei 5 giorni antecedenti la donazione è bene segnalarlo al medico perché il farmaco potrebbe inibire l'attività delle piastrine donate).

Marco Malagutti

Fonti
Adnkronos Salute
Avis

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Cure palliative
Ultimo aggiornamento: 19/06/09

Niente più alibi contro il dolore

Finalmente qualcosa sta cambiando. Dopo decenni di stasi in cui l’Italia era rimasta pesantemente indietro rispetto agli altri paesi europei, si stanno registrando i primi segni di cambiamento. Anche se l’Italia occupa ancora l’ultimo posto per spesa e consumo procapite di farmaci oppiodi (rispettivamente 0,74 euro e 69,12 mg) il nostro Paese ha fatto riscontrare la crescita più alta, +23,83%, rispetto al +6,76% della media europea. Questi alcuni dei dati illustrati lo scorso 16 giugno dal Centro Studi Mundipharma, nell’ambito del convegno “Cura del dolore: un segno di civiltà”, organizzato a Roma, presso la Camera dei Deputati, da Il Sole 24 Ore Sanità, alla presenza di esponenti istituzionali, rappresentanti di società scientifiche e associazioni a sostegno dei pazienti.

Dolore non solo oncologico
Il dolore che sia o meno di origine oncologica rappresenta un problema sanitario e sociale. Recentemente, due importanti studi epidemiologici hanno dimostrato che il dolore cronico non oncologico interessa in Europa il 19% della popolazione (in Italia è il 26% a soffrirne) mentre, per quanto riguarda i pazienti con tumore, la sintomatologia dolorosa si manifesta nel 56% dei casi, con un dato italiano che arriva però all’88% (il peggiore d’Europa).
Perché un divario così marcato? Una spiegazione è individuabile nella tipologia di farmaci impiegati per il controllo della sofferenza inutile: il ricorso ai FANS (Farmaci Antinfiammatori Non Steroidei) è ancora molto elevato (in Italia rappresenta circa il 68% delle prescrizioni per il dolore), mentre resta contenuto l’utilizzo di oppioidi, specie di quelli forti. Ciò fa sì che il nostro Paese sia a tutt’oggi fanalino di coda per il consumo di questi farmaci, ma capofila nell’uso di antinfiammatori non steroidei.

Prescrizioni ora più facili
Durante il convegno è arrivata dal viceministro alla Salute Ferruccio Fazio l’annuncio di un provvedimento che permetterà la prescrizione dei farmaci oppiacei sul comune “ricettario rosso” del medico di famiglia. Il decreto semplificherà la prescrizione dei farmaci anche attraverso la decisione di rendere rimborsabili, portandoli in fascia A, i farmaci a base di codeina e ossicodone. La notizia ha sicuramente rallegrato i pazienti che potranno godere dei benefici di cure antidolorifiche più facili ed efficaci ma anche dai medici di famiglia, diretti interessati dalla novità legislativa sono arrivate voci di apprezzamento per l’iniziativa di Fazio. I responsabili delle maggiori organizzazioni che riuniscono i medici di medicina generale hanno fatto sapere di sentirsi come vincitori di una battaglia contro la burocrazia combattuta per anni. Ora, senza freni e vincoli, non esistono più alibi che possano giustificare la mancata crescita di una cultura forte e radicata nella lotta contro il dolore.

Gianluca Casponi

Fonti
Convegno “Cura del dolore: un segno di civiltà”; Roma, 16 giugno 2009

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[?][?][?]LA MORFINA, IN ITALIA FA ANCORA PAURA MA E' UN OTTIMO ALLEATO PER CURARE IL DOLORE CRONICO SENZA INTACCARE IN MODO INVASIVO GLI ORGANI INTERNI E LO STOMACO SOPRATTUTTO...HA L'INCONVENIENTE GROSSO CHE E' TRA I FARMACI CHE NON CONSENTONO LA GUIDA DI ALCUN TIPO DI MEZZO, MA RIDANNO LA QUALITA' DI VITA SUPERIORE, AL PAZIENTE AFFETTO DA DOLORE CRONICO REUMATOLOGICO, NEURO UROLOGICO, NEUROLOGICO etc... milano 2009, giugno

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Cure palliative
Ultimo aggiornamento: 07/11/08

Il rebus fibromialgia

Si manifesta con dolori ai muscoli e alle loro inserzioni sulle ossa, insieme a un vero corollario di svariati altri sintomi, sembra una malattia articolare ma non lo è ed è difficile da identificare non essendoci test di laboratorio ed esami. Resta il fatto che la fibromialgia è una malattia cronica che riguarda circa due milioni di italiani, in nove casi su dieci donne, che causa dolore muscolo-scheletrico, perdita di funzionalità e ha ripercussioni psicologiche, aggravate dal fatto che chi ne soffre in genere peregrina da uno specialista all’altro e da un esame all’altro senza che emergano alterazioni obiettive e rischia anche di non essere creduto dagli altri, con aumento della frustrazione. La fibromialgia infatti è stata chiamata a lungo malattia “invisibile”, ma negli ultimi dieci anni è stata meglio definita attraverso studi che hanno stabilito i criteri per la diagnosi, come ricordato in un incontro sul tema promosso a Milano dall’Osservatorio nazionale sulla salute della donna (ONDA). Non solo, l’Associazione europea contro i reumatismi (EULAR) ha appena emesso le prime linee-guida per il trattamento della fibromialgia. E c’è uno studio francese che ha visualizzato anomalie funzionali in aree cerebrali di persone con sintomi della malattia.

Alterata sopportazione del dolore
“La fibromialgia non è artrite e non causa deformità articolari, è una forma di reumatismo extra-articolare o dei tessuti molli, e non ha una diagnosi di laboratorio” ha spiegato a Milano Piercarlo Sarzi Puttini, direttore U.O. complessa di Reumatologia A.O. Polo universitario L. Sacco. “Il riconoscimento avviene attraverso i sintomi riferiti dai pazienti e questo può farli considerare immaginari o poco importanti ma non è così; è vero che molti si sentono depressi o ansiosi ma solo il 25% lo è realmente”. I sintomi sono dolori muscolari diffusi a carattere cronico, aree dolenti o dolorabili al minimo stimolo (“tender point”), e poi disturbi del sonno, cefalea o emicrania, stanchezza, rigidità mattutina, parestesie, dolori toracici o addominali, colon irritabile, bruciore minzionale, ansia, depressione, perdita di memoria, e altro ancora. “La presenza e il tipo delle caratteristiche aree dolorose separa i fibromialgici da altre condizioni cliniche, i reumatologi devono valutare i tender point per arrivare alla diagnosi. La causa della malattia non è nota, diversi possono essere i fattori scatenanti, ma spesso non se ne individuano: sembra che la sindrome dipenda da una ridotta soglia di sopportazione del dolore per alterate modalità di percezione a livello di sistema nervoso centrale”. Per saperne di più sulla malattia è stato realizzato anche un opuscolo informativo scaricabile dal sito www.ondaosservatorio.it. Quanto all’approccio, “dev’essere biopsicosociale” ha sottolineato Riccardo Torta, direttore Struttura complessa Psicologia clinica e oncologica ASO San Giovanni Battista e Università di Torino “perché alla componente fisica della fibromialgia si associano sempre aspetti emozionali, cognitivi e di contesto culturale-relazionale. Sono coinvolti il reumatologo e specie nei casi severi che limitano la vita normale lo psicologo, il terapista della riabilitazione e quello occupazionale; la presenza di ansia o depressione spiega il ricorso a psicoterapie e ansiolitici e antidepressivi; utili anche i gruppi di supporto”.

Approccio multidisciplinare e su misura
Una relazione tra la fibromialgia e una disfunzione nelle zone cerebrali dove viene processato il dolore è sostenuta anche da uno studio di ricercatori di Marsiglia appena pubblicato, nel quale con la tomografia a fotone singolo (SPECT) si sono individuate alterazioni cerebrali direttamente correlate alla gravità della malattia. Sono stati osservati,studiando venti pazienti, un aumento di flusso sanguigno (iperperfusione) in una regione coinvolta nel discriminare l’intensità del dolore e un’ipoperfusione in altre implicate nelle risposte emozionali, anomalie apparse indipendenti dallo stato di ansia o depressione. Rispetto al trattamento, invece, la multidisciplinarietà viene confermata dalle linee-guida EULAR. Emergono due raccomandazioni generali, cioè valutazione completa di dolore, funzionalità, contesto psicosociale, e approccio multidisciplinare farmacologico e non, da individualizzare; il primo prevede analgesici compresi oppioidi deboli, antidepressivi, altri antidolorifici, il secondo bagno in piscina riscaldata, esercizi su misura (aerobici e di forza), terapia cognitivo-comportamentale, tecniche di rilassamento, riabilitazione, supporto psicologico.

Viviana Zanardi

Fonti
Conferenza “Fibromialgia: un problema di dolore al femminie”, Milano, 3 novembre 2008

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giannalinda
29-06-2009, 02:09 PM
CHI SOFFRISSE DI DOLORI UROLOGICI, NEUROUROLOGICI, AFFIANCATI A DISTURBI INTESTINALI, FATE DELLE ANALISI OPPORTUNE O IMMUNOLOGICHE O DEL SANGUE PER VALUTARE CHE NON SIATE AFFETTI AD ES. DAL DISTURBO DELLA CELIACHIA, DQ 8 O DQ 10 POSITIVO, IN QUESTO CASO FACENDOSI SEGUIRE DA UN OTTIMO GASTROENTEROLOGO, E CAMBIANDO L'ALIMENTAZIONE ABITUANDOSI MAN MANO AI PRODOTTI SENZA GLUTINE SI POTRANNO AVERE GIOVAMENTI ANCHE A LIVELLO UROLOGICO, NEURO UROLOGICO STESSI...INOLTRE SE CIO VIENE ACCERTATO A LIVELLO MEDICO, SI POTRA' AVER ASSEGNATO A LIVELLO DISTRETTUALE UN ASSEGNO MENSILE PER L'ACQUISTO DEI PRODOTTI SENZA GLUTINE PARI ATTUALMENTE A 250 EURO MENSILI...[:o)][:o)]

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giannalinda
29-06-2009, 03:58 PM
Sclerodermia, patologia della pelle presente nel 90% dei pazienti che hanno patologie reumatologiche e subiscono molti interventi chirurgici, a me l'ha diagnosticata da Ostardo a Pordenone nel 2007, per i molti interventi subiti...



Immunologia
Ultimo aggiornamento: 26/06/09

La rarità non è un’opinione

Interessare una piccola percentuale della popolazione può essere un dato qualitativo per una malattia ma se i dati epidemiologici affermano che colpisce cinque persone ogni 10mila abitanti è indiscutibilmente rara, almeno per l’Organizzazione Mondiale della Sanità. La condizione di rarità garantisce al paziente colpito la rimborsabilità di esami diagnostici e di controllo, farmaci e terapie e fornisce alla ricerca i fondi necessari per migliorarne la conoscenza e quindi gli esiti delle cure.

Garanzie per il paziente
Tra le malattie rare, alcuni paesi europei, hanno incluso la sclerosi sistemica (sclerodermia). La stessa scelta in Italia, è stata seguita solo dalla Regione Toscana e dalla Regione Piemonte, nel resto del territorio la rimborsabilità di esami e terapie è regolamentata dal codice 47 e prevede un’esenzione come patologia cronica invalidante, che garantisce la rimborsabilità solo per un determinato numero di esami, escludendo però quelli non specifici per la malattia, ma necessari per monitorare una malattia sistemica. Il riconoscimento di malattia rara consentirebbe ai pazienti di sollevarsi dall’impegno economico che non solo la diagnosi e le terapie, ma anche il controllo continuo, richiedono. Su questo fronte si sta muovendo la Federazione delle Associazioni Europee di Sclerosi Sistemica (FESCA) che in occasione della 1° Giornata europea della sclerodermia (29 giugno) rinnova l’appello, al Ministero, al recepimento totale della Raccomandazione della Comunità europea in tema di malattie rare, chiedendo che la sclerodermia rientri nella definizione. Inclusione che assegnerebbe alla ricerca parte dei 18 miliardi di euro stanziati per la ricerca sulle malattie rare.

Danni diffusi ma curabili
Rare, peraltro, non vuol dire che colpiscano poco. In Italia, infatti, ci sono 25mila casi di sclerodermia con un’incidenza di 1000 ogni anno, casi che possono essere trattati con successo, soprattutto se riconosciuti precocemente. La diagnosi torna a essere uno dei punti cardine della strategia e centro del progetto VEDOSS (Very Early Diagnosis Of Systemic Sclerosys) che mira all’implementazione di una rete di centri in grado di identificare i segnali di esordio precoce: il fenomeno di Raynaud e la positività degli anticorpi anti-nucleo. Il fenomeno di Raynaud è causato da alterazioni del microcircolo periferico e si manifesta con un tipico pallore delle dita delle mani e dei piedi, che si accompagna a una diminuzione della temperatura cutanea, a dolore e ipersensibilità. “In presenza di questi due segni – spiega Marco Matucci Cerinic, ordinario di Reumatologia, Azienda Ospedaliera Universitaria Careggi – i pazienti verranno inviati direttamente ai centri di riferimento per determinare la natura primaria o secondaria del fenomeno di Raynaud e poter diagnosticare la sclerosi sistemica nelle sue fasi più precoci al fine di iniziare un trattamento adeguato a contenere l’evoluzione della malattia”. La patologia spesso coinvolge organi vitali come l'apparato gastrointestinale, i polmoni, i reni e il cuore, di conseguenza monitoraggio e terapie sono spesso complessi, ma può essere curata. Non esiste un solo farmaco in grado di guarire il paziente sclerodermico, ma le terapie hanno migliorato la qualità di vita e la sopravvivenza stessa dei pazienti fermando l’evoluzione della patologia e limitando il danno d’organo. “I progressi più importanti sono stati raggiunti nella terapia della componente vascolare della malattia - spiega Raffaella Scorza, Ordinario di Medicina Interna dell’Università di Milano - Meno opzioni terapeutiche, invece, per contrastare la fibrosi cutanea e viscerale. Nella fibrosi polmonare ha una certa efficacia un farmaco citostatico, la ciclofosfamide e risultati promettenti arrivano dall’imatinib mesilato, che sembra avere nella sclerosi sistemica un forte effetto antifibrotico a livello cutaneo e anche polmonare”.

Simona Zazzetta

Fonti
Conferenza stampa: Conferenza stampa Federazione delle Associazioni Europee di sclerosi sistemica - Milano, 24 Giugno 2009.


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giannalinda
04-07-2009, 11:42 PM
il botulino è una sostanza che viene utilizzata anche, sempre più per la cura dell'emicrania...congresso fed - roma 4/07/09

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giannalinda
06-07-2009, 11:52 PM
Ultrasuoni contro i dolori alla spalla
Un'innovativa tecnica, ancora in fase di sperimentazione, che utilizza gli ultrasuoni potrebbe rappresentare una valida alternativa ai rimedi farmacologici e chirurgici per il trattamento della "tendinite calcificante nel polsino di rotatore", una delle più frequenti condizioni dolorose che interessa la spalla in età adulta. La procedura, messa a punto presso l'Unità di Radiologia del Policlinico San Donato di Milano, consentirebbe di rimuovere in maniera minimamente invasiva, e sicuramente più risolutiva, i depositi di calcio che si formano a livello dei tendini della spalla procurando ai pazienti non solo dolore intenso ma anche una significativa riduzione della mobilità delle articolazioni in tale distretto. Generalmente, nei casi più lievi si tende a interviene con terapie antinfiammatorie mentre, in quelli più gravi, è necessario asportare chirurgicamente i depositi. La nuova metodica permetterebbe al medico di individuare la sede dell'accumulo di calcio, mediante l'utilizzo di sonde a ultrasuoni, di iniettare specifiche soluzioni saline per la dissoluzione del depositi e, successivamente, di rimuoverlo mediante aspirazione. Il tutto può essere praticato mediante anestesia locale e richiede soltanto 15 minuti. Gli effetti benefici del trattamento, quali notevole riduzione del dolore e recupero della mobilità della spalla, sono evidenti già dopo 1 mese e perdurano per più di un anno. Secondo gli autori dello studio, la procedura, ancora in fase di sperimentazione, potrà essere facilmente praticata in tutte le strutture ospedaliere mediante le opportune strumentazioni a ultrasuoni. (L.A.)

Fonte: Reuters Health


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imported_n/a
07-07-2009, 04:03 PM
[}:)][}:)][}:)][}:)][}:)]:(:(:(mi voglio sfogare ma allora ste benedette infiltrazioni non sono risolutive che si fa mi sono seccata di stare male come tuuti voi qualcuno mi sa rispondere gz

giannalinda
07-07-2009, 04:11 PM
SPOSTATI QUI PER SFOGARTI STELLA...

http://www.pudendo.it/forum/topic.asp?TOPIC_ID=1479

PER INFILTRAZIONI C'E CHI HA BENEIFICIO SUBITO CHI PIU TARDI, ma abbi fiducia nel dr Cappellano,PRIMA DI FARE QUALSIASI SCELTA DI CAMBIO O ESTERO, PARLANE CON LUI COME CONSIGLIO CIAO!;)

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giannalinda
12-07-2009, 07:49 PM
http://www.rolfing.it/

tecnica per imparare la postura, che è importante sia per molte pagologie artrosiche, sia per le patologie neuro muscolari;)

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giannalinda
21-07-2009, 12:25 AM
l'alimentazione e problemi gastrointestinali o di celiachia possono interferire molto con i problemi ai nervi, pudendali o altri nervi e a livello di bruciore urinario, anale, quindi fate attenzione e fate oppurtune visite da specialisti competenti, in caso abbiate questa problematica; inoltre se soffrite a livello mandibolare o masticate male, opportuna valutazione odontostomatologica potrebbe attraverso il byte o sua evoluzione neo nata da poco, aiutarvi a risolvere problemi posturali e anche a livello di nervi...simone zanzetta

medicina 33

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giannalinda
27-07-2009, 07:47 PM
Ultimo aggiornamento: 24/07/2009
Viaggiare senza influenza

I primi casi di infezione nell'uomo da nuovo virus influenzale di tipo A(H1N1), si sono registrati in Messico, ad Aprile 2009. Il 24 aprile, l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha allertato i governi sui possibili rischi connessi alla diffusione di questa nuova influenza nell'uomo e al suo potenziale pandemico, alzando rapidamente il livello di attenzione per la preparazione e la risposta a una pandemia influenzale. L'11 giugno, l'Oms ha portato il livello a 6 su 6, dichiarando il periodo pandemico della nuova influenza, cioè l'aumentata e prolungata trasmissione del virus nella popolazione in numerosi Paesi del mondo.

Allerta per diffusione, non per gravità
L'Oms ha sottolineato il carattere moderato della pandemia. Come precisato dal vice Ministro Ferruccio Fazio il massimo livello di allerta per la nuova influenza "non è dovuto alla gravità clinica dei sintomi, ma alla grande diffusione geografica del virus". Non a caso la stessa Oms non raccomanda restrizioni ai viaggi relazione ai focolai di influenza A(H1N1); invita però le persone affette da malattie, come diabete, tumore o altre malattie croniche o donne in gravidanza a rinviare prudentemente i viaggi internazionali e a non mettersi in viaggio se malate. In ogni caso le raccomandazioni, chiaramente destinate a tutti coloro che si recano in zone interessate dai focolai di influenza, non esulano da quelle che il buon senso può indurre. Trattandosi di virus che colpisce le vie respiratorie è bene evitare luoghi affollati e manifestazioni di massa, lavare regolarmente e frequentemente le mani, evitare di portarle non pulite a contatto con occhi, naso e bocca, coprire la bocca e il naso con un fazzoletto di carta quando si tossisce e starnutisce, gettare il fazzoletto usato nella spazzatura, aerare regolarmente le stanze di soggiorno. In pratica ciò che si farebbe per evitare la normalissima influenza, con un aspetto in più: in caso di febbre superiore a 38° C, tosse, mal di gola, malessere, consultare un medico, e, in caso di necessità, è possibile contattare l'Ambasciata o il Consolato. Inoltre, nel caso in cui si pensa di essere stati esposti al virus durante il viaggio, si dovrà tenere sotto controllo il proprio stato di salute durante il periodo di permanenza nel Paese o nei primi 7 giorni dal rientro dal viaggio.

Iniziative sanitarie
La prevenzione e il controllo della diffusione non è solo affidata al buon senso: con l'Ordinanza ministeriale del 4 maggio le autorità sanitarie si sono organizzate e allertate per far fronte alla pandemia. L'Ordinanza prevede canali sanitari e sorveglianza sanitaria con l'invio dei passeggeri con sintomi sospetti alla struttura sanitaria di riferimento. Dispone anche che soltanto le persone identificate come "contatti stretti" di casi confermati di infezione da virus A(H1N1) siano sottoposte a sorveglianza sanitaria e profilassi con farmaci antivirali. E' stabilito inoltre che soltanto gli studenti delle scuole dell'infanzia, primarie e secondarie che rientrano in Italia dal Messico, non siano ammessi alla frequenza delle attività scolastiche per sette giorni dall'arrivo. Inoltre, in base alla Circolare ministeriale del 20 maggio, a passeggeri ed equipaggi di voli provenienti da aree in cui vi è una trasmissione sostenuta di infezione (per esempio la Gran Bretagna) può essere chiesto di fornire tramite un'apposita scheda elementi utili sulle condizioni di salute e per la rintracciabilità nei 14 giorni successivi al loro arrivo in Italia. E' prevista, infine, la copertura delle spese sanitarie per tutti gli iscritti al Servizio Sanitario Nazionale in possesso di Tessera Europea di Assicurazione Malattia (TEAM). Le prestazioni sono gratuite, salvo il pagamento dell'eventuale ticket e qualora la TEAM non fosse stata accettata o l'assistito non l'avesse con sé, è possibile chiedere il rimborso delle spese.

Simona Zazzetta

Fonti
Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali
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Ultimo aggiornamento: 22/06/2009
Il passaporto europeo della salute

Che in viaggio si vada per vacanza o per motivi di lavoro può capitare di avere bisogno di aiuto medico e per i cittadini europei temporaneamente residenti nei paesi UE esiste una tutela in più. Si tratta della TEAM (Tessera Europea di Assicurazione Malattia), un documento grazie al quale è possibile usufruire senza spese della sanità della nazione ospitante, a patto ovviamente che non si tratti di un intervento programmato ma di un problema di salute che si presenta durante il temporaneo soggiorno all'estero. A ricordare l'importanza di TEAM sono gli esperti presenti al convegno organizzato da Sanofi-Aventis - "Schengen per la salute. Innovazione, sicurezza e accesso alle cure per un cittadino europeo: il contributo di Sanofi-Aventis"- tenutosi lo scorso 26 maggio al Circolo della Stampa di Milano, che ha riunito alcuni candidati al Parlamento Europeo, intervenuti sul tema della necessità di un percorso che porti verso una vera e propria sanità "continentale".

Tutti sotto lo stesso cielo
Il trattato di Schengen ha sancito la libera circolazione dei cittadini UE e dal 2011 anche il trasporto aereo sarà gestito da un unico centro, allo stesso modo gli ideatori della TEAM sperano che in futuro tutti gli europei potranno usufruire di un unico sistema sanitario, in grado di dare le risposte ottimali a ogni cittadino, grazie alle collaborazione tra i 27 Paesi e che si supereranno le attuali difficoltà che a volte impediscono il rimborso per le prestazioni sanitarie nei Paesi della UE. La Tessera Europea di Assicurazione Malattia, entrata in vigore in Italia nel novembre 2004, è stata recapitata all'indirizzo di residenza degli italiani da parte del Ministero dell'Economia e delle Finanze ed è rivolta a tutte le persone iscritte al Servizio Sanitario Nazionale in possesso della cittadinanza italiana che hanno la residenza in Italia. Si tratta di un tesserino plastificato con chip elettronico integrato, avente ordinariamente validità di 5 anni dalla data di emissione che ha consentito di eliminare le distinzioni tra il cittadino lavoratore subordinato o autonomo, il turista, lo studente, il pensionato o la persona alla ricerca di un lavoro all'estero.

Vale solo per le urgenze
Se per il turista o il lavoratore temporaneo all'estero la tessera TEAM è lo strumento ideale in caso di problemi di salute, la situazione cambia in caso di trattamenti destinati a cittadini italiani che scelgano una meta estera per terapie particolarmente complesse e innovative. In questo caso è possibile effettuare ricoveri presso strutture ospedaliere estere a carico del Servizio Sanitario Nazionale, ma solo previa motivata proposta di un medico specialista pubblico (meglio se di un centro di riferimento regionale per la patologia, che potrà definire l'opportunità del trattamento e della successiva autorizzazione) che indichi il centro ospedaliero prescelto e successiva richiesta alla Asl di residenza. Per i ricoveri in strutture pubbliche in Paesi dell'Unione Europea o con i quali esistono accordi, una volta ottenuta la necessaria autorizzazione del Centro Regionale di Riferimento, l'ASL di appartenenza rilascia al cittadino il modello E112 che consente di fruire del ricovero e/o delle terapie senza alcun onere a proprio carico. Nelle Strutture Private il ricovero può avvenire sotto forma di assistenza indiretta: quindi la persona deve anticipare i costi del trattamento e richiederne il rimborso presso la stessa ASL.

Gianluca Casponi

Fonti
Convegno "Schengen per la salute. Innovazione, sicurezza e accesso alle cure per un cittadino europeo"; Milano 26 maggio 2009


pat.reumatologica, nevralgia pudendale, pat.renale, fibromialgia e nms-nmp - ATTENZIONE!!! qualsiasi consiglio medico da me fornito Va vagliato con il proprio medico di base , mai fare di testa propria, grazie!

giannalinda
27-07-2009, 07:50 PM
Cistite
Cistite - Definizione
Infezione che colpisce le basse vie urinarie, vescica e uretra. Se l'infezione non è accompagnata da sintomi ma soltanto dalla presenza di batteri nell'urina è chiamata batteriuria asintomatica. In rari casi, compare un'infiammazione senza infezione (cistite interstiziale).

Cistite - Cause
La cistite è più frequente nelle donne, che spesso sperimentano cistiti ricorrenti, in quanto l'anatomia femminile (uretra molto più corta che nell'uomo) favorisce l'ingresso nelle vie urinarie di microrganismi patogeni. I rapporti sessuali, l'uso del diaframma e la gravidanza favoriscono la comparsa di episodi di cistite. Negli uomini il ripetersi della cistite è spesso dovuto a prostatite batterica cronica. Anche le ostruzioni delle vie urinarie (calcoli renali, ipertrofia prostatica) possono indurre una cistite.

Cistite - Sintomi
I sintomi più frequenti sono la difficoltà e il dolore a urinare, accompagnati da un aumento della frequenza dello stimolo e dalla sensazione di svuotamento incompleto della vescica. Può essere presente una minzione notturna frequente (nicturia), febbre e dolore alla regione del pube. Spesso l'urina è torbida e può contenere tracce di sangue. È molto importante identificare una cistite in gravidanza perché circa un terzo delle donne che ne sono affette va incontro a pielonefrite acuta, con aumento della morbilità e della mortalità fetali.

Cistite - Diagnosi
La diagnosi di cistite si basa, oltre che sulla presenza dei sintomi caratteristici, sui risultati dell'esame delle urine (elevato numero di globuli bianchi, presenza di batteri in numero significativo e di globuli rossi, presenza di nitriti, aumento del pH) e sull'urinocoltura con conta delle colonie batteriche sviluppate. Nella donna i disturbi delle basse vie urinarie possono esser causati anche da infezioni vaginali (Trichomonas e Candida principalmente): nei casi di cistite recidivante, quindi, può essere utile l'esame colturale eseguito su tampone vaginale.

Cistite - Cure
Nelle infezioni batteriche non complicate sono quasi sempre sufficienti brevi cicli di antibiotici orali a largo spettro d'azione. In caso di fallimento è necessario eseguire l'urinocoltura e l'antibiogramma per individuare a quali farmaci è sensibile il microrganismo responsabile. Alcuni farmaci, come la fenazopiridina, possono essere usati per ridurre il dolore calmando l'infiammazione.

Cistite - Cure alternative
La fitoterapia propone antisettici come l'estratto di semi di pompelmo e l'uva ursina e piante capaci di agevolare l'azione immunitaria come sigillo d'oro e unghia di gatto. Il succo di mirtillo inibisce la crescita batterica e rende le urine acide. Disponibili anche rimedi omeopatici.

Cistite - Alimentazione
Una dieta semplice con limitazione del consumo di certe spezie (pepe e senape), di troppi salumi grassi e degli insaccati, dei cibi che contengono conservanti, può essere d'aiuto al mantenimento delle funzioni urinarie. L'abuso di alcol, specie se si tratta di superalcolici, alimenta, al contrario, l'infiammazione locale.

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giannalinda
28-07-2009, 12:19 AM
precisazioni avute a livello medico sulle vitamine varie...

La vitamina C (acido ascorbico) non è un farmaco bensì un dispositivo medico cioè una sostanza chimica che in un modo o nell’altro entra nei circuiti metabolici dell’organismo.

Stesso discorso vale per il cloruro di magnesio o altre sostanze il cui effetto viene sfruttato (in certi casi) a scopi terapeutici: te ne potrei citare a decine o centinaia.

Che questi dispositivi quindi possano sortire effetti benefici sull’organismo in qualche modo disturbato o addirittura malato cioè coinvolto in un processo patologico vero e proprio, è un altro dato di fatto.


Infatti, l’acido ascorbico agisce come anti-ossidante e contribuisce alla riparazione di strutture molecolari alterate nella loro naturale composizione: che la vitamina C sia un coadiuvante per la cura del raffreddore è ben noto ma il raffreddore è malattia virale e la vitamina C non ha il potere di bloccare la riproduzione dei virus; alte dosi di vitamina C riparano elementi cellulari degenerati ma non cura il cancro.

Il cloruro di magnesio si combina con la struttura delle molecole contenenti il calcio dello scheletro, delle membrane cellulari ecc. e la sua somministrazione produce una riattivazione dei circuiti biochimici che vedono il calcio come elemento chimico basilare nella struttura delle ossa, nella stabilità delle membrane, nella conduzione degli impulsi nervosi, nei meccanismi della coagulazione e del trasporto ematico.

Si tratta di chimica o meglio di biochimica e non di antidoti universali per tutte le malattie.

E’ evidente che quando l’organismo sta bene nelle condizioni metaboliche di base, tutte le funzioni ne risentono positivamente e da qui l’impressione di vivere una seconda giovinezza o comunque un’esistenza equilibrata e serena.

Non sono miracoli e non si tratta di rimedi universali ma solo di manipolazione delle funzioni più elementari dei processi vitali.

La dieta attuale è particolarmente disturbata da alimenti poco naturali, spesso è incongrua, sproporzionata, monotona.

Un’alimentazione sana e varia, oltre ad essere palatabile e gustosa, fornisce l’apporto di tutte quelle sostanze naturali che arricchiscono la nostra dieta mediterranea e solitamente non c’è la necessità di introdurre forti dosi di oligoelementi che possono prevenire – è vero – certi stati morbosi ma difficilmente fungono, da soli, da elementi terapeutici come i farmaci propriamente detti (appunto perché sono specifici) a meno che non ci si trovi di fronte ad uno stato carenziale. Al giorno d’oggi però gli stati carenziali sono veramente rari e collegati a patologie di una certa gravità come i malassorbimenti.

Bene allora la vitamina C davanti al raffreddore ed il magnesio nei crampi e nell’artrosi/osteoporosi. Comunque non pensiamo che cio faccia miracoli e dipende sempre se uno sta gia bene o ha gia problemi o grossi problemi, quindi tutto da valutare e ponderare, cmq considerando che queste sostanze possono aiutare come no, ogni paziente e patologia sono a sè e da valutare, capire e cercare di migliorare, con opportune valutazioni, esami e cure

ESTRATTO RICEVUTO VIA MAIL H 23.1O di questa sera, e ringrazio il medico per essere sempre presente e rispondere con massima cortesia ad ogni mia richiesta, senza mai stancarsi di sentirmi!!![:o)]

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giannalinda
31-07-2009, 11:53 PM
PER CISTITI O BRUCIORI CONSIGLIATOMI DAL DR PASTORELLO DI NEGRAR, VERONA CHE RINGRAZIO, ASSIEME ALL'EQUIPE ATTUALE OSTARDO A PORDENONE,

PRIMA DI COLAZIONE E PRIMA DI CENA, UNA ORA PRIMA L'UTICRAN E UN PRODOTTO DI ULTIMA GENERAZIONE , INVECE

UNA COMPRESSA SOLA PRIMA DI COLAZIONE LA MATTINA MEZZ'ORA PRIMA, MEDICRAN...IN INTERNET SI TROVANO FARMACIE ON LINE AD OTTIMI PREZZI...

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Si consiglia l'assunzione di due (2) capsule al giorno. Non superare la dose giornaliera consigliata.

Avvertenze:

Conservare alriparo dalla luce e in luogo fresco e asciutto. La data di scadenza si riferisce al prodotto correttamente conservato, in confezione integra. Non assumere in gravidanza. Tenere fuori dalla portata dei bambini al di sotto dei tre (3) anni. Un consumo eccessivo può avere effetti lassativi. Gli integratori non vanno intesi come sostituti di una dieta variata.

Ingredienti:

Olio di Semi di Soja; Gelatina Alimentare; Agente ri resistenza: Glicerolo; Cranberry estratto secco da frutto (Vaccinium macrocarpon) titolato al 15% in polifenoli su crospovidone; Addensante: Mono e Digliceridi degli Acidi Grassi; Acido Ascorbico (Vitamina C); Emulsionante: Lecitina di Soya; Coloranti: Ossidi di Ferro.

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PER IL MEDICRAN DI ULTIMA GENERAZIONE COME INTEGRATORE QUESTA DITTA LO PRODUCE...
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giannalinda
10-08-2009, 02:19 PM
dr MARCOLONGO, dr PATTUZZO...INFO...
Introduzione

UROGINECOLOGIA, NEURO UROLOGIA...

Settore della riabilitazione dedicata alla prevenzione e alla cura delle disfunzioni urologiche e ginecologiche conseguenti ad eventi patologici congeniti o acquisiti. La riabilitazione uroginecologica è principalmente dedicata ai disordini delle funzioni del pavimento pelvico. I pazienti candidati al trattamento hanno solitamente subito interventi chirurgici addomino-pelvici, per esempio più comunemente per il maschio una prostatectomia (che se radicale procura quasi invariabilmente un'incontinenza urinaria) o per la donna più semplicemente un parto naturale travagliato con trauma ai nervi sacrali e/o epifisiotomia o l'isterectomia. La forma più comune di incontinenza però è quella detta "da sforzo" che avviene nella donna in rapporto a banali "sforzi" fisici come il tossire, lo starnutire, il sollevare pesi. L'incontinenza da sforzo è una fra le forme che risponde meglio al trattamento riabilitativo. Per entrambi i sessi un'altra causa di disfunzione del pavimento pelvico potrebbe essere la chirurgia per cancro del colon-retto. Tutte queste forme come è intuitivo alterano la forma del pavimento pelvico, struttura sostenuta da muscoli, che si può alterare nelle funzioni di contenimento degli organi e nel ruolo di stabilizzazione degli sfinteri. Ne conseguono disturbi come l'incontinenza, le dispareunie (dolori durante i rapporti sessuali), la tendenza al prolasso degli organi pelvici (in particolare per la donna).

Obiettivi della riabilitazione uroginecologica

Sinteticamente gli obiettivi della riabilitazione uroginecologica possono essere rappresentati dai seguenti punti:

* recupero dell'attività muscolare e della forza dei muscoli del pavimento pelvico
* recupero delle funzioni alla base della continenza volontaria
* ripristino delle corrette sinergie e del comando
* prevenzione delle recidive


Metodi e strumenti di cura

A seguito di un esame elettromiografico per valutare l'attività del pavimento pelvico e quella addominale e stimare eventuali dissinergie, il paziente più comunemente effettua delle sedute che comprendono l'utilizzo integrato di

* elettroterapia (eccitomotoria o sedativa)
* kinesiterapia (rinforzo della muscolatura, stretching delle strutture, etc)
* biofeedback elettromiografico (o pressorio)
* educazione

Professionisti

Il professionista sanitario che eroga la cura più comunemente è un fisioterapista (professionista titolato ex art. 741/94 agli interventi di cura, prevenzione e riabilitazione nelle aree della motricità, delle funzioni corticali superiori e di quelle viscerali [...]") o un medico specialista. Il paziente deve verificare se i titoli di studio del professionista siano validi al fine di erogare una terapia cosi complessa.

FONTE INTERNET Wikipedia

RE: Nevrite del pudendo
Sono il dott.C.Marcolongo e con piacere anche se in ritardo rispondo a questa domanda complessa e semplice nello stesso tempo.
La nevrite è un termine medico poco adatto alla situazione e internet è piena di definizioni sulla questione sia per la
prostatite che per la vulvodenia,tentativo questo di inquadrare dei sintomi all'interno di una diagnosi che spesso nascondono una diversa eziologia. Come giustamente detto i sintomi e i segni non sono di facile inquadramento e necessitano di una particolare capacità per inquadrare il disturbo in una corretta diagnosi funzionale e differenziale.
L'inquadramento clinico ed eziologico della soffernza del pudendo è complesso e certamente non sarà sufficente la spiegazione che mi permetto di darle avendo ben chiara la complessità della materia in discussione. Mi basta dire che esistono migliaia di pubblicazioni che tentano di spiegare la sofferenza neurogena nei diversi casi e
che poco hanno a che vedere con la prostatite o la vulvodenia.
Entrambe hannno una eziopatogenesi molto differente una perchè colpisce una struttura (maschile) che ha specifiche funzioni
e si irrita prevalentemente per lo stile di vita e/o alementare. La seconda oltre ad avere una eziopatogenesi diversa e legata a vari co-fattori come ad esempio i più frequenti:la coccigodenia,la protrusione discale,l'infezione e l'aspetto emozionale,può orientarci verso distirbi sistemici come ad esempio il diabete,uso di sostanze(tabacco altro),irritazione zonale frequente data ad esempio da herpes simplex o zoster con nevriti post erpetiche da carenza vitaminica. In conclusione la terapia piu adatta comunque è quella cognitiva e solo riducendo lo spasmo e migliarando la contrazione e rilassamento si riesce ad ottenere un effetto soddisfacente sotto tutti i punti di vista e quindi la terapia di elezione è il biofeedbac e l'allungamento muscolare cauto. La stimolazione elettrica a bassa frequenza 2/4 Hz aiuta a sedare le strutture sottocorticali e a faclilitare il controllo corticale della parte. Quanto detto dovrebbe bastare perche se entriamo in altre disfunzioni come il danno neurologico non basterebbe un trattato per parlare dell'argomento. Grazie
;););)
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giannalinda
10-08-2009, 02:19 PM
dr MARCOLONGO, dr PATTUZZO...INFO...
Introduzione

UROGINECOLOGIA, NEURO UROLOGIA...

Settore della riabilitazione dedicata alla prevenzione e alla cura delle disfunzioni urologiche e ginecologiche conseguenti ad eventi patologici congeniti o acquisiti. La riabilitazione uroginecologica è principalmente dedicata ai disordini delle funzioni del pavimento pelvico. I pazienti candidati al trattamento hanno solitamente subito interventi chirurgici addomino-pelvici, per esempio più comunemente per il maschio una prostatectomia (che se radicale procura quasi invariabilmente un'incontinenza urinaria) o per la donna più semplicemente un parto naturale travagliato con trauma ai nervi sacrali e/o epifisiotomia o l'isterectomia. La forma più comune di incontinenza però è quella detta "da sforzo" che avviene nella donna in rapporto a banali "sforzi" fisici come il tossire, lo starnutire, il sollevare pesi. L'incontinenza da sforzo è una fra le forme che risponde meglio al trattamento riabilitativo. Per entrambi i sessi un'altra causa di disfunzione del pavimento pelvico potrebbe essere la chirurgia per cancro del colon-retto. Tutte queste forme come è intuitivo alterano la forma del pavimento pelvico, struttura sostenuta da muscoli, che si può alterare nelle funzioni di contenimento degli organi e nel ruolo di stabilizzazione degli sfinteri. Ne conseguono disturbi come l'incontinenza, le dispareunie (dolori durante i rapporti sessuali), la tendenza al prolasso degli organi pelvici (in particolare per la donna).

Obiettivi della riabilitazione uroginecologica

Sinteticamente gli obiettivi della riabilitazione uroginecologica possono essere rappresentati dai seguenti punti:

* recupero dell'attività muscolare e della forza dei muscoli del pavimento pelvico
* recupero delle funzioni alla base della continenza volontaria
* ripristino delle corrette sinergie e del comando
* prevenzione delle recidive


Metodi e strumenti di cura

A seguito di un esame elettromiografico per valutare l'attività del pavimento pelvico e quella addominale e stimare eventuali dissinergie, il paziente più comunemente effettua delle sedute che comprendono l'utilizzo integrato di

* elettroterapia (eccitomotoria o sedativa)
* kinesiterapia (rinforzo della muscolatura, stretching delle strutture, etc)
* biofeedback elettromiografico (o pressorio)
* educazione

Professionisti

Il professionista sanitario che eroga la cura più comunemente è un fisioterapista (professionista titolato ex art. 741/94 agli interventi di cura, prevenzione e riabilitazione nelle aree della motricità, delle funzioni corticali superiori e di quelle viscerali [...]") o un medico specialista. Il paziente deve verificare se i titoli di studio del professionista siano validi al fine di erogare una terapia cosi complessa.

FONTE INTERNET Wikipedia

RE: Nevrite del pudendo
Sono il dott.C.Marcolongo e con piacere anche se in ritardo rispondo a questa domanda complessa e semplice nello stesso tempo.
La nevrite è un termine medico poco adatto alla situazione e internet è piena di definizioni sulla questione sia per la
prostatite che per la vulvodenia,tentativo questo di inquadrare dei sintomi all'interno di una diagnosi che spesso nascondono una diversa eziologia. Come giustamente detto i sintomi e i segni non sono di facile inquadramento e necessitano di una particolare capacità per inquadrare il disturbo in una corretta diagnosi funzionale e differenziale.
L'inquadramento clinico ed eziologico della soffernza del pudendo è complesso e certamente non sarà sufficente la spiegazione che mi permetto di darle avendo ben chiara la complessità della materia in discussione. Mi basta dire che esistono migliaia di pubblicazioni che tentano di spiegare la sofferenza neurogena nei diversi casi e
che poco hanno a che vedere con la prostatite o la vulvodenia.
Entrambe hannno una eziopatogenesi molto differente una perchè colpisce una struttura (maschile) che ha specifiche funzioni
e si irrita prevalentemente per lo stile di vita e/o alementare. La seconda oltre ad avere una eziopatogenesi diversa e legata a vari co-fattori come ad esempio i più frequenti:la coccigodenia,la protrusione discale,l'infezione e l'aspetto emozionale,può orientarci verso distirbi sistemici come ad esempio il diabete,uso di sostanze(tabacco altro),irritazione zonale frequente data ad esempio da herpes simplex o zoster con nevriti post erpetiche da carenza vitaminica. In conclusione la terapia piu adatta comunque è quella cognitiva e solo riducendo lo spasmo e migliarando la contrazione e rilassamento si riesce ad ottenere un effetto soddisfacente sotto tutti i punti di vista e quindi la terapia di elezione è il biofeedbac e l'allungamento muscolare cauto. La stimolazione elettrica a bassa frequenza 2/4 Hz aiuta a sedare le strutture sottocorticali e a faclilitare il controllo corticale della parte. Quanto detto dovrebbe bastare perche se entriamo in altre disfunzioni come il danno neurologico non basterebbe un trattato per parlare dell'argomento. Grazie
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giannalinda
11-08-2009, 12:38 AM
alimenti antiossidanti che fanno bene alla pelle e alle cellule:

albicocche, melone, cavolfiore, pera, pesca, banana, mela, melanzana, cetrioli, pomodori, spinaci crudi e cotti, fagiolini cotti, pompelmo rosa e rosso, avocado, kiwi, uvetta nera, cavoli di Bruxelles, peperone, fragole, arance, spinaci, more, barbabietole...

[u]omeopatia per curare patologie meno complicate, come, diarrea, vomito, congiuntivite, influenza, punture di insetti, febbre, emorroidi, bruciori anali e mal d'auto...</u>

SOCIAL CARD, per utilizzo in farmacie farmaci da banco, ricette bianche, vitamine e misurazione pressione per chi ha i redditi minimi
5% sconto ogni prodotto o misurazione - www.mef.gov.it/carta_acquisti
...

decreto legge 28/04/2009 n° 39 per destinazione fondi in ABRUZZO, ogni farmacie in due rate annuali trattiene l,4% del fatturato semestrale per devolverlo in beneficienza ai terremotati...


03/04/2009 vietata la vendita di termometri o apparecchi vari, contenenti il mercurio, BANDITO TOTALMENTE PER LA SUA TOSSICITA'; PER CHI AVESSE DEGLI APPARECCHI IN CASA, DONARE ALLE FARMACIE I VECCHI PEZZI E ACQUISTARNE DI NUOVI, cio che si puo viene recuperato!...

NOVITA' IN FARMACIA; nuovo gel biologico per gambe piu leggere e toniche; ruscoven; melatonina suaviter per dormire; herpestop per herpes nelle labbra; neolatte per i bambini piccoli; bioton donna per ciclo premestruale e menopausa, stress dolore neuropatico cronico; vendibili senza ricetta!!!

;););)da pillole federfarma verona

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giannalinda
11-08-2009, 12:38 AM
alimenti antiossidanti che fanno bene alla pelle e alle cellule:

albicocche, melone, cavolfiore, pera, pesca, banana, mela, melanzana, cetrioli, pomodori, spinaci crudi e cotti, fagiolini cotti, pompelmo rosa e rosso, avocado, kiwi, uvetta nera, cavoli di Bruxelles, peperone, fragole, arance, spinaci, more, barbabietole...

[u]omeopatia per curare patologie meno complicate, come, diarrea, vomito, congiuntivite, influenza, punture di insetti, febbre, emorroidi, bruciori anali e mal d'auto...</u>

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giannalinda
15-08-2009, 12:53 PM
http://www.ginsnet.org/schede/fi-delpo.htm

dr del Popolo Giulio ospedale careggi, toscana ottimo medico sicuramente!!!;)

http://www.endometriosi.it/?id=10
pavimento pelvico eziologia e nervo pudendo;)

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giannalinda
28-08-2009, 07:49 PM
http://www.pudendo.it/forum/topic.asp?whichpage=1&TOPIC_ID=1919#14430

collegamento link DI PAROLA 21, PATOLOGIE INTESTINALI COLLEGATE AL NERVO PUDENDO...;)

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giannalinda
10-09-2009, 12:57 AM
http://www.ulss13mirano.ven.it/nqcontent.cfm?a_id=8143
DR VINCENTI PRIMARIO ANESTESISTA RIANIMATORE a dolo mirano...

vedo di parlare domani o in questi gg con questo medico ciao;)

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giannalinda
14-09-2009, 06:44 PM
ciao LUCIANINOZ MARTINA DI AMICI CANTAVA , GRAZIE PER IL SOSTEGNO DELLA CHATT


ANCHE SE SECONDO ME C'E' MOLTO BUSINESS, PER LA NUOVA INFLUENZA, DECALOGO, E SPERIAMO DALLA RAI RISPONDANO , DALLA SEZIONE MEDICINA 33 DI RAI DUE, NEWSLETTER, SUL NUOVO VIRUS...

;)http://www.ministerosalute.it/dettaglio/principaleFocusNuovo.jsp?id=13&area=influenzaA&colore=2

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giannalinda
19-09-2009, 12:58 AM
A proposito di influenza suina
Un interessante documento dal Brasile:

L'IRONIA NEL SUO MIGLIOR STILE
2000 persone contraggono l'influenza suina e ci si mette la mascherina...
25 milioni di persone con AIDS e non ci si mette il preservativo...


PANDEMIA DI LUCRO
Che interessi economici si muovono dietro l'influenza suina?

Nel mondo, ogni anno, muoiono milioni di persone, vittime della malaria, i notiziari di questo non parlano...
Nel mondo, ogni anno muoiono due milioni di bambini per diarrea che si potrebbe evitare con un semplice rimedio che costa 25 centesimi..
I notiziari di questo non parlano...

Polmonite e molte altre malattie curabili con vaccini economici, provocano la morte di 10 milioni di persone ogni anno.
I notiziari di questo non parlano...

Ma quando comparve la famosa influenza dei polli... i notiziari mondiali si inondarono di notizie... un'epidemia e più pericolosa di tutte, una pandemia!
Non si parlava d'altro, nonostante questa influenza causò la morte di 250 persone in 10 anni...
25 morti l'anno!!

L'influenza comune, uccide ogni anno mezzo milione di persone nel mondo.
...Mezzo milione contro 25.

E quindi perché un così grande scandalo con l'influenza dei polli?
Perché dietro questi polli c'era un "grande gallo".

La casa farmaceutica internazionale Roche con il suo famoso Tamiflu, vendette milioni di dosi ai paesi asiatici.
Nonostante il vaccino fosse di dubbia efficacia, il governo britannico comprò 14 milioni di dosi a scopo preventivo per la sua popolazione.
Con questa influenza, Roche e Relenza, ottennero milioni di dollari di lucro.

Prima con i polli, adesso con i suini: e così adesso è iniziata la psicosi dell'inflluenza suina. E tutti i notiziari del mondo parlano di questo.

E allora viene da chiedersi: se dietro l'influenza dei polli c'era un grande gallo, non sarà che dietro l'influenza suina ci sia un "grande porco?".
L'impresa nord americana Gilead Sciences ha il brevetto del Tamiflu.
Il principale azionista di questa impresa è niente meno che un personaggio sinistro, Donald Rumsfeld, segretario della difesa di Gorge Bush, artefice della guerra contro l'Iraq...
Gli azionisti di Roche e Relenza si stanno fregando le mani... felici per la nuova vendita milionaria.

La vera pandemia è il guadagno, gli enormi guadagni di questi mercenari della salute..

Se l'influenza suina è così terribile come dicono i mezzi di informazione, se la Organizzazione Mondiale della Salute (diretta dalla cinese Margaret Chan) è tanto preoccupata, perché non dichiara un problema di salute pubblica mondiale e autorizza la produzione farmaci generici per combatterla?

DIFFONDI QUESTO MESSAGGIO COME SE SI TRATTASSE DI UN VACCINO, PERCHE' TUTTI CONOSCANO LA REALTA' DI QUESTA "PANDEMIA".

Dr. Carlos Alberto Morales Paità

-- Francesca de Terlizzi MSc.Scientific DepartmentIGEA S.p.A.Via Parmenide 10/A41012 Carpi (Mo), ItalyPhone: +39 059699600Fax: +39 059695778Mobile: +39 3487262522e-mail: f.deterlizzi@igeamedical.com
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pat.reumatologica, nevralgia pudendale, pat.renale, fibromialgia e nms-nmp - ATTENZIONE!!! qualsiasi consiglio medico da me fornito Va vagliato con il proprio medico di base , mai fare di testa propria, grazie!

giannalinda
23-09-2009, 11:32 PM
FIBROMIALGIA ULTIME NOVITA' PER LA DETERMINAZIONE DELLA PATOLOGIA dal dottor Weiss

come patologia primaria o secondaria a disturbi neurologici, neuropatici cronici e non ...

Fibromialgia
Dott. Thomas Weiss


Definizione
La fibromialgia (o meglio la sindrome fibromialgica) è un quadro patologico contraddistinto da dolori diffusi dell’apparato motorio che si presentano inizialmente localizzati nel tratto cervicale o lombare e si diffondono, nel corso di qualche mese o anno, nell’intero sistema. Circa il 90% dei pazienti è di sesso femminile.
La malattia si dichiara al verificarsi di un evidente aumento di sensibilità alla pressione in determinati punti (tender points) e di un complessivo abbassamento della soglia del dolore. Accanto al sintomo dolore, che è predominante, si presentano quasi sempre evidenti disturbi vegetativi e funzionali, abbattimento, disturbi del sonno, instabilità dell’umore.
I comuni esami di laboratorio e la diagnostica per immagini non mostrano alcuna alterazione.
L’ eziologia della sindrome rimane tuttora sconosciuta. Fattori aggravanti possono essere infezioni virali, stati di sovraffaticamento fisico o psichico, fattori climatici (umidità, freddo), farmaci, traumi, operazioni chirurgiche, eventi dolorosi o drastici cambiamenti di vita.

Decorso
I primi sintomi compaioni di solito intorno ai 35 anni, per poi diffondersi e generalizzarsi intorno ai 45-55. Giovani e anziani ne vengono colpiti solo di rado.
Dal momento in cui si instaura il quadro patologico completo al momento della diagnosi passa di solito molto tempo, in media 7 anni. A causa della molteplicità e varietà dei sintomi il paziente percorre, di solito, una vera e propria odissea medica, durante la quale riceve molte diverse diagnosi e terapie. Studi comparativi mostrano che i pazienti fibromialgici subiscono un numero tre volte maggiore di operazioni chirurgiche rispetto al gruppo di controllo.
La malattia decorre in fasi di mesi o settimane, alternando periodi di remissione parziale o totale ad altri di ricomparsa e intensificazione della sintomatologia. Quasi sempre si verifica un aggravamento con l’arrivo della brutta stagione.
Fibromialgia secondaria
Numerose malattie reumatiche infiammatorie (p. es. artrite reumatoide) sono a volte accompagnate da una sintomatologia fibromialgica. Questa cosiddetta fibromialgia secondaria è quasi identica alla forma primaria. La terapia, invece, sarà necessariamente diversa, in quanto occorrerà affiancare alla terapia sintomatica (v. sotto) il trattamento della patologia principale.

Diagnosi
Esami di laboratorio e diagnostica per immagini
Come stabilire con certezza se si soffre di fibromialgia o no?
I comuni esami di laboratorio non danno alcun risultato che possa spiegare i molti diversi sintomi, né servono a chiarirli i mezzi diagnostici per immagini: radiografie, ecografie, TAC, scintigrafie risonanze magnetiche (RMN) o tomografie ad emissione di positroni (PET).
Per il paziente, la mancanza di evidenze dimostrabili è spesso molto difficile da comprendere e da sopportare. Deluso, egli si sottopone dunque a nuovi esami, nella speranza di „avere finalmente qualcosa in mano“. È probabile che con una ricerca così accurata si finisca per trovare „qualcosa che non va“, perché nessuno mai è del tutto perfetto. Queste scoperte casuali vengono assunte come spiegazione di tutto il quadro sintomatico e possono portare facilmente a una terapia sbagliata.
Non solo ciò che si può misurare conta davvero
Questa situazione genera nel paziente la paura di non essere preso sul serio dal suo medico, la paura che questi lo consideri nevrotico o ritenga addirittura che sia tutto una sua invenzione.
Purtroppo questi timori non sono del tutto ingiustificati. Molti medici prendono sul serio i sintomi solo quando corrispondono a uno stato organico chiaramente identificabile. Dietro a questa convinzione giace un modo di intendere la salute e la malattia che riconosce per vere soltanto variazioni dalla norma che siano visibili o misurabili. C’è malattia, allora, solo quando i valori di laboratorio sono alterati, quando si possono riconoscere danni o alterazioni nelle immagini radiografiche o quando esami istologici rilevino evidenti alterazioni dei tessuti. La fibromialgia invece offre un quadro patologico in cui non si verifica alcuna variazione, o quasi, nella struttura delle singole parti: è la funzione a subire importanti modifiche.

Come diagnosticarla?
Sono stati stabiliti alcuni criteri di base piuttosto chiari che mettono in condizione qualunque medico di diagnosticare una fibromialgia in poco tempo. Il protocollo più conosciuto è la definizione elaborata nel 1990 dal Collegio Americano di Reumatologia: si tratta di fibromialgia quando
• il paziente lamenta dolori diffusi da più di tre mesi. Con il termine diffusi si intende presenti sia nella colonna vertebrale (soprattutto lombare e cervicale) sia in entrambi gli arti superiori e inferiori.
• Il paziente percepisce come dolorosa una pressione di 4 kg su almeno 11 dei 18 punti detti tender points.
La definizione elaborata nell’ambiente medico tedesco distingue fra criteri principali e secondari:
Criteri principali:
• dolori alla schiena e in altri due diversi distretti del corpo (braccia o gambe) per più di tre mesi;
• dolore in almeno 12 dei 24 tender points a una pressione effettuata col pollice di 4 kg, o dei corrispondenti 2 kg se effettuata col dolorimetro.
Criteri secondari:
• presenza di almeno 7 dei seguenti 14 sintomi: estremità fredde (mani, piedi, punta del naso), secchezza della bocca, sudorazione abbondante, problemi circolatori (vertigini, pressione bassa), tremori alle mani, disturbi del ssonno, disturbi intestinali, senso di avere la gola chiusa, disturbi repiratorii, disturbi cardiaci, iperestesie o parestesie (senso di sordità, ipersensibilità della pelle), disturbi della vescica, mal di testa o emicrania.
• depressione o alterazioni della personalità e dell’umore.
È corretto emettere una diagnosi di fibromialgia in presenza di entrambi i criteri principali o, in casi dubbi, in presenza di un criterio principale e uno secondario.

Sintomi
La malattia, raggiunta la sua piena manifestazione, colpisce il paziente con una serie di sintomi svariati.
• Al primo posto vengono i dolori, costanti anche in stato di riposo. Circa il 50 % dei pazienti lamenta dolori in tutto il corpo. Oltre alla colonna vertebrale, di solito vengono colpite anche le braccia e le gambe; solo in alcuni casi il paziente lamenta dolori circoscritti in una specifica zona del corpo, per esempio le spalle.
• Sono particolarmente dolenti alcuni determinati punti di transizione fra muscolo e tendine, i già citati tender points, che hanno un ruolo determinante nella diagnostica .
• Un altro sintomo è la generale irritabilità nervosa: ipersensibilità della pelle, dell’olfatto, dell’udito.

Mal di testa ed emicrania
• A parte il dolore, la maggior parte dei pazienti si sente abbattuta, depressa o ansiosa.
• Più della metà dei pazienti soffre di intensi dolori di testa, che in genere provengono dalla nuca e raggiungono la fronte o sono localizzati intorno agli occhi o alle tempie.
• Alcuni pazienti soffrono anche di emicrania: dolori localizzati solo in un lato della testa, associati a nausea e ipersensibilità alla luce e al rumore.

Gonfiorie rigidità
• I pazienti lamentano una notevole rigidità mattutina e la sensazione di avere le articolazioni gonfie, anche se il gonfiore non risulta visibile.
• Si manifestano invece gonfiori intorno agli occhi, alle guance e sulle dita, e la mattina al risveglio il naso risulta sempre ostruito. Le pazienti soffrono di sensazioni di tensione al seno e nel basso ventre, che prima e durante le mestruazioni possono aumentare notevolmente fino a diventare veri e propri crampi.

Stanchezza e stordimento
• Stanchezza, a volte estrema, e stordimento sono i sintomi più importanti della fibromialgia. Questo stato di completo abbattimento è presente in quasi tutti i pazienti e rende loro la vita molto difficile. Spesso è così pronunciato da rendere quasi impossibile la prosecuzione di una normale vita lavorativa.
• La capacità lavorativa viene messa ulteriormente a dura prova da disturbi della concentrazione: i pazienti lamentano senso di stordimento, vuoti di memoria, disturbi della memoria a breve termine, la sensazione di essere „dietro un vetro opaco“ o un rallentamento complessivo delle facoltà. Nell’ambiente medico americano questo stato di annebbiamento viene comunemente chiamato fibrofog (in inglese fog=nebbia).
• Altrettanto frequenti sono i disturbi del sonno. I pazienti hanno il sonno leggero, si svegliano spesso senza poi riuscire a riaddormentarsi, e soprattutto non si sentono affatto riposati anche quando hanno dormito.

Sintomi gastro-intestinali
• Vomito, senso di pienezza, bruciori di stomaco, frequenti rumori nella pancia, meteorismo, diarrea o stitichezza non mancano quasi mai.
• In un numero sorprendente di pazienti si riscontrano allergie, che possono andare da un leggero raffreddore da fieno fino a gravi casi di asma.
• I pazienti fibromialgici di solito sono molto sensibili al freddo e mostrano disturbi della circolazione periferica, dalle estremità fredde fino alla sinrome di Raynaud.
• Altrettanto spesso si presenta anche una sindrome del tunnel carpale: il restringimento della guaina di uno o più nervi, in particolare nelle mani e nei polsi, che provoca forti dolori alle braccia.
• I disturbi del sistema circolatorio con vertigini non sono pericolosi, ma diminuiscono ulteriormente la qualità della vita del paziente.

Una malattia enigmatica
Da alcuni anni si presentano sempre più numerosi, negli studi medici, pazienti che lamentano sintomi che è quasi impossibile attribuire a questa o quella malattia nota. Essi denunciano un incredibile guazzabuglio di tanti sintomi diversi, che sfugge a ogni tentativo di sistematizzazione. Cos’è questa strana malattia? Il racconto che segue è un esempio tipico della via crucis di un malato di fibromialgia; certo non è generalizzabile (si possono presentare altri quadri sintomatici, in una diversa successione), ma è tipica nel suo sovrapporsi e sommarsi dei singoli sintomi.

La carriera-tipo del malato fibromialgico
La paziente è stata sempre bene. Poco prima del 40° compleanno le viene un “colpo della strega“; il fastidioso dolore scompare ben presto ma segna l’inizio di una catena di malattie. Pochi mesi dopo si presenta una serie di contratture alla schiena, che genera un tenace mal di testa. Mezzo anno dopo compaiono i sintomi al sistema digerente: vomito, senso di pienezza, aria nella pancia, diarrea alternata a fasi di stitichezza. Il sistema digestivo preme contro il diaframma, la paziente ha difficoltà a respirare liberamente: compaiono episodi di vertigini.
I sintomi cambiano d’intensità e compaiono di volta in volta in ordine diverso, ma nel corso degli anni diventano sempre più numerosi: sindrome del tunnel carpale, vescica irritabile, secchezza della bocca, dolori mestruali ... alla fine la paziente non è più in grado di localizzare il dolore né di dire quale sia il sintomo più acuto. I dolori muscolari, poi, sono semplicemente dappertutto!

La fibromialgia non è una malattia immaginaria
Il paziente consulta, nel corso del tempo, dozzine di medici. Si cerca tutto il cercabile, si fanno radiografie ad ogni singola articolazione; ma il risultato è sempre lo stesso: “E’ tutto in perfetto ordine. Lei non ha niente!“ Spesso alla fine il paziente e il medico curante si convincono che la malattia sia di natura psichica.
Eppure la fibromialgia non è una nevrosi. I medici consultati hanno quasi tutti effettuato diagnosi corrette, dal loro specifico punto di vista, ma non sono riusciti a cogliere il senso del quadro complessivo. In questi casi non si tratta di una serie di malattie diverse, ma di una sola: la fibromialgia.

Il paziente deve sapere
Il primo passo si compie nella testa: occorre rendersi conto di alcune realtà e di prendere atto della malattia.
È importante sapere che:
Soffrite di una malattia ben precisa, non è colpa vostra se è ancora poco conosciuta.
Nonostante vi sentiate giù di morale, non significa che siete matti. Il vostro abbattimento è sostanzialmente una delle conseguenze della malattia.

La fibromialgia è una malattia che influisce pesantemente sulla vita del paziente, senza provocare alcuna alterazione alla sua struttura corporea. Non ha conseguenze a lungo termine, non deforma le articolazioni, non ingobbisce eccetera. E soprattutto non finirete mai sulla sedia a rotelle.
La diagnosi di fibromialgia è relativamente facile; rinunciate, dunque, a sottoporvi a esami a tappeto per confermarla. Occorre tuttavia escludere con certezza una malattia infiammatoria acuta; per farlo bastano alcuni esami di laboratorio relativamente semplici, che possono essere richiesti dal medico di base (vedi: “Informazioni per il medico”).
Imparate ad accettare che questa malattia non porta alterazioni corporee visibili: più vi fate visitare, avrete risultati significativi; è più facile che ne otteniate invece maggiore confusione e più diagnosi sbagliate. Per riprendere un esempio già citato: se si forma un ingorgo, è del tutto inutile fare la piò accurata ispezione meccanica a ogni singola auto, non dipende da loro!
A lungo termine si dovrebbe verificare un miglioramento; possono volerci molti anni, ma nella maggior parte dei casi i sintomi si alleviano molto.
Potete fare voi stessi qualcosa per migliorare: quanto più attivamente vi ponete nei confronti della malattia, tanto maggiori sono le vostre possibilità di guarigione.
All’inizio, però, non ponetevi traguardi irrealistici: a seconda dello stadio in cui si trova la malattia ci vuole più o meno tempo per ottenere un miglioramento. Con la fretta non raggiungerete niente: datevi il tempo di compiere un passo dopo l’altro.

Non siete soli con la vostra malattia
Ne soffrono in molti Cercate di mettervi in contatto con altri fibromialgici. Sarebbe anche augurabile che foste seguiti da un medico che vi comprenda e vi dia le spiegazioni che chiedete e sia disposto a informarsi.
In Italia non esistono ancora gruppi di auto-aiuto come in molti altri Paesi del mondo. Questo sito vuole essere anche un punto di partenza per aprire l’argomento a livello divulgativo e pratico, e insieme un punto di contatto per i pazienti già diagnosticati o per coloro che si riconoscono nella descrizione della malattia. Sono questi ad avere più che mai bisogno di informazioni per sé e per il proprio medico.

Distendersi e non prendere la malattia “di punta”
Nella terapia della fibromialgia si cerca di influenzare i circoli viziosi che la favoriscono. È importante interrompere il circolo vizioso „dolore-tensione-paura-nuovo dolore“. LA MALATTIA NON È IL NEMICO. Si tratta di cominciare facendo un passo dentro di sé: provate ad accettare che in questo periodo la malattia è più forte di voi e non si lascia combattere con la violenza. Forse questo vi sconcerà; dato che vi ho appena consigliato di comportarvi in maniera attiva verso la malattia. È vero, ma non si tratta affatto di combattere. La malattia in questo periodo fa parte di voi e costituisce una parte dellavostra personalità, proprio come le parti del vostro carattere che apprezzate di meno: ci faranno arrabbiare, magari, ma non le possiamo cancellare. Al contrario, tanto più combatterete tanto maggiori saranno la tensione e i disturbi. Le cose cambiano solo in maniera graduale e dolce: formate un team col vostro corpo e cercate insieme una via d’uscita dalla situazione attuale.

Formare un team
Lo stesso vale per l’aiuto dall’esterno: non potrete trovare alcun esperto in grado di liberarvi di colpo dei vostri problemi. Se andate dal medico con questa speranza, ne uscirete sempre amaramente delusi: il tentativo di attaccare la malattia con mezzi sempre più duri lascerà tutti sconfitti e delusi. Questa escalation aggressiva è frequente nei trattamenti della fibromialgia: i pazienti fibromialgici vengono operati tre volte più spesso dei corrispondenti pazienti con altre patologie. La maggior parte di quelle operazioni è del tutto insensata e corrisponde a una dichiarazione di impotenza e di ignoranza della malattia. Formate un team, un gruppo di lavoro con il medico, l’istruttore di ginnastica, l’eventuale fisioterapista o massaggiatore e così via, e collaborate tutti insieme nella ricerca di una via d’uscita percorribile, in cui ognuno sostiene il lavoro dell’altro ma nessuno è onnisciente.

La Prognosi
La fibromialgia è una malattia cronica che ha un decorso di anni, spesso associato a sofferenze di lunga durata, ma non porta ad alcuna alterazione delle articolazioni o di altri organi. Non si verificano, ad esempio, le deformazioni o le limitazioni funzionali tipiche dell’artrite reumatoide. Di conseguenza l’esito della malattia non è la sedia a rotelle, come spesso, comprensibilmente, temono i pazienti.
È difficile prevedere la durata della malattia in ogni singolo caso. Studi basati su grandi numeri hanno rilevato un periodo di presenza dei sintomi che va dai 15 anni in su. Ma non lasciatevi spaventare! I singoli casi sono molto differenti fra loro; di solito i dolori diminuiscono col passare del tempo. Molti pazienti (purtroppo non tutti) stanno decisamente meglio una volta superati i 60 anni. Il ventaglio dei sintomi va dalla quasi totale assenza di sintomi a una sintomatologia leggera, attraverso determinate limitazioni fino a dolori quasi insopportabili, dai quali fortunatamente viene colpita solo una minoranza di pazienti (meno del 10%). La terapia è fondamentale per la prognosi: quanto più il paziente si comporta in maniera attiva e consapevole nei riguardi della malattia, tanto più riesce a ridurne il decorso complessivo


Fibromialgia e sonno
Un sonno disturbato è uno dei più tipici sintomi della fibromialgia. Quasi nessun paziente ne viene risparmiato. Un cattivo sonno non solo genera stanchezza , ma rafforza anche i dolori. Si arriva presto al circolo vizioso poco sonno - più dolore-ancora meno sonno. Cosa fare?
I sonniferi servono a poco: nel giro di poco tempo ci si abitua, la loro efficacia si riduce, così occorre aumentare il dosaggio fino a non poterne fare più a meno. E non è detto che questo favorisca un buon sonno: i sonniferi riducono le fasi veramente riposanti del sonno, così che al mattino dopo vi sentite stanchissimi anche se siete riusciti a dormire qualche ora.

Occorre rivolgersi ad altri sistemi
Non “costringete” il sonno: è figlio della libertà, se non viene da solo non sarà costringendosi a stare a letto che lo otterrete . Otterrete solo di associare il letto al timore di non riuscire a trovare riposo, il che genererà un’altra notte senza sonno. Se nel giro di un tempo ragionevole, per esempio una ventina di minuti, non vi siete addormentati, alzatevi!
La qualità del sonno dipende anche da quello che avete fatto durante la giornata. Un po’ di attività fisica (vedi) una sauna o un bagno caldo, favoriscono il sonno. Non andate a dormire subito dopo aver mangiato: la digestione richiede alcune ore, in stato di veglia! Quanto tempo debba passare, dipende da quello che avete mangiato; tre ore sono una media ragionevole. Un suggerimento: i carboidrati complessi (pane integrale, patate o pasta integrale favoriscono il rilascio di serotonina, e dopo averli mangiati si dorme meglio che non dopo avere mangiato salumi o carne.
Una tisana la sera (luppolo, melissa o valeriana) e la lettura di un libro non troppo eccitante possono aiutare a prendere congedo dalla giornata. Quanto alla TV, i film gialli o pieni di suspence non sono l’ideale per chi ha il sonno difficile!
L’alcool aiuta a dormire? É solo un’illusione. Ha un’azione prima eccitante, poi rilassante, ma solo in forti dosi, ma l’effetto sedativo dura poco, e vi ritrovate sveglissimi di prima mattina. Per non parlare dei danni al fegato…
Anche le sigarette non aiutano il sonno, per cui se avete sempre pensato di smettere di fumare forse questo è proprio il momento buono.

Solo quando questi suggerimenti non hanno portato nessun miglioramento, ci si può rivolgere a un aiuto farmacologico, meglio se naturale perché non dà alcun danno. Valeriana, luppolo, melissa e fiore della passione sono usati da secoli per favorire il sonno. Attenzione: la maggior parte dei preparati in commercio hanno dosaggi troppo bassi, inefficaci nel nostro caso. La valeriana, ad esempio, deve essere presa in ragione di circa 2-3 grammi per mostrare un qualche effetto.

Ci sono situazioni in cui è semplicemente indispensabile dormire per quella notte (un esame, un impegno importante di lavoro ecc.). Solo in quel caso si può ricorrere a un sonnifero (o tranquillante: diazepam, (Valium) o Temazepam ) , ma è importante ricordare che si tratta di una soluzione temporanea.

Fibromialgia e psiche
Una delle domande più frequenti sulla fibromialgia è senza dubbio: “Si tratta di una malattia di origine psichica?” La ricerca internazionale che sta studiando la sindrome se n’è occupata a fondo negli ultimi vent’anni, ed è giunta alla conclusione che non lo è. È un dato molto importante, perché quasi tutti i pazienti prima o poi si sono sentiti dire che sono troppo ansiosi, che sono nevrotici , i loro sintomi sono pura immaginazione. È un duro colpo; nella migliore delle ipotesi si sentono incompresi, nella peggiore dubitano della propria salute mentale e si colpevolizzano di essere malati. Questa affermazione è sicuramente sbagliata. Se soffrite di fibromialgia non lasciatevi convincere che dipende tutto dalla vostra psiche. La malattia è già pesante da sopportare senza che dobbiate essere caricati anche di sensi di colpa!
La fibromialgia non è una malattia psichica!
Questo non vuol dire la psiche non la influenzi affatto. È naturale che una malattia che ha un peso così grande nella vita quotidiana abbia conseguenze sullo stato psichico . Come la maggior parte delle malattie croniche, la malattia provoca anche uno stato di abbattimento, di tristezza, o di depressione. Che a loro volta influiscono negativamente sullo stato fisico del paziente.
Abbiamo a che fare, dunque, con un complesso circolo vizioso, nel quale lo stato psichico è uno dei tanti fattori, ma certo non l’origine prima della malattia. È vero, anche le depressioni - specie quelle dette “larvate” o “nascoste” – provocano sbalzi d’umore, disturbi del sonno, dolori di testa o di pancia , bocca secca, disturbi cardiaci e molti altri sintomi comuni alla fibromialgia. Ma ci sono segni evidenti che distinguono quest’ultima dalla depressione larvata: i sintomi fisici nel depresso sono il più delle volte variabili, migranti e meno definibili che non nel fibromialgico. Ma soprattutto è determinante il fatto che nel depresso non si evidenzia dolore nei famosi tender points!
I cambiamenti nello stato psichico del paziente si spiegano come una conseguenza della malattia cronica. Provare dolori forti per anni, disturbi del sonno e sentirsi incompresi sul proprio stato turberebbe chiunque. Lo stato d’animo abbattuto è più che comprensibile.
Sarebbe strano il contrario: soffrire di tutti questi disturbi e limitazioni e non lasciarsene affatto turbare! .
C’è un modo per migliorare lo stato psichico e l’umore del paziente?
Non tutti hanno bisogno dello psichiatra o dello psicoterapeuta. Ogni cambiamento sostanziale del comportamento e della vita quotidiana o un colloqui intensivo con una persona di fiducia, partner o amico, ha già valenze terapeutiche. Il vostro stato dipende anche dal modo in cui riuscite a prendervi cura di voi stessi nell’ambito della malattia.

Fibromialgia e dolore neurologico, neuropatico cronico

La suddetta malattia, può portare a dolore cronico neurologico complessivo e a problemi psichici di depressioni legati; curabili con antidepressivi associati a farmaci neurologici tipo Lyrica, Laroxil ad esempio, come farmaic comuni o portare a dolore neuropatiche croniche particolari, come la nevralgia pudendale, ed essa non è semplice da diagnosticare, curare, comunque sia per problemi ossei, sia per quelli nevralgigi legati alla fibromialgia importantissima è la diagnosi da parte del medico e la fibromialgia può essere patologia principale alle disfunzioni neuropatiche, neurologiche o essere patologia secondaria alle patologie succitate.

Il rapporto con il medico
È di grande aiuto trovare un medico - reumatologo o medico di base – che vi comprenda. Può volerci un po’ di tempo prima di trovare qualcuno che possa valutare correttamente tutto il quadro della malattia. Siate tenaci, però, en on lasciatevi riempire di dubbi se cadete su qualcuno che fa orecchie da mercante davanti ai vostri sintomi. Ciò che il medico non conosce, non lo può neanche diagnosticare, comprendere né curare.

Fibromialgia e rapporto di coppia
Ogni malattia, specie se di lunga durata, influisce sul rapporto di coppia. Vivere con una malattia cronica, per una coppia, è una condizione che richiede ad entrambi una notevole maturità psichica e affettiva. Per la coppia è come avere in casa un ospite indesiderato che si intromette di continuo. Non lasciate che diventi il padrone di casa, il protagonista assoluto.
È importante che il fibromialgico si convinca che non può superare la malattia “con la forza della volontà” o con i suoi soli mezzi, e non si senta in colpa di essere meno efficiente di prima. Allo stesso tempo è importante che il suo partner prenda sul serio le difficoltà e non lo metta continuamente alla prova. Ognuno dei due ha bisogno della comprensione e del sostegno dell’altro il malato perché si trova in una condizione oggettivamente faticosa e difficile, il partner perché non è facile vivere con qualcuno che si ama e che si vede soffrire di continuo.
Il partner comprensivo e collaborante, a volte, in colpa per la scarsa efficacia di tutti i suoi sforzi: “non c’è modo di farlo/la sentire meglio, sono un incapace”. Occorre che si convinca che non è in suo potere agire efficacemente contro la malattia dell’altro. Un aiuto concreto, però (portare una valigia pesante o i pacchi della spesa, un massaggio alla sera eccetera) può essere di grande importanza non solo per alleviare la fatica e il dolore dell’altro ma anche per il messaggio di cura e di affetto che trasmette.
A nessuno verrebbe in mente di pretendere che la propria automobile funzioni bene per anni senza interventi di manutenzione, senza mai cambiare l’olio o sostituire i pezzi usurati. Eppure è quello che si vede accadere in molte coppie, che ritengono che il rapporto possa benissimo andare avanti da sé purché ci si ama davvero.
Anche il rapporto di coppia, invece, necessita di manutenzione, tanto più se messo alla prova da una condizione difficile come la malattia di uno dei suoi membri. Si tratta di mantenere viva e attraente la relazione, di rinsaldare un legame che si dà troppo spesso per scontato. Farsi una sorpresa ogni tanto è un buon metodo: una cena a lune di candela, una lettera affettuosa, un piccolo regalo al di fuori di ogni ricorrenza, un fiore, i biglietti per uno spettacolo teatrale, un week-end da soli in un bel posto: ognuno metterà in moto la fantasia per trovare di volta in volta la sorpresa più gradita.

Un tentativo di definire un modello integrato
Cerchiamo di mettere insieme i singoli elementi costitutivi della malattia a formare un modello organico. Questo non potrà essere altro che un tentativo: la causa prima dell’insorgere della malattia è ancora sconosciuta. Ci sono noti solo alcuni elementi della vicenda del malato fibromialgico; è probabile che ci manchino ancora conoscenze importanti, o che queste si nascondano dietro fenomeni già noti.
Si può già dire con certezza che la malattia non abbia una sola, singola causa, e neanche una causa prevalente. Nell’insorgenza della fibromialgia concorrono molti fattori (in terminologia medica è detta una “patologia multifattoriale”), ognuno dei quali, di per sé, è relativamente innocuo. La malattia può comparire solo quando tutti questi fattori si presentano tutti allo stesso tempo, rinforzando reciprocamente la propria incidenza. Esaminiamo insieme alcune delle catene causali coinvolte nel fenomeno.
La condizione della schiena è di importanza decisiva: nella grande maggioranza dei casi i primi sintomi si presentano proprio a suo carico. Sovraccarico, immobilità o e vizi di carico della colonna vertebrale sono condizione necessaria all’insorgere della malattia.

In alcuni pazienti la fibromialgia insorge dopo anni di lavori pesanti, ma statisticamente si tratta della minoranza: sono molto più numerose le persone che soffrono di mal di schiena senza svolgere un’attività fisica importante. Esse presentano un indebolimento della muscolatura, il che comporta, al minimo sforzo, un sovraccarico dell’apparato posturale e motorio.
• Le cause scatenanti possono essere anche di origine traumatica, come incidenti d’auto con “colpi di frusta” o sublussazioni vertebrali. Altri fattori di rischio sono lo stato di sovrappeso protratto per anni, la differenza di lunghezza delle gambe (dismetria), le malformazioni della colonna vertebrale.
• L’interrelazione dei meccanismi posturali e motori mette non solo la muscolatura ma anche i corrispondenti nervi in una condizione di sovraffaticamento e ipereccitabilità, generando un circolo vizioso di sforzo, contrattura, ipereccitabilità e dolore a cui è difficile sfuggire.

• Cause ancora sconosciute generano alterazioni degli ormoni e dei neurotrasmettitori, in particolare di quello della serotonina. Questo porta svariate conseguenze, tra cui fatalmente anche un aumento della sensibilità al dolore che a sua volta rinforza il circolo vizioso dolore-sforzo.
• Quasi tutti i pazienti fibromialgici soffrono disturbi del sistema digerente. Non è ancora chiaro chiaro se questa sia una delle cause o una conseguenza della malattia; di certo porta con sé ulteriori conseguenze, in quanto il sistema digerente è connesso con le altre funzioni del corpo da svariati processi. Fra l’altro, il tratto gastrointestinale è strettamente collegato con il sistema nervoso vegetativo, il sistema linfatico e quello circolatorio ed è sede della produzione della serotonina.
I sintomi a carico del sistema digerente, solitamente, vengono accentuati da un comportamento alimentare sfavorevole: la persona molto sofferente deve a rinunciare a tante cose, nella vita, e cerca consolazione almeno nel bere e nel mangiare. Di solito, purtroppo, questo porta a mangiare più dolci e più cibi ipercalorici, i quali cronicizzano i problemi gastrointestinali. Questo genere di alimentazione, inoltre, apre la porta alle infezioni micotiche (funghi).
• Alla malattia concorrono anche i disturbi circolatori che si instaurano in caso di infiammazioni estese, come quelle del tratto gastrointestinale.
• Quasi tutti i pazienti lamentano ritenzione idrica ed edemi, che non dipendono da disfunzioni renali ma dal sistema linfatico. I tessuti edematosi possono anche comprimere alcuni nervi (ad esempio, in quelli cranici), peggiorando le condizioni di dolore del paziente. Gli edemi, inoltre, danno una sensazione di malessere generale, specialmente alle donne.
Personalmente ritengo che la loro causa risieda principalmente nei disturbi del tratto gastrointestinale in quanto strettamente connesso con il sistema linfatico.
• Disturbi del sonno, probabilmente causati in tutto o in parte dalla riduzione del quadro della serotonina, peggiorano le condizioni generali e possono causare dolori muscolari che a loro volta rendono più’ difficile un sonno ristoratore.
Questi fattori presi singolarmente non portano per forza a una fibromialgia: chiunque di noi, in vita sua, prova ogni tanto uno dei sintomi qui descritti. In condizioni favorevoli siamo in grado di padroneggiare molte situazioni difficili con le nostre forze, con l’aiuto della famiglia o degli amici; ma se le condizioni sono meno favorevoli, le nostre capacità di affrontare e superare i problemi si riducono.
Situazioni della vita in cui la capacità di autoguarigione viene messa alla prova possono essere: carichi di lavoro eccessivi per anni, insoddisfazione in campo professionale, disoccupazione, situazione finanziaria difficile, insoddisfazione per la propria condizione di casalinga, conflitti col partner, separazioni, crisi di ridefinizione dei ruoli nella vita (per esempio, l’uscita di casa dei figli ormai adulti), problemi connessi con la menopausa, indebolimenti del sistema immunitario con frequenti infezioni e così via.
• Le condizioni di spirito del paziente possono ridurre o aggravare la sintomatologia: quanto più una persona è gratificata o ottimista, tanto più è in condizioni di fare fronte ai momenti difficili. Per contro, scoraggiamento, disperazione, perdita di autonomia e di speranza peggiorano di molto il quadro della malattia, moltiplicandone gli effetti. Una persona abbattuta non prova più alcuno stimolo a muoversi con regolarità, si nutre in modo nocivo, tende ad evitare ogni attività fisica, percepisce più intensamente i dolori e così via.

A quel punto, non serve a nulla stabilire se questa condizione psichica sia origine o conseguenza dell’insorgere della malattia: è indifferente che la persona fosse sempre triste già in passato o se la sua depressione sia cresciuta col passare degli anni. Ho visto molti casi di fibromialgia: gli effetti erano e sempre gli stessi, dunque ci si può risparmiare la solita domanda: “prima l’uovo o prima la gallina?”.
• Un particolare fattore di rischio è costituito dal rapporto medico-paziente, che influisce molto sulla cronicizzazione del quadro patologico.
All’inizio della “carriera di paziente”, di solito, non ci sono grandi problemi, e i medici trattano i primi dolori lombari o muscolari con i procedimenti usuali. Dopo qualche tempo, però, si accorgono che il paziente è “più difficile” di quanto non si aspettassero e che i suoi sintomi non si riducono. In genere a questo punto gli fanno fare una serie di esami clinici, tutti senza risultato. Il medico si trova di fronte a un enigma: la quantità di dolori e l’abbattimento del paziente non trova alcun riscontro proporzionato nell’esame obiettivo. Il paziente viene mandato da colleghi specialisti, ancora senza risultato; il medico curante, quindi, comincia a formulare l’ipotesi che il paziente sia un fannullone che cerca di sfuggire in tutti i modi ai propri doveri, oppure che abbia un problema psichico.
Il rapporto tra medico e paziente si deteriora notevolmente: il paziente sente chiaramente che il medico mette in dubbio i suoi dolori, e più si dà da fare a convincerlo che i suoi sintomi sono davvero importanti, più convince l’interlocutore che si tratti solo di una quantità di enormi esagerazioni. Il paziente è deluso e sempre più insicuro, cosa che rafforza ancora di più i suoi sintomi ed eventualmente ne fa comparire di nuovi. Il medico si sente sempre più impotente e alla fine anche irritato: per lui tutta quella congerie variegata di lamenti non ha alcun senso. Questo ingenera una escalation in parallelo: il paziente propone i suoi sintomi in modo sempre più pressante per convincere il medico che è realmente malato, il medico reagisce allontanandosi sempre di più da lui. All’inizio lo considerava solo troppo ansioso, in seguito lo considera scomodo, infine ipocondriaco o mentalmente disturbato. Alla fine consiglia al paziente di rivolgersi a uno psichiatra.
Il paziente ne è scosso, ulteriormente disorientato e comincia a dubitare di se stesso: “Allora in realtà sono diventato matto?” In questa condizione desolata si presenta alla visita psichiatrica, e in quello stato non è difficile conquistarsi una diagnosi di disturbo mentale. Il più delle volte si tratta di “depressione latente”o “mascherata”. I farmaci prescritti, però, non agiscono sui dolori, o lo fanno solo in piccolissima misura. Lo psichiatra si trova nell’esatta condizione, allora, del medico curante.
Tutti restano delusi: innanzitutto e soprattutto il paziente, che ha perso fiducia in se stesso e nella medicina; poi il medico curante che non può più fare niente per quel paziente “ingrato”; infine lo psichiatra, che si arrabbia con quel depresso irragionevole.
Il capro espiatorio della situazione è il paziente che non è voluto lasciar aiutare e che, quindi, è il responsabile dei propri dolori.
• Così si è raggiunta l’ultima fase della malattia: quando il paziente accoglie in sé l’idea di essere il colpevole del proprio stato perde anche l’ultimo rimasuglio di autostima. Non è più’ in grado di prendersi cura di sé: di notte si arrovella, dorme sempre peggio, è sempre più abbattuto e le sue condizioni generali peggiorano. Gli innumerevoli disturbi piccoli e grandi in apparenza privi di senso logorano la personalità che soccombe infine alla malattia, un inestricabile garbuglio di innumerevoli disturbi fisici e psichici: la fibromialgia.

Che malattia è la fibromialgia?
Siamo alla fine della nostra ricerca sull’insorgenza della fibromialgia. In sostanza, di che si tratta? Molte cose non sono ancora chiare, ma tuttavia ci sono basi sufficienti a prendere atto che si tratta di una malattia di tipo nuovo .
Siamo abituati al fatto che le malattie abbiano una causa riconoscibile: alcune possono essere provocate da un battere o da un virus (come il mal di gola da uno streptococco), altre possono essere generate da diverse concause. Un infarto, per esempio, può essere conseguenza di tutta una serie di errori comportamentali che vanno dal fumo alla cattiva alimentazione fino allo stress. Tutte queste malattie, soprattutto, portano con sé un certo numero di alterazioni delle funzioni corporee chiaramente riconoscibili: infiammazioni, alterazioni dei vasi sanguigni eccetera.
Nella fibromialgia accade tutt’altro: essa insorge in presenza di un gran numero di fattori di per sé relativamente innocui ed è solo in seguito alla loro combinazione, e soprattutto al fatale innesco di catene di causa-effetto, che si giunge a una condizione tanto stabilizzata da non consentire quasi alcuna via d’uscita. Il circolo vizioso che si instaura nell’intero sistema della persona risulta, alla fine, incredibilmente tenace.
La seconda particolarità della fibromialgia è che sotto il suo effetto non si verifica alcuna alterazione né della struttura né della funzione. La malattia consiste, di norma, in una riduzione di funzioni: abbiamo quindi a che fare con una delle cosiddette “malattie funzionali” (cosa che non ha niente a che vedere con l’aggettivo “psicogeno”). Ogni parte del corpo, in sé, rimane invariata, solo che le sue funzioni non si armonizzano più col tutto.
Per fare un paragone col mondo del computer: la medicina di solito si trova chiamata a risolvere problemi di hardware, mentre in questo caso ha a che fare con un problema di software.
La realtà è ancora più complicata di quanto non si possa riprodurre in un modello schematico: le molte catene di causa-effetto non agiscono in successione, ma tutte allo stesso tempo. In altre parole: tutti gli elementi coinvolti sono collegati gli uni agli altri come in una gigantesca scultura aerea di quelle dette mobiles, e ogni elemento influenza l’altro, a volte in maniera molto indiretta e contorta. In questo modo si instaura un quadro patologico complesso che risulta così sconcertante e col quale è così difficile fare i conti.

Dott. Thomas Weiss

datato 20/09/09
;)[:o)][:I]
pat.reumatologica, nevralgia pudendale, pat.renale, fibromialgia e nms-nmp - ATTENZIONE!!! qualsiasi consiglio medico da me fornito Va vagliato con il proprio medico di base , mai fare di testa propria, grazie!

giannalinda
24-09-2009, 03:04 PM
da STUDI UROLOGICI NUOVI , CHI PRESENTA, nei maschi, IL PSA ELEVATO PRIMA DI EFFETTUARE BIOPSIA PROSTATICA (PER LA MAGGIOR PARTE DELLE BIOPSIE RISULTANO NEGATIVE), PUO' EFFETTUARE DOPO IL PSA UN PRELIEVO DEL SANGUE RICERCANDO IL PC A 3, nuovo esame che misura la rnm sostanza prodotta dal corpo nell'urina, LA QUALE SE RISULTA AL DI FUORI DELLA NORMA IN ECCESSO, porta al FONDAMENTALE SOSPETTO DI TUMORE PROSTATICO, e quindi si esegue BIOPSIA SUCCESSIVA PER DETERMINARE LA BENIGNITA' O LA MALIGNITA' TUMORALE E CAPIRE IL DECORSO FARMACOLOGICO TERAPEUTICO O INTERVENTISTICO...

DA MEDICINA 33 RAI DUE;)[:o)][:I]

SOFFRI D'INCONTINENZA URINARIA, FAI QUESTO ESERCIZIO - contrai 12 volte, gli addominali, e il muscolo per trattenere l'urina respirando col torace; da ginnastica yoga - pilates:)[:o)][:I]

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giannalinda
25-09-2009, 03:53 PM
RICETTA PER CHI FOSSE CELIACO...

Ricetta per Crostata senza glutine
Posted: 24 Sep 2009 02:52 PM PDT

Proprio oggi ho preparao in quattro e quattr’otto una crostata niente male!
Condivido subito la ricetta.

Ingredienti: 100 g di farina di riso*; 90 g di zucchero, io utilizzo quello di canna grezzo; 90 g di burro; 70 g di farina di mais*, l’ideale sarebbe quella fumetto che è più sottile, ma io non sono mai riuscita a trovarla e ho utilizzato della farina per polenta, che ha reso l’impasto un po’ granuloso; 50 g di amido di mais*; 1 uovo; 1 cucchiaio di latte; 1/2 cucchiaio di bicarbonato; un pizzico di sale; marmellata* a piacere.

*Questi ingredienti devono comparire sul Prontuario AIC

Preparazione: Versa tutti gli ingredienti per la pasta frolla in una terrina e impastali bene. Forma palla con l’impasto e stendila con le mani su una tortiera unta con un po’ d’olio di semi. Dovrai ottenere uno strato di pasta dello spessore di qualche millimetro.
Spalma la marmellata sull’impasto e, se ti è rimasta della pasta, utilizzala per fare delle decorazioni.

Inforna in forno già caldo a 180° per circa mezz’ora.
Tutto qui!

P.S. Sto sperimentando una nuova ricetta per il pane che promette davvero bene! La posterò appena collaudata.

P.P.S. Celiachia-online è anche su facebook: un canale in più per rimanere in contatto!;)[:o)][:I]



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giannalinda
02-10-2009, 04:20 PM
http://www.andrologia-urologia.com/uroginecologia.htm

esercizi per chi soffre di incontinenza, iperattività detrusoriale o i reni lavorano troppo...[:o)]FISIOTERAPIA PELVICA UROLOGICA E' MOLTO IMPORTANTE E SI UTILIZZA NELLA CURA DI MOLTE SINDROMI NEURO UROLOGICHE VESCICALI MASCHILI E FEMMINILI! il link è per quella femminile sopra, ma pur cambiando gli organi, equivalgono anche per i maschietti come esercizi![:o)]

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giannalinda
11-10-2009, 07:23 PM
MAL DI SCHIENA CORRELATO A PATOLOGIE DI NEVRALGIA PUDENDALE, PROBLEMA A SE' O DI TIPO REUMATOLOGICO...

http://www.centrimaldischiena.it/?gclid=CJ7hwPGutZ0CFYOOzAodAwXy6g

http://www.centrimaldischiena.it/esercizi-per-la-schiena.html
;););)

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giannalinda
15-10-2009, 08:21 PM
DA DOTTOR OSTARDO, che ringrazio!

Gianna,
ti ricordo che la cistite interstiziale è una patologia di cui mi occupo da sempre (fin dall’epoca dell’Università a Padova) e che al momento attuale faccio parte della commissione di esperti per la valutazione dei farmaci e di altre problematiche connesse per la stesura dell’aggiornamento di legge stabilito dalla Conferenza Stato-Regioni.

Inoltre, presso l’Ospedale di Pordenone, abbiamo un gruppo di lavoro specifico sul dolore pelvico e sulla cistite interstiziale in particolare, con alcuni protocolli di ricerca cui collaborano l’Immunologo, il Patologo ed il Fisiatra!

Rimango sempre a disposizione!
Edoardo Ostardo

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giannalinda
16-10-2009, 12:32 AM
Ultimo aggiornamento: 09/10/2009
Togliere il dolore, subito

Il dolore cronico resta troppo spesso un male invisibile e non sempre riconosciuto, ne sono un esempio le donne colpite da tumore al seno: un'indagine rivela che percepisce dolore il 21% delle pazienti mastectomizzate, il 26,4% delle donne che sono in chemioterapia, il 64% delle donne colpite da metastasi. Marina Garassino, oncologa presso l'Ospedale Fatebenefratelli di Milano, racconta la sua esperienza presso gli ambulatori di senologia, a contatto con donne che vivono quotidianamente questo aspetto della malattia.


In che cosa consiste la terapia del dolore?
L'Organizzazione mondiale della sanità ha diffuso uno schema empirico come indicazione comportamentale per applicare una terapia del dolore adeguata. In caso di dolo lieve si ricorre ai farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) a cui si possono affiancare antidepressivi, anticonvulsivanti, cortisone o benzodiazepine, che aiutano a completare il controllo del dolore laddove i FANS non riescono. Se il dolore non cessa si può ricorrere agli oppiacei deboli o oppiacei forti a bassi dosaggi, ad esempio la codeina, invece se il dolore è di intensitàmoderata-severa si debbono usare di necessità farmaci oppiacei forti.

Quando si ricorre alla terapia del dolore nelle donne con tumore al seno?
In Italia la terapia del dolore ha ancora molta strada da percorrere, e soprattutto bisogna rompere il pregiudizio culturale secondo cui è la terapia delle malattie terminali. Le linee guida internazionali indicano che la terapia del dolore deve essere avviata in funzione dell'intensità del dolore, non delle fasi della malattia, perché il dolore nella donna con carcinoma mammario non è solo un problema delle fasi avanzate della malattia.

Come si può descrivere l'esperienza del dolore associato al tumore al seno?
Innanzitutto, bisogna distinguere le fasi della patologia neoplastica. In stadio avanzato e in presenza di metastasi, quando la patologia generalmente può essere considerata incurabile, il trattamento oncologico richiede un approccio palliativo in cui il trattamento del dolore, spesso causato dalla malattia stessa, è un momento fondamentale come anche la qualità di vita della paziente. Nelle fasi iniziali della malattia il dolore invece è più frequentemente legato alle cure oncologiche, ad esempio, alla chirurgia: il 30% accusa un dolore importante che può impedire o rendere difficoltose anche le semplici pulizie di casa, per esempio se il braccio è dolente o gonfio. Anche la radioterapia e la chemioterapia possono creare quadri clinici dolorosi, in particolare, se si usano farmaci che provocano dolore neuropatico: in questi casi le donne avvertono forti dolori alle mani e ai piedi, dolori difficili da trattare e da gestire. Ci sono, infine, i farmaci ormonali di mantenimento che possono provocare dolore articolare. In queste donne, il dolore è spesso sottotrattato, poiché l'attenzione è rivolta maggiormente alla guarigione del tumore.



Quali sono le ricadute sulla vita della donna?
Il dolore vissuto durante la malattia e la cura, ha un impatto ampio sulla vita della donna, al di là della componente fisica. Di certo esiste una sfera psicologica colpita molto importante: si tratta di donne a cui è stata asportata una mammella o parte di essa, o a cui sono state asportate le ovaie, che per la chemioterapia hanno perso i capelli. E' molto frequente che entrino in difficoltà con il proprio partner e che la coppia entri in crisi. Cambia radicalmente l'atteggiamento delle persone attorno, spesso si perde il lavoro e si modificano le relazioni sociali e i cambiamenti a cui va incontro il corpo sono difficili da accettare. Non è un caso, ed è un aspetto importante della cura, che in alcuni reparti ospedalieri dedicati al tumore al seno siano presenti degli psicologi, proprio per sostenere le pazienti su questi fronti.

Il dolore nella malattia neoplastica non è solo un sintomo da togliere?
In alcuni disturbi, per esempio l'ernia al disco, il dolore è un sintomo su cui si interviene in modo diretto per rimuoverlo. In una paziente con tumore al seno, il dolore non è solo fisico, ma ha una dimensione psicologica, sociale e spirituale che devono essere gestite in modo adeguato. Cecily Saunders ha coniato il termine di dolore globale proprio per racchiudere tutti questi aspetti, che richiedono l'intervento di un'equipe multidisciplinare, incluso l'interprete per le pazienti straniere per le quali tutto diventa più difficile non solo per la comunicazione ma anche per le barriere culturali.

Simona Zazzetta
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NEWS
Un progetto NienteMale
In Europa il dolore è uno dei principali problemi sanitari che interessa, in forma cronica o acuta, una quota consistente di popolazione, di tutte le età. Molti studi dimostrano che la qualità della vita di questi pazienti è tra le più basse riscontrate in tutte le condizioni mediche, con costi elevatissimi per assistenza ospedaliera, assenze dal lavoro e invalidità. Per tutti questi motivi l'approccio medico al dolore è cambiato: non è più considerato solo un sintomo, ma, soprattutto nelle forme croniche, una malattia a se stante che può e deve essere trattata. Nella lotta al dolore, però, l'Italia, risulta essere uno degli ultimi Paesi europei con formazione non adeguata e un uso ridotto degli analgesici puri, a vantaggio dei farmaci antinfiammatori (FANS). E' da queste premesse che nasce il progetto NienteMale (www.nientemale.it), frutto della collaborazione tra la farmaceutica Angelini e il gruppo leader dell'editoria medico-scientifica Elsevier, pensato per favorire lo sviluppo di una maggiore conoscenza del dolore nelle sue diverse forme e della sua gestione ottimale. Nell'intento di affiancare in modo pratico medici e farmacisti nella loro attività quotidiana, il sito offre al lettore schede informative e strumenti interattivi per riconoscere le diverse forme con cui il dolore si manifesta e le parti del corpo che vengono colpite, misurarne l'intensità, monitorarne il decorso. I contenuti pubblicati sul sito saranno supervisionati scientificamente da specialisti che fanno parte dell' ACD-SIAARTI (Area Culturale Dolore - Società Italiana di Anestesia Analgesia Rianimazione e Terapia Intensiva). (S.Z.) DA MEDICINA 33
;););)

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giannalinda
14-06-2010, 04:33 PM
PER CHI E' STATO OPERATO DI STARR, CONSIGLIO di pensarci prima di operarsi parlano su questo articolo di avere attuato una modifica al classico intervento di starr col metodo longo, modificato...- http://www.mschianodivisconte.it/index.php?option=com_content&view=article&id=135&Itemid=133

http://www.medicitalia.it/andreafavara
link di un ottimo colonproctologo per chi ha problematiche post starr...auguri CHE OGNUNO POSSA TROVARE LA GIUSTA STRADA, nome avuto da un medico urologo qualche minuto fa ec'e un ottimo sito medic italia on line che puo essere molto utile.


http://ricercanews.virgilio.it/preview?title=Melanoma:%20lo%20sconfigge%20l%27imm unoterapia&qs=melanoma&thumb=687474703a2f2f7777772e646f74746f7273706f7274 2e696e666f2f75706c6f6164732f61727469636c652f696d61 67652f6974616c6961726963657263612e6a70677c7c687474 703a2f2f696d616765732e616c6963652e69742f2f72696365 7263612f7468756d625f6e6577732f32303130303630352f64 6f74746f7273706f72742f3234363331303530&fonte=Dottor%20sport&data=05-06-2010%2020:49&f=secnews&

url=687474703a2f2f7777772e646f74746f7273706f72742e 696e666f2f6d6f64756c65732f61727469636c652f76696577 2e61727469636c652e7068703f3136373939

nuovo vaccino che curerà varie patologie tra le quali il tumore alla prostata...come info!

giannalinda
17-06-2010, 12:29 AM
http://www.pelvicfloor.it/contatti.html

giannalinda
17-06-2010, 12:31 AM
PAVIMENTO PELVICO informazioni:

Il pavimento pelvico corrisponde alla zona genito-urinaria-anale ed è costituito da tessuto muscolare e connettivale.

Partecipa alle funzioni urinaria, fecale, sessuale, riproduttiva, della statica pelvica, biomeccanica del cingolo pelvico (per maggiori informazioni vedi anatomia e funzioni).
I sintomi causati dalla disfunzione del pavimento pelvico modificano spesso la qualità di vita di chi ne è afflitto, peggiorando notevolmente più aspetti della vita quotidiana.
In alcuni casi tale zona può essere soggetta a disfunzioni alle quali possono conseguire:

* • Sintomi urologici (incontinenza urinaria, urgenza e frequenza urinaria, sintomi da svuotamento, dolore vescicale e uretrale);
* • Sintomi colo-proctologici (Incontinenza fecale, stipsi o costipazione, dolore ano-rettale);
* • Sintomi ginecologici (prolasso degli organi pelvici);
* • Disfunzioni sessuali femminili e maschili;
* • Sindromi dolorose.

La Riabilitazione del Pavimento Pelvico è una terapia che ha l’obiettivo di guarire o ridurre i sintomi causati dalla disfunzione e riferiti dal paziente, migliorando così la qualità di vita del soggetto. La sua applicazione prevede l’utilizzo di tecniche e strumenti che vengono impiegati a seconda della condizione della persona.
Riabilitazione del Pavimento Pelvico - il libro della Dott.ssa Arianna Bortolami

Libro
Riabilitazione del pavimento pelvico
Libro Arianna Bortolami
Presentazione
Questo volume tratta la terapia riabilitativa del pavimento pelvico per i sintomi di tipo urologico, ginecologico, coloproctologico, sessuale e doloroso, correlati alle disfunzioni di tale zona. Il testo è scritto da fisioterapisti, medici specialisti, ed altri esperti del settore, confermando l’importanza di un approccio multidisciplinare.
Il libro si basa sullo specifico processo utilizzato in fisioterapia: valutazione funzionale, pianificazione, intervento e valutazione dei risultati, sviluppati all’interno di un processo di ragionamento clinico.

Il volume è diviso in tre parti: Anatomia, Patologia, Riabilitazione.
Il testo fa riferimento all’evidenza scientifica ed alla terminologia standardizzata da Società Scientifiche riconosciute a livello mondiale, come l’International Continence Society (ICS).
Le varie fasi della riabilitazione sono descritte con l’aiuto di numerose illustrazioni, disegni e tabelle. · Per le tecniche e gli strumenti disponibili per la terapia riabilitativa, vengono descritte le varie modalità di utilizzo, facilitando la comprensione della pratica clinica. · Al volume è allegato un DVD contenente una serie di filmati commentati che descrivono procedure relative alla valutazione funzionale, come L’osservazione visiva, La valutazione manuale, e alla terapia riabilitativa, come L’esercizio terapeutico, proposto nelle diverse fasi del processo riabilitativo, Il Biofeedback e La stimolazione elettrica funzionale.
Destinatari

Fisioterapisti, Studenti dei Corsi di Laurea in Fisioterapia, Professionisti della Salute con competenze nell'ambito delle disfunzioni del pavimento pelvico.
Contenuto

Riabilitazione del pavimento pelvico - Libro dott.ssa BortolamiScarica il pdf dell'indice
Prenotazioni e acquisti

Casa Editrice: Elsevier srl – Via Paleocapa 7

20121 Milano tel. 02.88184.1 - fax. 02.88184.307

Per prenotazioni e acquisti: libri.comm@elsevier.com Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

sito internet: www.elsevier.it

L'autore
Arianna Bortolami, Fisioterapista, Libero Professionista, Padova. Già Professore a contratto, Università degli Studi di Verona. Fondatore e Responsabile del Gruppo di Interesse Specialistico (GIS) Riabilitazione del Pavimento Pelvico, Associazione Italiana Fisioterapisti (AIFI)
Dettagli

Autore: Dott.ssa Arianna Bortolami

Titolo: Riabilitazione del pavimento pelvico con DVD ROM

Costo: € 65,00

Pubblicazione: maggio 2009

Pagine: 304

Immagini: 73 + 94 disegni

Rilegatura: brossurato

Formato: 19,5x26,5

ISBN: 9788821430893


http://www.pelvicfloor.it/

http://www.pelvicfloor.it/images/pavimento-pelvico.png

http://www.pelvicfloor.it/ PER TROVARE SPIEGAZIONI ED INFO SUL PAVIMENTO PELVICO -

PER CHI AVESSE PROBLEMI DI C.I CONSIGLIO IL SEGUENTE FORUM ciao! e forza mai mollare!!!
http://cistite.info/joomla/index.php/forum

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ulteriori info sulla cannabis..e altro..da questi siti

http://droghe.aduc.it/notizia/cannabis+terapeutica+nz+medical+association+dice+s i_118476.php

http://fivebooks.com/interviews/dr-tato-grasso-on-medicinal-marijuana

giannalinda
18-06-2010, 09:33 PM
PER CHI NN AVESSE PROBLEMI VESCICALI PER RIDURRE IL BRUCIORE ANALE VESCICALE, acidif compresse od ovuli tre volte la settimana nuova terapia che acidifica le urine ma riduce o fa addirittura scomparire i bruciori nuovo farmaco utilizzato nei mielolesi categoria molto particolare che spesso accusano gravi problemi vescicali....

per aiutare l'apparato vescicale bruciori inoltre, ma nn per chi soffre di c.i. o iperattività detrusoriale sfinterica inoltre mirtillo canadese cranberryes, esclusivamente quello canadese! come terapia possibile...mirtillo risaputo da tempo che aiuta molto, mentre l'ACIDIF e' UN NUOVO FARMACO VENUTO FUORI DA POCO, E CI SONO DELLE STATISTICHE POSITIVE IN MERITO!

grazie rita sempre troppi complimenti baci ciao


http://www.youtube.com/watch?v=htRyM0BuTx0&feature=related


http://shoptd01.dmail.it/prodotto.php?cod=122834-628 utile attrezzo per chi ha effettuato la ginnastica pelvica perineale di aiuto a casa post terapia!

http://www.youtube.com/watch?v=gqutqEXk644

rita53
19-06-2010, 02:55 PM
ciao Giannalinda, cosa dire? In questa materia sei un pozzo di scienza........ le tue informazioni saranno di molta utilità a tanti di coloro che soffrono diquesto problema.

giannalinda
22-06-2010, 02:01 PM
in italia roma marche e trentino per reperirlo ma
presto le procedure saranno semplificate ed espanse in tutta italia e
alivello europeo oltre che per patologie citate in questo link anche per
dolore neuropatico ed inibizione sistema centrale -

http://www.ilpost.it/2010/06/21/farmaco-cannabis-sativex-dolore-sclerosi-artrite

giannalinda
24-06-2010, 07:30 PM
http://www.dica33.it/cont/focus/1006/2300/tumore-alla-prostata-quale-prevenzione.asp

informativa sul tumore prostatico...da medicina 33
http://digilander.libero.it/genfraglo/VolontariWEB.com_files/lettura.htm
http://droghe.aduc.it/notizia/cannabinoidi+inibiscono+crescita+cancro+orale_1187 01.php

http://droghe.aduc.it/notizia/cannabis%20causa%20disturbi%20psicotici%20lungo%20 termine_118663.php
utilizzati con moderazione e SOTTO CONTROLLO MEDICO i farmaci non danno problemi di dipendenza a mio avviso...come pensiero...!

giannalinda
01-07-2010, 12:34 AM
http://salute.aduc.it/notizia/cannabis%20terapeutica%20tribunale%20pavia%20se%20 curarsi%20non_118759.php

http://droghe.aduc.it/notizia/cannabis+terapeutica+incredibile+perquisita+casa_1 18770.php

http://www.youtube.com/watch?v=9jCGry3PG10

http://www.youtube.com/watch?v=_tZdC2P2RJ8&feature=related

Vulvodinia-Neuropatia-Fibromialgia-Cistite interstiziale-Penodinia
www.youtube.com
http://www.youtube.com/watch?v=oL57o6zRE3E&feature=related

giannalinda
04-07-2010, 06:09 PM
http://www.independent.co.uk/life-style/health-and-families/health-news/hope-for-ms-sufferers-as-first-cannabisbased-drug-is-licensed-2006812.html

Sativex, una tintura di estratti della pianta di cannabis, si spruzza sotto la lingua fino a 12 volte al giorno, come trattamento per la rigidità e spasticità associata a sclerosi multipla. Ma non sarà spuntando sul mercato nero come farmaco più recente della Gran Bretagna danza. L'Home Office ha valutato come avente zero potenziale di abuso.

La Gran Bretagna è il primo paese a dare il farmaco piena approvazione normativa, sebbene abbia avuto una licenza limitata nel trattamento del dolore neuropatico in Canada dal 2005. E 'costituito da piante coltivate in una località segreta nel sud Inghilterra da GW Pharmaceuticals, una piccola compagnia biotech le cui azioni sono saliti il 60 per cento negli ultimi sei mesi in attesa di annuncio di ieri.

I benefici medicinali della cannabis sono note da almeno 2.000 anni. Le sue proprietà analgesiche sono stati descritti dagli inglesi erborista Nicholas Culpeper nel 1653.

Due farmaci che contengono una forma sintetica del tetraidrocannabinolo componenti attivi (THC) sono stati utilizzati nel Regno Unito per più di 30 anni per trattare la nausea in pazienti oncologici sottoposti a chemioterapia.

Ci sono almeno 60 sostanze attive della cannabis e gli scienziati credono di poter sfruttare a loro alleviare una vasta gamma di sintomi. Milioni di euro vengono investiti dalle compagnie farmaceutiche per testare farmaci derivati dalla pianta come trattamenti per il dolore, l'epilessia e le condizioni infiammatorie come l'intestino e le malattie della pelle.

Come la cannabis è una pianta naturale, né essa né l'olio prodotto da esso può essere brevettato. Le compagnie farmaceutiche sono pertanto lo sviluppo di combinazioni uniche di componenti o trovare un modo unico di consegnarli al corpo, che sarebbe brevettabile. Le piante coltivate da GW Pharmaceuticals sono di due ceppi allevati per fornire elevati livelli di cannabidiolo (CBD) e del THC, che vengono poi mescolati insieme. THC è il componente che produce sensazioni di euforia, ma i livelli sono troppo bassi per rendere i pazienti ad alto e l'effetto è contrastato dal cannabidiolo.

Il professor Richard Langford, consulente in anestesia e medicina del dolore a Barts e London NHS Trust, che è stato coinvolto nei processi di Sativex, ha dichiarato: "I livelli nel sangue [di THC] quando la gente fuma cannabis luogo ad un picco enorme. Per contro, con lo spray l'aumento è molto piccolo. "

GW Pharmaceuticals sembrava essere sul punto di vincere una licenza per Sativex entro il 2005. Ma le autorità di regolamentazione britannica voleva di più prova della sua efficacia come trattamento per la sclerosi multipla. Ciò significava una prova ulteriore e più di ritardo.

Il farmaco è in commercio in Gran Bretagna dalla società tedesca Bayer e ha un prezzo di £ 125 per un flaconcino da 10 ml, che lavora presso £ 11 al giorno per un "paziente" tipico, secondo la società. Ma non funziona per tutti. Circa uno su 10 dei 100.000 pazienti con sclerosi multipla possono beneficiare per il farmaco, di cui solo la metà si aspetta di beneficiarne.

Il Multiple Sclerosis Society ha detto che era preoccupato di una lotteria Cap potrebbe sviluppare se si fida di assistenza primaria differivano sull'opportunità o meno di pagare. "Accogliamo con favore i benefici che può apportare, ma vogliamo che essa messi a disposizione di chiunque ne abbia bisogno," un portavoce della società ha detto.

Caso di studio: 'ho provato e Sativex ha avuto un effetto enorme sulla mia vita'

Teresa Pointer, 39 anni, ha sviluppato i primi sintomi della sclerosi multipla nel 1997, ma non è stata diagnosticata fino a quando ha avuto una risonanza magnetica nel 2004 a seguito di un incidente stradale.

Bloccato nella sua casa di Aylsham, Norfolk, licenziati dal suo lavoro come cuoco e depresso, pensò la diagnosi aveva cambiato la sua vita irreparabilmente. Ma nel 2005 ha visto uno spot per una sperimentazione clinica su un giornale locale e divenne uno dei malati di primo Stato membro per verificare Sativex.

"Ha avuto un effetto enorme. Non vorrei essere senza ora," ha detto. "Ci sono voluti due anni e mezzo settimane per iniziare davvero la sensazione di beneficio e dopo otto settimane sono stato fino a tre o quattro su 10 per quanto male [la] sofferenza era.

"Sativex mi ha portato da 25 metri a piedi per quasi un chilometro a piedi, senza troppo dolore. Rilassa anche a me e mi aiuta a dormire. Non ho mai preso medicine non mi è stato prescritto. Ho sempre avuto paura di quel . Questo è molto più sicura e non si ottiene l'alta incredibile e poi il basso reale che si fa con il fumo è ".

Private Medical Cover da £ 30 al mese con Independent Confronta

MASSIMO ENTRO FINE ANNO PRIMI 2011 DISPONIBILE in tutte le regioni, stanno DIMINUENDO LA BUROCRAZIA PER IL FARMACO PER POTER ESSERE ACQUISTATO A MINOR COSTO !!! SPERIAMO STA DANDO OTTIMI RISULTATI IN CHI LO UTILIZZA ATTUALMENTE!!!

pordenone...riabilitazione pelvica, secondo protocollo di stanford... ... e algometro, macchina che studia dolore pelvico, urologico, neuropatico e per cisti varie, come ad es. tarlov...

giannalinda
05-07-2010, 02:03 PM
INFORMATIVA SUL DOLORE CRONICO...

http://www.dica33.it/cont/interviste/1007/0200/dolore-legge.asp

http://www.dica33.it/cont/news/1007/0201/servizio-sanitario-impreparato-alla.asp

da giornale FEDER FARMA VERONA...

legge del 3/04/2010, garantisce una maggiore autonima e disposizione di accesso alle cure palliative, in termini meno difficili e piu accessibili per tutti...federazione cure palliative onlus.it

integratore briovitase, come aiuto per i nervi, per rigenerazione della mielina dei nervi

http://www.youtube.com/watch?v=lQHutcoDPeg

giannalinda
11-07-2010, 12:23 AM
http://www.corriere.it/cronache/10_luglio_05/malato-sla-cure_753ffec6-8803-11df-adfd-00144f02aabe.shtml?fr=box_primopiano

I farmaci stupefacenti se servono per il dolore ben vengano e la credenza e non essere al passo coni tempi, provoca cio capisco esterpare chi utilizza certe sostanze per drogarsi o in modo lesivo, nei cfr degli altri, ma se utilizzati sotto controllo medico, favorevoli penso al fatto che essi aiutano l'organismo a sopportare il dolore cronico , indipendentemente da quale patologia provochi il dolore stesso!

http://www.sanvitoinrete.it/2010/04/perche-la-puglia-ha-autorizzato-e-finanziato-le-cure-con-i-derivati-della-cannabis/

http://www.consiglio.regione.fvg.it/pagine/comunicazione/comunicatistampa.asp?comunicatoStampaId=10600

giannalinda
11-07-2010, 12:53 AM
RUBRICA SALUTE & BENESSERE
Di Stefania Agrimi

Un articolo pubblicato su questo sito il 7 aprile 2010 informa che la Regione Puglia ha autorizzato e finanziato le cure per malati terminali con sostanze derivate dalla cannabis.

Come è sottolineato nel testo, non si tratta certo di una legalizzazione di droghe leggere, ma di un valido supporto terapeutico per malati di cancro, di sclerosi multipla, di spasticità secondaria e malattie neurologiche.
Negli USA e in altri Paesi, come ad esempio l’Olanda, i farmaci cannabinoidi sono già usati con le suddette indicazioni. La Puglia è la seconda regione in Italia, dopo la Toscana, a facilitarne l’accesso dal punto di vista burocratico ed economico.

La Cannabis sativa è usata fin dall’antichità per scopi terapeutici e voluttuari in quanto contiene circa 500 sostanze chimiche, 66 delle quali appartengono alla classe dei cannabinoidi.

Negli anni ‘90 si sono identificati e clonati i recettori dei cannabinoidi, cioè le proteine del nostro organismo con cui queste sostanze interagiscono. È stato pertanto possibile correlare il meccanismo farmacologico agli effetti, terapeutici e tossici, osservati in seguito all’assunzione di queste sostanze.

Dagli studi effettuati è stato evidenziato che queste sostanze:

1.hanno un’azione analgesica e antiemetica, utile per i pazienti oncologici, per combattere il dolore resistente ad altri trattamenti e contro il vomito provocato da chemio e radioterapia;

2.agiscono a livello neuromuscolare, efficaci pertanto nei casi di spasmi e sclerosi multipla;

3.stimolano l’appetito, tanto che sono utilizzate negli USA negli stati di deperimento da malattie terminali, come l’AIDS;

4.riducono l’infiammazione perché inibiscono la risposta immunitaria;

5.sono antiaggreganti e ipotensivi;

6.mostrano effetti antiproliferativi su alcune linee di cellule tumorali per cui in futuro si potrebbero sviluppare farmaci cannabinoidi antineoplastici.

Fin qui tutto positivo. Ma purtroppo, come per ogni farmaco, bisogna fare i conti con gli effetti collaterali.
In primo luogo, queste sostanze agiscono come vere e proprie droghe perché inducono, a seconda dei soggetti e delle dosi, eccitazione, benessere, euforia o sedazione, sonnolenza, distacco dal mondo, percezioni distorte, confusione, difficoltà di linguaggio e a volte perfino allucinazioni. Possono anche indurre, ancora, ipotensione e difficoltà respiratorie. Inoltre l’uso protratto induce tolleranza (occorrono dosi sempre più alte per avere gli stessi effetti), dipendenza (si cerca l’assunzione della sostanza) e sindrome di astinenza (si possono manifestare tremori, irrequietezza, insonnia e anoressia).

Si tratta, dunque, di farmaci molto “delicati”, da utilizzare in condizioni in cui le altre terapie si sono rivelate inutili. Fino ad ora reperire questi farmaci per migliorare le condizioni di vita di malati di sclerosi multipla o di tumore è stato molto difficile, sia perché i costi, a carico del paziente, erano molto alti, sia perché la burocrazia era molto farraginosa.

La Puglia dall’8 aprile coprirà interamente le spese per questi farmaci ai malati terminali che necessiteranno del trattamento. L’iter burocratico rimane comunque rigido: la prescrizione può essere effettuata solo dal medico specialista in neurologia, oncologia o preposto al trattamento della terapia del dolore, alle dipendenze delle strutture sanitarie pubbliche. La certificazione ha una validità di sei mesi e la prescrizione 30 giorni. La somministrazione può avvenire solo per pazienti ricoverati o in day hospital.

La speranza è che questi farmaci possano migliorare la qualità della vita di coloro che li assumeranno, nell’attesa che la ricerca scientifica riesca a trovare rimedi non palliativi, ma curativi.

Curiosità: la sostanza prodotta dal nostro organismo che interagisce con i recettori per i cannabinoidi è stata chiamata Anandamide, dal sanscrito ananda, “serenità interiore”.

Questi farmaci prenderanno sempre maggior piede anche in altre patologie come le patologie neuropatiche neurologiche, reumatologiche per citare alcuni campi!

giannalinda
17-07-2010, 08:08 PM
http://www.healthcosmo.com/medical-science/medical-marijuana-may-help-fibromyalgia-pain/

1 parte- Lynda, una madre di 48 anni, di tre che vive nello stato di New York, è stata diagnosticata la fibromialgia nel 2000. Mentre ci sono farmaci di prescrizione per la fibromialgia, lei è trovato uno non convenzionale droga marijuana che realmente fa il trucco.

"Vorrei usare [marijuana] quando i dolori bruciore iniziato ... Mostra tuttolungo la schiena o il mio braccio destro, e poco dopo, ho trovato potrei continuare con i lavori domestici ed effettivamente fare di più," dice Lynda.

La fibromialgia è notoriamente difficile da trattare e solo il 35% -40% delle persone con la condizione di dolore cronico ottenere sollievo dai farmaci disponibili. Anche se ci sono opinioni forti che circondano il suo utilizzo, alcuni pazienti stanno cercando marijuana legalmente o illegalmente, e trovando può aiutare il dolore fibromialgia.

"I miei pazienti mi chiedono tutto il tempo su di esso", afferma Stuart Silverman, MD, un professore di medicina clinica e reumatologia al Cedars-Sinai Medical Center, a Los Angeles. "Storicamente e aneddoticamente, la marijuana è stata utilizzata come antidolorifico".

Perché la marijuana a volte aiuta
Il nostro corpo naturalmente fare antidolorifici chiamati endorfine, ma anche altre sostanze che possono provocare dolore nel cosiddetto sistema degli endocannabinoidi. Questo sistema sembra giocare un ruolo chiave in molti processi dell'organismo, tra cui modulante come ci sentiamo dolore. La marijuana contiene cannabinoidi molto simili a quelle che si verificano nel corpo naturalmente.

pazienti con fibromialgia in genere l'esperienza del dolore a livello del corpo, ma spesso devono assumere farmaci multipli per altri sintomi, che possono includere disturbi del sonno, sindrome delle gambe senza riposo, depressione e ansia. Tuttavia, la marijuana può trattare i sintomi multipli, e alcuni pazienti stanno vedendo i risultati.

Sembra logico-perché non soffre di fibromialgia provare la marijuana per i loro sintomi, se vivono in uno stato dove è legale la marijuana medica?

Ma ci sono due problemi con la cannabis, il Dott. Silverman e altri critici dicono: E 'una sostanza naturale complesso che contiene circa 60 composti diversi con effetti potenzialmente medicinali, alcune delle quali possono interagire tra di loro. L'altro problema è che la quantità di questi composti diversi può variare a seconda dei lotti, come la marijuana non è sintetizzata, ma cresciuto.

2 parte - Mentre il Dott. Silverman dice di avere grandi speranze che i farmaci di sintesi a base di composti singoli cannabis potrebbe un giorno aiutare i pazienti con fibromialgia (dopo un adeguato studi clinici randomizzati controllati sono stati fatti), egli sostiene che la cosa reale oggi è troppo inconsistente.

"Pensiamo che probabilmente c'è un ruolo per quella classe di composti, i cannabinoidi, in generale, ed è solo una questione di stabilirne le modalità che sta per essere messa in pratica", afferma Mark Ware, MD, un professore assistente in Medicina di famiglia e anestesia alla McGill University di Montreal, e il direttore esecutivo del consorzio canadese per le inchieste sui Cannabinoidi.

Dr. Ware ha recentemente pubblicato uno studio che mostra che un tale composto, nabilone (Cesamet), pazienti con fibromialgia hanno aiutato a dormire meglio. E 'stato più efficace di amitriptilina, un antidepressivo triciclico spesso prescritto a pazienti con fibromialgia per alleviare il dolore e migliorare il sonno. E uno studio pubblicato un paio di anni fa ha trovato il nabilone ha aiutato diminuire il dolore e l'ansia nei pazienti con fibromialgia.

Il nabilone è un analogo sintetico del delta-9 tetraidrocannabinolo-THC per brevi spesso pensato come il principio attivo di cannabis. La Food and Drug Administration (FDA) ha approvato il farmaco nel 1985 per il trattamento di nausea in pazienti oncologici sottoposti a chemioterapia.

L'unico altro farmaco a base di cannabis attualmente in commercio negli Stati Uniti è dronabinol, che viene venduto come Marinol negli Stati Uniti ed è approvato dall'FDA per il trattamento chemio-nausea e vomito connessi. Non è stato testato formalmente in pazienti affetti da fibromialgia, anche se Lynda ha ricevuto una prescrizione di Marinol nel 2006.

"La droga mi fa più stanco e non dura abbastanza a lungo nel mio sistema, ma ho attaccato con esso da allora per due fondamentali ragioni: che faccio completare con la marijuana, solo che non tutte le volte al giorno," dice. "Ci sono volte che non uso tutto il giorno o settimana o mese."

Una medicina terzo a base di cannabis, il Sativex, è ora in sperimentazione clinica negli Stati Uniti per il trattamento del dolore oncologico. Il farmaco viene spruzzato sotto la lingua o nella guancia, e contiene THC e cannabidiolo, un composto non-psicoattivo della cannabis si trovano in che facilita l'infiammazione e il dolore e può anche ridurre gli effetti collaterali del THC (come l'ansia, la produzione di fame, e alcuni di le proprietà inebrianti), così come un certo numero di altri composti (altri cannabinoidi e terpenoidi, che sono analgesici in propri diritti).

Dopo avere ottenuto l'approvazione del suddetto farmaco, la vita è cambiata per questa signora! E 'molto probabile che i medicinali a base di cannabis potrebbe essere utile per chi soffre di fibromialgia basata sulla scienza disponibile", dice Ethan Russo, MD, che è senior consulente medico GW Pharmaceuticals, che rende Sativex, un medico e di studio per gli Stati Uniti clinica sperimentazioni in corso per il ... Mostra tuttotrattamento del cancro.

Il dottor Russo dice di essere fiducioso Sativex otterrà l'approvazione della FDA per il trattamento del dolore del cancro nel 2013. "Mentre una base teorica per Sativex che possa contribuire sintomi della fibromialgia vantaggio è abbastanza forte, e sappiamo che è stato molto utile con dolore neuropatico ei disturbi del sonno in molte altre condizioni", aggiunge, "è ultimo programma di utilità nella fibromialgia può essere provata logico, moda pratica attraverso formale studi clinici randomizzati. "

Per ora, dice il dottor Ware, i pazienti con fibromialgia che non sono aiutati dai loro trattamento esistenti potrebbero voler discutere il nabilone con il proprio medico. "Un sacco di medici proprio non lo so che questi cannabinoidi ricetta esiste," dice.

Tuttavia, questi farmaci hanno effetti collaterali anche. "Gli effetti collaterali più tipici sono quello che io chiamo le tre s D': sonnolenza, vertigini e secchezza delle fauci. Non è euforia in quanto tale ", aggiunge.

In Canada, la legge federale permette ai pazienti di utilizzare marijuana medica con il supporto di un medico (non possono prescrivere la marijuana perché non è approvato come farmaco in Canada) di applicazione del paziente di essere in possesso, il farmaco viene consegnato direttamente al paziente, e cresciuto in condizioni controllate dal governo.

"Ho i pazienti con una serie di sindromi dolorose che hanno fallito tutti i suoi altri trattamenti e for a base di erbe che la cannabis has stata l'unica opzione ragionevole that that controlli che hanno i loro sintomi," ha detto il dottor Ware. In questi casi, aggiunge, sarà aiutare il paziente a ottenere la carta di cui hanno bisogno di essere autorizzati ad avere il farmaco.

Ma negli Stati Uniti, la legittimità di marijuana medica è determinata dallo stato per stato (è ora legale in 14 stati), e le norme ei regolamenti variano molto. (Get stato da informazioni di stato.) E mentre il procuratore generale Eric Holder ha detto l'anno scorso che non avrebbe più andare dopo le persone che vendevano o l'utilizzo medico della marijuana legalmente, molti utenti e potenziali utenti, temono i rischi giuridici che può essere tenuto.

"Licenza per l'utilizzo o meno, è ancora un reato federale, afferma Dee, un assistente di 52 anni, medico con fibromialgia, che vive in Colorado, che ha approvato una legge che consente la marijuana medica nel 2000. Mentre visita un centro benessere per massaggi terapeutici, staff suggerì di provare la marijuana per i suoi sintomi.

giannalinda
19-07-2010, 12:34 AM
http://www.torrinomedica.it/farmaci/schedetecniche/RIVOTRIL.asp

COME TUTTI I FARMACI VANNO DIMINUITI O AUMENTATI PER GRADI SECONDO PRESCRIZIONE SPECIALISTA a basse dosi no dipendenza ad elevate dosi si se combinati con altri farmaci si arriva alla dipendenza, ma da solo no non è un farmaco cosi potente da creare dipendenza grave!

giannalinda
20-07-2010, 09:55 PM
Cara Gianna,

oggi ho fatto 2 test (PNE) sul n. pudendo per dolore puro:

- un caso per la nevralgia del pudendo di Sx (quindi test mirato)

- un caso per vulvodinia (bilaterale).

gia dal test hanno notato subito cambiamenti positivi i pazienti, ti faro sapere il proseguo di cio ...cari saluti e.o.
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EFFETTI CANNABIS LUGLIO 2010 dal giornale il venerdì del sole 24 h

pazienti che hanno sclerosi multipla hanno assunto la cannabis in varie soluzioni: tre pazienti nel te, 6 nei biscotti impastati con estratto cannabis e terzo il vaporizzatore...dopo un anno questi ammalati gravi di sclerosi multipla camminano con una stampella quasi normalmente e senza piu dolore abbandonando la sedia a rotelle completamente; in alcune regioni d'italia puglia, lombardia veneto e campania...inoltre la CANNABIS è anche un antitumorale che ha la stessa potenza delle radio o delle chemio, senza i noti effetti collaterali devastanti di queste sostanze; stanno studiando se con la cannabis canapa in italia poter produrre farmaci italiani a minor costi nel centro sperimentazione medico di Rovigo...e sara utilizzata anche per patologie croniche che portano al dolore cronico, come quelle presenti qui reumatologiche e altri campi nel tempo...inoltre per combattere i tumori ed è possibile per sclerosi multipla prescriverla nella regione puglia attualmente via ssn e per gli altri c'e un certo costo, pero nel giro di 6 mesi un anno anche altre regioni e altri reparti di terapia del dolore italiano investirà in cio; si aprono quindi nuove frontiere in merito, speriamo!

giannalinda
26-07-2010, 12:41 PM
http://www.salute.gov.it/curePalliativeTerapiaDolore/newsCurePalliativeTerapiaDolore.jsp?id=940&menu=inevidenza&lingua=italiano

http://www.salute.gov.it/curePalliativeTerapiaDolore/curePalliativeTerapiaDolore.jsp

http://www.salute.gov.it/medicinaliSostanze/paginaMenuMedicinaliSostanze.jsp?id=16&menu=tera&lang=italiano

http://www.partecipasalute.it/cms_2/node/390

A rischio tante tecniche di anestesia per mancanza di anestesisti rianimatori in italia, a causa dei tagli, quindi se non cambia la situazione saremmo sempre piu a rischio anche noi ammalati, alcune informative!

MonicaRenna
27-07-2010, 08:16 AM
Vorrei aggiugere che se inibiscono la risposta immunitaria, a lungo andare possono favorire le neoplasie, dunque occorre prudenza, anche se in campi dove non vi sono farmaci come la sclerosi, indubbiamente gli studi vanno proseguiti, magari producendo farmaci di sintesi che contengano i principi attivi positivi per il paziente, e non quelli negati, imitandoli dalla pianta
Monica

giannalinda
28-07-2010, 02:03 AM
grazie monica di fatti, ribadisco non sono farmaci che tutti possono usare da valutare, da caso a caso, ma di sicuro fanno meglio di altri farmaci onestamente io ho preso mucchi di farmaci prima di arrivare all'oppio nel fentanyl che mi hanno fatto venire ulcera allo stomaco con fentanyl stop dolori di stomaco e meno dolori quindi vanno adattati da caso a caso, sotto controllo massimo medico ci mancherebbe e a me ha aiutato molto nella mia patologia complessa la neuromodulazione; concordo con te solo il medico studiando il paziente, decide il dafarsi ciao!

http://www.medicinenet.com/symptoms_and_signs/alpha_t.htm

http://www.la-sclerosimultipla.net/centri/48.php
http://www.la-sclerosimultipla.net/centri/88.php
http://www.la-sclerosimultipla.net/centri/193.php
http://www.la-sclerosimultipla.net/centri/215.php
http://www.la-sclerosimultipla.net/centri/216.php
CENTRI TRA I MIGLIORI PER CURARE QUESTA PATOLOGIA secondo fonti sanitarie!

giannalinda
10-08-2010, 12:05 AM
http://hubbardfoundation.org/index.html
auguroni che anche questa patologia possa essere sconfitta!

http://www.youtube.com/watch?v=JgjifRoGiUI

http://apps.facebook.com/causes/posts/521006?m=90525af8

http://www.youtube.com/watch?v=NFlEM...layer_embedded (http://www.youtube.com/watch?v=NFlEM0J6Xgw&feature=player_embedded)

http://www.latimes.com/news/health/b...,2369726.story (http://www.latimes.com/news/health/boostershots/la-heb-bowel-20100722,0,2369726.story)


http://blogs.myspace.com/index.cfm?fuseaction=blog.view&friendId=383160518&blogId=493807888

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Sindrome Piriforme

http://www.neurochirurghi.com/images/pt0.gif

http://www.neurochirurghi.com/immagini/intrapp_sciatico.jpg


La figura mostra il nervo sciatico intrappolato tra il muscolo
piriforme ed il gemello superiore. Il conflitto è di tipo meccanico
e si risolve, il più delle volte, "controllando" l'infiammazione del
muscolo con infiltrazioni locali.

Sciatica da "intrappolamento", non discale
La prevalenza annuale della sciatica è del 5% (32) , con una probabilità di malattia nel corso della vita del 40% (28), lo 0,2% dei quali soggiace a chirurgia spinale ogni anno (6 e 60).
Occasionalmente la sciatica, (l'incidenza non à ancora quantificabile), può essere dovuta a sindrome del muscolo piriforme, ossia intrappolamento del nervo sciatico mentre passa adiacente al muscolo.
Da un punto di vista clinico la distribuzione del dolore e delle eventuali parestesie interessa tutti e cinque le dita invece che essere limitata alle dita mediali (L5) o laterali (S1) secondo l'usuale pattern dermatomerico.
Il Lasegue o straight leg raising (SLR) test è negativo o scarsamente positivo, mentre la resistenza in abduzione o adduzione provoca dolore.
Molti pazienti poi dichiarano che il dolore peggiora in posizione seduta ma migliora deambulando. Una borsite trocanterica associata si rileva nel 7% dei pazienti e risponde alle iniezioni di anestetico locale.
La diagnosi differenziale va fatta con l'ernia del disco o dolore di origine discale, l'ancora più raro intrappolamento del nervo pudendo a livello della tuberosità ischiatica, superficie mediale.
Da sottolineare che il dolore discogenico, da fissurazione dell'anulus, senza erniazione, interessa la parte alta delle natiche e la cresta iliaca.
La percussione sopra i processi spinosi generalmente riproduce il dolore.
La risonanza secondo i parametri dello studio citato, soprattutto FSE (fast speen eco) e neurografia, ha rilevato ipertrofia dei muscoli piriformi nel 43% dei casi (ipertrofia nel 38,5, atrofia nel 15%), ed iperintensità del nervo sciatico nelle immagini neurografiche.
Combinando insiene l'asimmetria dei piriformi e le alterazione dello sciatico la specifità diagnostica fu del 93%, con una sensitività del 64%.
Il blocco antalgico, ossia l'iniezione di anestetico nel muscolo piriforme, risulta diagnostico ed è terapeutico.


Riferimenti scientifici: Filler AG, Haynes J, Jordan SE, Prager J, Villablanca JP, Farahani K, McBride DQ, Tsuruda JS, Morisoli B, Batzdorf U, Johnson JP. Sciatica of nondisc origin and piriformis syndrome: diagnosis by magnetic resonance neurography and interventional magnetic resonance imaging with outcome study of resulting treatment.
J Neurosurg Spine. 2005 Feb;2(2):99-115.

carmelaleotta
22-08-2010, 05:36 PM
Sono stata a Milano dalla Malaguti circa 2 anni fa , ma non potendo sostenere costi per elevatissimi ho chiesto se poteva esserci un istituto ospedaliero a me più vicino. sono stata circa un anno fa al Policlinico di Catania dove alla Clinica Neurologica II mi hanno prenotato una visita con la dott. Cristina Tornali, semplicemente con il ticket. Ho potuto anche effettuare EMG ,Tac e visita neurochirurgica con il prof. Vincenzo Albanese , e prof. Ignazio Vecchio. Ho effettuato diverse cure con farmaci e con il laser e ora posso dire di stare decisamente meglio. Per chi volesse notizie può tel al Poloclinico al numero 095.3781381 Carmen

giannalinda
04-11-2010, 01:51 AM
http://www.youtube.com/watch?v=Y6kAZr6BUc0&feature=related

giannalinda
04-11-2010, 01:58 AM
http://www.youtube.com/watch?v=EVvN7bE3NcU&feature=fvw

pudendale uguale solo che si fanno esami sul nervo pudendo e centramento sul pudendo; mentre nella sacrale si fanno i centramenti reperi sacrali con valutazione del periostio nervo che passa vicino al sacro che nella nms va bucato; quella al pudendo è una operazione meno dolorosa; ma la stessa sacrale è dolorosa ma sopportabilissima rispetto ad interventi al nervo pudendo etc..TUTTO SOTTO GUIDA ANESTESIOLOGICA!

giannalinda
04-11-2010, 06:17 PM
http://www.liberoreporter.it/NUKE/news.asp?id=5675

COME INFORMATIVA!

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http://www.liberoreporter.it/NUKE/imgs/space.gif http://www.liberoreporter.it/NUKE/imgs/space.gif

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News
Bisfenolo dannoso per la fertilità maschile (http://www.dica33.it/cont/news/1011/0201/bisfenolo-dannoso-fertilita-maschile.asp)

NEWS


ARCHIVIO » (http://www.dica33.it/cont/archivio-news/archivio.asp)
Ultimo aggiornamento: 02/11/2010

Bisfenolo dannoso per la fertilità maschile



Una ricerca pubblicata dalla rivista Fertility and sterility ha rilevato una correlazione tra l'esposizione professionale al bisfenolo e la fertilità maschile. Un campione di 218 uomini è stato arruolato in un'industria cinese che in cui si lavora con prodotti contenenti bisfenolo A, distinguendoli in lavoratori a contatto diretto (n=130) e non diretto (n=80). L'esame di urine e sperma condotti in cinque anni di osservazioni, ha evidenziato una relazione: rispetto alla norma, il livello più alto di bisfenolo A nelle urine era associato a una probabilità tre volte più alta di avere una bassa concentrazione di spermatozoi e quattro volte più alta di avete un basso conteggio totale. I rischi di bassa motilità degli spermatozoi, inoltre, sono risultati doppi rispetto a chi non aveva una concentrazione di bisfenolo A rintracciabile nelle urine, tuttavia una minore efficienza di sperma e spermatozoi è stata riscontrata in entrambi i gruppi, un dato significativo, dal momento che secondo gli autori, l'esposizione non diretta è paragonabile a quella di un qualsiasi americano o cittadino di un paese occidentale!


da medicina 33 informativa

giannalinda
05-11-2010, 11:17 PM
nuovo farmaco appena uscito MICTONORM 15 MG COMPRESSE RIVESTITE, PER CHI SOFFRE DI IPERATTIVITA' VESCICALE, O IN CHI HA PROBLEMI A CARICO DEL MIDOLLO SPINALE; CONTINE IL PRINCIPIO ATTIVO DELLA PROPIVERINA...UTILIZZARE SU RICHIESTA MEDICA SPECIALISTA UROLOGO, NEURO UROLOGO!

giannalinda
10-11-2010, 04:58 PM
Cranberry: promosso contro la cistite da Redazione (http://www.forumsalute.it/community/members/16130.html) 04-11-2010, 17:35 PM
http://www.forumsalute.it/community/images/misc/multipage.gif (http://www.forumsalute.it/community/forum_92_ecommerce/thrd_147509_cranberry_promosso_contro_la_cistite_1 .html#comments) Commenti (0) (http://www.forumsalute.it/community/forum_92_ecommerce/thrd_147509_cranberry_promosso_contro_la_cistite_1 .html#comments)
http://www.forumsalute.it/community/attachment.php?attachmentid=5974&stc=1&d=1288888526
La cistite fa impazzire molte donne, giovani e meno giovani. Ma le soluzioni naturali non mancano! Tra le piu’ efficaci il mirtillo rosso, certificato dalla scienza come rimedio ideale per combattere le infezioni delle vie urinarie

E’ vero che alcune piante possono curare meglio dei farmaci di sintesi? La risposta è semplice: dipende dalle piante. La scienza ne promuove molte, ma ne boccia altrettante. Per sapere se ci stiamo affidando al rimedio giusto contro un piccolo, specifico disturbo, l’estratto deve rientrare tra i promossi a pieni voti. E il mirtillo rosso lo è!
Oggi parliamo di infezioni delle vie urinarie: alzi la mano la donna che non è mai stata colpita, almeno una volta nella vita, dalla cistite. La cistite è un problema fastidioso specie se si presenta con regolarità. E’ uno stato infiammatorio della vescica dovuto a un’infezione batterica (quasi sempre si tratta di microrganismi nocivi provenienti dall’intestino), che causa bruciore e dolore alla minzione, crampi al basso ventre, sensazione di peso sulla vescica, talvolta febbre e sangue nelle urine.
Per ripristinare l’equilibrio di questa parte dell’organismo tanto delicata ci si può rivolgere ai tradizionali farmaci antibiotici, scelti in base all’urinocoltura e all’antibiogramma, oppure si può puntare sulla fitoterapia, intraprendendo una strada più lunga ma senz’altro più naturale, più sicura e meno priva di controindicazioni. In questo caso la pianta di riferimento si chiama cranberry, riconosciuta dalla scienza come disinfettante delle vie urinarie efficace al 100%.
Il cranberry, o mirtillo rosso nordamericano, è ricco di proantocianidine, sostanze in grado di prevenire le infezioni urinarie. A confermarne l’azione disinfettante è una recente revisione di diversi studi internazionali: i prodotti a base di cranberry si sono dimostrati in grado di ridurre l’incidenza delle infezioni perché impediscono ai batteri, in particolare all’Escherichia coli, di aderire alle pareti della vescica. Il mirtillo rosso può essere assunto sia contro la cistite in fase acuta sia a scopo preventivo per periodi anche lunghi.
Oltre all’utilizzo del cranberry vogliamo offrire qualche altro consiglio alle donne che non ne possono più di dolori e bruciori! I suggerimenti sono quelli di perdere peso, smettere di fumare, bere tanta acqua ed eliminare le sostanze irritanti come la caffeina e la teina.
Attenzione alla stitichezza: i batteri intestinali migrano più facilmente quando c’è un ristagno prolungato delle feci. Tenere pulito il colon, con una dieta ricca di cereali integrali, frutta e verdura, con l’assunzione di stimolatori fisiologici della motilità intestinale e con l'idrocolonterapia, è di grande importanza se si è soggette a cistiti croniche o ricorrenti.
Per l’esame delle urine, infine, potrebbe essere utile procurarsi un test in farmacia con cui misurare i livelli di nitriti e leucociti, la cui presenza è una spia di eventuali infezioni delle vie urinarie. I risultati sono da verificare, in ogni caso, con il proprio medico.

COME FARMACO abase di erbe naturale si consiglia INFURIN CONTROL se cistite è singola, e non è associata a patologie urologiche va bene il mirtillo rosso; se no; NON E UTILIZZABILE QUESTO ELEMENTO NATURALE IN CISTITE CRONICA E ABBINATA AD ALTRE PATOLOGIE!

CONSULTARE SEMPRE MEDICO SPECIALISTA CURANTE IN MATERIA ED EVENTUALE OMEOPATA, IN COLLABORAZIONE CON L'UROLOGO O NEURO UROLOGO!

whitedwarf_it
13-05-2011, 02:37 PM
buongiorno a tutti!
sono nuova sul forum e visto che siete una fonte di informazione preziosa, volevo chiedere se qualcuno ha un recapito aggiornato della dottoressa Malaguti o del dott Spinelli che mi sembra aver capito lavorino a Milano..purtroppo ho contattato Vigevano, dove la Malaguti lavorava, ma mi han detto che è andata via, ma non so per dove!
grazie mille!!!
giorgiana

elena1956
13-05-2011, 11:05 PM
Benvenuta Giorgiana ! Raccontaci la tua storia ! Se vai nei post passati trovi i recapiti di entrambi i medici...A Milano , o meglio a Sesto San Giovanni ( Multimedica ) lavora , anche il Dottor Cappellano , che è pure un ottimo medico ( neuro-urologo ) . In bocca al lupo...

manon13
15-05-2011, 09:29 AM
Aggiungo che la mia esperienza con la Malaguti non e' stata brillante. Mi scoccia dirlo ma non voglio che nessuno abbia problemi come i miei

giannalinda
15-09-2011, 02:28 PM
ci sono medici nuovi che stanno intraprendendo la strada su patologie rare o non comuni come TARLOV N PUDENDALE e PATOLOGIE REUMATOLOGICHE COLLEGATE AL PAVIMENTO PELVICO quindi ben venga e man mano avremmo la possibilità nel prossimo futuro di poter conoscere nuovi metodi, nuove strutture e medici che lavorano in esse; RINGRAZIO TUTTI I MEDICI CHE ATTIVAMENTE COLLABORANO CON NOI DA ANNI ORMAI; GRAZIE A NOME DI TUTTO IL FORUM DELL'ASSOCIAZIONE!!!


http://www.osservatoriomalattierare.it/index.php?option=com_content&view=article&id=1069&Itemid=999
nuova patologia che si puo determinare da evinti traumatici, operazioni alle articolazioni o nervi o puo derivare da difetti genetici e mostrarsi con sintomatologie dure da captare è una malattia rara; e non è facile diagnosticarla curarla; come informativa...

http://www.osservatoriomalattierare.it/index.php?option=com_content&view=article&id=1067&Itemid=13
regione LAZIO e MALATTIE RARE...informativa e se volete saperne di piu SCRIVETEVI a www. osservatorio malattie rare.it;

buon pranzo! CIAO ELENA BACI ti vedo collegata smack forza!!!

pucca
16-09-2011, 09:54 AM
Credo di averlo già scritto da qualche parte.
Chi è in cura da Cappellano mi può dire se è vero che lui ha parlato con una sua paziente (sig.ra Antonia) dicendole che forse fra sei mesi ci sarà una nuova cura sperimentale? Sapete di che cosa si tratta? A lei l'ha detto dopo che purtroppo dopo la quinta infiltrazione non aveva avuto miglioramenti. Solo che lei non ha avuto il coraggio cioè forse era snervata non lo so, comunque non ha chiesto di che cosa si trattasse.
grazie Pucca

elena1956
16-09-2011, 06:13 PM
Come vi avevo detto devo fare il mio controllo annuale al più presto da Cap ... e gli chiederò cosa bolle in pentola ! Pazienza gente ... qualora fosse qualcosa di " grosso e straordinario " lo avremmo in qualche modo già saputo ! Quindi ... pazientate , un abbraccio

carletto
17-09-2011, 09:31 AM
più o meno lo stesso capitò a me dopo 5 infiltrazioni......

leonecanefifone
17-09-2011, 03:03 PM
Vediamo l'evolversi della cosa e speriamo sia fattibile e disponibile, vista la sanità........

carletto
24-09-2011, 10:57 AM
Ma che è successo al forum??

elena1956
24-09-2011, 11:46 AM
In che senso , carletto ?

carletto
24-09-2011, 02:45 PM
Non riesco a inviare messaggi privati e sono sparite tante discussioni

carletto
24-09-2011, 02:46 PM
MI DICE:L'amministratore ha disabilitato la messaggistica privata.

rita53
24-09-2011, 07:45 PM
ciao Carletto, non sò se succede solo a te , ma sò per certo che è stato messo un filtro ai "nuovi iscritti" per evitare intrusioni indesiderate....essendo vecchio utente non dovresti avere questo problema, ad ogni buon conto chedo a pascucci che si occupa del sfw il perchè di questa situazione . Poi ti saprò dire........
Rita

carletto
25-09-2011, 10:38 AM
purtroppo a me succede:-(

carletto
25-09-2011, 10:39 AM
inoltre non visualizzo più le discussioni

rita53
25-09-2011, 09:23 PM
io ho già chiesto agli amministratori cosa stà succedendo....sò che sono stati tolti i messaggi privati , ma del resto....ti saprò dire quando mi dicono qualcosa.

carletto
26-09-2011, 11:52 AM
Grazie rita speriamo riuscite a risovermi questo brutto disservizio

pucca
26-09-2011, 01:39 PM
Si vorrei sapere anche io cosa è successo.
Ci sono problemi fra i messaggi privati?
In questa maniera per forza ci dobbiamo scrivere sul forum o mettere pubblicamente qui la nostra mail privata e ciò non va bene secodo me.

elena1956
26-09-2011, 05:10 PM
Un pochino di pazienza ! Vedrete che al più presto tutto tornerà nella normalità ...l'email è x sicurezza vostra che sarebbe preferibile non lasciarla dove tutti la possano vedere e usare ... poi , è una scelta vostra ! Alcumi mes sono stati cancellati xchè la discussione era ferma da più di un anno ... questo non è un " disservizio" , ma rendere il forum un pò più agile ...

manon13
29-09-2011, 06:40 PM
le discussioni si possono comunque vedere se quando aprite un forum nelle opzioni sotto indicate che volete vedere le discussioni as esempio dell'ultimo anno.
ricompaiono tutte

leonecanefifone
30-09-2011, 11:20 PM
si fa solo un pò d'ordine senno si parlava di tutto e di troppo, questo è il forum del pudendo non l'anagrafe canina ah ah (ovvio si sdrammatizza, chi si sente pungolato nn si scaldi, c'è sempre tempo per fare i seri)

elena1956
01-10-2011, 01:03 PM
Ciaooooooo ! tornata Leone ? vedo con la medesima grinta ...Un abbraccio

leonecanefifone
02-10-2011, 10:17 PM
Ciao Elena, sto dietro ai muratori in questo periodo, mi hanno sequestrata e devo visionare i lavori dato che stanno smantellando garage e cantina per ricavarne altro appartamento e sono tra polvere e calcinacci, in ogni caso poi io e te ci sentiamo in separata sede e questioniamo da bravi torelli, la grinta c'è forse perchè ora c'è anche un valido aiuto, nn i soliti farmaci e la solita fisio. C'è aria nuova in cucina........

rita53
03-10-2011, 11:20 AM
bene Leone, ci saprai dire cosa bolle in pentola?????

elena1956
03-10-2011, 08:02 PM
Ehhhhhh nooooo Leone ora mi fai diventare curiosa .... e poi i " tori " han grinta , ma non pazienza ! sentiamoci presto ...E non ti stancare troppo , un abbraccio

leonecanefifone
04-10-2011, 12:11 AM
Anzi ripeto il 16 di questo mese sarò a Bologna all'Isal vicino ai malati di dolore cronico e con Elisa Mazzotti che voglio conoscere voglio toccare con mano altre realtà e porterò le nostre testimonianze, siamo tutti su una barca traballante ma è nostro dovere mantenere la rotta e divulgare. Io ci credo

elena1956
04-10-2011, 09:57 PM
Pure io e tanto ... e come sai stò dandomi da fare ... ma le cose si muovono molto ,molto lentamente !

rita53
05-10-2011, 09:35 AM
brava Leone..... ci saprai dire anche di questa realtà.....

giannalinda
23-04-2012, 12:07 AM
http://pelvicfloor.it/le-testimonianze/70-incontinenza-urinaria-imbarazzo-sport.html
https://www.facebook.com/pages/Fisioterapia-e-Riabilitazione-del-Pavimento-Pelvico/258247750891838?sk=wall
http://pelvicfloor.it/riabilitazione.html
http://pelvicfloor.it/curriculm-breve.html
http://pelvicfloor.it/le-testimonianze.html
http://pelvicfloor.it/i-video.html
http://pelvicfloor.it/contatti.html

informazioni su pavimento pelvico e riabilitazione buenas noches and good week con il sole , che dovrebbe arrivare stabile da meta settimana finalmente! ciao e mai mollare rocce!!!

giannalinda
30-04-2012, 07:01 PM
Dolore cronico, al Parlamento Europeo un’alleanza per combatterlo (http://www.osservatoriomalattierare.it/attualita/1420--dolore-cronico-al-parlamento-europeo-unalleanza-per-combatterlo) http://www.osservatoriomalattierare.it/templates/omar_default/images/pdf_button.png (http://www.osservatoriomalattierare.it/attualita/1420--dolore-cronico-al-parlamento-europeo-unalleanza-per-combatterlo?format=pdf) http://www.osservatoriomalattierare.it/templates/omar_default/images/printButton.png (http://www.osservatoriomalattierare.it/attualita/1420--dolore-cronico-al-parlamento-europeo-unalleanza-per-combatterlo?tmpl=component&print=1&layout=default&page=) http://www.osservatoriomalattierare.it/templates/omar_default/images/emailButton.png (http://www.osservatoriomalattierare.it/component/mailto/?tmpl=component&link=78e47896d413e055a26310ac23ee244344603c6b) Autore: Redazione, 03 Dic 2011



inShare (http://javascript%3cb%3e%3c/b%3E:void%280%29;)1
.soc_no a{color:#d6d6d6; font-size:8px;} .soc_yes a{color:#d6d6d6; font-size:8px;display:none;}SocButtons v1.4 (http://nauca.com.ua/plugins/socbuttons-v14/)

http://www.osservatoriomalattierare.it/plugins//content//vozme/images/paper_sound26x26.gif (http://javascript%3cb%3e%3c/b%3E:void%280%29;)

Sono circa 100 milioni i pazienti che soffrono di queste sindromi, è per loro la Pain Alliance Europe

Il 29 novembre scorso a Bruxelles è stato fatto un passo importante per tutte quelle persone che si trovano a dover far fronte a situazioni di dolore cronico. E’ stata infatti ufficialmente presentata la Pain Alliance Europe (PAE) all’interno del Parlamento Europeo, un’alleanza cioè contro il dolore. L’obiettivo della nuova Alleanza di Pazienti - un network di 18 Organizzazioni Non Governative in rappresentanza di 11 Paesi europei - è quello di sollecitare interesse e creare consapevolezza sul problema del dolore cronico, sia per quanto riguarda la mancanza di trattamenti adeguati per i pazienti che per il riconoscimento del dolore quale condizione che incide fortemente sulla qualità della vita. Per non parlare dei miliardi di euro che gravano ogni anno sull’economia europea, in termini di ore di lavoro perse a causa della malattia.


Un Europeo su quattro soffre di dolore cronico severo, 100 milioni solo nei 27 Paesi dell’Unione Europea, la metà dei quali non riceve alcun trattamento o addirittura non viene presa sul serio. Mentre il dolore reumatico, ortopedico ed oncologico sono riconosciuti come patologie, con numerose associazioni che si battono perché venga riconosciuto il loro status di malattia e affinché i pazienti ricevano trattamenti adeguati, il dolore cronico come malattia è praticamente sconosciuto ai operatori della sanità e all’opinione pubblica in generale.

“Il sollievo dal dolore rappresenta un diritto fondamentale, riconosciuto come tale dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e dall’Osservatorio sul rispetto dei Diritti Umani (Human Rights Watch), il che significa che gli Stati membri dell’Unione Europea dovrebbero considerare il trattamento del dolore cronico e l’accesso alle cure una priorità di salute pubblica”, ha detto per l’occasione Hans Georg Kress, Presidente dell’EFIC (http://www.efic.org/) - European Federation of IASP Chapters - che raggruppa le Associazioni Europee impegnate nella medicina del dolore, affiliate alla International Association for the Study of Pain, IASP (http://www.efic.org/))
Lavorando in stretta collaborazione con Gina Plunkett, Presidente della Chronic Pain Ireland e Presidente in carica della PAE, Kress accoglie la nuova alleanza come “un passo importante per il riconoscimento del dolore cronico come una reale sfida non solo per i pazienti e i medici, ma anche per le Istituzioni, i politici e i decision-maker di tutta Europa”.
Per Gina Plunkett, essa stessa affetta da dolore cronico, ‘sarà di “primaria importanza” fare appello ai Governi Europei e alle Istituzioni dell’Unione Europea, affinché inseriscano la “Road Map for Action” nell’agenda politica.’



Le attività proposte sono le seguenti:

1. Riconoscere il dolore quale importante condizione che incide fortemente sulla qualità di vita dei pazienti, e inserirlo tra le priorità di salute pubblica dei sistemi sanitari nazionali;
2. Promuovere un ruolo attivo dei pazienti, dei loro familiari e dei care-giver in generale, attraverso la disponibilità delle informazioni e l’accesso alla diagnosi e al trattamento del dolore;
3. Accrescere la consapevolezza sull’impatto che il dolore cronico e il suo trattamento hanno a livello clinico, economico e sociale, sui pazienti, le loro famiglie, i care-giver, i datori di lavoro e i sistemi sanitari;
4. Accrescere la consapevolezza sull’importanza della prevenzione, della diagnosi e del trattamento del dolore tra i professionisti della sanità;
5. Incrementare la ricerca sul dolore (ricerca di base, clinica, epidemiologica) quale priorità nel quadro di riferimento dell’Unione Europea, e negli equivalenti programmi di ricerca a livello nazionale ed europeo, tenendo conto dell’impatto sociale del dolore e del peso del dolore cronico in ambito sanitario, sociale e occupazionale;
6. Costruire una piattaforma nell’ambito dell’UE per il confronto e la condivisione delle best practice tra gli Stati membri, relativamente al trattamento del dolore e al suo impatto sulla per la collettività;
7. Servirsi della piattaforma comune europea per realizzare un monitoraggio sul trattamento del dolore, sui servizi e sui risultati ottenuti, e fornire linee guida per armonizzare i livelli efficaci di trattamento del dolore, al fine di migliorare la qualità di vita dei cittadini europei.

Il dolore cronico produce enormi costi per la società, sia costi diretti in termini di assistenza sanitaria e sociale, che costi indiretti in termini di impossibilità a svolgere un lavoro per pazienti e care-giver. Il 21% dei pazienti europei affetti da dolore cronico è impossibilitato a lavorare, e tra questi, il 61% ha dichiarato che la malattia ha fortemente condizionato il proprio status a livello lavorativo. Secondo il Pain Proposal European Consensus Report, il dolore cronico costerebbe all’Europa 300 miliardi di euro all’anno. La prevalenza del dolore cronico severo è più alta in Norvegia, seguita da Polonia e Italia.

Il giorno dell’annuncio, la Pain Alliance Europe ha nominato un Consiglio Direttivo con sede a Bruxelles, presso Vlaamse Pijnliga, Haachtsesteenweg 579 PB 40, B-1031.

Linda Ricci
02-05-2012, 10:43 PM
grazie per le info!!!!!!

giannalinda
03-05-2012, 12:37 AM
di nulla è sempre un piacere saluto voi tutti; buona notte e mai mollare domani controlli ultimi esami piu reumatologo qui a verona lunedi a pordenone per prepare la richiesta di fare intervento di modulazione sacrale tornando agli antipodi; ora ho la nmpudendale; per salvare la protesi ginocchio destro vedere se qualcosa di positivo si sblocca se no passato quest'anno bisognera reintervenire; protesi ginocchio totale a sinistra funziona benissimo e SEMPRE POSITIVA SONO E SPERO LO SIATE VOI TUTTI; LA FORZA ME LA DANNO FAMIGLIARI AMICI, PERSONE SPECIALI CHE SIETE VOI DAL FORUM, siamo qui per aiutarci e sostenerci talvolta; CORAGGIO A VOI TUTTI GRAZIEEEEEEEEEEE!!!! DI CUORE!!!!!

giannalinda
05-05-2012, 11:54 PM
http://www.amway.com/Shop/Product/Product.aspx/NUTRILITE-Daily-Multivitamin-Multimineral?itemno=A4230

http://www.amway.it/catalog?category=1004

http://www.nutrilite.com/en-us/Nature/Products/glucosamine.aspx

sto utilizzando questi integratori combinati da sei mesi costano sui 60 euro con spese di spedizione ma mi hanno ridotto dolori ai nervi e ti danno piu energia per uno come tanti di noi che prende medicine per il dolore; è un consiglio se qualcuno fosse interessato a maggiori info o per reperirli scrivetemi qui via privata o via mail grazie BUENAS NOCHES AND GOOD SUNDAY!!! MAI MOLLARE!!!

https://fbcdn-sphotos-a.akamaihd.net/hphotos-ak-snc7/576033_10150662613073061_273705378060_9266275_1928 175418_n.jpg

http://www.youtube.com/watch?v=xbaUSVP3HFU&feature=youtu.be

renato 68
07-05-2012, 02:10 PM
La cannabis come antidolorifico
E' stata approvata una proposta di legge per finanziare farmaci cannabinoidi

Si preannuncia come una vera e propria rivoluzione nel campo della terapia del dolore. La Commissione Sanità della regione Toscana presieduta da Marco Remaschi, ha dato parere favorevole alla proposta di legge regionale sull’uso terapeutico della marijuana. Il testo è stato votato dalla maggioranza.
La ragione del provvedimento è quella di garantire a tutti i cittadini residenti in Toscana la possibilità di accedere ai farmaci cannabinoidi per la cura del dolore, nelle cure palliative e anche in altri campi di trattamento.
Questo provvedimento unifica due diverse proposte di legge e vede come primi firmatari Enzo Brogi e Monica Sgherri insieme, tra gli altri, a Pieraldo Ciucchi; verrà discusso in Consiglio regionale nella seduta del 2 maggio, per l'approvazione finale. Il primo firmatario della legge, il consigliere Enzo Brogi, commenta: “sono sempre stato contrario alla cultura ...
(Continua) leggi la 2° pagina

(da Italiasalute.it)

renato 68
07-05-2012, 02:14 PM
(segue " La cannabis come antidolorifico" ) da Italiasalute.it



(Torna alla 1° pagina..)(2° pagina) alla cultura del proibire soprattutto quando l’uso di sostanze stupefacenti può aiutare ad alleviare terribili sofferenze. In moltissimi altri paesi chi è sottoposto a chemioterapia o ad altri trattamenti simili può assumere sostanze cannabinoidi perché, come è provato scientificamente, diminuiscono nausea e vomito e con esse si riduce notevolmente l’assunzione di morfina”. Secondo Remaschi la proposta è «un segnale importante di apertura e civiltà». La letteratura (soprattutto straniera) sull’argomento è molto ricca e istituti come l’Accademia Nazionale delle Scienze americana e la British Medical Association o il Comitato per la scienza e la tecnologia della Camera dei Lord inglese, hanno da tempo dato il loro parere favorevole. In Italia L’Associazione italiana sclerosi multipla ha scritto un plico molto esaustivo sul tema e sull’impiego della marijuna per scopi curativi. «In alcune regioni è già previsto l’uso e il rimborso da parte del Servizio sanitario nazionale – dice Paolo Notaro, presidente dell’associazione NoPain (nata per promuovere in Italia la cultura della terapia del dolore) e responsabile della Struttura di Terapia del dolore dell’azienda ospedaliera Milano Niguarda -. Se no come principio attivo, in base alla normativa europea, si può già recuperare il prodotto galenico, contenuto in tabella II B delle sostanze stupefacenti e psicotrope. Si chiama infiorescenza di cannabis essicata e si prescrive sotto responsabilità del medico. Si può dare per aerosol o diluita come tisana. Solo che è a carico del paziente, che deve spendere 400-500 euro al mese e quindi non tutti possono permettersela». L’associazione si è espressa a riguardo affermando: «Finalmente qualcuno ha avuto il coraggio di spostare l’attenzione sulla cannabis non dal punto di vista dell’uso delinquenziale, ma di quello terapeutico – commenta Notaro -. Questo purtroppo è un argomento che si presta ai soliti schieramenti da guelfi e ghibellini. In realtà, con le droghe non c’entra nulla. La gente s’informa, va su internet, e finisce magari per andare a comprare il farmaco derivato dai cannabinoidi di cui ha bisogno, in Svizzera. Sono farmaci, vanno usati sotto controllo di medici competenti e visto che in Italia a torto o a ragione c’è questa problematica sull’uso per altri fini, ben venga un controllo maggiore, a garanzia di tutti: dei professionisti che magari la prescrivono ma anche dei pazienti che sono controllati. Insomma lo stato dell’arte è che esistono già molecole sintetiche dei cannabinoidi. Perciò vorrei rassicurare che sono prodotti farmacologici – aggiunge Notaro - e che vengono utilizzati a scopo terapeutico e non delinquenziale. La loro azione è abbastanza conosciuta e descritta». Luca Moroni, presidente della Federazione cure palliative, si è così espresso riguardo l’uso di queste sostanze . «Sui cannabinoidi non posso esprimermi – premette -, però sull’uso degli oppiodi ribadiamo che l’Italia è in forte ritardo rispetto al resto d’Europa e nonostante si stia recuperando non riusciremo a metterci in pari in breve tempo. Rispetto all’uso di oppioidi e quindi alla terapia del dolore, le risposte in Italia sono decisamente insoddisfacenti quindi questo vuole dire che esiste una barriera culturale decisamente forte. Noi stiamo cercando di colmarla, attraverso un’attività di informazione dei cittadini rispetto al superamento di alcuni pregiudizio a partire da quello della morfina. La nostre esperienza come federazione cure palliative è che i cittadini sono molto molto ricettivi rispetto a questo tipo di stimolo, perché una volta informati le barriere di tipo culturale sono molto facilmente superabili. Lo sono meno nella nostra esperienza, da parte dei professionisti». Una ricerca canadese della McGill University ha analizzato proprio gli effetti di cannabinoidi nella terapia del dolore, associandoli anche all'uso di un semplice placebo. Aiutati da un'infermiera, i partecipanti hanno inalato la marijuana da una pipa tre volte al giorno per cinque giorni. Dopo una pausa di nove giorni, i pazienti hanno ripreso a fumare, per un totale di quattro cicli. I volontari che avevano fumato la quantità più alta hanno avuto una riduzione del dolore più intensa rispetto agli altri, migliorando anche i sintomi depressivi e i livelli di ansia.
Leggi altre informazioni
02/05/2012 dr.ssa Anna Saito

giannalinda
07-05-2012, 04:29 PM
la cannabis era gia stata introdotta con il sativex tre anni fa e a breve dovrebbero uniformarsi tutte le regioni grazie delle info renatoe vi sto scrivendo da pordenone, al momento non potro effettuare impianto di neuromodulazione sacrale, rimanendo dunque alla modulazione pudendale in quanto non è cio che causa problemi alla protesi e tra una ora visita ortopedica e spero bene; che si possa rioperare o sistemare situazione attuale..vi saluto! mai mollare!

Linda Ricci
08-05-2012, 09:41 PM
spero sia andata bene la visita Giannalinda..

giannalinda
09-05-2012, 05:36 PM
devo attendere mi hanno tolto aderenze ginocchio operato e dovro fare terapie in ottobre torno su e di nuovo intervento per togliere aderenze e spero di risolvere cosi evitando un nuovo intervento nel 2013; e al momento a livello urologico mantengo modulatore al pudendo e non tornero alla modulazione sacrale; grazie linda un abbraccio a te coraggio!

Linda Ricci
09-05-2012, 07:01 PM
sì sì..lunedì ho la vista reumatologica per far vedere la risonanza alle sacroiliache che ovviamente non ha trovato nulla di anomalo...uffff....arriverò al nocciolo prima o poi!!!

renato 68
10-05-2012, 11:35 AM
Dal Corriere della Sera di qualche settimana fa: 'I solfiti, responsabili reali o presunti di un'infinita' di situazioni patologiche': " Questi conservanti si trovano in cibi, bevande, cosmetici, farmaci, ecc. Paul Barratt-Hassett, ricercatore naturopata australiano parla di "pandemia globale" e, nel suo recente libro - The suphite connection - attribuisce ai solfiti la causa di un elenco infinito di patologie, compresa la FIBROMIALGIA, che dopo averlo tormentato per anni si sarebbe risolta con l'eliminazione di questi conservanti dei cibi dalla dieta. I SOLFITI sono fra i 14 cibi allergizzanti che, secondo una direttiva dell'Unione Europea, devono essere sempre dichiarati nell'etichetta dei prodotti che li contengono e sono anche classificati e contemplati come ipersensibili ai cibi e responsabili di intolleranze chimiche. Queste sostanze vengono utilizzate per prevenire l'ossidazione e sono presenti in molti prodotti industriali (frutta secca, succhi di frutta, birre, vino, marmellate salamoie,condimenti, ecc) Non solo, sono contenuti anche nei cosmetici, nei profumi nei farmaci e nei prodotti per l'alimentazione animale, insomma non si puo' sfuggire.

Linda Ricci
10-05-2012, 09:47 PM
Oddio grazie Renato!!

giannalinda
10-05-2012, 10:10 PM
ciao linda in bocca al lupo se hai bisogno anche in privato ci sono coraggio!!!

Linda Ricci
11-05-2012, 12:19 AM
sì grazie Gianna! buona notte e buon weekend!

giannalinda
30-05-2012, 12:10 AM
http://www.osservatoriomalattierare.it/index.php?option=com_content&view=article&id=2080&Itemid=27

CORAGGIO AI TERREMOTATI DA FACEBOOK TROVATE COME DONARE DUE EURO O VIA INTERNET; E chi ha la possibilita doni vestiti e medicine ci trovate sia come persone che come associazione ainpu via facebook coraggio e grazie per chi contribuirà!!!! speriamo possano presto i terremotati tornare alla normalità e siccome i terremoti non sono eventi costanti speriamo non avvengano piu e che le case vengano costruite con metodo antisismico e purtroppo il terreno sabbioso delle zone del modenese, ferrarese, mantovano e paesi limitrofi non giova, non aiuta gli altri terreni misti sabbia cemento tengono; MA CORAGGIO NON ABBANDONIAMO NESSUNO E CHE LO STATO IN PRIMA LINEA AIUTI A SUPERARE QUESTA PROBLEMATICA AL PIU PRESTO...buona notte! NON ABBIATE PAURA QUI CI SOSTENIAMO CI CAPIAMO E CORAGGIO, GESU C'E CI PROTEGGE E CI GUIDA, anche se è dura capire certi avvenimenti!

claudia66
03-06-2012, 05:49 PM
vorrei avere delle informazioni per mia mamma a cui è in fase di definizione la diagnosi di nevralgia del pudendo. Siamo in contatto con il dott. cappellano. è abbastanza difficoltoso avere degli appuntamenti con lui. dopo 1 mese di attesa e continui rinvii abbiamo avuto un appuntamento e ora stiamo aspettando di essere contattate dalla sua segretaria per definire gli esami clinici e le infiltrazioni. sembra che ci sia da aspettare fino a settembre. i tempi di attesa del dott. Murina al buzzi di Milano sono meno lunghi? Noi abitiamo in prov. di Varese. Mia mamma ha avuto un intervento con pelvicol nel 2003. secondo le vostre conoscenze, questo materiale potrebbe aver causato la nevralgia del pudendo? i dolori di mia mamma risalgono a 2 anni e mezzo fa. mia mamma ha 69 anni, soffre di glaucoma, ha già fatto la terapia farmacologica . visto il glaucoma non può prendere tutti i farmaci, sapete se le infiltrazioni hanno delle controindicazioni?
Grazie!!!

elena1956
05-06-2012, 09:50 PM
Visto che sei , ormai , vicina alla visita con Cappellano attendi con pazienza !
non sò come siano i tempi di attesa del Dottor Murina .
Per quanto riguarda le altre domande son troppo specifiche , meglio chiedere a Cappellano quando andrete .
In bocca al lupo ... facci sapere !

giannalinda
11-06-2012, 03:56 PM
Ultimo aggiornamento: 07/06/2012 16:11

L'Agenzia della difesa produrrà farmaci per malattie rare



http://www.dica33.it/cont/news/1206/0701/lagenzia-della-difesa-produrra-farmaci-malattie-rare.asp6020imhp1.jpgÈ in fase di sviluppo presso l'Istituto chimico farmaceutico militare di Firenze, un importante settore di produzione farmaceutica,in rispostaa eventuali carenze di farmaciche, per motivi economici, le aziende non hanno più prodotto o non producono, come nel caso dei farmaci orfani per le malattie rare. Lo ha spiegato Marco Airaghi, presidente dell'Agenzia industrie difesa (Aid), intervenuto al convegno "Malattie rare e farmaci orfani" tenutosi ieri presso l'Istituto stesso. L'idea, ha chiarito, è «sopperire a eventuali carenze del Sistema sanitario nazionale, quando ci sono prodotti che le case farmaceutiche non intendono più produrre perché non più remunerativi». Il fulcro del progetto, sancito da un accordo sottoscritto con l'Agenzia italiana del farmaco il mese scorso, è lo stabilimento fiorentino, che già oggi produce farmaci abbandonati dalle case farmaceutiche come penicillamina, mexiletina, ketoconazolo e colestiramina,sta valutando la possibilità di produrre tiocronina, e ha un bilancio in pareggio da tre anni. «Andiamo a diventare» ha detto Airaghi «la vera officina farmaceutica dello Stato italiano, quindi dimostrando ancora una volta che le forze armate, grazie a Dio in tempo di pace come siamo, sono a fianco dei cittadini come nel caso dei terremoti e delle alluvioni». Secondo Gianluigi Magri, sottosegretario alla Difesa, l'istituto avrà «un ruolo potenzialmente enorme» nella produzione dei farmaci orfani per le malattie rare. «Nelle malattie rare» ha spiegato durante l'incontro fiorentino «esiste un problema fondamentale, quello della possibilità o meno di essere sufficientemente remunerative dal punto di vista commerciale». Col supporto economico non solo da parte del ministero della Difesa ma anche del ministero della Salute, ha concluso Magri «L'Istituto chimico farmaceutico militare può dare una risposta laddove l'industria privata non ha un interesse economico preminente nel commercializzare questi prodotti».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

giannalinda
17-06-2012, 09:20 PM
Malattie rare, Bertoglio (CNdMR): "Molte sono le criticità legate alla Malattie Rare, molto c’è ancora da fare" (http://www.osservatoriomalattierare.it/attualita/2369-malattie-rare-bertoglio-cndmr-qmolte-sono-le-criticita-legate-alla-malattie-rare-molto-ce-ancora-da-fareq) La Consulta Nazionale delle Malattie Rare presente in Senato per discutere il Piano Nazionale Massimo apprezzamento per l’importante lavoro svolto dall' Associazione Parlamentare per la tutela e la promozione del diritto alla prevenzione è stato espresso ieri dal presidente della Consulta Nazionale delle Malattie Rare (CNdMR), Flavio Bertoglio in occasione del convegno - dibattito di presentazione del volume “Malattie Rare: alla ricerca dell’approdo – Contributo multidisciplinare per il Piano Nazionale delle Malattie Rare”, svoltosi al Senato della Repubblica. “La CNdMR, che ha dato il proprio contributo fattivo, si dichiara pienamente concorde con quanto manifestato dagli organizzatori nel corso dell’evento, ed auspica che a queste costruttive parole seguano fatti e provvedimenti altrettanto concreti. Molte sono le criticità legate alla Malattie Rare, molto c’è ancora da fare: per esempio per quanto concerne la copertura pari a 40 milioni di euro necessaria affinché il DDL “Testo Unico per le malattie rare” diventi quanto prima Legge Quadro sulla Malattie Rare. Non solo, molta è la speranza che i lavori proseguano con forza ed in sinergia, anche e soprattutto con la presenza al tavolo decisionale delle associazioni di pazienti, per la realizzazione del Piano Nazionale delle Malattie Rare che tutti i Paesi dell’Unione Europea sono chiamati a presentare entro il 2013” conclude Bertoglio.

http://www.osservatoriomalattierare.it/attualita/2354-malattie-rare-alla-ricerca-dellapprodo-un-volume-multidisciplinare-per-contribuire-alla-stesura-del-piano-nazionale-malattie-rare

giannalinda
25-06-2012, 01:37 AM
https://www.facebook.com/DELFINOdado#!/MalattieRareStorieDiTantiPazienti (https://www.facebook.com/DELFINOdado#%21/MalattieRareStorieDiTantiPazienti)

collegamento anche su facebook con osservatorio malattie rare, malattie rare unirsi gli uni con gli altri; info e patologie nervo pudendo; nervo pudendo; forum pudendo; tarlov italia, forum di tarlov si troveranno vari collegamenti su facebook


PER janet come ho scritto ieri è nata la pagina su facebook ove metto in evidenza la tua esperienza e chi vuole puo scrivere; e facebook e a livello mondiale; inoltre so di ragazze guarite con dr vincenti; non essendo state infiltrate e confermo che chi è stato infiltrato da vincenti solo una è guarita su venti che mi hanno contattato e coraggio spero presto troverai la tua strada; buona notte e buona settimana a voi tutti!

https://www.facebook.com/DELFINOdado...iTantiPazienti (https://www.facebook.com/DELFINOdado#%21/MalattieRareStorieDiTantiPazienti)


buenas noches!

giannalinda
28-06-2012, 06:38 PM
http://www.osservatoriomalattierare.it/index.php?option=com_content&view=article&id=2405&Itemid=12

giannalinda
03-07-2012, 01:55 AM
http://www.ok-salute.it/diagnosi-e-cure/10_a_terapia-dolore-nuova-legge.shtml
http://blog.ok-salute.it/news-commenti/2012/05/03/la-toscana-dice-si-alla-cannabis-terapeutica/
http://blog.ok-salute.it/salute-rassegna-stampa/2010/05/14/marijuana-terapeutica-prima-volta-in-italia/
http://blog.ok-salute.it/salute-rassegna-stampa/2010/06/22/dolore-addio-con-lelettrostimolazione/
http://www.ok-salute.it/diagnosi-e-cure/10_a_ipnosi-dolore-cronico.shtml

come informativa

come parere personale prima di fare tanti esami diagnostici fai da te affidarsi ai medici specialisti che vi guideranno per capire le vostre problematiche, per poi capire le cure da poter effettuare e chiedere, informarsi bene prima di ogni procedura o farmaco che viene prescritto; buenas noches.

ADELE
03-07-2012, 11:15 AM
vorrei avere delle informazioni per mia mamma a cui è in fase di definizione la diagnosi di nevralgia del pudendo. Siamo in contatto con il dott. cappellano. è abbastanza difficoltoso avere degli appuntamenti con lui. dopo 1 mese di attesa e continui rinvii abbiamo avuto un appuntamento e ora stiamo aspettando di essere contattate dalla sua segretaria per definire gli esami clinici e le infiltrazioni. sembra che ci sia da aspettare fino a settembre. i tempi di attesa del dott. Murina al buzzi di Milano sono meno lunghi? Noi abitiamo in prov. di Varese. Mia mamma ha avuto un intervento con pelvicol nel 2003. secondo le vostre conoscenze, questo materiale potrebbe aver causato la nevralgia del pudendo? i dolori di mia mamma risalgono a 2 anni e mezzo fa. mia mamma ha 69 anni, soffre di glaucoma, ha già fatto la terapia farmacologica . visto il glaucoma non può prendere tutti i farmaci, sapete se le infiltrazioni hanno delle controindicazioni?
Grazie!!!

Visto che sei di Varese potresti contattare il Centro EUROMEDICA di Milano. C'è andata un conoscente di mia sorella e si è trovata molto bene. In questo centro effettuano tanti esami per il pavimento pelvico. Sto pensando di andarci anche io. Sono stata in cura da Cappellano ma non ho intenzione di tornarci.

giannalinda
03-07-2012, 01:24 PM
sono daccordo ma gli esami te li deve prescrivere sempre uno specialista perchè fare un sacco di esami, senza uno specialista che li prescrive, non so quanto sia utile il tutto; poi ognuno agisce a proprio modo ciao adele auguri! il centro so che lavora molto bene ma sempre consigliabile prima uno specialista, e poi lo specialista indichera esami strumentali da fare e o li fa lui o il paziente valuta dove farli per poi tornare dallo specialista e sempre come primo step di solito farmaci e riabilitazione ed esami strumentali, poi in fase successiva infiltrazione e poi dopo 9 mesi un anno talvolta se non si migliora valutano le tecniche chirurgiche, solitamente i medici; poi chiaro che c'e chi con un medico si trova chi no; ogni medico qui presente ha curato con successo tanti pazienti come altri pazienti, magari non sono soddisfatti o non stanno meglio; per ogni medico c'e il successo e l'insuccesso, pero sono medici che conosciamo e sappiamo che mettono tutto loro stessi per curare i pazienti, anche se talvolta non riescono...buon pranzo! opinione personale e rispetto ogni opinione ovviamente!

per quanto riguarda claudia 66, avendo la mamma glaucoma prima di qualsiasi percorso terapeutico o durante, dovete essere sempre in contatto con il vs oculista di fiducia; purtroppo quando ci sono pluripatologie i contatti e connubio tra i vari medici risulta, talvolta , essere fondamentale, a mio avviso anche per esperienza personale ho provato cio.

DI NULLA LINDA ciao!

Linda Ricci
03-07-2012, 02:39 PM
mmhh...mi sento presa in causa.. :) Gianna questi giorni prenoto una visita...grazie

elena1956
03-07-2012, 09:17 PM
Linda ... sono in linea con Gianna ! il medico perfetto ... non esiste ! A me Cappellano risolto , quasi , tutto ....

Linda Ricci
03-07-2012, 11:05 PM
per me Pesce sarebbe decisamente più comodo..vedremo..domani telefono..buona serata a tutte!

ORNIX
27-09-2012, 10:31 AM
Scusate,

qualcuno saprebbe darmi gentilmente i riferimenti telefonici o contatto e-mail del Dr. Dario Lanzi?
Ho telefonato al San Raffaele ma senza alcun risultato... forse non lavora più in questo istituto?
Vi ringrazio, un caro saluto
Ornix

giannalinda
01-10-2012, 04:38 PM
ciao non lo conosco personalmente, ma in zona milano lavora fisioterapista Mirco Croci trovi riferimenti su forum e alcuni andarono da LANZI, cerca da home page forum se trovi post vecchi e ti lascio questi link; ma non so darti altre indicazioni; poi facci sapere nel caso queste indicazione qui sotto siano errate quelle corrette gentilmente o se confermi che queste sotto sono corrette; grazie e in bocca al lupo

nascera a breve centro pelvico con coordinamento medici italiani esteri, non so ancora quando se fine 2012 o inizio 2013 ma sarete opportunamente informati per trattare le patologie pavimento pelvico e urologico; le patologie di cui qui molti soffriamo;

http://www.centrodontoiatrico.it/staff.aspx
http://www.hsr.it/contattaci/
MA NON HO TROVATO IL DOTTORE in questione; vedi da internet anche se poi ci fai sapere grazie ciao!
---------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
informativa:

http://www.intopic.it/notizia/4156676/
CANNABIS A SCOPO TERAPEUTICO COME L'OPPIO SI!!! CONTRO IL DOLORE CRONICO OTTIMO CHE FINALMENTE CI SIA UNA EVOLUZIONE IN CIO! grazie elena per la mail ho la posta stra colma ti rispondo appena possibile e passato ieri oggi da domani torno al solito su forum senza invadenza e ben ritrovata tu e tutti voi; sempre NEL MIO CUORE VI HO PORTATO E MAI MOLLARE! in attesa sono della visita del dieci...e speriamo ci SIANO EVOLUZIONI POSITIVE PER NOI TUTTI E RINGRAZIAMO I MEDICI E TUTTO LO STAFF DI PUDENDO.IT E VOI MODERATRICI !!!

http://www.intopic.it/notizia/4156676/
http://www.fanpage.it/anche-il-venet...o-terapeutico/ (http://www.fanpage.it/anche-il-veneto-approva-la-cannabis-a-scopo-terapeutico/)

giannalinda
03-10-2012, 12:17 AM
http://www.dolorecronico.org/dolore_cronico.htm
http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pubblicazioni_1257_allegato.pdf
http://www.sanita.regione.lombardia.it/cs/Satellite?c=Redazionale_P&childpagename=DG_Sanita%2FDetail&cid=1213285990529&pagename=DG_SANWrapper
VALE NON SOLO PER LOMBARDIA MA PER TUTTE LE REGIONI ESENZIONE FARMACI PER CHI è SOTTOPOSTO A TERAPIA DEL DOLORE DAI MEDICI CHE VI SEGUONO SERVONO PERO DUE RIGHE IN BIANCO CHE SIGNOR ... ... ...ESSENDO IN CURA PER TERAPIA DEL DOLORE E ESENTE DA PAGAMENTO FARMACI COSI MI HA DETTO MIO ZIO MEDICO; talvolta i medici di base anche se DOVREBBERO FARLO IN AUTOMATICO CHE IL PAZIENTE DIVENTA ESENTE CHIEDONO LA CERTIFICAZIONE DAI TERAPISTI DEL DOLORE PER POI ESSERE ESENTATI O SE SI PAGA SI PAGA IL TICKET IN RICETTA ROSSA E NON ALTRI COSTI, ma per quasi tutti i farmaci, menzionati nella pubblicazione salute.gov, vige esenzione ticket

ma le patologie sono considerati gravi e per terapia del dolore continuativa e per dolore superiore ai 12 mesi, per essere considerato cronico; buona notte!

Linda Ricci
03-10-2012, 12:34 AM
grazie Gianna! notte

ORNIX
03-10-2012, 12:30 PM
[QUOTE=giannalinda;24384]ciao non lo conosco personalmente, ma in zona milano lavora fisioterapista Mirco Croci trovi riferimenti su forum e alcuni andarono da LANZI, cerca da home page forum se trovi post vecchi e ti lascio questi link; ma non so darti altre indicazioni; poi facci sapere nel caso queste indicazione qui sotto siano errate quelle corrette gentilmente o se confermi che queste sotto sono corrette; grazie e in bocca al lupo

Giannalinda, grazie per l'interessamento.
Sono riuscita a contattarlo, svolge ancora la propria attività al San Raffaele, lo si può trovare al seguente numero telefonico:
0226432928 (palestra del San Raffele)
0226432927 (segreteria x app.ti)
Mirko Croci opera a Legnano e Varese, per chi abita a Milano è più agevole il Dr. Dario Lanzi.
Grazie ancora, salutoni
Ornix

rita53
03-10-2012, 03:13 PM
ciao Ornix, questo dr. Lanzi è un fisioterapista oppure un dottore come Mirko? Pratica la stessa fisio appresa dal dr. Pesce?

giannalinda
03-10-2012, 09:32 PM
applica osteopatia fisioterapia pelvica simile allo stanford, ma leggermente differente grazie ornix e saluto rita; oggi ho fatto tutti controlli protesi perfette, ma la sinistra va benissimo la destra purtropp no; vedremo mercoledi prossimo un abbraccio a voi tutti/e!!!

GRAZIE DELLE INFO!!!

la potter è un esame radiografico, rmn potter risonanza magnetica particolare per il nervo ma talvolta non da risultati nel senso che dipende dalla condizione dei nervi, cosi mi ha detto mio zio medico è coadiuvante comunque dello studio neurofisiopatologico del pavimento pelvico...in riferimento al seguente post del forum
http://forum.pudendo.it/showthread.php/2222-esperienze-con-dr-Vincenti-da-Janet

risposta in data 5 ottobre a RITA è simile a dr Mirko Croci dr lanzi stanford riabilitazione pelvica perineale e con lo staff personale posturologia ed esercizi pelvici come maggiore attività; in bocca al lupo ciao - dettomi da chi è in cura da dr stesso e ci darai ornix altre info gentilmente grazie!

ORNIX
05-10-2012, 12:41 AM
ciao Ornix, questo dr. Lanzi è un fisioterapista oppure un dottore come Mirko? Pratica la stessa fisio appresa dal dr. Pesce?

Rita,
in realtà non lo so, ho visto che è nella lista dei fisioterapisti del San Raffaele, ma l'ho scoperto tramite il forum e siccome è a Milano, per me è molto più comodo.
Giannalinda ti ha risposto, in ogni caso io ho una visita con lui il 15/10, chiederò maggiori dettagli poi Vi farò sapere.

Grazie a tutte, un salutone

giannalinda
11-10-2012, 12:30 AM
per il dolore cronico ed evitare osteoporosi causata dai farmaci difosfonal fiale o compresse una al gg per 7 gg al mese come terapia consigliatami dalla mia chirurga ortopedica di pordenone e cio va bene anche per chi soffre di dolore cronico derivante da altre patologie, che rischia calcificazioni osteoporosi alla lunga. questo farmaco abbinato al palexia che gia conosciamo!

Gentile GIANNA PASETTO
il Centro Europeo di Formazione,
ha il piacere di invitarti al Convegno "PARLARE AL PAZIENTE"
in collaborazione con AIASO.
Presso l'International Expodental 2012 - EXPODENTAL FORUM
20 Ottobre 2012 ore 9.00 -14.00
Fieramilanocity - Padiglione 3 - Milano
Oggi, nelle professioni Sanitarie, come
Segretaria di Studio Medico e Assistente di Studio Odontoiatrico,
è fondamentale instaurare un rapporto professionale di eccellenza. Questo Seminario, "Parlare al Paziente" ti viene offerto
per la straordinaria importanza che riveste questa attività. - VI FARO SAPERE CIO CHE VERRA FUORI DA QUESTO CONVEGNO SECONDO ME E FONDAMENTALE RAPPORTO MEDICO PAZIENTE! - non andro li ma lo seguiro via conferenza, per motivi di salute!

http://forum.pudendo.it/showthread.php/2239-malattie-rare...-l-unione-fa-la-forza!

giannalinda
26-10-2012, 12:47 AM
http://www.sportellodolore.info/public/sportello/pompe_elastomeriche.html
http://www.dolorenograzie.com/pain/it/www.dolorenograzie.com/index.html

COME INFORMATIVA TERAPIA DEL DOLORE ABBINATA A VISITE SPECIALISTICHE DIAGNOSTICHE, RIABILITAZIONE PELVICA PERINEALE, CURE QUALI INFILTRAZIONI, MODULAZIONE, E FONDAMENTALE SOTTO VARIE FORME - MEDICINE, POMPE, ELASTOMERO AD ESEMPIO...INFORMATEVI DAGLI SPECIALISTI CHE VI CURANO DI FIDUCIA!

Linda Ricci
26-10-2012, 01:01 AM
Grazie come al solito! :)

giannalinda
26-10-2012, 11:18 PM
DI NULLA STELLA SPERO TU MEGLIO BACI MAI MOLLARE; RIBADISCO MANDARE LE MAIL O TELEFONARE PER PRENOTARE LE VISITE AI MEDICI, PER I NUOVI, MA NON PER CHIEDERE SE IL MEDICO E DISPOSTO A VISITARE UNA PERSONA??? SALVO CASI ESTREMAMENTI DELICATI COME CHI AD ESEMPIO VIENE DA MOLTI INTERVENTI O PIU PATOLOGIE MESSE INSIEME..E SE NO LA PRIMA VISITA, DECISO DOVE BISOGNA COMUNQUE EFFETTUARLA, E UN ORDINE CHE MI ARRIVA DAI MEDICI PERCHE SONO SUBISSATI DI MAIL; MENTRE PER I VECCHI UTENTI, aggiornare i medici se è stato richiesto dal medico stesso o in caso di necessita derivante da esami richiesti o cure date GRAZIE PER LA COLLABORAZIONE!!!

giannalinda
30-10-2012, 12:51 AM
http://www.surveymonkey.com/s/98DY3RN
ricordo presenti anche su facebook con pagine patologie tarlov e nervo pudendo; osservatorio malattie rare, malattie rare aiutarsi gli uni e gli altri; e altre pagine relative a terapia del dolore e questo è il questionario isal; trovate la pagina di riferimento su facebook!

giannalinda
05-11-2012, 11:16 PM
riferisco da amica che anni fa era qui su forum pudendo; che mi ha riferito che la sua nevralgia al pudendo è stata causata da due metalli pesanti, quali zinco e piombo; scoperti da esami internistici a livello urinario e sta curandosi con la terapia chelante, unica terapia possibile nel caso di positività a determinati tipi di metalli presenti ad esempio nelle case, negli oggetti che prendiamo in mano ogni giorno o nelle otturazioni dentistiche ad esempio; che sta meglio e proseguira la cura e faro sapere tra un po di mesi sperando che questi metalli non abbiano intaccato il cervello nelle aree cognitive, perchè essi attaccano il cervello nella parte recettoriale del dolore e provocano quindi vari tipi di nevralgie; sta molto meglio, ma per capire se guarirà bisognera attendere dodici mesi; e in tal caso ritornera su forum per scrivere di cio..per scaramanzia al momento non se la sente di entrare ma vi saluta caramente e vi legge sempre; e spero veramente prossimo anno , POSSA ENTRARE LEI STESSA per dire che è guarita e dare a tutti lo stimolo di non mollare è dal 2007 che questa ragazza della mia età, va avanti con dolori pudendali e ai nervi in generale. Per la privacy non faccio nome di essa, ancora a tutt'oggi iscritta e sara lei di persona che entrerà qui e tornerà, al momento opportuno grazie per la comprensione di cio e come informativa per voi tutti, da parte sua, la senso sempre telefonicamente e spero prossimo anno dopo tanti anni di amicizia di conoscerla personalmente; come spero di conoscere le persone che sono qui nel forum, dal vivo..a parte chi conosco gia ; bello sostenersi, aiutarsi scriversi ma ancora di piu conoscersi!!! un abbraccio e buona settimana!

pucca
06-11-2012, 12:01 PM
Sono anni che mia cugina che si interessa dei danni da otturazioni dentarie sostiene (non è un medico) che la mia neuropatia che praticamente si sta estendendo a tutto il corpo, può dipendere da questi metalli.
Gianna la tua amica ci darà notizie ok ma tu parli di quasi un anno.
Nel frattempo non potresti farci sapere che tipo di esami internistici precisi a livello urinario ha fatto e magari anche cosa è la terapia chelante (quest'ultima magari potrei cercarmela su google da sola).
GRAZIE PUCCA.

Linda Ricci
06-11-2012, 02:24 PM
anche io sono molto incuriosita..Gianna quando riesci potresti scrivere gli esami e test? grazie mille

giannalinda
06-11-2012, 10:24 PM
ora vi posto tutto; e parlarne con gli specialisti che vi hanno in cura specialmente dr Pesce in materia; avevo parlato con lui anni fa per due pazienti e trovate dei post vecchi su forum relativi alle otturazioni ciao a linda e ciao pucchettina!!!
I SUCCESSIVI POST SONO CONCATENATI SCUSATE MA HO DOVUTO DIVIDERE PER RECUPERO INFORMATIVO RELATIVO A METALLI PESANTI LINK VECCHI E NUOVI POSTATI, da info ricevuta da mia amica CIAO!

http://www.biologonutrizionista.org/inquinamento-da-metalli-pesanti/
come info
per analisi del sangue ed urine; in ospedale, medico di famiglia sa come impostare nel caso si volesse procedere; e se ci vuole avvallo specialistico si puo andare dal neuro urologo di fiducia che indica lo specialista di competenza come ad esempio immunologo , neurologo; se avrete bisogno di altre info a disposizione...
EMOCROMO, ELETTROLITI, FEGATO, ESAME URINE COMPLETO ED ESAME DEL CAPELLO...
http://www.mednat.org/cure_natur/tecniche/mineralogramma.html
http://salute24.ilsole24ore.com/articles/12082-neurologia-sm-prof-ssa-alessandra-lugaresi - CHI SOFFRE TALVOTA DI SCLEROSI MULTIPLA, ELIMINANDO IL SOVRADOSAGGIO METTALICO PUO GUIARIRE DALLA PATOLOGIA!

http://www.spaziomotori.it/aree_marine_molluschicoltura_campania.htm
terapia chelante - http://guide.supereva.it/patologie_croniche/interventi/2005/03/201330.shtml
http://www.anagen.net/chelante.htm
http://www.mmmariani.com/studi.htm

info vecchi da forum nostro...
http://forum.pudendo.it/showthread.php/372-per-dentisti-il-mercurio-pot.dannegg.-nervi?highlight=intossicazione+metalli+pesanti
http://forum.pudendo.it/showthread.php/374-TERZA-PARTE-tesina-sul-mercurio?highlight=intossicazione+metalli+pesanti

Dott. Lorenzo Bettoni
Medico Referente A.N.FI.SC. Onlus.
Reumatologo, immunologo, allergologo
Manerbio (Brescia)
e-mail: info@lorenzobettoni.it
Dott. Lacerenza Marco
Neurologo presso O.C. San Raffaele di Milano
Referente A.N.FI.SC. ONLUS
e-mail: marco.lacerenza@hsr.it
dr Porru molto bravo a Pavia come urologo, lo ricordo! - Dott. Giuliano Tomelleri
Neurologo - Referente A.N.FI.SC. Onlus
Verona
e-mail: giuliano.tomelleri@univr.it

dal pomodoro una sostanza fondamentale per i nervi, tessuti la pelle il licopene quindi mangiamo i pomodori anche per apporto vitaminico, salvo intolleranze ovviamente!
ricordo che pomodori, cavoli, broccoletti, verdura verde e carne di cavallo hanno sostanze che aiutano a combattere parte del dolore delle ns patologie, talvolta senza determinate vitamine e sali, il corpo va in deficit dando i segnali per determinate patologie neurologiche, neuro urologiche o a livello di nervi stessi -

PARTE UNO DEL POST - SCUSATE PER I POST SUCCESSIVI CONCATENATI RECUPERATI DALLA SEZIONE MEDICA TERAPIA DEL DOLORE...

giannalinda
06-11-2012, 11:22 PM
PARTE DUE ...DEL POST SOPRA -


INTOSSICAZIONE DA METALLI PESANTI che influisce su patologie ai nervi, reumatismi e altre malattie, è per cio che ho postato questo lungo articolo spesso ad esempio metalli pesanti o amalgame dentarie (ci sono gia articoli qui su forum trovabili in merito), danne problemi al nervo al contenuto interno suo: la mielina danneggiata da queste intossicazioni, derivanti da materiali inadeguati per il corpo umano!


SENTIRE SEMPRE IL PROPRIO MEDICO CURANTE
FIN DAI PRIMI SINTOMI

ALLUMINIO tossico
LEGATO ALL'AMBIENTE
Carta da imballaggio in alluminio, utensili per la cottura in ghisa ed in alluminio, medicinali anti-acidi per lo stomaco, deodoranti e antiperspiranti, dialisi renale Si può trovare anche nell'acqua potabile, nel sale da cucina per evitarne l'indurimento, nelle pellicole per avvolgere gli alimenti, negli utensili da cucina, negli attrezzi da lavoro, nei deodoranti, nel lievito come emulsionante, in alcuni formaggi fusi e per sbiancare la farina, negli additivi alimentari
L’alluminio e’ un oligoelemento presente in tutto l’organismo in quantita’ variabili. Ha una azione tonica sul sistema nervoso, regola il sonno ed inibisce la sudorazione, viene utilizzato in dosi terapeutiche per combattere la atonia, l’insonnia e la lentezza di ideazione ,disturbi nello sviluppo intellettuale, difficolta’ di comprensione e disturbi della memoria, Ha una benefica azione sul sistema nervoso, ed e’ consigliato nei casi di MONGOLISMO, strascichi di enecefalopatie vacciniche, lentezza cerebrale, disturbi della memoria nelle persone anziane.. In genere il corpo riesce ad eliminare l'alluminio al 74-96%, potrebbe ostacolare l'assimilazione del fluoro, mediamente se ne assimila da 1 a 100 mg, la dose massima deve esere di 150 mg
INTOSSICAZIONE
L’alluminio e’ comunque considerato un elemento tossico, e l’uso di antiacidi contenenti idrossido di alluminio come il MAALOX e’ sconsigliato. In genere chi e’ affetto dal MORBO di ALZHEIMER o in chi fa EMODIALISI, si trovano alte concentrazioni di alluminio, che da’ come conseguenza l’indebolimento delle OSSA, demenza pre-senile, disturbi del linguaggio e della memoria, danni cerebrali. Vanno evitate l’uso di pentole di alluminio in cucina, a maggior ragione se si cucinano alimenti di tipo acido, che possono corrodere e far sciogliere un po’ di metallo durante la cottura, altre fonti dell’alluminio possono essere lievito in polvere con alluminio, gli antisudoriferi a base di alluminio cloridrato, cibi trattati con alluminio, come alcuni formaggi lavorati, alcune acque soffici, prodotti di pulizia da forno. L’alluminio non puo’ essere chelato e va RIMOSSO, con l’aiuto di MAGNESIO, CALCIO, VITAMINA B6, diminuendo contemporaneamente la assunzione di FOSFORO
L'alluminio tende ad accumularsi nelle arterie, nei polmoni, nel fegato, nella tiroide, nel cervello.

parte 1

SINTOMI
Si fissa sulle ossa, nel cervello e nello stomaco, se e’ presente in dosi tossiche provoca i seguenti sintomi, nausea, costipazione, coliche, spasmi digestivi, crampi muscolari alle gambe, sudorazione abbondante, paralisi, disturbi nella formazione delle ossa, senilita’ precoce, perdita della memoria, morbo di Alzaimer, alcuni casi di psoriasi e di epilessia
Indebolisce essenzialmente il tubo digerente, e tutto il sistema dalla bocca all'ano, Da anche disturbi dermatologici, spasmi muscolari, perdita di energia, irritabilità difficoltà nella concentrazione. Può causare osteomalacia nei dializzati, l'alluminio causa in ogni caso problemi renali, paralisi motoria, intorpidimento di alcune parti del corpo con degenerazione grassa dei reni e nel fegato, infiammazione gastrointestinale, dissoluzione ossea, dolore e intorpidimento muscolare, aumentano da 2 a 5 volte l'emissione di urina
UTILE
MAGNESIO, Vitamina A e B6, ESTRATTI CORTICOSURRENALI, eliminare il rischio di intossicazione, l’alluminio non puo’ essere chelato, puo’ essere rimosso con l’aito di CALCIO, MAGNESIO, VITAMINA B6 e diminuendo contemporaneamente la assunzione del FOSFORO, è bene non bere l'acqua del rubinetto, ri riduce l'intossicazione se i quantitativi di calcio nel sangue sono buoni Chi assume antiacidi, dovrebbe assumere 2500 mg di calcio, lo stesso dicasi per gli alcolizzati, sembra che la malattia di Lou Gehring sia causata da dosi elevate di alluminio specie se associata anche al manganese
ALIMENTAZIONE, fagioli cotti a vapore, aglio, uova, agrumi ricchi di vitamina C
ARGENTO tossico
INTOSSICAZIONE da ARGENTO, ad alte concentrazioni compete con il RAME ed i suoi legami, e’ presente nelle leghe metalliche, nelle batterie, nei prodotti farmaceutici, negli organismi marini, nei disinfettanti, nella polvere di carbone, puo’ dare ANEMIA MICROCITICA, ritardo nella crescita, dilatazione cardiovascolare, degenerazione epatica, disturbi renali
SI PUO’ RIMUOVERLO con ZINCO, SELENIO, VITAMINA A, C ed E

parte 2

ARSENICO tossico
LEGATA ALL’AMBIENTE, stufa a carboni, pesticidi, insetticidi, erbicidi, defolianti, fabbrica di vetro, specchi
SINTOMI, fatica, riduzione della vitalita’, perdita dei capelli, gastroenteriti.
UTILI, vitamina C e SELENIO
ALIMENTI fagioli, leguminose, alimenti ricchi di aminoacidi zolfati
BERILLIO tossico
LEGATO ALL'AMBIENTE
Si usa per le insegne al meon, nei dispositivi elettronici, in alcune leghe in metallo, nell'acciaio, nelle ruote delle biciclette, nelle canne da pesca e in molti oggetti domestici.
SINTOMI, la polvere di berillio causa difficoltà di respirazione, danni ai polmoni, lesioni e fibrosi, con gravi attacchi polmonari.
Ha effetti tossici, può ridurre le riserve di Magnesio, ostacola il lavoro degli enzimi
BISMUTO, tossico
INTOSSICAZIONE da BISMUTO, un tempo il bismuto era usato come farmaco gastrico, un suo eccesso può causare sintomi come SONNOLENZA, AGITAZIONE, ALLUCINAZIONI, CONFUSIONE MENTALE, DIFFICOLTA’ di PAROLA e di MOVIMENTO, SPASMI MUSCOLARI, NEUROPATIE PERIFERICHE, e DANNI EPATICI.
E' stato usato nel trattamento della sifilide, si trova in alcune supposte e preparati antidiarroici,
SINTOMI DA INTOSSICAZIONE
l'OVERDOSE, dà sintomi simili alle malattie mentali, con andatura barcollante, tremori, mancanza di memoria, disturbi dell'udito e della vista, disturbi spazio temporali, allucinazioni visive ed uditive, il bismuto ostacola l'assorbimento dello zinco.
CADMIO tossico
ALIMENTI, evitare le farine bianche, evitare l’acqua del rubinetto, le pentole smaltate ad alta concentrazione di cadmio, MANGIARE, aglio, uova, fagioli, agrumi ricchi di vitamina C, limoni, aranci. Alimenti ricchi di zinco e di cadmio
Gli alimenti che contengono il cadmio , sono lo zucchero raffiinato, la farina bianca, il riso bianco fumo di sigaretta, aria inquinata, acqua dolce
CAUSE dell’intossicazione
Fonderie di zinco, piombo e rame, acqua di rubinetto contaminata, tubi galvanizzati con cadmio, particelle di pneumatici, farina bianca, pentole smaltate, dolciumi ed insaccati, combustione di gomma, plastica e coloranti, macchine per bibite, caffe’ istantaneo e bibite alla cola ed al te’, ostriche e frutti di mare contaminati, pescherie vicine a zone industriali, olii di motore e gas di scappamento, concimi fosfatati, prodotti per l’argenteria, sigarette, fumo di tabacco, vernici industriali, alimenti carenti di zinco
E' un minerale traccia tossico, i cui effetti vengono tenuti sotto controllo dallo zinco, nel grano integrale il rapporto cadmio zinco è di 1 a 20, per questo è bene mangiare cibi integrali. Si deposita nel fegato e

giannalinda
06-11-2012, 11:26 PM
parte tre DEL POST sopra

nei reni, se c'è una carenza di zinco si aumenta l'accumulo di cadmio, il cadmio ostacola anche l'assorbimento del rame.
SINTOMI da tossicita’. Ipertensione, lesioni renali, arteriosclerosi, malattie cardiovascolari, bronchite cronica nei fumatori, enfisema, inappetenza, diminuzione dell’odorato, responsabile di tumori cancerogeni diminuzione della longevita’ a causa dell’avvelenamento cellulare.
INTOSSICAZIONE DA CADMIO
Si può combattere con l'assunzione di silicio, le alghe si combinano al cadmio e lo eliminano, squilibri tra cadmio e zinco provocano diminuzione dello sperma, causa ipertensione, e disturbi cardiaci ed ossei, chi è iperteso ha il 40% di Cadmio nelle urine, il processo di avvelenamento è molto lento si deposita nei reni, nelle arterie, aumentando la pressione e causando l'arteriosclerosi, il FUMO, contiene quantità notevoli di CADMIO, un pacchetto di sigarette contiene da 2 a 4 mlg di cadmio che si deposita nei polmoni, e rimane anche nell'aria, e causa ENFISEMA POLMONARE, dosi elevate causano AMEMIA, proteinuria, aminociduri
UTILI vitamina C ed E, Selenio, zinco, vitamina B6
CALCIO intossicazione
INTOSSICAZIONE DA ECCESSO DI CALCIO
E’ dovuta o ad una eccessiva ingestione di questo minerale o a problemi metabolici o a una carenza di MAGNESIO e di SELENIO, non e’ trascurabile che ci sia un ECCESSO di VITAMINA D, o una CARENZA di VITAMINA C, necessaria per la sintesi del collagene, oppure uno squilibrio ZINCO-RAME. Gli organi implicati sono sono la TIROIDE e la PARATIROIDE, LA CORTECCIA SURRENALE,
RISCHI legati ad eccesso di CALCIO
OSTEOLISI, OSTEOPOROSI di tipo II, diffusa tra gli anziani, calcificazioni cutanee, fratture, aumento del colesterolo e dei trigliceridi, rischio di infarto del miocardio, pseudo menopausa, ipersecrezione insulinica, in GENERE un LIVELLO SUPERIORE DI CALCIO, significa che il CALCIO E'’CARENTE nelle OSSA, ed e'’scarsamente disponibile nelle sue biofunzioni, da qui la necessita’ di dare dei SUPPLEMENTI di CALCIO, sotto forma di CALCIO ORODATO, con la contemporanea somministrazione di MANGANESE, sintesi della tiroxina, ZINCO, RAME, MAGNESIO, VITAMINA A, C, ed E.
CROMO intossicazione
QUANTO IL CROMO E’ A LIVELLI TOSSICI
In genere il cromo elevato e’ dovuto alla ingestione dei cibi ricchi del minerale come la birra, il lievito di birra, i cereali integrali, i funghi, ma puo’ anche essere dovuto a contaminazione industriale da Cromo esavalente come le vernici, il materiale litografico, mordenti, polvere di cemento, molto tossico. Rimuovendo la fonte, usualmente si normalizzano i valori
FOSFORO intossicazione
SE IL FOSFORO E’ INFERIORE
Quasi tutto il fosforo presente nell’organismo e’ immagazzinato nello scheletro e nei denti, dove insieme al CALCIO ed al MAGNESIO, costituisce una triade che deve sempre trovarsi in equilibrio. Il FOSFORO e’ presente anche nei liquidi e nei tessuti molli, sangue, cellule…, e costituisce un importante componente del tessuto cerebrale, senza il fosforo e’ impossibile assorbire le vitamine come la B2, riboflavina, la B3 niacina ed il metabolismo dei carboidrati risulta parzialmente compromesso. Il FOSFORO e’ assorbito meglio in ambiente acido ed in presenza di vitamina D. Anche le vitamine A ed F sono in grado di potenziare la presenza di fosforo. La somministrazione di ANTIACIDI, costituiti dagli idrossidi di alluminio e di Magnesio riduce sensibilmente l’asorbimento del fosforo, come del resto la carenza di acido cloridrico nello stomaco. Piu’ di meta’ del fosforo viene perduto con la raffinazione dello zucchero e dei cibi
IODIO intossicazione
QUANDO CI SONO VALORI BASSI DI IODIO
Lo iodio viene assorbito dall’intestino tenue e trasportato nel sangue, il 30%, si indirizza alla tiroide,, le altre percentuali vanno alle ghiandole salivari, alle mammelle, nella mucosa e nei succhi gastrici, mentre il residuo viene secreto con le urine La carenza di iodio puo’ manifestarsi con il gusto metallico in bocca, con il gozzo, degrado della acutezza mentale, capelli secchi, problemi alla cute e alle unghie, ai denti, disturba ogni tipo di crescita, malassorbimento dei carboidrati, mancata conversione del carotene in vitamina A, Indurimento delle arterie per accumulo di colesterolo, ridotta resistenza alla polio, la carenza di iodio diminuisce la sintesi di immunoglobulina G, aumenta la azione nefasta dei nitrati, dei tiocianati e dello iodio radioattivo, costituendo un fattore di rischio di CANCRO dello STOMACO
MERCURIO intossicazione
Si trova nella biosfera, nei pesticidi e nei pesci di grandi dimensioni
, arriva nei laghi, nei fiumi, nei mari, negli oceani attraverso gli scarichi industriali, si usa nelle otturazioni dentali, alcuni lassativi, si può avere accumulo nel tessuto e nel cervello, provoca riduzione di zinco, si trova anche in alcuni cosmetici
CAUSE da INTOSSICAZIONE
Combustione di carbone, amalgami dentari, accumulatori, pile, unguenti e cosmetici, funghicidi e pesticidi, carte ed adesivi, pellicole fotografiche, feltri ed indumenti, antisettici, cere per parquet, pitture ad acqua, concimi chimici, lampade al neon, pesci di mare pescati in zone contaminate, maneggiamento di prodotti derivati dal petrolio, barometri, termometri.
SINTOMI da intossicazione
Disturbo delle funzioni cerebrali, sensibilita’ emotiva inusuale, astenia, perdita dell’appetito, perdita di peso, disturbi visivi, paralisi, convulsioni, perdita della sensazione di dolore, albuminuria da lesioni renali, infiammazione delle gengive, difficolta’ ad ingerire e a masticare, perdita di coordinamento, di lucidità intellettuale, disturbi alla vista e all'udito, rossore, irritazioni, formazione di vesciche sulla pelle, l'inalazione provoca dolori al torce, febbre, tosse e brividi, nella intossicazione cutanea,salivazione eccessiva stomatite, diarrea, tremori, vertigini, irritabilità, depressione, psicosi, perdita dei denti, insonnia. stanchezza, emicrania, intorpidimento labbra, mani, perdita memoria, 500 milligrammi possono essere fatali a meno di non essere curati immediatamente, si può curare con penicillamina, un agente chelante

parte 3

giannalinda
06-11-2012, 11:28 PM
Parte 4
UTILI
Eliminare la causa da intossicazione, SELENIO che contrasta il mercurio, vitamine C,E,A, che ne riducono gli effetti tossici, CALCIO che neutralizza e ne facilita la eliminazione, LECITINA. Alimenti ricchi di aminoacidi solforati, CISTEINA, alimenti ricchi in Vitamina C e SELENIO, mele e fagioli cotti a vapore.
NICHEL intossicazione
ALIMENTI
nei grassi ed olii idrogenati, nella margarina, nei condimenti, negli alimenti raffinati, nei frutti di mare, nei cereali, nel grano saraceno, nell'avena, nei legumi, nei semi, nel cavolo
E' un minerali traccia essenziale, ha una funzione sul metabolismo degli ormoni, dei lipidi, della membrana e della integrità della membrana cellulare, attiva alcuni enzimi del fegato e partecipa al metabolismo del glucosio, si hanno quantità nel DNA e RNA, si trova nei carburanti, nel fumo di sigaretta, nei fertilizzanti, nei gas di scarico ,. I reni regolano la quantità di nichel, l'uso di utensili in acciaio inossidabile per cucinare, possono contenere nichel e passare al cibo più acido.
TOSSICITA'
A dosi elevate è tossico, può causare infarto del miocardio, ictus, cancro all'utero, ustioni, tossiemia gravidica, attenzione agli orecchini che possono contenere nichel, o a ferri dei dentisti, attenzione al FUMO di sigarette, fumandone 15 al giorno per un anno si può contrarre CANCRO AI POLMONI., si accumula nel fegato, nelle ossa, nella aorta
SINTOMI
Emicrania, vertigini, nausea, vomito, problemi respiratori, eruzioni cutanee, dolori al torace, tosse
CARENZA DA NICHEL, sintomi
La cirrosi epatica, lo scompenso renale cronico, la sudorazione eccessiva, lo stress, un malassorbimento intestinale, provocano una carenza di nichel, tale carenza può anche aggravare l'anemia causata da mancanza di ferro, inoltre influenza il metabolismo dello zinco e del ferro, si possono anche avere insufficienza epatica, crescita stentata, cambiamento di colore della pelle, e problemi all'apparato riproduttivo.
PIOMBO tossico
E' altamente TOSSICO, la dose massima per non intossicarsi è di 1-2 milligrammi, e quindi abbiamo basse dosi di sicurezza, il piombo contenuto negli alimenti si elimina attraverso le feci, può penetrare attraverso la pelle, il tratto gastrointestinale, il piomo assimilato viene immagazzinato nelle ossa, nel sangue e nel fegato nel cervello, nelle ghiandole, nei capelli. Si trova nei contenitori smaltati a piombo. Alcuni integratori a base di farina di ossa possono contenere piombo, oppure l'acqua proveniente da ubature a base di piombo, vernici a base di piombo, fumo di sigarette, nell'insetticidi usati nella coltivazione del tabacco, gas di scarico dei motori, la benzina a base di piombo
CAUSE della tossicita’
Gas di scappamento delle automobili, atmosfera delle citta, vernici a base di piombo, inquinamento dovuto alle fonderie, condotti di acqua di piombo, tubi di piombo, pile ed accumulatori di piombo, additivi con benzina, smalti e ceramica smaltata, saldature, rivestimenti vari, matite, carta di giornale, soldatini di piombo, polveri, ceneri, verdure coltivate sul bordo stradale, vendita di prodotti alimentari all’aperto, lungo la strada, insetticidi, farina d’ossa, vino, sigarette, tinte per capelli, mastice, vetro al piombo, caratteri di tipografia, materiali edili, gesso, munizioni, accessori da tiro, luoghi di lavoro di artigiani, zone industriali
SINTOMI da intossicazione sull’apparato digerente, costipazione, diarrea, perdita dell’appetito, scolorimento delle gengive, nausea, coliche. Sangue, anemia, emoglobina bassa, globuli rossi punteggiati, iperuricemia. Articolazioni e muscoli, fatica muscolare, atonia e crampi, tremori, degenerazione dei nervi motori, artriti, gotta, atrofie ossee e articolari. Cervello e nervi, ritardo mentale, depressione, irritabilita’ confusione, insonnia, mal di testa, agitazione, instabilita’ emotiva, gusto metallico in bocca, vertigini, paralisi. Iperattivita’ e difficolta’ di apprendimento nei bambini ed eccessivo nervosismo in genere.
Livelli di piombo intorno ai 15ppm, possono danneggiare la memoria a lungo termine, la funzione cognitiva, INTERFERIRE con la utilizzazione del CALCIO, MAGNESIO, ZINCO ed altri minerali, sostituendosi ad essi e danneggiando gli enzimi di questi minerali attivati,possono correlarsi alla GOTTA SATURNINA ed al RITARDO MENTALE nei bambini. Il Piomb si trova nei CARBURANTI, nei COSMETICI, nell’INQUINAMENTO IDRICO ed ATMOSFERICO, dalle STOVIGLIE SMALTATE, dai CRISTALLI di PIOMBO, dai SOLDATINI di PIOMBO, dalle VERNICI, dalla coltivazione nei bordi delle autostrade, dai pesi per pescare, dallo9 SCATOLAME, dai prodotti per scurire i capelli, contenenti acetato di piombo,
SINTOMI DA AVVELENAMENTO
Coliche addominali, encefalopatia, melopatia con affezione del midollo spinale, anemia, interferisce con gli altri minerali come lo zinco, il ferro, il rame che regolano i processi mentali, alti livelli provocano anche iperattività e danni al sistema nervoso, disordini nell'apprendimento, dislessia, rallentamento dei riflessi, mancanza di coordinamento occhio-mano e problemi di comportamento. Il piombo passa dalla madre al feto se si beve acqua inquinata causando problemi mentali e fisici al bambino, nella sindrome da morte in culla si sono evidenziati alti tassi di piombo. Si hanno anche depressione, emicrania, difficoltà a concentrarsi, indebolimento della memoria, insonnia, allucinazioni, debolezza, dolori muscolari, nausea, indigestione, gengive bluastre, paralisi alle estremità, cecità, disturbi mentali, follia, impotenza maschile, sterilitò. Il consumo di ALCOOL facilita l'accumulo di piombo nell'organismo nei tessuti morbidi incluso il cervello, danni gravi a cuore, fegato, reni e sistema nervoso.
UTILI, per eliminare le cause dell’intossicazione. Somministrare ZINCO e CALCIO che favoriscono la eliminazione del piombo, questo metallo sostituisce piano piano il calcio delle ossa e tale rischio puo’ essere evitato con una alimentazione ricca di calcio. La vitamina C e la vitamina B riducono la tossicita’ da piombo. La LECITINA, protegge il tessuto nervoso..
Per risolvere questo tipo di intossicazione si puo’ fare uso di sostanze chelanti come la VITAMINA C, che protegge i muscoli, il SODIO ALGINATO tratto dal KELP, che protegge a livello intestinale, la vitamina A che favorisce il lavoro di numerosi enzimi disintossicanti, il CALCIO, il MAGNESIO, lo ZINCO e gli AMMINOACIDI contenenti ZOLFO, come la METIONINA, la CISTEINA
ALIMENTAZIONE
Leguminose e alghe che attivano la eliminazione intestinale del piombo, aglio, fagioli, uova, agrumi ricchi di vitamina C
UTILI IN CASO DI AVVELENAMENTO E INTOSSICAZIONE DA PIOMBO
Dieta a base di CALCIO, iniezioni di cloruro di calcio, vitamina D, il calcio impedisce al piombo di accumularsi, vitamina C in dosi di 6 grammi, usare aminoacidi come la cisteina e la metionina e la fenalina. Assumere quotidianamente ALGINATO DI SODIO in piccole quantità per evitare questa forma di intossicazione, si trova nelle ALGHE KELP, perché il piombo si attacca e si elimina dall'organismo.
POTASSIO intossicazione

parte 4

giannalinda
06-11-2012, 11:29 PM
PARTE 5 del post sopra

Senior Member Data registrazioneNov 2007LocalitàvenetoMessaggi5822

INTOSSICAZIONE DA POTASSIO
Il potassio elevato e’ generalmente il risultato della funzione endocrina e non dell’ingestione eccessiva. I tossici, lo stress, la malfunzione adrenale, sono le cause frequenti del Potassio elevato. Un aumento eccessivo di Potassio rispetto al calcio indica una tiroide iperfunzionante. Il POTASSIO e’ il primo catione all’interno della cellula, tuttavia il potassio extracellulare, pur se in minima quantita’ insieme al MAGNESIO, agisce sui muscoli striati e favorisce il rilassamento muscolare. Quando il POTASSIO e’ elevato espone al rischio di PARALISI
RAME intossicazione
Il RAME e’ un elemento essenziale per la salute dell’uomo, la sua normale presenza nel sangue varia tra 80 e 110 microgrammi/100 ml, si tratta di un catalizzatore della vitamina C che agisce sulle carenze di calcio, Consente anche al ferro di fissarsi sulle ematiti, e’ un regolatore tiroideo e surrenale e protegge dallo stress tramite l’azione della ceruloplasmina che distrugge le ammine biogene liberate nel momento di stress, DOSI giornaliere consigliate da 2 a 5 mg, fabbisogno minimo 30 mcg /Kg
INTOSSICAZIONE, cause acqua dolce acida, piscine, macchine per bibite, algicidi dei serbatoi di acqua, emodialisi, spirali anticoncezionali, pillole contraccetive uso prolungato, condotti di acqua in rame, utensili da cucina in rame
SINTOMI da tasso elevato di rame, malattia di Wilson, coronaropatie del gruppo A, depressione e nervosismo, psicosi, autismo infntile, schizofrenia istaminopenica, insonnia, ipercinesi infantile, disturbi della percezione, arteriosclerosi, ipertensione, disturbi epatici, renali, malattie del collagene, artriti, poliartrite reumatica, malattie emicraniche, cancri, leucemie, carenze di zinco, sindrome da stress, senilita’, anemia ferropriva, tubercolosi, tossiemia gravidica
UTILI per, eliminare la causa della intossicazione, vitamina C e B6, zinco, manganese, molibdeno, metionina ed estratti costicosurrenali
SELENIO inferiore
SE IL SELENIO E’ INFERIORE
E’ un elemento traccia essenziale, si trova associato alla vitamina E, necessaria per un suo corretto assorbimento ed utilizzazione. Il Selenio riveste una particolare importanza nel sistema immunitario, come protettivo per certe forme di cancro, previene il cedimento delle cartilagini, agendo come un antiossidante, e’ un potente antitodo chelante la tossicita’ del Cadmio e del Mercurio, infine protegge dai rischi cardiovascolari, controllando i livelli del coenzima Q10, necessario ai mitocondri del miocardio. La carenza di Selenio puo’ incrementare la ritenzione di Calcio nei tessuti molli, la biodisponibilita’ di selenio e’ controllata dall’amminoacido L-Metionina
SODIO intossicazione
INTOSSICAZIONE DA SODIO
In genere un aumewnto di sodio si accompagna ad un aumento di Potassio sistemico. Se non c’e’ aumento di Potassio, e’ probabile che ci sia una eccessiva ingestione di sale con gli alimenti o con l’acqua depurata Il metabolismo del Sodio e’ regolato dai mineralcorticoidi della corteccia surrenale. Se la ritenzione di sodio aumenta, la secrezione di ALDOSTERONE tende a far diminuire il CALCIO ed il MAGNESIO. Troppo sodio rispetto al MAGNESIO, puo’ provocare una iperfunzione surrenalica Quando il SODIO e’ troppo elevato puo’ interferire con vari gradi di coordinazione, ma i sintomi clinici non sono generalmente osservati finche i livelli non superano le due deviazioni standard. Spesso le condizioni cliniche continuano per quasi un mese dopo l’inizio della terapia riduttiva di Sodio, in genere un livello elevato di sodio e’ un risultato dello stress, delle allergie, dei tossici, ed e’ il primo segnale di possibili mutamenti nella funzione surrenale.
VANADIO intossicazione
ECCESSO DI VANADIO
In genere l’eccesso di vanadio e’ dovuto da cause genetiche, normalmente per il 90%, viene escreto con le urine. Si trova nel petrolio, nei prodotti industriali, nel cibo e nell’acqua.
SINTOMI
In genere e’ correlato alla DEPRESSIONE MANIACALE, inibisce la monoamminossidasi MAO, del cervello e interferisce con il SODIO ed il POTASSIO e la sintesi dell’ATP, dal momento che danneggia la mente. E’ stato dimostrato che la vitamina C riduce o elimina queste condizioni cliniche.
ZINCO inferiore
QUANDO OO ZINCO E’ INFERIORE
Lo zinco entra nella costituzione di una ventina di enzimi, tra cui l’IDRASI CARBONICA, indispensabile per la produzione di HSL nello stomaco, gli enzimi pancreatici, proteinasi, amilasi .. e influenza almeno altri 80 enzimi, necessari per la sintesi del DNA e dell’RNA, inibite in assenza di zinco e proteiche in genere Lo zinco controlla la sintesi del progesterone. Ridotte quantita' di zinco possono produrre alterazioni nel metabolismo degli amminoacidi contenenti ZOLFO e SELENIO, interferrire con il metabolismo del RAME di cui e' un antagonista e di conseguenza con il FERRO, ci possono essere ritardi nella crescita, disturbi ormonali, dismenorrea, ipertrofia prostatica, macchie bianche nelle unghie e nelle dita, inattivazione della vitamina A, per l’acuita’ visiva notturna, rallentamenti nella rimarginazione delle ferite, perdita di sensibilita’ al gusto, dimostrata dall’aumentato uso di sale e di spezie. Le CELLULE NEOPLASTICHE mostrano una MARCATA RIDUZIONE di ZINCO. L’integrazione di zinco deve essere bilanciata con quella di RAME, VITAMINA A, e VITAMINA B6.
INTOSSICAZIONE DA PROTEINE ANIMALI
PROTEINE
le proteine, le quali hanno un ruolo importante per la pelle, i muscoli, il sangue, gli organi interni, i capelli, le unghie, sono determninanti, per la crescita e lo sviluppo sessuale
Un eccessivo consumo di proteine animali provoca un maggior rischio di malattie CARDIACHE, RENALI, e TUMORI, osteoporosi, hanno un effetto negativo sul METABOLISMO del CALCIO.

parte 5

giannalinda
06-11-2012, 11:32 PM
BIBLIOGRAFIA
J.I.Rodale e collaboratori " Il libro completo dei minerali per la salute" Ed Giunti Martello
Staff del Prevention Magazine " Il libro completo delle vitamine" Ed Giunti Martello
Sheldon Soul Hendler " Enciclopedia delle Vitamine e dei Minerali" Ed Tecniche Nuove
Adolfo Panfili " Medicina Ortomolecolare" Tecniche Nuove
Gayla J. Kirschmann - John D. Kirschmann " Almanacco della Nutrizione " Alfa Omega Editrice Roma
Patrick Holford " Guida completa alla nutrizione" Ed. Tecniche Nuove

dimenticavo la terapia chelante è una terapia che si fa per 7 gg per tot mesi previa controlli urine sangue e va fatta da esperti e i metalli, molti non sanno di averli...
http://it.wikipedia.org/wiki/Chelazione
http://www.centrodimedicinabiologica.it/che-cose-la-terapia-chelante-monzamedicina-preventiva-monza/
http://www.scienzaeconoscenza.it/articolo/terapia-chelante-come-funziona-effetti.php
http://www.mmmariani.com/terapia.htm - per chi è interessato ad effettuare percorsi medici in merito, essendo gia laureato!



termine del POST RELATIVO ALLE INFO RICHIESTE SU ANALISI, TIPO, TERAPIA CHELANTE E INFO METALLI PESANTI E DANNI RECUPERATI DA VECCHI POST DEL FORUM E A DISPOSIZIONE OVVIAMENTE, SCUSATE PER IL LUNGO POST NON POTEVO NE METTERE I LINK RELATIVI IN QUANTO LA SEZIONE E COMPOSTA DI MOLTISSIME PAGINE...e spero di avere chiarito un po il concetto un abbraccio e buona notte, MAI MOLLARE GRAZIE PER TUTTO DI CUORE!!!

Linda Ricci
07-11-2012, 12:56 AM
Grazie mille Gianna!

giannalinda
07-11-2012, 10:53 PM
http://www.policlinico.mo.it/urp/pdfcarteaccoglienza/carta%20terapia%20antalgica.pdf

http://personale.unimore.it/Rubrica/Dettaglio/pasetto

http://www.policlinico.mo.it/reparti/anestesia1.asp

per terapia del dolore a Modena mio zio è primario di essa; e da sito www. terapia del dolore.it si troveranno i vari centri in italia-
come informativa! buona notte e mai mollare!!!

Linda Ricci
07-11-2012, 11:04 PM
letto e salvo!

giannalinda
20-11-2012, 03:42 PM
http://www.alessandragraziottin.it/ew/ew_voceall/38/2209%20-%20endometriosi.pdf
LINK AVUTO DA LINDA che RINGRAZIO!!!
la dottoressa in questione ha avuto pareri contrastanti in passato; ma l'articolo è interessante ed informativo!

Linda Ricci
20-11-2012, 11:07 PM
io devo ancora finire di leggerlo..ma mi sembra interessante..bisognerebbe chiedere a qualche medico un parere..

giannalinda
21-11-2012, 12:05 AM
Linda l'endometriosi e cio che comporta, mi è stato riferito da un medico di verona Primario che studia questa problematica dr Minelli; mi dice che il pavimento pelvico puo dare luogo ad endometriosi o viceversa endometriosi portare problemi al pudendo e altre patologie; per dire in due parole; non so se volevi qualche specifica in particolare; potro chiedere ciao bella un caro saluto a voi tutti e mai mollare!!! tempo cambia fine settimana, ma godiamoci ste giornatine intanto ciao!!! è anche giusto arrivi pioggia neve e piu freddo anche se il SOLE e il sole che ne dite? buenas noches!

giannalinda
22-11-2012, 01:20 AM
http://www.fondazioneisal.it/cento-c...dolore/77.html (http://www.fondazioneisal.it/cento-citta-contro-il-dolore/77.html)
isal..su facebook per info e trovate anche collegamento nostro forum e malattie rare, cisti di tarlov su facebook ciao!
informativa su terapia del dolore, associazione italiana terapisti del dolore!
http://www.seminandosorrisi.it/forum -collegamento da facebook con isal-

http://www.multimedica.it/it/news/0286878889-il-numero-per-le-prenotazioni/7b73d638-4e2e-4311-ab98-036896ca993c per prenotazioni private con dr Cappellano- informativa

giannalinda
14-12-2012, 02:38 AM
Per chi avesse bisogno dssa STEFANIA CAMETTI ospedale Pordenone S.M.degli Angeli ove opera e visita anche dr Ostardo per Ortopedia e traumatologia; molto brava e competente nei casi complessi con pluripatologie e anche lei si trova su commissariamento ospedale Pordenone sulla rete Linked in. Ringrazio Rita e dr Ostardo per consiglio ed Elena per eventuale zona Milano..buona notte!

giannalinda
24-12-2012, 01:04 AM
Omeopatia, agopuntura e fitoterapia:
in arrivo gli elenchi degli specialisti
L'intesa alla Conferenza delle Regioni anticipa l'obiettivo della disciplina unica nazionale del settore. Ogni Ordine avrà le sue liste di esperti e si occuperà di valutare i requisiti di chi richiede l'iscrizione: serviranno stduo individuale e almeno 500 ore triennali di formazione

Lo leggo dopo
http://www.repubblica.it/images/2012/12/21/162003192-f882e298-45e9-4fad-bcaa-37f5192a5a5d.jpg

ROMA - Un elenco specifico all'interno degli Ordini professionali e una serie di requisiti specifici per gli enti e i docenti che curano la formazione: così l'omeopatia, l'agopuntura e la fitoterapia avranno regole nazionali condivise, in accordo con l'Ordine dei medici, sulla falsariga dell'esperienza già avviata in Toscana.

La Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome ha approvato ieri il documento sulla regolamentazione della formazione in questo settore, proposto dal Gruppo tecnico interregionale medicine complementari, coordinato dalla Regione Toscana. Era lo scoglio principale sulla via per arrivare a una regolamentazione nazionale. Ora sarà la Conferenza Stato-Regioni a dover approvare l'intesa, probabilmente all'inizio del prossimo anno.

Il ruolo dell'Ordine dei medici viene rafforzato con la giustificazione della "tutela della salute del cittadino": gli elenchi divisi per disciplina sono previsti su base territoriale e la valutazione dei titoli per l'ammissione sarà affidata ad apposite commissioni di esperti nominate dall'Ordine dei medici. L'accreditamento degli enti (pubblici o privati) per la formazione verrà rilasciato dalle Regioni in base alla sede legale dell'ente che ne fa richiesta.Secondo lo schema d'intesa, i medici esperti dovranno avere una formazione minima triennale di 500 ore teorico/pratiche, oltre allo studio individuale ed alla formazione guidata. Sono inoltre definiti obiettivi formativi, metodologia didattica e formazione dei docenti, nonché le norme transitorie.

Secondo il documento approvato dalla Conferenza delle regioni, iI medici che in Italia esercitano l'agopuntura, la fitoterapia e l'omeopatia sono oltre 20.000, mentre i cittadini che ricorrono a queste terapie sono intorno al 20% della popolazione. (21 dicembre 2012) © Riproduzione riservata

giannalinda
10-01-2013, 03:59 PM
http://it.mappy.com/#d=+pordenone+ospedale+santa+maria+degli+angeli&p=map

UNA VOLTA ARRIVATI ALLLA ZONA OSPEDALE NELLA CARTINA, - VIA MONTEREALE, 33 PN -
TENENDO CONTO CHE L'USCITA MIGLIORE E NON LA PRIMA PER PORDENONE MA LA SECONDA CHE DISTA 500 MT PORDENONE FIERA DALL'AUTOSTRADA E SEMPRE DRITTI FACENDO ANCHE UNA ROTONDA CHE VI FA PROSEGUIRE DRITTO POI GIRARE A DESTRA ED ENTRARE NELLA CITTA CON VERDE E PARCHEGGI, DANDOVI SEMPRE LE SEGNALETICHE PER ARRIVARE ALL'OSPEDALE STESSO; UNA VOLTA INDIVIDUATO A DESTRA PRONTO SOCCORSO, GUARDIOLA E OSPEDALE ANDANDO AVANTI 500 MT A DESTRA GRANDE PARCHEGGIO LIBERO PER I MEZZI;
POI DAL PARCHEGGIO SI TORNA INDIETRO A PIEDI E QUANDO SI ARRIVA A VEDERE DELLE VETRATE VERDI, LI SI ENTRA SI VA ALLA CASSA A PAGARE TICKET; POI SI ESCE E SI VA DRITTO AL PADIGLIONE A, SI ENTRA, AVANTI E A DESTRA ASCENSORI E SI VA AL TERZO PIANO- e si dice di avere visita con dr Ostardo in segreteria e si verra fatti accomodare;

se piovesse tanto da dove si paga ticket, SI PUO GIRARE A SINISTRA SUBITO DALLA SALA D'ATTESA E SI TROVANO DELLE SCALE O ASCENSORI ANDARE GIU DI UN PIANO ZONA BAR , TOILETTE E DAVANTI AL BAR PICCOLO CORRIDOIO LUNGO SOTTORRANEO CHE INDICA TUTTI I REPARTI SEGUENDO LE FRECCE, SI SEGUE FRECCIA PADIGLIONE A...E SI ARRIVA COSI A PRENDE L'ASCENSORE INTERNO PER ANDARE SEMPRE AL TERZO PIANO ...

al bar dell'ospedale si mangia molto bene ma se si vuole andare al di fuori a 200 mt dall'ospedale attraversando subito la strada a a destra, bar roma e per caffe o altro e dolci dall'ospedale si attraversa la strada e si va a sinistra per pochi metri pasticceria montereale...e per EVENTUALE PERMANENZA A PORDENONE SEMPRE QUASI DI FRONTE ALLA PASTICCERIA MONTEREALE HOTEL MONTEREALE OTTIMO PERSONALE GENTILE E OTTIMI PREZZI; EVENTUALMENTE io ho soggiornato parecchie volte se avete necessita contattatemi che posso parlare con una responsabilie prenotazioni hotel che si chiama Zaira, mia amica che mi aiutera nelle prenotazioni stesse o vi metto in contatto e poi fate voi anche per accordarvi su caparre e periodi...
cartina per GIAN e chi avesse bisogno per effettuare visita dr Ostardo POrdenone; ma potete comunque contattarmi in privato per altre info di cui avete bisogno ciao e dal sito mappy potete crearvi il vostro percorso macchina, treno etc..piu breve per valutare e capire o cercare su post vecchi forum stesso, avrete indicazioni o come gia dicevo contattarmi in privato via mail o sms forum privati; ciao!

june
14-01-2013, 06:35 PM
Buongiorno, sono una ragazza di 35 anni, 15 anni fa ho avuto un incidente stradale con una lesione vertebro-midollare L1-D12 ed emorragia diffusa al cervello con coma protratto. Ho una vescica e intestino neurologici e dolore cronico alla clitoride, uso cateteri e purganti. In tutto questo tempo mi sono fatta seguire da chiunque per cercare di migliorare o almeno gestire in modo giusto la mia situazione ma non ho fatto altro che spendere soldi senza avere alcun esito positivo. Ora mi accorgo che sto peggiorando di anno in anno e questa mia parte invalidante va ad influenzare anche la mia parte sociale e sessuale. Ci sarebbe qualcuno che può aiutarmi indicandomi dei nomi o dei centri specializzati (che non mi dicano di bere meno per usare meno cateteri ma che sappiano gestire professionalmente la questione) oppure qualcuno che abbia avuto il mio stesso problema per un confronto e capire che fare, grazie mille a chiunque risponda

elena1956
14-01-2013, 11:20 PM
june ... io ho avuto frequenza urinaria e ritenzione/perdite fecali , forse potremmo confrontarci ... volevo scriverti un mess privato ma non li hai attivati , Fallo ... ti scrivo .

june
15-01-2013, 01:10 PM
ciao Elena, mi sono attivata con i messaggi privati e ora me li fa scrivere solo che non mi permette di inviarli, non so cosa sto tralasciando ancora, forse mi perdo in un bicchiere d'acqua, ad ogni modo cercherò di fare in fretta in modo da potermi rapportare con te sui nostri problemi, grazie ancora

giannalinda
17-01-2013, 11:13 PM
http://www.ok-salute.it/diagnosi-e-cure/11_a_centri-neuromodulazione.shtml?fb_action_ids=1020016335719 4338&fb_action_types=og.likes&fb_source=aggregation&fb_aggregation_id=288381481237582

giannalinda
21-01-2013, 04:13 PM
Cos'è la fibriomialgia: la diagnosi, le cure e gli esami da fare
domenica 20 gennaio 2013 scritto da Patrizia Chimera

La fibriomialgia è una sindrome che si manifesta con dolori muscolari cronici, che si diffondono in gran parte del corpo e che può essere causata anche da scorrette posture oppure da una tipologia di lavoro che causa problemi al soggetto che soffre di tale patologia.

... La fibriomialgia, chiamata anche Sindrome fibromialgica o sindrome di Atlante, è oggetto di un forte dibattito scientifico. Le zone interessate dal dolore sono la colonna vertebrale, il cingolo pelvico, le braccia, i polsi, le coscie e le spalle. La fibriomialgia si manifesta non solo con dolori anche forti ai muscoli, ma anche con disturbi dell’umore e del sonno, astenia.

Chi soffre di fibriomialgia sa che questa patologia ha un carattere migrante dei dolori, che non passano con la somministrazione dei normali antidolorifici. E’ una patologia che colpisce di più le donne in età adulta, anche se sono stati riportati casi anche tra i bambini e gli adolescenti.

E’ una malattia reumatologica rara, difficile da diagnosticare, anche perché i suoi sintomi sono comuni a tanti disturbi. I sintomi più comuni, oltre al dolore, sono la difficoltà ad addormentarsi, diminuzione della forza muscolare in mani e braccia, astenia, impaccio nel movimento e rigidità al risveglio, crampi, fascicolazioni, formicolii, intorpidimento, cefalea, ansia, depressione, attacchi di panico, confusione, problemi di equilibrio, difficoltà a concentrarsi, secchezza ad occhi, bocca e pelle, difficoltà visive, temperatura alterata oppure alterata percezione di caldo e freddo, intolleranza al freddo o intolleranza al caldo, ipersensibilità ai sensi, vestibolite, fotofobia, sensibilità al cambio di stagione.

La diagnosi di questa malattia è davvero molto difficile, perché non esistono strumenti pensati ad hoc per questa sindrome. Recentemente tra gli strumenti diagnostici individuati per il riconoscimento di tale patologia abbiamo la risonanza magnetica spettroscopica (MRS), mentre gli elementi che il medico deve valutare sono due. Innanzitutto deve fare un’anamnesi accurata per capire che il dolore si è diffuso simmetricamente e che dura da tre mesi, ma deve anche fare una palpazione in 18 punti chiave. Di recente si usa anche la valutazione mialgica e dolorometrica tramite la forma digitale classica.

Quali terapie vengono usate? Si può intervenire con un trattamento naturale (riposo assoluto, esercizi per rilassare i muscoli, terapie comportamentali, recupero del sonno, massaggi), un trattamento farmacologico (anche se scientificamente molte prove non hanno provato la reale efficacia di tali trattamenti, vengono usati molti farmaci per limitare il dolore, anche se solo temporaneamente) e un trattamento strumentale (stimolazione elettromagnetica della corteccia cerebrale). Molto spesso viene anche usata una terapia psicologica.

GENNAIO 2013 RIVISTA MEDICO SCIENTIFICA

giannalinda
28-01-2013, 04:33 PM
Lo studio urodinamico è un esame non doloroso che ci consente di indagare alcune alterazioni minzionali. Questo esame consiste nella misurazione delle pressioni all'interno della vescica durante la fase di riempimento e di svuotamento della vescica, mediante degli appositi sottili cateteri che vengono posizionati in vescica. Le pressioni così registrate vengono tradotte sotto forma di tracciati, la cui interpretazione consente di capire esattamente come funziona la vescica. Lo studio urodinamico viene utilizzato per studiare alcune situazioni come l'incontinenza urinaria e la cosiddetta "vescica neurologica" (cioè una vescica che funziona male a causa di malattie neurologiche). Potremmo definire lo studio urodinamico come "l'elettrocardiogramma della vescica".
L'esame urodinamico permette lo studio funzionale del ciclo continenza-minzione, simulando, tramite l'infusione del liquido in vescica, un riempimento e registrando gli eventi che si realizzano nella fase di riempimento e di svuotamento. L'esame urodinamico standard comprende:
Flussometria
La flussometria è la misurazione del flusso urinario, ovvero del volume di urina espulsa attraverso l’uretra durante la minzione per unità di tempo.Il volume consigliato per ottenere dati attendibili è compreso tra 200 e 400 ml.E’ l’unica indagine urodinamica non invasiva, semplice e poco costosa.http://www.gabrieleantonini.it/FLUSSIMETRO.jpgPer queste sue caratteristiche rappresenta l’indagine iniziale nel percorso diagnostico delle disfunzioni del basso tratto urinario. Ha valore come indagine di screening, per monitorare i risultati di un trattamento e la progressione della malattia. E’importante eseguire questa rilevazione prima di qualsiasi sondaggio uretrale, in situazioni che riproducono quelle fisiologiche, invitando quindi il paziente a mingere quando avverte un adeguato stimolo minzionale (senza farsi prendere dall’ansia di prestazione), nella postura assunta quotidianamente (seduta o eretta). Per completezza diagnostica si consiglia la valutazione del residuo vescicale postminzionale (RPM) ovvero del volume di urina che eventualmente rimane in vescica dopo l’atto minzionale: tale rilievo può essere fatto con un ecografo standard o con un bladder scan.
Cistometria
Rappresenta il segmento diagnostico più importante nell’iter urodinamico.Ci consente di valutare il funzionamento della vescica durante un ciclo minzionale. L’esame viene condotto introducendo un piccolo catetere in vescica e una sonda nel retto. Entrambi sono collegati a un apparecchio che registra la pressione in entrambi gli organi.Il catetere vescicale è dotato di due fori attraverso i quali si possono registrare e contemporaneamente infondere liquidi nella vescica stessa (soluzione fisiologica o mezzo di contrasto).La manovra di inserimento dei cateteri non è dolorosa, in quanto presentano un calibro ridotto e sono lubrificati con un apposito gel.E’ importante avere la completa collaborazione del paziente che deve impegnarsi a rilasciare la muscolatura del pavimento pelvico al passaggio del catetere. L’esame procede sino a quando il paziente avverte il bisogno di urinare: la minzione verrà effettuata con i cateteri inseriti.
Studio pressione/flusso ed elettromiografia dello sfintere uretrale
Utilizzando gli stessi cateteri viene registrata la pressione detrusoriale (muscolatura vescicale) durante la fase di svuotamento vescicale e la flussometria: conclude quindi lo studio della cistomanometria di riempimento. Lo studio può essere integrato con l’elettromiografia, ovvero la rilevazione dell’attività elettrica dello sfintere uretrale,dello sfintere anale e della muscolatura del pavimento pelvico.Tale rilevazione può essere eseguita con un elettrodo ad ago concentrico oppure di superficie.Nel primo caso l’ago di 3-4 cm viene inserito nel quadrante laterale sinistro del perineo previa disinfezione cutanea;nel secondo caso,le placche adesive vengono poste ai lati dello sfintere anale.
Profilo pressorio uretrale (UPP)
Consiste nella rilevazione della pressione lungo tutto il tragitto uretrale. Ripropone graficamente la pressione registrata all’interno dell’uretra,per tutta la sua lunghezza,mediante un catetere uretrale di registrazione che viene estratto meccanicamente a velocità costante mentre viene iniettata una soluzione fisiologica.
La misurazione può essere fatta in due diverse condizioni:
-a riposo con la vescica riempita a un determinato volume (UPP statico);
-durante colpi di tosse o manovra di Valsalva (UPP dinamico).
L’esame è indicato per lo studio della continenza passiva e attiva dell’uretra.
Pressione al punto di fuga (LPP o Leak Point Pressure)
Rappresenta il valore di pressione vescicale o addominale in cui si verifica involontariamente una perdita di urina dal meato uretrale.Questa osservazione può essere fatta con la visione diretta,attraverso l’uso di un fluoscopio o misurazioni di conduttanza elettrica.
L’aumento della pressione viene ottenuto sollecitando il paziente a compiere un colpo di tosse o una manovra di ponzamento.La posizione più frequente è quella ginecologica e il catetere di registrazione può essere introdotto in vescica (ma anche in vagina o nell’ampolla rettale).


TUIP (http://www.gabrieleantonini.it/Urologia/TUIP.html) | TURP (http://www.gabrieleantonini.it/Urologia/TURP.html) | ATV (http://www.gabrieleantonini.it/Urologia/AdenomectomiaProstaticaTransVescicale.html) | RRP (http://www.gabrieleantonini.it/Urologia/ProstatectomiaRadicale.html) | TURB (http://www.gabrieleantonini.it/Urologia/TURB.html)
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http://www.sacrocuoredoncalabria.it/attach/Content/Modulie/318/o/mod.u61urodinamico.pdf

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giannalinda
05-02-2013, 12:17 AM
Ortopedia (http://www.ok-salute.it/Ortopedia/) risponde Mosè De Iaco (http://www.ok-salute.it/Ortopedia/Mose-De-Iaco.shtml) DA OK SALUTE POTETE ANCHE ISCRIVERVI E CHIEDERE CONSULTI GRATUITI CON I MIGLIORI SPECIALISTI...UNA SIGNORA CHIEDE SE L'OZONO TERAPIA PUO AIUTARE NELLE PATOLOGIE ARTROSICHE E NON SOLO - SEZIONE TERAPIA DEL DOLORE; RIFERIMENTO AD ORTOPEDIA, OSTEOPATIA

Gentile signora. Tenterò di dare una risposta organica cercando di essere esaustivo. L'ozono medicale è un Gas utilizzato in medicina per la cura di numerose patologie che grazie alla formazione di idroperossidi che hanno un'azione antiossidante. Aumentando la formazione di ATP ed attivando il metabolismo lipidico producono un aumento della disponibilità energetica. Utile durante malattie croniche (come il dolore o in occasione di sforzi fisici intensi e prolungati. Le vie di somministrazione sono: sottocutanea, intraarticolare, endovenosa ed intradiscale. Le cause e l'origine di gonalgie sono numerose. Si parte dalle cause traumatiche a quelle contusive, agli spasmi muscolari e sembra che i muscoli interessati siano quelli tra i due capi articolari, il femorale e il sartorio oppure i muscoli stabilizzatori del bacino che possono causare un dolore riferito a distanza (trigger point) come il quadrato dei lombi ed i muscoli glutei, inoltre lo spasmo del quadricipite può causare algie sino a iperalgesia ed allodinia localizzata nella zona del ginocchio. L'interessamento delle articolazioni coxo femorale e sacro iliache potrebbero dare un dolore riferito a distanza sempre nella stessa zona. La rottura di tendini, legamenti e menisco possono essere causa del dolore e spesso la radiografia dimostra una dislocazione della rotula. Le infezioni osteomielitiche postchirurighe causano spesso febbre, malessere, letargia, dolore locale, edema, fistole, turgore ed eritema, per la quale credo, se fosse così le abbiano già consigliato un RMN ed una scintigrafia ossea. Per finire sono sempre cause di gonalgia le neoplasie primitive e secondarie maligne, le neoplasie benigne come ad esempio una lesione cistica, le artriti reumatologiche, l'osteortrite. Detto ciò, una volta compreso l'origine e la causa del dolore pre intervento, bisogna focalizzarsi sul dolore cronico causato dai numerosi interventi e dalla cronicizzazione del dolore stesso che può giungere ad un dolore definito neuropatico che è parzialmente trattabile con farmaci neurolettici ed antidepressivi, infiltrazioni centrali e periferiche, sino alla stimolazione midollare e alla termoablazione. Può essere parzialmente utile un trattamento FKT leggero nel migliorare l'ossigenazione muscolare paravertebrale lombare. L'utilizzo di tecniche alternative come l'ozonoterapia, la magnetoterapia associate ad un trattamento Medico Osteopatico associato, con particolare attenzione nella scelta dello specialista che deve essere un Medico qualificato in grado di valutare i rischi ed i benefici delle tecniche da utilizzare per migliorare la sua qualità della vita ed in grado effettuare una diagnosi. Le consiglierei quindi di sottoporsi ad una visita Medica di Medicina del dolore, Medica Osteopatica, Reumatologica per riuscire a controllare il dolore dopo che si è giunti ad una diagnosi. Cordiali saluti Dott. Mosè De Iaco Medico Chirurgo Osteopata. Specialista in Anestesiologia Rianimazione e Terapia del Dolore

giannalinda
05-02-2013, 11:38 PM
http://dionidream.wordpress.com/2013/02/05/sclerosi-multipla-sclerosi-laterale-e-encefalopatie-intossicazione-cronica-da-bario/7

COME INFORMATIVA AD ESEMPIO LA SCLEROSI MULTIPLA E UNA PATOLOGIA INERENTE AI DANNI NEUROLI, AI NERVI E ALLE PATOLOGIE COLLEGATE AL PAVIMENTO PELVICO O NEVRALGIA AL PUDENDO...informarsi è importante e AVERE FIDUCIA NEL PROGRESSO SCIENTIFICO E NON MOLLARE MAI SOPRATTUTTO; CIAO!

giannalinda
06-02-2013, 01:10 AM
policlinico di Monza vedete il sito http://www.policlinicodimonza.it/sites/default/files/Guida%20al%20paziente%20MONZA.pdf effettua le risonanze a un tesla e mezzo e potete anche contattare o mandare le mail in caso di necessita VIA AMATI 111 MONZA, buona notte e buon mercoledì! mai mollare!!!

giannalinda
08-02-2013, 12:09 AM
ASCA (http://www.asca.it/index.php) > Salute Oggi (http://www.asca.it/salute/index.php)
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http://www.asca.it/upload/news/20130207/276-0-31685_images.jpg
Salute: medici EAACI, piu' informazioni su allergie alimentari

07 Febbraio 2013 - 20:34


(ASCA) - Roma, 7 feb - ''Introdurre campagne informative sulle allergie alimentari volte a sensibilizzare l'opinione pubblica. Etichette alimentari chiare e semplici sono necessarie per aiutare i malati a gestire meglio la propria condizione. Aumento dei finanziamenti e risorse per le attivita' di ricerca nel campo delle allergie alimentari e anafilassi''.

Sono questi i pilastri della Dichiarazione Pubblica Europea diffusa oggi dall'Accademia Europea di Allergologia e Immunologia Clinica (EAACI) nell'ambito della sua Campagna sulle Allergie Alimentari ed Anafilassi. La campagna e' volta ad aumentare la consapevolezza dell'incremento delle allergie alimentari e dei fattori di rischio di anafilassi all'interno dell'Unione Europea, nonche' a fornire informazioni al pubblico, ai politici ed ai legislatori sui rischi legati alle allergie alimentari e sulla procedura d'emergenza da attuarsi in caso di necessita'. Durante il 2013 l'EAACI, la piu' grande associazione medica di allergologia in Europa, contattera' i funzionari dell'Unione Europea fornendo raccomandazioni e chiedendo loro di adottare misure concrete per migliorare la gestione e il trattamento delle allergie alimentari e dell'anafilassi.

17 milioni di Europei soffrono di allergie alimentari. Tra i paesi con il piu' alto tasso di allergie alimentari troviamo Francia, Germania e Italia, con il 3,5% delle rispettive popolazioni affette da una forma cronica di allergia.

LE ALLERGIE POSSONO ESSERE LEGATE ALLE NOSTRE PATOLOGIE O AI FARMACI STESSI QUINDI PARLATENE CON I VARI SPECIALISTI IN CASO DI REAZIONE A QUALCHE TERAPIA FARMACO O SOSTANZE TIPO CROMO, COBALTO, PIOMBO, OTTURAZIONI DENTARIE (VEDERE VECCHI POST FORUM)
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http://www.asca.it/upload/news/20130207/276-0-31678_imagesCA2P3UX5.jpg

Cure palliative: pazienti Ue, dolore cronico? Terapie insoddisfacenti


07 Febbraio 2013 - 18:10



(ASCA) - Milano, 6 feb - Milioni di pazienti continuano a soffrire di dolore cronico ogni giorno, anche dopo aver provato diverse terapie. E' quanto risulta dai dati di un sondaggio condotto da Boston Scientific Corporation su oltre 1.000 soggetti affetti da dolore cronico in tutta Europa.

L'indagine ''The Painful Truth Survey: the State of Pain Management in Europe'', supportato da Boston Scientific e in collaborazione con organizzazioni internazionali impegnate nella lotta al dolore (Action on Pain UK, la Spanish Pain Association- EFHRE Sine Dolore e la German Pain League - Deutsche Schmerzliga) ha evidenziato che piu' di un terzo delle persone affette da dolore cronico incontra difficolta' nello svolgimento delle normali attivita' quotidiane. Tali difficolta' compromettono seriamente la vita personale e professionale, le relazioni e la possibilita' di prendersi cura dei figli. Le organizzazioni che hanno aderito alla Painful Truth Survey chiedono ai Paesi europei di sviluppare piani nazionali per la gestione del dolore cronico che vadano oltre i consueti percorsi di diagnosi e trattamento.

In Europa, il dolore cronico e' una delle patologie piu' comuni per le quali ci si rivolge a un medico. Circa un terzo dei soggetti che ne soffrono indica che il dolore cronico ha portato a una riduzione del proprio reddito familiare pari a circa il 31% (in media 5.000 euro l'anno) mentre si stima che la patologia costi ai Sistemi Sanitari europei intorno ai 300 miliardi di euro l'anno. Circa il 90% di questa cifra puo' essere attribuita a costi indiretti, ovvero perdita di produttivita' e pagamenti correlati a Previdenza Sociale e assistenza.

I soggetti che ne soffrono e gli operatori sanitari spesso non hanno le informazioni e la conoscenza adeguata delle opzioni terapeutiche disponibili. I risultati evidenziano che un quinto degli interpellati presenta una diagnosi di dolore cronico che potrebbe essere affrontato con terapie innovative come, per esempio, la stimolazione del midollo spinale (SCS) mediante dispositivi ricaricabili. Tuttavia, malgrado questi dispositivi siano gia' disponibili nei Paesi europei, due terzi dei pazienti non ne hanno mai sentito parlare.

Non dissimile lo scenario nel nostro Paese: il 27% dei pazienti conferma gli effetti negativi sull'attivita' lavorativa, con una media di 12,5 giorni di assenza dal lavoro nell'ultimo anno; 3 pazienti su 10 ritengono di avere perso delle opportunita' professionali e hanno registrato una diminuzione media del loro reddito intorno al 24%. Ugualmente problematiche la vita quotidiana e le relazioni personali: fare il bagno o la doccia risulta difficoltoso per il 36%, svolgere lavori domestici per il 58%, guidare per il 45% ed arriva al 64% la percentuale degli intervistati che attribuiscono al dolore cronico le difficolta' nei rapporti di coppia. Le cose non sembrano andare meglio neppure quando gli italiani cercano soluzioni mediche al problema. Quasi due terzi (il 61%) si rivolge al medico di base ma ben il 31% non ritiene di ottenere adeguato supporto, un terzo dei pazienti conferma di avere provato 3 o piu' terapie, ma ben il 70% continua ad avvertire il dolore cronico per piu' di 12 ore nonostante i trattamenti e il 42% ritiene la propria esperienza con i farmaci ''nella media'', mentre 1 su 10 la definisce inadeguata e insoddisfacente. Infine, solo 2 pazienti su 5 affermano di avere sentito parlare di tecnologie innovative quali, per esempio, la stimolazione midollare con dispositivi (Spinal Cord Stimulation - SCS in inglese) ma il 16% degli intervistati non sa esattamente di che cosa si tratti e quali funzioni svolga. red/mpd

Linda Ricci
11-02-2013, 04:22 PM
grazie mille per le informazioni utilissime!